CORSIHTML5, eBook, Multimedia. Online e in aula
Novità! Servizi per l'editoria digitale |
.
|
LIBRERIA ››
|
||||||||
| Nuovo! Le inchieste di terrelibere.org > Gli africani salveranno Rosarno - A3. Il vanto d'Italia - Shock economy all`italiana | |||||||||
|
|
Chi siamo | Archivio | Autori | Corsi | Campagne | Mailing list | Contatti | |
| Fotostorie | Video | Infografiche | Podcast | Casa editrice | Libreria | Catalogo libri/eBook | Presentazioni | Recensioni |
|
Documenti > Inchiesta
Antonello Mangano: Scheda biografica | Scrivi all'autore | Tutti i documenti di questo autore Interagisci: Segnala ad un amico Organizza un incontro Condividi: “Ci hanno chiesto di
sintonizzarci sulla frequenza del canale interno di Sigonella, ed abbiamo visto
su uno schermo in bianco e nero le Torri Gemelle che prendevano fuoco. All’inizio si è pensato ad un incidente.
Abbiamo poi capito che non si trattava di un incidente quando è arrivato il
secondo aereo, poi il terzo. La reazione degli americani ? In una parola:
smarrimento. Si sono trovati letteralmente smarriti di fronte ad un attacco
interno con mezzi americani, con vittime esclusivamente o quasi americane, in
territorio americano. Abbiamo avuto una quarantina di minuti per
seguire quanto stava accadendo, dopo di che per tutti i lavoratori civili è
arrivato l’ordine di lasciare immediatamente lo scalo. Nella fretta, molti
hanno lasciato i computer accesi ed il lavoro interrotto, molti altri hanno
dimenticato di timbrare il cartellino. Ci hanno detto di andare via, di tornare
a casa a tempo indeterminato e che sarebbero passate due o tre settimane prima
del rientro. C’era una colonna di oltre 300 macchine in uscita, e nessuna
automobile poteva entrare. In quei momenti scattava a Catania, così come
qualche ora prima ad Aviano, il piano “Delta”, il livello più alto di allarme
prima dello stato di guerra. Uscendo abbiamo visto i militari schierati davanti ai cancelli in equipaggiamento da
battaglia, con caschi e visiere, ed armi da fuoco. Dopo due giorni c’è stato un
passaparola tra i colleghi, si poteva rientrare e seguire normalmente i turni
di lavoro”. È il racconto sintetico ed essenziale della reazione alla notizia
degli attacchi contro New York, in una delle principali basi Usa nel
Mediterrano: Sigonella, nominalmente in territorio siciliano. Se Aviano, in Friuli,
è la “portaerei” sui Balcani, la base siciliana è da sempre l’avamposto per il
Medio Oriente. Con la crisi in corso, la guarnigione, forte di circa 5000
militari, potrebbe aumentare come del resto sono cresciuti gli investimenti
(solo negli ultimi anni, 65 milioni di dollari) assieme all’interesse della
Nato per il “fianco sud”. Alcuni lavori di ampliamento, il cosiddetto piano
Mega II, sono stati un affare da 180 miliardi, aggiudicati alla cooperativa
“rossa” Cmc di Ravenna. Durante la guerra del Golfo la base di
Sigonella ha ospitato i caccia Tomcat F14 e A6 Intruder e gli aerei radar
Awacs. Nel 1997, è stata la retrovia logistica per le principali operazioni
militari nel Mediterraneo ed in Medio Oriente. Nel febbraio del 1998, quando si
è sfiorata una nuova guerra del Golfo e i missili americani hanno di nuovo
colpito Baghdad, Sigonella è tornata in prima linea. Come lo è stata durante il
conflitto Nato-Serbia, quando sulle sue piste sono arrivati gli aerei spia “U2”
ed i quadrimotori EP-3, come quello catturato dalla Cina. Ma Sigonella è anche
una storia di privatizzazione selvaggia e di licenziamenti ingiusti, di appalti
“stranamente” convenienti per gli americani e per la mafia locale. E anche una
storia di resistenza, quella di Salvatore Ventimiglia, uno del “Popolo dei
cancelli”. Per undici anni segretario della Cgil trasporti
di Catania, per sedici anni operaio all’aeroporto militare di Sigonella, per
più di 40 mesi “non riassunto” nel suo posto di lavoro, la più grande
installazione navale Usa nel Mediterraneo, e da 8 settimane in attesa
dell’esecuzione della sentenza del Tribunale che obbliga il consorzio a
reintegrarlo ed a pagargli quanto gli spetta. Sono questi in estrema sintesi i
numeri della storia di Salvatore Ventimiglia, dal ‘81 al ‘97 uno delle
centinaia di operai italiani che lavorano nella base. Quindi il cambio di
appalto nei servizi aeroportuali e l’arrivo della multinazionale Usa Pae, che
toglie il posto alla napoletana Alisud con un ribasso all’asta del 40 per
cento, che, curiosamente, corrisponde al taglio dei salari, e infine un nuovo
elenco di 256 assunti in cui Ventimiglia e altri 13 lavoratori non compaiono. Una “non riassunzione” senza motivazioni
credibili, che tutti hanno interpretato come una palese ritorsione contro un
dirigente sindacale che si era rifiutato di firmare l’accordo che decurtava i
salari. “La Pae sosteneva una tesi incredibile, e cioè che io non lavorassi a Sigonella”,
racconta Ventimiglia. “E tutto questo nonostante prove di ogni tipo, dai pass
d’ingresso ai permessi speciali ad operare nell’area aeroporto fino ai
cartellini regolarmente timbrati”. Da allora la storia del sindacalista procede
parallela con quella del “popolo dei Cancelli”, il gruppo di lavoratori che a
partire dal 31 maggio 1997 ha avviato un presidio continuo davanti agli
ingressi della base, ha pagato sulla propria pelle il prezzo di 4000 ore di
sciopero, ha subito due interventi della polizia in assetto antisommossa contro
picchetti pacifici, ha sopportato centinaia di sanzioni disciplinari ed ha
affrontato 34 licenziamenti poi rientrati. Il 5 Luglio 2001,
alle 15,25, la riassunzione, sancita
con la sentenza della Corte d’Appello Sezione Lavoro del Tribunale di Catania.
Il tribunale “dichiara che fra il Consorzio Pae-Am e Ventimiglia Salvatore è in
corso, a decorrere dall’1.6.97 un rapporto di lavoro subordinato avente gli
stessi parametri contrattuali di quello già in precedenza esistente fra il
Ventimiglia e la società Alisud; condanna il Consorzio Pae-Am al pagamento,
in favore del Ventimiglia di una somma pari a tutte le retribuzioni
dovute in base a tale rapporto di lavoro dall’1.6.1997 sino ad oggi, oltre
rivalutazione monetaria secondo dati Istat ed interessi legali sulle somme via
via rivalutate ed oltre la rifusione delle spese di entrambi i gradi di
giudizio”. “Una sentenza” commenta il diretto interessato,
“che contrariamente al costume italiano appare chiara, limpida, netta. Da un
lato si afferma il mio diritto al lavoro, dall’altro si riconoscono le ragioni
della vertenza”. La sentenza è anche una rivincita per i tanti momenti di
difficoltà e solitudine, per le amarezze, come i 12 mesi di pretestuosa
sospensione dalla Cgil. Inizialmente, l’idea di rinunciare a parte del
salario ed ai diritti sindacali in cambio del mantenimento del posto di lavoro
era stata rigettata dalla pronta reazione di un gruppo organizzato di
lavoratori, nonostante le crescenti difficoltà. “Un’azienda che si presenta ad
un appalto deve sapere che non può operare ribassi sconsiderati, rifacendosi
poi sul costo del personale”, dice Ventimiglia. “Salvo un breve periodo, un
assegno mensile per decisione cautelativa del pretore di Giarre, non ho
percepito alcuna retribuzione”. Nemmeno una lira negli ultimi anni, insomma. Alla fine di settembre, scatterà la nuova gara
d’appalto, che si concluderà a febbraio. Quindi da 5 a 7 mesi di face in -
face out, fase di transizione e passaggio delle consegne tra vecchio e nuovo
gestore. Se dovesse vincere ancora la Pae, che tra l’altro ancora non ha reso
esecutiva le sentenza Ventimiglia, non lo ha reintegrato e non gli ha versato
una lira, si preannunciano tempi ancora più difficili per i lavoratori. Per un centinaio di famiglie catanesi gli
ultimi anni sono stati scanditi da cariche della polizia, promesse non
mantenute, tensioni interpersonali, solidarietà internazionali per quella che è
stata la più intensa e difficile vertenza sindacale degli ultimi anni. Anni di
lotta segnati da alleanze temporanee e voltafaccia, ma anche da solidarietà
profonde come quelle dei colleghi napoletani di Capodichino o dei portuali di
Liverpool. Il primo giugno del 1998, in uno spiazzo
ricavato nei pressi della base, il regista Ken Loach era l’ospite d’onore che
celebrava la coraggiosa lotta dei lavoratori siciliani per il diritto alla
dignità. “The Flickering Flame” era il titolo del documentario di Loach
dedicato ai dockers inglesi. “Si tratta di una fiammella tremolante contro i
venti del neoliberismo”, hanno detto i rappresentanti dei lavoratori. “Ma noi
ci auguriamo che presto diventi una fiamma”. Nello stesso anno la procura di Catania avviava
l’operazione Saigon, una impressionante ricostruzione del sistema degli appalti
interni alla base, a partire da fine anni ’80. Dalla pulizia degli alloggi degli ufficiali
alla cura dei giardini, dalla costruzione dell’ospedale fino alle opere di
manutenzione, appalti per svariati miliardi arricchivano la galassia di imprese
del clan Santapaola. E mentre noti mafiosi esibivano il “nulla osta sicurezza”
della Nato, i lavoratori “rossi” venivano sottoposti alla stretta sorveglianza
dalla security. ![]()
Formato per la citazione:
Antonello Mangano, "Sigonella. Lo smarrimento", terrelibere.org, 02 ottobre 2001, http://www.terrelibere.org/doc/sigonella-lo-smarrimento |