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Gerlando Fattori: Scheda biografica | Scrivi all'autore | Tutti i documenti di questo autore Interagisci: Segnala ad un amico Organizza un incontro Condividi: Politiche migratorie e profili dei beneficiari Gerlando Fattori Introduzione. La sanatoria, cos’è?
La sanatoria, o più tecnicamente la emersione del lavoro irregolare, così come è stata definita dall’articolo 33 della legge 30 luglio 2002 n. 189 è quel processo attraverso il quale si è provveduto a rendere ufficiale, alla pubblica autorità, la sussistenza di un rapporto di lavoro, instaurato con personale di origine extracomunitaria, entrata in Italia clandestinamente.
Si tratta di un provvedimento eccezionale che ha costituito, finora, il pilastro principale della politica migratoria, in quanto la maggior parte degli immigrati, oggi soggiornanti, è venuta al di fuori dei canali ufficiali di ingresso, perché sono state fissate quote troppo basse e perché le procedure di accesso sono scarsamente praticabili.
In pratica, chiunque avesse instaurato un rapporto di lavoro (assistenza agli anziani, lavoro domestico), con un lavoratore extracomunitario clandestino, tre mesi prima della entrata in vigore della Legge Bossi Bini, ne denunciava, entro i due mesi successivi, la sussistenza alla Prefettura, Ufficio Territoriale del Governo, competente per territorio.
La Prefettura valutata l’ammissibilità della dichiarazione e, una volta pervenuto il parere favorevole della Questura circa la mancanza di motivi ostativi al rilascio del permesso di soggiorno, fissava la convocazione delle parti, datore di lavoro e lavoratore, per la stipula del contratto di soggiorno. La Questura infine, provvedeva alla stampa e conseguente consegna del permesso di soggiorno in sanatoria.
1. Pregi e difetti della sanatoria
La sanatoria ha sicuramente avuto il merito di far emergere una presenza extracomunitaria giustificata da motivi di lavoro, ma sui contenuti giuridici della regolarizzazione, notevole è stato il contrasto.
Si è lamentato il mancato riconoscimento, al lavoratore, di un ruolo attivo per l’ufficializzazione di un rapporto nel quale è parte sostanziale. Il fatto che l’iniziativa sia stata demandata per intero ai datori di lavoro, non poteva non alimentare una catena di sfruttamenti, per cui, spesso, i lavoratori non solo hanno dovuto pagare il contributo posto a carico dei datori di lavoro, ma hanno dovuto anche sborsare loro delle consistenti tangenti, per convincerli ad avviare la pratica.
Un altro aspetto più pratico, ma non di secondaria importanza è stato quello della definizione celere delle pratiche. A fronte di ben 704.000 domande di regolarizzazione, occorreva attrezzarsi per ridare la possibilità all’extracomunitario sanando di recarsi in patria per motivi urgenti o per evitare che, nelle more della pratica, il datore di lavoro anziano, nel frattempo morisse.
Le Prefetture furono così rimpinguate negli organici (personale interinale) e, nelle ipotesi di morte del datore di lavoro, il cittadino extracomunitario veniva sanato o, con un permesso di soggiorno di attesa occupazione, della durata di sei mesi, o in alternativa, sempre nel caso di cessazione dell’originario rapporto di lavoro prima della conclusione della procedura di regolazione possibilità, per un nuovo datore di lavoro di richiesta di assunzione dell’extracomunitario con esame prioritario (Circolare del Ministero del’Interno del 3 aprile 2003 n. 2).
2. Riflessi del lavoro nero sull’economia italiana ed europea
Il lavoro sommerso è sicuramente un problema che riguarda non solo il nostro Paese, ma tutti gli Stati membri, in quanto si tratta di un fenomeno contrario agli ideali europei di solidarietà e giustizia sociale.
Erode il finanziamento dei servizi sociali, riduce il livello di protezione sociale delle persone e le loro prospettive sul mercato del lavoro e può influire sulla competitività. La principale motivazione del ricorso al sommerso da parte dei datori di lavoro è di natura economica (aumento dei guadagni e non si pagano le tasse e i contributi).
E’ diffuso in settori ad alta intensità di manodopera e a bassa redditività dove sono tradizionalmente adibiti gli extracomunitari non regolarmente soggiornanti (agricoltura, costruzione, commercio al dettaglio, ristorazione e servizi domestici).
3. Sanatoria Bossi-Fini in cifre
Nel presente studio, l’attenzione è stata rivolta soprattutto all’ultima sanatoria, non trascurando, però, le precedenti regolarizzazioni: a ritroso la “Turco-Napolitano, la “Dini” e, prima ancora la sanatoria “Martelli”, non fosse altro per consentirci di avere una visione piu’ ampia del fenomeno negli anni, in termini numerici.
Con la “Martelli”, sono stati sanati 222.000 immigrati, con la sanatoria “Dini” 246.000 e con la “Turco Napolitano” 215.000 extracomunitari. Come si può constatare, il trend, circa il numero dei regolarizzati si è mantenuto piuttosto costante, nelle passate sanatorie; i sanati con l’ultima regolarizzazione, invece sono stati di gran lunga molti di piu’. Da una cifra che si aggirava intorno ai 200.000-250.000 circa di extracomunitari sanati, si è giunti ai ben 700.000 beneficiari della “Bossi-Fini”.
Definita come “regolarizzazione del lavoro sommerso dalle dimensioni inaspettate e dagli aspetti controversi”, la Bossi Fini ha coinvolto tanti immigrati quanti se ne contarono nelle tre regolazioni degli anni ’90.
Le ragioni di tale incremento esponenziale possiamo così spiegarcele: anche se, dal punto di vista temporale, le varie sanatorie si sono avvicendate in un arco temporale periodicamente costante (tra una sanatoria e l’altra sono passati circa 3-5 anni), l’ultima sanatoria Bossi-Fini del 2002, con effetti dal 2003, ha visto radicalmente mutato il panorama socio-politico e culturale ed i movimenti migratori hanno risentito di tali dinamiche. Per comprendere tali mutamenti, occorre analizzare le grandi aree di provenienza dei cittadini extracomunitari regolarizzati.
4. Sanatoria “Bossi Fini”. Macroaree di provenienza
Dalla tabella summenzionata emerge con chiarezza che, a beneficiare della sanatoria “Bossi-Fini”, sono stati i cittadini extracomunitari provenienti dalle seguenti aree di provenienza: America Latina con il 30,4%, l’Est Europa con il 29,7%, l’Asia con il 23,4% e il Nord Africa con il 18,5%.
Analizzando in dettaglio le nazionalità più rappresentative emerge che al primo posto si colloca l’Ucraina con ben il 52,9% di cittadini sanati, segue l’Ecuador, con il 52,6%, la Romania con il 30,6%, l’Egitto con il 29,3%, il Perù, col 28,4%, l’Albania per il 26,7%, il Senegal, 26,7%, la Bolivia, con il 25,4%, il Marocco per il 16,6% e la Tunisia con il 14,8%.
5. Sanatoria Bossi-Fini. Dieci nazionalità più rappresentative
Tutti i sanati (provenienti dall’Est Europeo, dall’Asia Centro Meridionale e orientale, dall’Africa del Nord e dall’America Latina), si sono ritrovati in una situazione comune: c’e’ stato, infatti, l’effetto richiamo dei gruppi già precedentemente insediati in Italia (i network).
Nel caso dei migranti, i network si fondano sulla parentela, l’amicizia, la comune origine, la condivisione di una cultura o di una relazione; tali network connettono i migranti con altri migranti che li hanno preceduti o con non migranti nelle aree d’origine e di destinazione.
La funzione del network è da sempre quella di mettere a disposizione dei membri, una serie di opportunità, cementando al tempo stesso il senso di appartenenza.
La sanatoria Bossi Fini ha sanato molto di più rispetto alle precedenti regolarizzazioni in quanto, vi è stata una facilità di ingresso nel nostro Paese, grazie al regime dei visti (per i provenienti dall’Est Europa); altra ragione è stata dovuta al particolare apprezzamento dei lavoratori di determinate aree per lo svolgimento di mansioni nel settore della collaborazione domestica (Est Europa - Ucraina - America Latina – Ecuador – Perù) o nel settore industriale (Est Europa) o in quello agricolo (India), la vicinanza (Nord Africa, Balcani, Est Europa) o la lontananza geografica (America Latina, Africa subsahariana, Asia Centro Meridionale e Orientale) e il deficit di sviluppo.
L’incidenza più rilevante spetta all’Est europeo. Si tratta dell’aumento piu’ vistoso non solo in termini numerici, ma anche percentuali.(Ucraina, Romania, Albania). Segue l’Africa del Nord (Marocco, Tunisia, Senegal).
Una considerazione realistica meritano i paesi transoceanici, dell’America latina (Ecuador, Perù), ma anche i paesi del Subcontinente indiano e dell’Estremo oriente (non presenti però nella tabella n. 2 summenzionata).
6. Uno sguardo alle precedenti sanatorie
7. Profilo dei sanati: distinzione per sesso e grado di istruzione
Dalle interviste per campionamento per centri a cura dell’Osservatorio regionale per l’Integrazione e la multietnicità della Regione Lombardia è emerso che a beneficiare dell’ultima sanatoria sono stati il 62,0% uomini e il 38,0% donne. (la percentuale che è rimasta clandestina è del 56,2% uomini e 43,8% donne).
Benché La sanatoria sia stata congegnata per far riemergere lavoratori adibiti a mansioni di basso profilo ed “etnicizzati”, molti posseggono un grado di istruzione elevato, anche una laurea, riconosciuta dal nostro ordinamento.
Con la Sanatoria Bossi Fini ben il 69,4% ha una laurea, nelle precedenti sanatorie il 65% (il 30,6% dei non sanati, comunque posseggono una laurea).
8. Conclusione
Si può pervenire, a questo punto, a una considerazione finale: far venire più lavoratori in modo regolare, non significa essere costretti a regolarizzarne tanti a posteriori. La programmazione dei flussi garantisce dignità e favorisce l’integrazione mentre la regolarizzazione è un intervento emergenziale. Con la programmazione dei flussi si realizza una politica migratoria vera e propria, con la sanatoria si riparano solo i danni.
Formato per la citazione:
Gerlando Fattori, "La sanatoria. Storia e numeri", terrelibere.org, 05 maggio 2008, http://www.terrelibere.org/doc/la-sanatoria-storia-e-numeri |
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