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Documenti > Inchiesta
Antonello Mangano: Scheda biografica | Scrivi all'autore | Tutti i documenti di questo autore Interagisci: Segnala ad un amico Organizza un incontro Condividi: Rami secchi. Una strage dopo l’altra
Il treno è quanto di più lontano dal concetto di privatizzazione. Puoi avere un’auto, e illuderti che sia tua. Puoi anche arrivare ad avere un aereo privato. Ma un treno, E’ pubblico per forza. Marco
“La colpa è degli ambientalisti. Ogni volta che si apre un cantiere, c’è sempre qualcuno ad affermare che la priorità é fare qualcos’altro”. All’indomani della terribile strage del binario unico di Gli ambientalisti impediscono qualsiasi opera, protestano ad
ogni apertura di cantiere, bloccano l’ammodernamento del paese. Le
infrastrutture obsolete causano gli incidenti e le stragi.
Ricostruendo alcuni passi della storia degli ultimi anni
delle Ferrovie italiane scopriamo invece che la causa prima del disastro
è il sistema di corruzione (con significative presenze mafiose e Una serie di curiosi abbinamenti: corrotti e genialoidi del marketing, sacerdoti della competizione selvaggia ed i soliti monopolizzatori degli appalti.
Da Crevalcore a Rometta
Alle 12.50, la
tragedia: l'interregionale 2255 che da Verona corre verso Bologna si
schianta contro un treno merci carico di barre di ferro che occupa il binario
in senso contrario. La locomotiva del treno passeggeri deraglia e finisce su un
fianco; la seconda carrozza si impenna e piomba sul tetto del vagone che lo
precede. Le lamiere si contorcono, i vetri si infrangono, i passeggeri sono
sbattuti contro le pareti dello scompartimento.
Nell'aria nebbiosa della campagna di I morti restano intrappolati nei vagoni accartocciati, compresi i quattro macchinisti dei due treni. Ne contano tredici i vigili del fuoco. Li allineano su un grande telo rosa che li separa dal fango, e li coprono con dei teli bianchi distribuiti dai volontari. E' il più grave incidente ferroviario negli ultimi sette anni.
I preavvisi non sono mancati. Sulla stessa linea: nel 2004, secondo un'indagine riservata di Trenitalia, solo in Emilia Romagna le violazioni dei segnali, e quindi il rischio di terrificanti incidenti sui binari, si sono ripetute 12 volte.
Dodici stragi mancate. Lo rivela un macchinista
Insomma, ricade tutto sul personale "di macchina"
e i capistazione. Quattro anni fa, infatti, non furono i sistemi di sicurezza
attivi, ma il personale
Il semaforo nella nebbia
Il capostazione, accortosi del pericolo, telefonò alla "cabina Santa Viola" - alle porte di Bologna - e un ferroviere abbassò il pulsante dell'alimentazione. I treni, rimasti senza energia, si fermarono a circa 200 metri l'uno dall'altro. Una telefonata. Niente di più. Una telefonata per bloccare un convoglio che marcia contro l'altro a 130 all'ora.
I tempi per evitare il disastro, a quella velocità, sono strettissimi. Una manciata di secondi. "Non più di 36 - dice Alfonso
I segnali, dunque, dicono che l'incidente è stato causato da un errore umano. Ma la Procura di Bologna ha deciso di effettuare un'indagine molto più ampia, andando a verificare l'efficienza dei sistemi di sicurezza nel complesso e la veridicità degli esposti presentati dai macchinisti su questo tema. "Fra qualche giorno presenteremo al
Il treno lo guida l’uomo morto
L’uomo morto “è un sistema che consente di controllare la presenza del macchinista e ad intervalli la sua capacità di essere reattivo attraverso l'azionamento di un pulsante. Se questa azione non viene fatta il sistema fa entrare in frenatura di emergenza il treno e quindi lo fa bloccare”. In parole più semplici si tratta di un pedale che va premuto dal guidatore ad intervalli regolari, con una certa frequenza. Se il macchinista non preme il pedale, scatta una sveglia. Se ancora non c’è risposta, il treno viene bloccato. “E' in sostanza una sveglia che suona a ripetizione ogni 55 secondi”. Si tratta di una “tecnologia” inventata negli anni ’30 ed ha un solo scopo: permettere che il treno sia guidato da un solo macchinista, con un notevole risparmio aziendale in termini di denaro per il personale ma con un elevatissimo rischio per tutti i viaggiatori, specie di notte. Il doppio macchinista è da sempre una caratteristica delle Ferrovie italiane, che anche grazie ad altri elementi (manutenzione, presenza di verificatori in tutte le stazioni, professionalità nelle officine riparazioni) si vantavano di essere “tra le più sicure d’Europa”.
Lo denuncia – tra le altre cose - un documentario ricco di
testimonianze che contrappone denunce dei lavoratori a difese dei dirigenti FS,
con controlli puntali da parte degli autori.
I lavoratori lamentano l’abbandono da parte delle Ferrovie di ogni seria politica di sicurezza. Gli incidenti che in quel periodo si verificarono (siamo sempre in Emilia, nel 2003) ne sono la prova. E per ogni incidente effettivamente avvenuto ce ne sono molti altri sfiorati per un niente. Le Ferrovie si riferiscono sistematicamente all’“errore umano”. In altre parole: è sempre colpa dei macchinisti. Questi ultimi si sono stancati di essere capri espiatori, e lamentano – tra l’altro – l’impossibilità di comunicare telefonicamente in galleria, l’assenza di estintori in cabina di guida, turni massacranti, semafori antidiluviani specie nei tratti più “a rischio”, quelli a binario unico. I sindacati confederali sono nei fatti complici. Comunque hanno ottimi rapporti con la dirigenza. Capita persino che qualcuno passi dall’altra parte della barricata, sedendosi su una poltrona dirigenziale. Le riparazioni, i controlli, le manutenzioni vengono fatti
saltuariamente o non vengono fatti del tutto. La maggiore officina (Firenze
Grandi Riparazioni) nei fatti è I sindacati dei macchinisti sono storicamente tra i più attivi non solo nelle rivendicazioni salariali ma anche nelle denunce sulla sicurezza. Eppure, Trenitalia li vede come fastidiosi rompiscatole. La
realtà virtuale degli uffici marketing dice che tutto va bene – secondo la
filosofia Voci discordanti non sono tollerate, anche se dicono il vero. A maggior ragione, se dicono il vero. E così dopo la puntata – inchiesta di
Ed ecco un’altra ossessione degli ultimi anni. L’Europa. Non solo utile termine di confronto, ma paravento e spesso foglia di fico. I confronti con l’Europa sono spesso manipolati. Ancora più spesso si prende in considerazione quello che fa più comodo, e giocare con i numeri è la specialità di tanti addetti alle pubbliche relazioni.. Ogni tanto, tuttavia, sarebbe opportuno tenere conto delle
proprie specificità, della propria storia (che nasce con la Napoli – Portici,
questa sì, prima tratta d’Europa) e non si limita a cancellare tutto ed imitare
mentalità, categorie di treni, persino i nomi ( Non tutto ciò che viene fatto in Europa deve essere un modello, non tutto deve per forza essere giusto. La concorrenza con gli altri vettori europei non esiste e – con poche eccezioni – non può esistere. Ogni operatore è sostanzialmente autonomo nel proprio territorio nazionale. La conformazione della penisola, solo per fare un esempio, richiede grande attenzione al trasporto notturno che in un paese come l’Olanda è molto meno importante.
Ma non basta. Paradossalmente, se il personale applicasse alla lettera il regolamento in tema di sicurezza, ben pochi treni partirebbero. “Coloro che si attengono alle norme vengono spesso penalizzati. Siamo comunque in una fase di altissima conflittualità tra azienda e personale, non tanto a livello sindacale quanto di cause di lavoro. Il numero di cause raggiunto da Si sta enucleando una tipologia
tipica che è quella del ferroviere che vuole rispettare in materia molto rigida
le normative prestabilite in materia di sicurezza propria e dei viaggiatori e
norme che invece Trenitalia tenderebbe a snellire o a modificare per evidenti
ragioni di risparmio…”
Quanto costa ognuno di questi procedimenti in sede civile? E quale il costo di una seria politica di sicurezza? L’azienda, nei suoi rapporti, parla di “straordinario impegno”. Chiude bene questo quadro l’affermazione di Domenico D’Amati, avvocato del Lavoro e direttore del sito “Legge e Giustizia”:
Il binario delle cosche
Dopo ogni strage si riscoprono i problemi della sicurezza. A questi vanno aggiunti quelli dei binari unici, delle velocità di percorrenza identiche nel corso dei decenni. Di un ritardo strutturale che – ci si accorge con sorpresa – non è solo del Meridione o delle Isole. Qui, però, assume connotazioni particolari. Terrelibere.org ha già dedicato una importante inchiesta alla strage di Rometta:
“Sabato 20 luglio 2002. Ore
diciotto e cinquantasei. L’Espresso ‘Freccia della
La realizzazione della nuova tratta ferroviaria
Una cruenta guerra tra le cosche per accaparrarsi subappalti
e commesse, combattuta tra le complicità e le contiguità di ampi settori delle
istituzioni dello Stato. Fiumi di denaro e di sangue che hanno rafforzato una
delle più violente e moderne organizzazioni criminali d’Italia, la ‘
La società Ferrovie dello Stato è stata a guardare, nel migliore dei casi. “Dal 1986 – si legge nella relazione della Commissione parlamentare antimafia, in visita nel 1993 - la città di Barcellona Pozzo di Gotto diventa teatro di una sanguinosa guerra tra le cosche in conseguenza dell’enorme flusso di denaro pubblico riversatosi nella zona a seguito degli appalti per la costruzione delle stazioni ferroviarie di Milazzo e Barcellona e per il raddoppio della linea ferroviaria Messina - Palermo. Nell’assenza di una puntuale vigilanza sull’esecuzione delle opere e sul rispetto della normativa vigente la mafia ha cercato di accaparrarsi le forniture di materiali e di costruzione, i valori in subappalto, ecc.”.
Lavori eterni, condizioni di sicurezza da paese sottosviluppato, un’opera nel 2005 ancora non completa. Ed in più il territorio negli anni passati è stato il teatro di “una guerra terribile tra le cosche per il controllo degli appalti, uno scontro senza esclusione di colpi, segnata da attentati dinamitardi, stragi, casi di lupara bianca. Le vittime sono state torturate, arse vive nei copertoni d’auto, fatte a pezzi e disperse nei greti dei torrenti. Una guerra che in meno di quindici anni ha contato oltre un centinaio di morti, più ventisette casi di lupara bianca. Ad essi vanno aggiunti i dodici morti ammazzati del vicino comune di Milazzo”.
Alta velocità: una storia italianaTerminati i lavori
costerà circa 80 miliardi di euro e la collettività ne pagherà i debiti fino
al 2040, al ritmo di 2 miliardi e 300 milioni di euro l’anno. E’ ormai caduta della bugia che lo ha sorretto dall’inizio:
che si trattasse di un’opera finanziata al 60 per cento dai privati. Ormai
nemmeno alla I giudici di Perugia l’hanno chiamata “Tangentopoli 2”,
riferendosi alle indagini partite dallo scandalo Ed è anche una storia lunga ormai 12 anni e partita con i proclami della modernizzazione e con Paolo Cirino Pomicino saldamente assiso sulla poltrona di ministro del Bilancio. E’ lui – infatti - l’autore dell’architettura
economico-finanziaria della Così si Poi ‘O Ministro riciclò la «concessione di sola
costruzione» e la «concessione di sola progettazione e costruzione» utilizzate
nella ricostruzione post terremoto in Campania e con cui Le concessioni – nei fatti – sono state elargite secondo
criteri di spartizione territoriale: nel Nord ha prevalso il gruppo Fiat,
nell’area Secondo le norme europee le concessioni erano appalti e ci sarebbe voluta una gara.
“Le linee italiane non possono restare obsolete. Gli altri
paesi europei hanno l’alta velocità e noi Purtroppo, secondo il modello inaugurato dalla buonanima
Bettino Tutti i contratti per la realizzazione delle 7 tratte (più
una da adeguare), nelle quali sono state scomposte le nuove linee di Alta
velocità, sono stati affidati da
“I contraenti sono incaricati della progettazione e
realizzazione delle infrastrutture a terra attraverso una
"concessione" di progettazione e sola costruzione. Non sono cioè
In altre parole
Le gare europee, infatti, sono le grandi assenti. Se si
fossero fatte la La vicenda delle gare europee comincia nel 1992 con il
governo Amato. I successivi governi Fino all’Amato La decisione produsse subito un risultato eccezionale: la gara bandita per il nodo di Bologna fu vinta da un’impresa spagnola con un ribasso del 50 per cento. La decisione del governo Amato provocò molti malumori. In
aula l’ Con l’art Tra le società escluse dal governo Amato c’era, tra le
altre, l’impresa dell’
Rischio zero, profitti enormi
Gli affidamenti sono
dunque avvenuti a trattativa privata. I
Solo un presupposto avrebbe potuto legittimare le procedure.
Almeno il 60% nel finanziamento privato di Fino ad oggi nessun organo statale (Corte dei conti,
Autorità dei lavori pubblici, Consiglio di stato, Consiglio superiore dei
lavori pubblici) e nessun organo politico (governo, ministro del Tesoro,
ministro del Bilancio, ministro dei Trasporti) si è mai chiesto o ha
chiesto a Ferrovie e
E' bene però ricordare al riguardo che l'unico
ministro che, in tutti questi anni, ha avuto il coraggio di denunciare
pubblicamente questa verità è stato Claudio Burlando (forse per questo motivo
fu l'unico ministro a saltare nel rimpasto del governo D' Le Ferrovie dello Stato, infatti, nel febbraio 1998
anziché uscire dalla
Se le Ferrovie avessero assunto tale iniziativa nel dicembre
del 1997 (quando Burlando pubblicamente affermò che il finanziamento privato
era una cosa falsa) le conseguenze sarebbero state l'azzeramento dei
contratti ed il fallimento di Avere invece trasformato
Oggi, il nodo di fondo è la legittimità di un contratto che vale diversi milioni di euro. L'atto firmato nel '91 è definito nel titolo come "concessione per la progettazione, la costruzione e sfruttamento economico delle linee ad Alta Velocità". La concessione per lo sfruttamento economico evocato nel titolo non ha alcun riscontro nella nostra legislazione e tanto meno nelle direttive dell'Unione europea.
Trova comunque una sua definizione
Dunque il cosiddetto finanziamento privato si traduce
in prestiti concessi dalle banche a
Il danno ambientale
I lavori della tratta
Firenze - Bologna, che prevedono l’apertura di una galleria di 73 km con
relative gallerie di servizio, hanno finora provocato la perdita di 73 milioni
di metri cubi di acqua di falda (dati del settembre 2003). Attualmente le
perdite ammontano a 700 litri di acqua al secondo. La Procura di Firenze ha
chiesto il rinvio a giudizio di 63 persone per aver danneggiato 24 corsi
d’acqua con scarichi di sostanze tossiche e per averne depauperato o Di questi 63, 16 sono tecnici del Consorzio
Secondo la Procura i responsabili dei lavori non hanno fatto
approfonditi studi idrogeologici, hanno omesso di sospendere i lavori una volta
avvertita la gravità dei problemi e non hanno monitorato i corsi d’acqua
inviando alle autorità le risultanze. Notevoli preoccupazioni sorgono ora in
relazione all’attraversamento sotterraneo delle città di Firenze e Bologna.
La
Gli abitanti, rimasti senz’acqua, hanno dovuto far ricorso alle autobotti e lamentano danni anche all’agricoltura e alla zootecnia. A ciò vanno aggiunti i rischi che corrono le meravigliose tombe etrusche di Sesto Fiorentino. Il progetto iniziale della tratta risale al 1995, nel 1997 è stato modificato ma la Valutazione d’impatto ambientale non è stata rifatta. Le Autorità di Bacino, i servizi di Protezione civile
sono stati esclusi dalla consultazione e dall’approvazione del progetto e la
Contro la previsione di legge non è stato stilato il bilancio idrico del bacino dell’Arno, ossia il confronto tra la quantità di acqua esistente nel bacino e la quantità di prelievi effettuati per i diversi usi. C’è poi la questione del Nodo di Firenze. Da brivido le prospettive per il capoluogo toscano: il treno ad alta velocità le passerà nel ventre con un tunnel di sette chilometri.
Oltre 1.700.000 metri cubi di inerti, 300.000 metri cubi di
sabbia, 265.000 tonnellate di cemento, 110.000 tonnellate di acciaio, 372.000
tonnellate di conci prefabbricati sono previsti per la città di I materiali di risulta da portare a discarica ammonteranno a
oltre 3.800.000 metri cubi di
I soldi del privato… pagati dallo Stato
L'unica
definizione tecnicamente possibile di questa concessione è: truffa ai danni
dello stato. I contratti di
L’inganno del finanziamento privato è stato favorito da un’ideologia, sostenuta dal 99% degli schieramenti politici, che vedeva nell’esclusione del pubblico la panacea di qualsiasi male. In effetti, nessun soggetto privato può permettersi di rischiare le cifre di una grande opera pubblica, né di attendere i tempi biblici dei primi utili per rimettersi in sesto.
Pochissimi hanno avuto il coraggio di dire questa semplice verità. Per ulteriore paradosso, questo modello fallimentare viene riproposto per le grandi opere ancora da appaltare, a cominciare dal famigerato Ponte sullo Stretto. Una continuità di idee, metodi ed anche di uomini. Ercole Incalza – ad esempio – è l’ex presidente della Secondo i giudici Incalza faceva parte integrante di quella «struttura bene organizzata composta da manager pubblici e privati» che manipolava gli appalti per «creare fondi extracontabili per erogare tangenti verso il potere politico che quei vertici avevano sponsorizzato e verso gli stessi amministratori pubblici per garantire il loro illecito arricchimento». Ed ancora: Giorgio
Dal punto di vista della continuità di metodo, il Il
Pomicino aveva teorizzato e messo in pratica questo metodo
con le concessioni di sola committenza, con le quali l’impresa era retribuita
con una percentuale del costo finale dell’opera, tra il 17 e il 25 per cento.
Per cui più l’opera costava più l’impresa guadagnava. Questa percentuale con la
legge obiettivo è stata portata al 100 per cento. Gli effetti sui conti
pubblici li avvertiremo nei prossimi anni.
La truffa dell’Alta velocità ferroviaria si è risolta in un cantiere eterno ed in uno sperpero di denaro pubblico in favore di pochi soggetti privati nominati a trattativa privata. In tutta la vicenda – che avrebbe dovuto inaugurare il nuovo corso delle opere pubbliche senza oneri per lo Stato – non si è ancora visto un solo centesimo di investimento privato. Fiat, Oggi ci sono ben tre società pubbliche ( Ancora oggi si continua a parlare di tre
In queste tratte Fiat controlla le attività di due consorzi
(
Per riassumere: "L'interesse reale del concessionario
(di fatto appaltatore in quanto garantito al 100% sul prezzo di costruzione),
sarà ovviamente quello di progettare (sua è la progettazione), appaltare (suo è
il potere di scelta), eseguire (sua è la direzione lavori) l'opera in modo che
questa costi il più possibile, senza offrire alcuna garanzia per il committente
né sui tempi né sulla qualità dei lavori o dell'opera chiamato a
realizzare".
Ma come saranno pagati i
Le tratte d’oro
E’ chiaro che l’abbaglio dell’alta velocità ha drenato risorse verso poche linee dal sistema vitale delle reti locali. Gli importi sono lievitati enormemente. Le cifre presentate il 7 agosto del 1991 parlavano di una spesa complessiva di oltre 13,5 miliardi di euro per tutte le tratte. Uno studio presentato ad aprile 2003 quantifica in oltre 78 miliardi di euro il costo complessivo del progetto.
Nel fatidico 1991 si parlava di una durata dei lavori intorno ai sei anni. Previsione forse poco realistica, vista la portata dell'opera e i possibili imprevisti e ritardi. Basti pensare agli adeguamenti per limitare l'impatto ambientale, alle interruzioni per ritrovamenti archeologici, alle inchieste giudiziarie. Ma anche all'opposizione di comitati di cittadini e amministrazioni locali contrarie a un progetto che ha già lasciato nel territorio una ferita profonda. Lo stesso Libro bianco sui trasporti del 2001 lo conferma:
"Solo 2.800 chilometri di nuove linee ferroviarie ad alta velocità sono
oggi in servizio. All'attuale ritmo dei lavori, ci vorranno ancora più di venti
anni per terminare i 12.600 chilometri di ferrovia ad alta velocità previsti
nel 1996".
Risparmiare pochi minuti da Torino a Milano è stato l’imperativo delle Ferrovie Italiane, che hanno di fatto abbandonato tutte le linee “non strategiche”. Nessuno può dimenticare che per anni le tratte oggi teatro delle stragi sono state definite “rami secchi”.
Il progetto ritiene che l’Italia si fermi in Campania. Oltre, non sono previste linee. L’alta velocità, quando sarà completata, riguarderà solo la dorsale Milano - Napoli, la trasversale Torino – Milano - Venezia, il collegamento Milano – Genova.
Dietro una facciata di modernità e progresso, un sistema di
giochi
Sul fronte ambientale tra i gruppi "storici" c'è
Idra, un'associazione che fin dall'inizio dei lavori denuncia pubblicamente e a
chi di competenza i danni provocati dall'apertura dei cantieri, dai lavori in
galleria, dal trasporto di materiali alle zone di scavo e dallo smaltimento dei
materiali di risulta. Fu su segnalazione di Idra e in seguito alle analisi
dell'
Da citare anche l'opera dei circoli locali di
Per quanto riguarda la lotta sul fronte della solidarietà ai lavoratori nei cantieri i soggetti da citare sono sostanzialmente due: ancora Idra e Medicina Democratica, associazione composta di operatori nella medicina del lavoro impegnati in lotte anche storiche nel campo della sicurezza del lavoro.
Queste due associazioni hanno in sostanza amplificato la voce di lavoratori spesso immigrati dal Sud d'Italia e sottoposti a condizioni di lavoro massacranti.
Il ciclo continuo dello sfruttamento
Nel dicembre 2003 erano 13.779 i lavoratori impegnati nei cantieri. Gli operai della tratta Alta velocità Firenze - Bologna sono stati i primi a sperimentare un nuovo modello di organizzazione del lavoro in galleria, un modello in via di esportazione anche su altre tratte. Il contratto firmato da
Come accade nel settore siderurgico o negli ospedali - in settori cioè dove la presenza di macchinari come gli altiforni o la possibilità di emergenze non consentono effettivamente interruzioni - il lavoro non si ferma mai. Turni di 8 ore, distribuiti secondo lo schema "6+1, 6+2, 6+3": sei giorni lavorativi e uno di riposo, altri sei e due di riposo, altri sei e tre giorni di riposo (utilizzati spesso per i lunghi viaggi di ritorno a casa, visto che molti di loro arrivano dal Sud Italia). I turni possono impegnarli anche 48 ore di seguito e la pausa mensa non è conteggiata nelle ore giornaliere di lavoro.
Il contratto ha anche sancito la garanzia di condizioni di sicurezza del lavoro, ma i dati sugli incidenti gravi e i racconti degli stessi minatori sembrano contraddire la definizione dei cantieri della tratta come “i più sicuri d'Europa”. Da contratto dovrebbero essere garantiti la presenza ogni 200-300 metri di un telefono per la richiesta di soccorso medico, la formazione e l'aggiornamento continuo degli addetti al controllo della sicurezza e, soprattutto, il rispetto della completezza delle squadre al momento della discesa in galleria.
La situazione scoperta in occasione di gravi incidenti (tra
cui 4 mortali, contando solo quelli in galleria) sembra essere Franco Pasquale Costanzo, 22 anni, è morto a febbraio 2001 rovesciandosi con la jeep mentre faceva la spola in galleria: non aveva ricevuto nessuna formazione per gestire il mezzo su un terreno sconnesso come quello di scavo e nessuno ha controllato che indossasse la cintura di sicurezza.
Damiano é solo l’ultimo in ordine di tempo. Il 31 gennaio
del 2000, nel tunnel di Vaglia ( Il 26 giugno 2000, moriva a Ponte Nuovo a L’1 settembre del 2000 moriva nella galleria di Il 5 gennaio 01 moriva Pasquale Adamo, 55 anni, di Quarto ( Tutti operai dei cantieri Il 29 novembre 01 la prima vittima della tratta Poi il 26 gennaio 04 è morto Biagio Paglia, travolto da una
ruspa a
Come sottolinea Gino Le condizioni di lavoro sono usuranti: in galleria si respira male, l’aria è inquinata, l’illuminazione scarsa, i rischi molti. Gli operai vivono in prefabbricati privi di comfort e di intimità, in camerate e con docce comuni.
Tangenti, appalti e mafia. Una cronologia consueta
Mazzette e corrotti. Le imprese della camorra infiltrate negli appalti. Il ruolo dei faccendieri e dei mediatori, con in prima fila – al solito – gli iscritti alla P2. Segnaliamo i passaggi più significativi di una classica vicenda all’italiana.
Nel settembre 1996 dall’inchiesta sul collettore di tangenti
«In qualche modo ha svolto il ruolo più importante
dell’associazione di predatori. È riuscito ad assicurare ai suoi complici disponibilità
economiche assolutamente riservate all’estero. Ha mosso una mole enorme di
denaro. Ha ostacolato ogni possibile ricostruzione della provenienza del
denaro. Ha custodito il denaro e lo ha smistato su fondi fuori contabilità per
destinarlo al pagamento di funzionari pubblici e al finanziamento illecito dei
partiti».
L’inchiesta sulla Secondo i magistrati di Perugia che hanno ereditato le indagini,
È la Tangentopoli 2 alla sbarra a Perugia. L’associazione
descritta dal
Sempre nel 1996, di fronte ai pubblici ministeri di La
Spezia, Lorenzo Per anni nella direzione del
Il 27 Settembre 1996 vengono emessi dalla Procura di Napoli 8 ordini di custodia cautelare per camorristi, imprenditori e politici, in seguito alle indagini sulle tangenti per le opere per l'Alta velocità in Campania. Tra gli arrestati il giornalista Pietro Proteste nel mondo politico per il metodo usato per
l'indagine, denominata Avvio: un ufficiale del Successivamente il procuratore Agostino
Il 4 Dicembre 1996 viene perquisita a Bologna la sede legale
di La società bolognese fondata da Romano Prodi è indagata dal La consulenza è costata 10 miliardi di lire alle Ferrovie, cioè a tutti noi.
Il 15 Aprile 1997 vengono arrestati per ordine del
Il 22 Gennaio 1998 sono arrestati l'imprenditore Successivamente verrà arrestato il magistrato romano Giorgio
Il 6 Marzo 1998 sono emessi dalla Procura di Milano avvisi
di garanzia per Giancarlo Rossi, agente di cambio romano, Luigi Sono accusati di «associazione per delinquere, ancora
perdurante» per aver corrotto Giorgio
L’8 Maggio 1998 è chiesto dalla Procura di Perugia il rinvio
a giudizio, a conclusione dell'inchiesta sulle tangenti per l'Alta velocità,
per 12 persone, tra cui Lorenzo
Il 24 Giugno 1998 sono indagati nell'inchiesta romana sull'Alta
velocità Cesare Romiti, Francesco Paolo Infatti, il comitato dei nodi e aree metropolitane è una
delle due L’altra era il Garante dell’Alta Velocità, impersonata da
Romano Prodi per soli tre mesi. Le due trovate di
Il 3 Giugno 1999 vengono emessi, su richiesta della Procura
di Roma, 9 ordini di custodia cautelare per tangenti pagate dalla camorra per
ottenere subappalti per l'Alta velocità e il Giubileo. Tra gli arrestati
l'ispettore generale del ministero del Tesoro Vincenzo
La vicenda della camorra è certamente la più grave. È l’ex
giudice Ferdinando È il 27 luglio 1995. Secondo La camorra penetrò attraverso i subappalti avuti da Un ruolo importante lo rivestì anche la società Calcestruzzi
di Ravenna caduta in mano alla mafia siciliana. La relazione di Le indagini della Il 13 giugno 2003 130 uomini delle forze dell’ordine hanno
ispezionato i cantieri Il sospetto che il clan
E adesso… imitiamo gli aerei!
“La specializzazione
dipende dal territorio. Firmato: E’ l’impegnativo slogan scelto dalle Ferrovie dello Stato per una agghiacciante campagna pubblicitaria del 1999. “Ci evolviamo per competere in Europa. [Occorre] essere competitivi in un mercato liberalizzato”.
E’ l’epoca dell’ubriacatura collettiva per il mercato e la competizione estrema. Sono gli anni delle privatizzazioni selvagge. Le privatizzazioni all’italiana. Il pensiero unico neoliberista ammorba l’aria e confonde le menti. E’ il periodo in cui “saremo tutti giovani imprenditori”. Si succedono i governi di centro destra e quelli di centro sinistra, ma è davvero difficile cogliere le differenze.
La “filosofia di Darwin” - adottata dalle Ferrovie - ha avuto queste gravissime conseguenze:
1) la riduzione del costo del lavoro e delle spese di manutenzione e sicurezza; 2) l’incremento degli investimenti in marketing e comunicazione, considerati prioritari rispetto alle altre voci; 3) l’abbandono del pendolare al
proprio destino e la
Ecco alcune tappe di questo processo, oltre al già citato progetto Alta Velocità:
1) 2) 3) 4) 5)
Visti i fallimenti, e soprattutto alcuni cambiamenti nel clima politico del paese, sono stati introdotti alcuni correttivi: 1) 2)
Per intendersi: alcuni atti di modernizzazione erano e sono
indispensabili. Molti servizi sono stati pensati come “esclusivi” per top
manager, mentre oggi sono utili per buona parte della popolazione (connessioni
ad internet, biglietteria on-line,
Ciò che si contesta è una logica precisa che può essere ben riassunta in una sola parola: esclusivo. I servizi esclusivi, i treni esclusivi. Un servizio pubblico (perché – piaccia o meno – il servizio offerto da Trenitalia per ragioni oggettive si configura tale: non si può aprire alla concorrenza sui binari così come fanno gli aerei in cielo) deve includere:tutte le fasce della popolazione, e non solo i benestanti. Tutte le categorie di lavoratori, e dunque anche pendolari e
operai. Tutto il territorio, e non solo Al contrario, negli ultimi anni è stata portata avanti una politica classista e discriminatoria, che tra l’altro ha penalizzato la grande massa di clienti che costituisce la vera ricchezza del gruppo: gli abbonati dei treni regionali: studenti, lavoratori. I Pendolari, insomma, che affollano le stazioni tutti i giorni e pagano con regolarità.
Un lavoro per apprendisti
“Lavora con noi” è la voce che molte pagine web aziendali inseriscono nella propria barra di navigazione. Trenitalia.com non fa eccezione, ed in alcuni periodi fortunati è stato possibile giungere ad una pagina che elencava le offerte di lavoro del gruppo. Curiosamente, tra le voci si mettevano in evidenza una offerta per macchinista – contratto di apprendistato per neodiplomati - ed uno per responsabile marketing – contratto a tempo indeterminato. Fino a poco tempo fa sarebbe stato il contrario, e la sostanza
avrebbe preso il sopravvento sulle chiacchiere fumose:
La sera del 2 dicembre 2004 un giovane “corsista” alla guida
di un treno-merci non ha rispettato un semaforo rosso sulla tratta Il merci ha spazzato via le ultime tre vetture dell’Espresso
Reggio Calabria – Torino. Una questione di attimi. Tre secondi dopo, lo scontro
non ci sarebbe stato. Tre secondi dopo, sarebbe stata una carneficina.
La vicenda si è conclusa con 78 feriti, ad uno dei quali è stato amputato un braccio. Alcuni giornali lo hanno chiamato “corsista”, altri “praticante”. Altri ancora “apprendista”. Ma la sostanza non cambia: come è possibile che un giovane appena assunto e senza esperienza possa essere messo alla guida di un treno, seppure affiancato da un collega più esperto? Si è trattato di un “errore” oppure è una delle tante
conseguenze delle politiche di flessibilità e La riduzione del costo del lavoro è stato il primo obiettivo delle Ferrovie italiane. Forse l’unico. Nel 1985 c’erano 216.310 dipendenti: oggi sono 98 mila. E non sembra che incidenti come questo possano mettere in discussione il dogma degli ultimi anni di qualunque attività economica: risparmiare fino all’estremo sul costo del lavoro. A qualunque prezzo. Anche se il prezzo può essere la vita umana.
La carta dei servizi ed i servizi di carta
La “Carta dei Servizi 2003” Trenitalia è un documento ben fatto, giusto e doveroso, scritto al fine di rendere conto alla "clientela" - come la chiamano loro - dell'impegno profuso e dei risultati raggiunti. Eppure in quelle pagine linde e ben stampate non è difficile ravvisare l’insopportabile freddezza che non si concilia con le immagini delle stragi che ancora portiamo negli occhi. C'è qualcosa che non quadra. Fino a qualche anno fa il traghetto che fa la spola tra le sponde dello stretto di Messina portava una grande scritta sulla fiancata: Ferrovie dello Stato. Oggi si chiama Blu Via. Hanno ridipinto le fiancate di tutte le navi, aggiornato le carte intestate, creato simpatiche pubblicità.
Le ferrovie – o meglio la divisione passeggeri – oggi si
fanno chiamare Trenitalia. Le infrastrutture In Francia nessuno ha pensato
di cambiare nome: Negli ultimi anni hanno
cambiato nomi e Ci fossero anche treni efficienti, puntuali ed addirittura puliti potremmo essere tutto sommato soddisfatti. Invece le ferrovie - al di là delle questioni di immagine - hanno preso una piega volgarmente razzista e classista. Razzista in senso geografico,
penalizzando il Sud, le isole, le periferie, la provincia. In senso sociale,
curando la clientela di élite ( La carta dei servizi parla un linguaggio suadente e rassicurante, spiega la centralità del cliente e l'impegno delle Ferrovie per l'ambiente, elenca numeri - all'apparenza - inoppugnabili che dimostrano la serietà del lavoro svolto ed i risultati raggiunti che giustificano i mega-stipendi dei “top manager”. Gli estensori del documento -
direbbe Soriano - puzzano lontano un miglio di master alla Bocconi. Parlano di
" Casomai qualche
inopportuno chiedesse loro degli appalti a Cosa Nostra, potrebbero rispondere
citando dei generici " Il linguaggio secco del
marketing si sposa bene con il freddo delle cifre. La carta dei servizi ci
informa che i treni della divisione Passeggeri arrivano puntuali con
percentuali che vanno dal 96 all'87 %. Insomma: si chiama ritardo quando non è colpa nostra. Quando
è colpa nostra lo decidiamo noi. In base a questi criteri il 90 % dei treni
arriva puntuale. Abbiamo dunque fatto un ottimo lavoro. Gli stipendi pazzeschi
che ogni mese vengono versati a noi (top manager) da voi (clienti/contribuenti)
sui nostri conti bancari sono pienamente giustificati. Locomotori diesel, trenini da far west, monorotaia
improbabili e stazioni in abbandono. Lo stesso per le tante periferie di uno
stivale ben più esteso dell’asse
Così come le tante piccole truffe (dai complicati bonus per i ritardi a vecchi vagoni ridipinti e trasformati in Intercity, con tanto di estorsione-supplemento, fino alla progressiva riduzione del trasporto regionale, la vera base del sistema ferroviario).
Del resto, la questione ormai decennale dell’alta velocità è
certamente lo specchio di queste vecchie-nuove ferrovie. Modernità e tangenti, Una facciata piacevole e sorridente, come una hostess con contratto flessibile, ed un “retrobottega” che nasconde i vecchi vizi all’italiana, quelli che è meglio non far sapere. E tanta
E poi, negli ultimi anni ci hanno insegnato che l’importante è mascherarsi con la pubblicità, casomai dovessimo pensare che ci stanno dando il peggio del pubblico condito con il peggio del privato.
Scheda 1 - I più gravi incidenti ferroviari in Italia dal 1960 a oggi
Drammi e a volte vere e proprie tragedie con numerose vittime: ecco una cronologia degli incidenti ferroviari in Italia a partire dal 1960. Il più grave in assoluto risale tuttavia agli anni Quaranta:
il 2 marzo 1944 a
23 dicembre 1961 - Sulla linea Cosenza - Catanzaro,
due chilometri prima della stazione di Catanzaro, un vagone deraglia in curva
all'imbocco del ponte sul torrente
8 marzo 1962 - A
31 maggio 1962 - A Voghera (PV) scontro tra un convoglio merci e un treno viaggiatori: 63 morti e 40 feriti.
15 aprile 1978 - A
10 luglio 1979 - A
21 novembre 1980 - Fra le stazioni di
22 dicembre 1985 - A
3 aprile 1989 - A San Severo (FG), il treno locale da Bari entra in stazione a velocità eccessiva: 8 morti e 20 feriti.
16 novembre 1989 - A Crotone (CZ), scontro tra due treni locali per e da Catanzaro: 12 morti e 32 feriti.
12 gennaio 1997 - A Piacenza, un
20 luglio 2002 - A Rometta Marea (ME), il treno Palermo - Venezia deraglia. La probabile causa sono i lavori di manutenzione della linea, eseguiti in modo non perfetto. I morti sono 8.
7 gennaio 2005 – A
Scheda 2 - Gli incidenti del 2003/2004
2 dicembre 2004 - Taranto: scontro tra treni, 70 feriti di cui 2 gravi.
22 settembre 2004 - Incidente sulla Potenza-Foggia, due morti.
13 settembre 2004 - Cuneo: deraglia il treno da Torino, due morti.
16 maggio 2004 - Treno deraglia a Genova: morta una donna, 38 feriti.
26 marzo 2004 - Deraglia il Como - Milano, nessun ferito.
20 marzo 2004 - Scontro tra treni a
9 gennaio 2004 - Un treno percorre 25 chilometri senza guidatore.
18 dicembre 2003 - Viterbo: incidente ferroviario, due morti.
6 dicembre 2003 - Incidente ferroviario a Milano: 14 feriti.
14 maggio 2003 - Scontro tra due treni a Roma, molti feriti.
Formato per la citazione:
Antonello Mangano, "Rami secchi. Una strage dopo l’altra", terrelibere.org, 03 febbraio 2005, http://www.terrelibere.org/doc/rami-secchi-una-strage-dopo-laltra |