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L’orda

l'orda

Il libro di Stella è un testo importante. Perché ripropone la storia dell’emigrazione italiana senza pregiudizi e con tanti documenti. E dimostra che l’immigrazione che oggi abbiamo sotto gli occhi somiglia tanto alle vicende vissute – nel bene e nel male – dai nostri nonni…


Il libro di Gian Antonio Stella è in vendita a €8.50 (carta) - 6.99 (ebook)
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Tutti abbiamo sentito parlare di emigrazione. Abbiamo avuto notizie di nonni e partenze, di Argentina e Stati Uniti, di navi transoceaniche e fortune costruite col lavoro. È difficile invece sentir parlare – ad esempio – di pogrom contro gli italiani; dei numerosi nomignoli razzisti (macaroni è già un termine affettuoso); delle opinioni sugli italiani (ladri, assassini, bugiardi) e sulle italiane (prostitute, senza morale); delle vignette offensive; degli allarmi sulle invasioni dei “topi” italiani.

Il libro ha un taglio schiettamente divulgativo ed un sottotitolo ad effetto (“Quando gli albanesi eravamo noi”); parte da una tesi precostituita: il parallelismo tra i nostri emigrati e quelli odierni, nel bene e nel male.

Ma si appoggia ad una documentazione davvero ampia – non solo ricerche e libri – ma soprattutto giornali d’epoca. Ogni capitolo affronta un argomento specifico: dai linciaggi in Australia, Stati Uniti e Francia agli allarmi contro l’invasione di “assassini dalla pelle oliva”. Dai pregiudizi contro le abitudini e i comportamenti degli emigrati (“defecano in terra”, “sfruttano i bambini”, “sono buoni solo a suonare l’organetto”) fino alla prostituzione e alla criminalità.

E ancora i viaggi della speranza, i tanti italiani morti nei valichi alpini nel tentativo di arrivare in Francia. Oppure gli eccidi dovuti alla rabbia della manodopera locale (“ci rubano il lavoro”). Un capitolo intero è dedicato al terrorismo italiano (qui l’ovvio paragone è col fondamentalismo islamico), la serie di attentati anarchici di matrice italiana che fece montare una campagna poi culminata con l’assassinio di Stato degli innocenti Sacco e Vanzetti.

Banalizzando – ma non troppo – il senso del notevole lavoro di ricerca, sembra che Stella voglia indicare che la storia si sta ripetendo a parti invertite. E che i grugniti dei razzisti della Lega di Bossi somigliano in modo imbarazzante a quello dei razzisti Usa, francesi, australiani, argentini che usavano gli stessi toni e le stesse espressioni contro immigrati veneti, piemontesi, friulani, lombardi. Appena qualche decina di anni fa.

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