ALTAIR 8800
Stati Uniti, 1975. L'informatica inizia a uscire
dai centri universitari. Il numero di gennaio di "Popular
Electronics" viene spedito al suo mezzo milione di
hobbisti-abbonati. È nato ALTAIR 8800, il primo personal
computer americano, la macchina attorno alla quale nasce la seconda
generazione degli hacker: gli hacker dell'hardware, che penetrano
all'interno dei segreti di Altair con la stessa passione con cui i
loro predecessori al MIT avevano svelato i misteri dei mainframes.
Curiosamente, quello di Altair è il primo caso di
"vaporware": la fotografia riprodotta su Popular Electronics
è quella di un apparecchio realizzato ad hoc, assolutamente
non funzionante, e passa molto tempo prima che le migliaia di pezzi
ordinati vengano consegnati.
Alcuni hacker
tra i più tenaci, per venire in possesso del loro Altair, si
accampano davanti alla sede della Model Instrumentation Telemetry
Systems (MITS), la società che produce Altair sotto la guida
di Ed Roberts. Altair è venduto in kit di montaggio, il cui
risultato finale è una scatola metallica con pannello
frontale composto da una fila di interruttori, che costituiscono
l'unico dispositivo di input, e da due file di piccole lucine rosse
come dispositivo di output. È basato sul processore INTEL
8080, costa 397 dollari e ha 256 bytes di memoria. Le istruzioni
non possono essere memorizzate all'interno dell'Altair, ma devono
essere inserite a mano ogni volta che il dispositivo viene acceso.
Da qui le tipiche piaghe e vesciche sulle dita che caratterizzano
gli hacker di quest'epoca.
L'HOMEBREW COMPUTER CLUB
Il 5 marzo a Menlo Park nella silicon valley
californiana, ha luogo nel garage di Gordon French il primo
incontro dell'Homebrew Computer Club, il club degli hacker
dell'hardware di cui fanno parte, tra gli altri, Bill Gates,
Stephen Wozniack, Lee Felsenstein e molti altri. Le riunioni
dell'Homebrew divengono un appuntamento fisso per scambiare pezzi
di hardware, idee, programmi, informazioni e progetti. L'Altair
8800 e' ovviamente al centro dell'attenzione.
Dopo aver letto
l'annuncio su "Popular Electronics", Bill Gates e Paul Allen, che
avevano studiato insieme ad Harvard, telefonano immediatamente a Ed
Roberts per proporgli di acquistare il loro interprete BASIC per
l'Altair, scritto assieme a Marty Davidoff. È la prima
vendita di software della Micro-Soft (a quei tempi c'era ancora il
trattino nel nome). In seguito a questa vendita i due si
trasferiscono ad Albuquerque, sede della Mits, per scrivere un
programma in grado di connettere l'Altair con una unità a
disco. A causa del prezzo ritenuto eccessivo, gli hobbisti
dell'Homebrew Computer Club iniziano a fare delle copie su nastro
del Basic per l'Altair da distribuire gratuitamente.
Nel '77 Ed
Roberts viene costretto da difficoltà economiche a vendere
la MITS ad un'altra ditta, la PERTEC. Si scatena una battaglia
giudiziaria in merito di diritti di proprietà intellettuale
del Basic dell'Altair, di cui la PERTEC rivendicava i diritti in
seguito all'acquisizione della Mits. Gates ed Allen sostengono
invece che il Basic era stato dato solamente in concessione. La
questione è portata davanti a un tribunale che dà
ragione alla Microsoft.
IL SODALIZIO CON IBM E IL FURTO DEL Q-DOS
La grande occasione arriva nel 1980: a luglio Bill
Gates viene contattato dall'IBM. A questo incontro ne
seguirà un secondo, un mese più tardi, durante il
quale Gates firma un contratto di consulenza con IBM per la
realizzazione di un sistema operativo da utilizzare per i futuri PC
IBM. Ad agosto Gates acquista per 50.000 dollari dalla Seattle
Computer Products un sistema operativo "veloce e sporco", il Q-Dos,
"Quick and Dirt Operating System" che sarà la base del
futuro MS-DOS, destinato a diventare uno standard nell'ambito dei
personal computer grazie alla potenza economica di IBM e al senso
degli affari di Bill Gates. Gates ottiene da Tim Paterson, che
aveva realizzato il Q-Dos, un accordo di licenza non esclusivo, che
prevedeva la possibilità di rivendere il prodotto. In
seguito Microsoft chiuderà il cerchio comprando tutti i
diritti della Seattle Computer Products, assumendo alle sue
dipendenze lo stesso Paterson, che con un po' più di
furbizia e di fortuna avrebbe potuto sedersi al posto di Gates
sulla poltrona di uomo più ricco del mondo.
Il 12 agosto
1981 il primo personal computer della IBM, basato sul
microprocessore 8086, fa il suo ingresso trionfale sul mercato dei
personal computers. Già dalla prima versione dell'MS-Dos il
sistema di licenze software della Microsoft obbliga la IBM e i
costruttori di PC compatibili a pagare una licenza DOS per ogni
singola macchina venduta. Questo rendeva antieconomico installare
sui primi PC IBM un sistema operativo diverso da MS-DOS, per il
quale si sarebbe pagata un'ulteriore licenza.
È per
questo che il Dos Microsoft si afferma come uno standard nel
settore dei PC, nonostante che non fosse né l'unico
né il migliore sistema operativo per Personal Computer.
Sempre per quanto riguarda le pratiche anticoncorrenziali, gli
sviluppatori della Microsoft hanno un vantaggio di parecchio tempo
su tutti gli altri rispetto a qualsiasi evoluzione dei sistemi
operativi. Chi è tagliato fuori dal ristrettissimo giro del
"segreto industriale" della Microsoft rischia di vedere vanificati
sforzi e ricerche. A questo problema ha cercato di rispondere la
filosofia del Free Software, affidando lo sviluppo dei sistemi
operativi e delle applicazioni "libere" all'intelligenza collettiva
della Rete piuttosto che al protezionismo del segreto industriale.
Il 20 novembre 1985 Microsoft mette in commercio Windows 1.0,
esattamente due anni e dieci giorni dopo la presentazione del
prodotto, avvenuta in grande stile e con tutta l'enfasi che
contraddistingue le campagne pubblicitarie dell'azienda di Redmond.
LE PRIME INDAGINI ANTITRUST
Nel 1990 la Federal Trade Commission inizia ad
interessarsi alle politiche di marketing della Microsoft.
L'attenzione della commissione federale è puntata sulla
anticoncorrenzialità di alcune pratiche di vendita. In
particolare si indaga sulle cosiddette vendite "tie-in", che legano
l'acquisto dei sistemi operativi a quello delle applicazioni
software. Un esempio per tutti, l'accoppiata Microsoft Windows -
Microsoft Word.
Le avventure
giudiziarie dell'azienda di Bill Gates sono solamente all'inizio:
nel gennaio 1992 la Apple presenta una richiesta di risarcimento
per violazione di copyright indirizzata a Microsoft e a Hewlett
Packard. La richiesta di risarcimento per la Microsoft è di
4.37 miliardi di dollari, più del doppio del miglior
fatturato realizzato fino ad allora dall'azienda. L'accusa è
relativa all'utilizzo da parte della Microsoft, per la
realizzazione di Windows, di alcune tecniche grafiche che fino al
1989 erano una esclusiva della società di Cupertino.
L'ACCORDO MS-DOJ DEL 1995
Il Department of Justice (Dipartimento di
Giustizia) degli Stati Uniti dà il via nel 1993 ad una serie
di indagini sulla scia di quelle già effettuate nel '90
dalla Federal Trade Commission, e nel 1994 inizia la stesura di un
accordo con Microsoft, con il quale si regolano fino all'anno 2000
le pratiche di marketing dell'azienda. Microsoft riconosce che le
licenze d'uso dei sistemi operativi non devono contenere condizioni
che si applicano ad altri prodotti software dell'azienda di
Redmond. Secondo l'accordo, Microsoft non può più
obbligare i costruttori di computer all'inclusione della licenza di
altri prodotti Microsoft come condizione vincolante per l'acquisto
delle licenze per Windows 95. In parole povere, non si può
obbligare chi compra licenze di utilizzo per Windows a comprare in
abbinamento licenze per Word o per il pacchetto Office.
Le peripezie
continuano: Un tribunale americano, a maggio del 1994, condanna la
Microsoft a pagare 120 milioni di dollari per danni alla STAC
Electronics, per essersi appropriata di tecnologia brevettata dalla
stessa Stac. La giuria riscontra che le più recenti versioni
del DOS Microsoft avevano utilizzato la tecnologia sviluppata dalla
Stac per memorizzare i dati in forma compressa all'interno del
disco rigido. Le versioni incriminate del DOS Microsoft sono la 6.0
e la 6.2, entrambe dotate dell'opzione DOUBLESPACE.
Durante
l'estate Microsoft è nuovamente al centro dell'attenzione.
Bill Gates fa il suo ingresso nel mercato del multimedia, tentando
di stabilire lo standard Microsoft anche all'interno delle nuove
apparecchiature per applicazioni multimediali. Gates si allea con
TCI, Tele-Communications Inc., un gigante della TV via cavo, con la
Sega e con altri operatori del settore.
Nel frattempo
arriva il 1995, e a febbraio il giudice distrettuale Stanley
Sporkin si rifiuta di firmare l'accordo redatto l'anno precedente
dalla Microsoft e dal Dipartimento di Giustizia, accordo ritenuto
dal giudice troppo blando e non conforme all'interesse pubblico. La
decisione di Sporkin viene però ribaltata dalla corte
d'appello, che rimuove Sporkin dal caso.
Il giudice
distrettuale Thomas Jackson approva finalmente l'accordo tra la
Microsoft e il Dipartimento di Giustizia, che tuttavia afferma di
voler continuare le sue indagini su MS. L'azienda di Gates,
infatti, aveva richiamato nuovamente l'attenzione su di sé
cercando di legare i servizi Internet e i programmi necessari per
collegarsi alla "Microsoft Network" al sistema operativo Windows
95, cosa espressamente proibita dall'accordo firmato
precedentemente.
I "PECCATI INFORMATICI" DELL'URUGUAY ASSOLTI DA MICROSOFT
Nel 1995 la Microsoft fa parlare di sé
anche in America Latina. Antel, la compagnia telefonica nazionale
dell'Uruguay, viene trascinata in tribunale dal locale ufficio
legale della Business Software Alliance, la lobby dei potentati
informatici, a causa della detenzione di software privo di regolare
licenza d'uso, per un valore complessivo di 100.000 dollari. I
programmi "piratati" appartengono a varie ditte, principalmente a
Microsoft, Novell e Symantec. Inaspettatamente, nell'autunno del
'97 la BSA abbandonerà il caso, mentre la Microsoft, il
principale finanziatore della BSA, stipula degli "accordi speciali"
con la Antel per rimpiazzare tutto il software preesistente con
prodotti Microsoft regolarmente registrati, sostituendo anche i
prodotti Novell e Symantec, secondo quanto afferma Ricardo
Tascenho, che nella Antel ricopre il ruolo di information
technology manager.
La versione di
Tascenho è confermata anche da Eduardo DeFreitas, che fa
parte della staff legale BSA dell'Uruguay. DeFreitas parla di
contatti con l'esponente locale della Microsoft, Tomas Blatt, che
gli ha chiesto di far cadere la controversia legale in modo da
"poter trovare un accordo per il futuro". Anche Blatt viene
contattato, ma si rifiuta di parlare: "non ho nessuna informazione
in merito al caso Antel, rivolgetevi alla BSA dell'Uruguay." Le
aziende concorrenti sono d'accordo nell'affermare che la Microsoft
abusi della sua influenza all'interno della BSA per rafforzare il
suo monopolio a livello mondiale. L'avvocato della Microsoft, Brad
Smith, nega che la BSA agisca in base a istruzioni impartite da
Bill Gates, e la portavoce BSA Diane Smiroldo afferma che tutte le
accuse sono "difficili da credere". I casi non si limitano
all'Uruguay, secondo quanto afferma Felipe Yungman, manager
argentino della Novell, che durante alcune indagini per l'azienda
ha scoperto delle trattative "amichevoli" condotte dalla BSA per
conto della Microsoft. I termini del contratto erano sempre
l'acquisto di prodotti Microsoft, con i quali rimpiazzare prodotti
Novell, in cambio dell'"assoluzione" dei peccati informatici
commessi dalle aziende. Le accuse di Yungman vengono appoggiate
anche da Mario Tucci, il country manager della Novell per l'America
Latina.
BROWSER WAR
Le prime scaramucce della "guerra dei browsers"
iniziano nel 1996. La Netscape Communications presenta un esposto
al Dipartimento di Giustizia nel quale si denunciano delle pratiche
commerciali illecite per la promozione del browser Microsoft
Internet Explorer. Secondo le accuse di Netscape, Microsoft avrebbe
concesso ai produttori di computer che non installavano Netscape
Navigator all'interno delle loro macchine uno sconto di 3 dollari
su ogni singola licenza di Windows 95 (quindi su ogni computer
venduto). Dopo le immancabili smentite della Microsoft il
dipartimento di giustizia richiede all'azienda di Gates i documenti
relativi agli accordi con i fabbricanti e i rivenditori al
dettaglio di computer, e a Netscape vengono chieste ulteriori
prove, necessarie all'avvio di una indagine. L'inchiesta è
ancora in sospeso.
IL PEGGIOR BREVETTO DEL 1997
Il 21 febbraio 1997 l'editor di "Internet Patent
News Service", Gregory Aharonian, assegna a William H. Gates III il
titolo di "Peggior brevetto software dell'anno", un titolo che
vuole denunciare la facilità con cui vengono rilasciati
brevetti negli USA, soprattutto nel settore dell'informatica, dove
i piccoli sviluppatori di software sono costretti a lavorare
camminando su un campo minato fatto da centinaia di migliaia di
brevetti, il più delle volte relativi ad algoritmi di base e
a tecniche che ormai sono patrimonio comune di tutti i
programmatori.
La reinvenzione
indipendente è la norma nell'ambito della programmazione, e
di conseguenza è molto alta la probabilità di dover
sostenere delle spese giudiziarie semplicemente per aver
reinventato un algoritmo già brevettato, spese che possono
sostenere solo grandi aziende dotate di uffici legali
specializzati. Nulla protegge i programmatori indipendenti dall'uso
accidentale di una tecnica brevettata, e quindi dall'essere citati
in giudizio per questo motivo.
Contro il
sistema dei brevetti si è levata la voce di Richard
Stallman, il fondatore della Free Software Foundation, con un
articolo intitolato "Contro i brevetti software" (Communications of
the ACM, gennaio 92, vol 35. Nø1), in cui si afferma che "I
brevetti software minacciano di devastare l'industria informatica
americana". Il brevetto con cui Bill Gates ha "vinto" il titolo
assegnato da Gregory Aharonian è il numero 5.552.982, che
corrisponde a un "metodo e sistema per l'elaborazione di campi in
un programma di elaborazione dei documenti", praticamente una
tecnica per associare il testo di una lettera ad un numero
qualsiasi di indirizzi a cui spedire la stessa lettera. Un sistema,
insomma, già incluso in un numero vastissimo di programmi
per l'elaborazione dei testi attualmente in commercio.
L'UOMO DA UN MILIONE DI DOLLARI (AL GIORNO)
Sempre nel 1997 è lo stato del Texas che
passa all'attacco contro il colosso dell'informatica. Prende il via
una indagine antitrust ufficiale sulle pratiche commerciali
adottate da Microsoft sull'Internet. Al Texas si aggiunge in
seguito anche lo stato del Massachussetts, che inizia una nuova
indagine. A questi due stati si unisce il Justice Department, che
il 20 ottobre del '97 chiede ad una corte federale di avviare una
causa civile per la violazione dell'accordo del 1995. Secondo il
dipartimento di Giustizia Microsoft avrebbe indotto i produttori di
personal computer a pre-installare il proprio browser Internet
Explorer sui PC in vendita. L'azienda di Redmond è accusata
di essersi procurata spazio sul mercato indebitamente, e a spese
della concorrenza. Si richiede una multa di un milione di dollari
al giorno in caso di continuazione delle pratiche commerciali
irrispettose degli accordi.
Non è il
primo caso di "installazione obbligata" da parte dell'azienda di
Redmond: già a partire dalle prime versioni dei sistemi
operativi Microsoft i produttori di computer sono forzati a pagare
le licenze di utilizzo per ogni singola macchina venduta, anche se
non tutte le macchine hanno Dos o Windows al loro interno. Chi non
paga su ogni singola macchina non può usufruire di
particolari sconti sulle quantità. Le azioni anti-microsoft
si moltiplicano: il Texas trascina l'azienda in una nuova causa
civile, accusando il gigante del software di interferenze nelle
indagini antitrust dello stato. Anche la commissione europea
annuncia l'avvio di una indagine sulle pratiche commerciali
Microsoft.
L'11 dicembre
'97 il giudice Thomas Penfield Jackson emette un ordine temporaneo
con il quale si vieta a Microsoft di richiedere l'installazione
obbligata di Internet Explorer agli acquirenti di licenze d'uso per
Windows 95.
PRODOTTI "INTEGRATI"
La compagnia non si arrende, e trascina il caso
fino alla corte d'appello, che nel giugno '98 darà ragione a
Microsoft. Viene emesso inoltre un comunicato stampa con il quale
si spiega che le condizioni poste dal giudice Jackson sono state
comunque rispettate. La scappatoia è una semplice lettera
inviata ai rivenditori di computer, ai quali viene consentita la
scelta tra una vecchia versione di Windows 95 sprovvista di
Internet Explorer ed una nuova versione con il browser integrato.
La possibilità di usare la versione "ridotta" di Windows 95
esiste in teoria, ma non viene utilizzata in pratica per ovvi
motivi di convenienza: a parità di prezzo i rivenditori di
computer preferiscono installare una versione più aggiornata
di Windows 95. La possibilità teorica di scelta è
tuttavia sufficiente per affermare che non è Microsoft ad
obbligare i rivenditori all'installazione di Internet Explorer, ma
si tratta di una loro libera iniziativa.
La scelta di
integrare i programmi al sistema operativo anziché metterli
a disposizione in pacchetti separati è uno stratagemma per
aggirare gli accordi del 1994, secondo il quale "non si proibisce
alla Microsoft lo sviluppo di prodotti integrati".
A sei giorni
dall'emissione dell'ordine del giudice Jackson, il dipartimento di
giustizia ritiene che Microsoft, con l'escamotage dei "prodotti
integrati" abbia raggirato l'ordine della corte, e i procuratori
governativi chiedono ancora una volta al giudice Jackson di
trascinare l'azienda di Gates in causa, invocando nuovamente una
multa da un milione di dollari al giorno per la violazione degli
accordi datati 1994.
Internet
Explorer è un prodotto separato oppure una parte integrante
del sistema operativo? È questo il nodo della questione. Il
giudice Jackson afferma che un impiegato del tribunale è
riuscito a disinstallare Internet Explorer 3.0 in una manciata di
secondi, il che dimostrerebbe che il navigatore non è un
componente così fondamentale o inscindibile, e che la
rimozione del programma non pregiudica il funzionamento del
sistema. Microsoft risponde dicendo che pur avendo rimosso l'icona
e alcuni files, il 95% del codice di Internet Explorer continua a
rimanere residente nel computer.
IL RICORSO IN APPELLO
Nel gennaio 1998 iniziano le prime udienze del
ricorso in appello. I legali MS cercano di sostenere
l'inattendibilità della testimonianza del professor Lawrence
Lessig della Harvard Law School, indicato dal giudice Jackson come
"special master", un esperto super-partes da interrogare in merito
a questioni tecniche. Jackson tuttavia rigetta la mozione, e lo
stesso Lessig insiste sulla sua imparzialità. Il 22 gennaio
MSoft raggiunge un accordo parziale con il dipartimento di
giustizia, portando avanti allo stesso tempo il ricorso in appello
per l'ingiunzione dell' 11 dicembre dell'anno precedente. In
virtù di questo accordo vengono offerte alle case
produttrici di computer due nuove opzioni per le licenze di
utilizzo di Windows 95, due versioni per l'installazione del
sistema operativo che mantengono all'interno del sistema tutte le
funzionalità di Internet Explorer, lasciandole però
nascoste all'interno del sistema, senza una apposita icona sul
desktop che le renda accessibili agli utenti finali.
A febbraio del
'98, i procuratori generali di undici stati USA citano Microsoft in
base a documenti riguardanti l'imminente commercializzazione di
Windows 98. Nel frattempo la deposizione del professor Lessig
è sospesa da una corte d'appello federale. Gates accetta di
comparire davanti ad un comitato giudiziario del senato per una
deposizione sulla concorrenza nell'industria informatica. Il
comitato è presieduto dal senatore Orrin Hatch, che invita a
deporre anche Jim Barksdale della Netscape Communications e Scott
McNealy della Sun Microsystems. In Texas un giudice lascia cadere
il procedimento giudiziario aperto nel 1994 dal procuratore
generale dello stato in merito ad una presunta interferenza
illegale della Microsoft sulle indagini rivolte alle pratiche
commerciali anticoncorrenziali del gigante dell'informatica.
Il 18 maggio il
Dipartimento di Giustizia, affiancato dai procuratori generali di
20 stati USA, dà il via ad una azione giudiziaria contro
Microsoft, tuttora in atto, con la quale si richiede l'eliminazione
di Internet Explorer da Windows 98. Una lunga serie di
testimonianze, deposizioni e schermaglie giuridiche trasformano il
processo contro Microsoft in una lunga e intricata telenovela
giudiziaria, che in breve tempo diventa un vero e proprio evento
mediatico.
UN NOME DA 5 MILIONI DI DOLLARI
Il 28 maggio 1998 il Patent and Trade Office,
l'ufficio marchi e brevetti degli Stati Uniti, assegna la
titolarità del marchio "Internet Explorer" alla SyNet, una
piccola azienda di software di Downers Grove, Illinois, che aveva
citato la Microsoft per violazione del diritto d'autore. Infatti il
nome "Internet Explorer" era stato già brevettato dalla
SyNet nel 1994, un anno prima che l'azienda di Bill Gates mettesse
in commercio l'omonimo programma per la navigazione Internet. Nella
citazione era contenuta una richiesta di risarcimento per dieci
milioni di dollari, a cui i legali Microsoft avevano risposto con
una proposta di riconciliazione per la somma di 75mila dollari.
Dopo il primo rifiuto di Dhiren Rana, fondatore della SyNet,
l'offerta sale a ben 5 milioni di dollari, davanti ai quali la
SyNet non si tira indietro.
IL TRIONFO DI BILL
Nel frattempo il 24 giugno una corte d'appello
federale emette una sentenza che ribalta completamente l'ordinanza
del dicembre '97 emessa dal giudice Jackson. Secondo la corte
d'appello Microsoft ha il diritto di pretendere dai costruttori di
computer, se intendono installare Windows sui loro PC, di
installare anche Internet Explorer. Inoltre, sempre a giudizio
della corte d'appello, il Tribunale che ha aperto le vicende
giudiziarie avrebbe commesso anche errori di procedura e di merito
abbastanza pesanti.
Un vero trionfo
per Bill Gates, che subito dopo la sentenza vede le azioni della
sua azienda andare alle stelle. La sentenza coglie di sorpresa
tutti quelli che davano per spacciata la Microsoft a causa dei
documenti presentati da Joel Klein, il responsabile della divisione
antitrust americana. Le prove più scottanti sembravano
provenire dalla stessa Microsoft: memorandum, messaggi di posta
elettronica e altri scritti compromettenti, nei quali quadri
Microsoft ammettono che Internet Explorer avrebbe dovuto essere
vincolato strettamente a Windows 98, dato che non avrebbe potuto
conquistare in nessun altro modo una posizione dominante nel
mercato. "Opporre un browser a un altro è difficile, dal
momento che il Netscape ha l'80 per cento del mercato e noi
soltanto il 20... Sono convinto che dobbiamo sfruttare Windows:
è l'unica cosa che loro non hanno". Sono parole di James
Allchin, vicepresidente della Microsoft.
E ancora:
"sarà molto difficile incrementare la quota di mercato di
Internet Explorer unicamente in base ai suoi pregi. Sarà
più importante appoggiarsi sul vantaggio dato dal sistema
operativo per fare in modo che la gente utilizzi il nostro
programma al posto del Navigator". Questa volta a parlare
è Christian Wildfeuer, un altro esponente di alto livello
dell'azienda di Bill Gates. Tutto questo e molto altro nei
memorandum Microsoft esibiti come prove dalla commissione
antitrust. Purtroppo queste prove non sono bastate a fermare la
Microsoft nella sua corsa senza regole per la conquista della
supremazia nel settore dei browser.
I COMMENTI
Molti i commenti alle vicende giudiziarie
dell'azienda di Gates, tra cui si leva la voce di Mitchell Kapor,
lo storico fondatore della Electronic Frontier Foundation. Secondo
un articolo diffuso dallo stesso Kapor, " [...] Le grandi
scoperte nel mondo dell'informatica arrivano spesso da imprese
piccole e giovani. Con l'egemonia di Microsoft grandi settori del
mercato del software - che includono applicazioni come elaboratori
di testi e fogli di calcolo, ma non si limitano ad essi - sono zone
minacciate dove i capitalisti e gli imprenditori avventurosi hanno
paura di entrare. [...] l'egemonia di Microsoft non
farà altro che intensificarsi nella misura in cui Internet
sta diventando parte integrale della nostra vita quotidiana. La
guerra dei browsers è solo l'inizio. Microsoft reclama il
diritto di insediarsi al comando di qualunque area dell'informatica
che sia strategicamente importante - riconoscimento vocale,
applicazioni domestiche, navigazione automatica, ecc. [...]"
NE' MAMMUT NE' DINOSAURI
Un altro commento arriva dal giornalista Jon Katz,
in un articolo apparso sulla rivista Wired: "Quello che è
chiaro è che il controllo su Internet è determinato
da fattori che negli anni della sua nascita e del suo sviluppo
iniziale non erano determinanti ai fini delle decisioni: il potere,
il denaro e il controllo delle informazioni. Internet ci parlava,
in un primo momento, degli sforzi, dei progetti, della cooperazione
degli individui; della loro autonomia e della loro libertà
di comunicare tra loro senza intermediazioni. Una promessa che
è stata mantenuta, almeno fino all'arrivo tempestoso della
smania di lucro e potere. Sì, c'era una volta un'Internet
dove non c'era Gates, né i governi, né i monopoli
né fantastici investimenti privati, né leggi per
controllare o vigilare l'oceano tumultuoso della libera
comunicazione tra individui. Non sono mammut né dinosauri a
mantenere ancora vivo il meglio dello spirito originario della
Rete, ma sono persone e gruppi attivi in comunità virtuali,
newsgroups, mailing list, siti web, laboratori di ricerca, sono
programmatori di software libero, editori di pubblicazioni
indipendenti... sono loro che fanno di Internet uno strumento
valido per la comunicazione."
Milano, 4/11/1998
Carlo Gubitosa <c.gubitosa@peacelink.it>
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