Paramilitarismo in Messico
Fatti, prove,
delitti e testimonianze sul paramilitarismo in Messico.
Le responsabilitŕ
dello Stato messicano nella promozione, il sostegno e la protezione delle
organizzazioni paramilitari responsabili della “guerra sucia” contro le
organizzazioni indigene in Chiapas e l’Esercito Zapatista di Liberazione
Nazionale (Ezln).
Centro de Derechos
Humanos Fray Bartolomé de Las Casas, San Cristóbal,
Chiapas
La
politica genocida nel conflitto armato in Chiapas
Introduzione
Il
Piano di Campagna Militare
Zona
di Difesa e Zona Strategica di Retroguardia (dell’EZLN)
Le
vittime
I
perpetratori
Il
gruppo paramilitare Paz Y Justicia
ALLEGATO 1
I
paramilitari e l’Esercito
Sette anni fa, il
22 dicembre 1997, ad Acteal, un paese nei pressi di San Pedro Chenalhó,
Chiapas, furono massacrati 49 indios tzotzil riuniti in una cappella dopo tre
giorni di digiuno e preghiera per la pace: 19 donne, 4 delle quali incinte, 8
uomini, 14 bambine e 4 bambini furono le vittime della brutale aggressione, a
cui si aggiunsero oltre 25 feriti. Il gruppo degli assalitori era composto da
uomini in possesso di armi di alto calibro e proiettili esplosivi ad uso
esclusivo dell’Esercito Messicano. Malgrado il Centro de Derechos Humanos
Fray Bartolomé de Las Casas avesse avvertito la Segreteria del Governo
chiapaneco riguardo a ció che sarebbe avvenuto quel 22 dicembre, nessuno
intervenne per fermare il massacro, né la Pubblica Sicurezza, stanziata a meno
di 200 metri di distanza, né l’Esercito, che si trovava a circa 1 km. L’attacco
duró oltre 7 ore.
Ben due amministrazioni
dei governi statale e federale si sono rifiutate di riconoscere le prove sulle
cause del massacro; inoltre, la Procura ha cercato di confondere l’opinione
pubblica rispetto al moverte originario, insinuando che si č trattato di un
conflitto religioso, intracomunitario e per distinte tradizioni e costumi,
ricorrendo a manipolazioni legali come parte della strategia di occultamento
della veritá.
L’origine del
massacro ci mostra chiaramente che esso č parte di una strategia di attacco
alla popolazione civile, in cui un gruppo di paramilitari legati alle autoritŕ
municipali, statali e federali (incluso all’Esercito Messicano) č stato lo
strumento con il quale si č cercato di eliminare quelle che lo stesso Esercito
ha definito “organizzazioni di massa”.
Questo brutale
massacro si inscrive in un contesto di guerra irregolare preparata dalla
Segreteria della Difesa Nazionale, elaborata dal Generale di Divisione Miguel Ŕngel
Godínez Bravo, ordinata dall’allora presidente Ernesto Zedillo nel febbraio
1995 e messa in pratica dal Generale di Divisione Mario Renán Castillo; fattore
chiave di questa strategia dell’Esercito sono state le azioni paramilitari.
L’impunitŕ nel caso Acteal non č un affronto solo per le vittime, ma per tutti
i messicani, dal momento che č impossibile parlare di uno stato di diritto
effettivo quando non si rispettano perfino le regole minime del diritto
internazionale umanitario.
Questo Centro de
Derechos Humanos iniziň a raccogliere dati sulla violenza a Chenalhó a
partire dal febbraio 1994. Alla data del 22 dicembre 1997 il saldo delle
azioni paramilitari nella zona era di 6.332 sfollati (con inclusa la perdita
dei beni e l’incendio delle abitazioni); 62 persone assassinate in maniera
violenta e 42 feriti, senza contare i detenuti ed i torturati, sempre ad opera
dello stesso gruppo armato. Questo gruppo, appartenente alle fila del PRI
(Partito Rivoluzionario Istituzionale) utilizzava armi ad uso esclusivo
dell’esercito, uniformi militari e dei corpi di pubblica sicurezza ed era
protetto e tutelato dalla presidenza municipale di San Pedro Chenalhó.
Allo stesso modo
nella Zona Nord dello Stato, regione ch’ol, nel periodo compreso tra il 1995 ed
il 2000 il gruppo paramilitare Paz Y Justicia (Pace e Giustizia) ha
devastato la popolazione con l’appoggio dell’Esercito e della Pubblica Sicurezza
causando migliaia di sfollati e decine di assassinati e scomparsi.
Le prove raccolte
relative a queste due zone ci mostrano chiaramente la presenza di una politica
deliberata e consapevole dello Stato volta a commettere attacchi generalizzati
e sistematici contro la popolazione civile comprendenti assassinii, il trasferimento
forzato della popolazione (nella zona Altos e Nord si contano
approssimativamente 10.000 sfollati per un totale di 12.000 nell’intero Stato),
la privazione grave della libertŕ fisica, la tortura, la persecuzione di una
collettivitŕ con identitŕ propria originata da motivi politici (oppositori del
PRI), etnici (tutte le vittime sono indigeni) e religiosi (membri attivi della
diocesi di San Cristóbal de Las Casas) ed infine la sparizione forzata di
persone. La creazione, il finanziamento, l’addestramento e la copertura dei gruppi
paramilitari hanno contribuito in maniera fondamentale all’attuazione delle
suddette violazioni.
Tutti questi crimini sono riconosciuti come Lesa Umanitŕ secondo i
termini dello Statuto di Norimberga ed implicano una negazione flagrante dei
principi fondamentali consacrati nello Statuto dell’Organizzazione degli Stati Americani
e delle Nazioni Unite.
Lo Stato Messicano
ha violato il diritto alla vita, all’integritŕ e alla libertŕ personale,
all’onore e alla dignitŕ, alla proprietŕ, alla circolazione, alla giustizia,
nonchč i diritti di residenza e dell’infanzia.
Č stato violato
inoltre il diritto alla giustizia per le vittime, giustizia che non puň limitarsi
alla rapiditŕ della conclusione dei processi nei tribunali, a cui comunque non
si č mai giunti, ma riguarda soprattutto la sua efficacia, affinchč a partire
da questa si possa ottenere una sentenza giusta che ripari integralmente il
danno causato e stabilisca misure di prevenzione futura.
Lo Stato Messicano ha
violato anche il diritto alla veritŕ, che č parte fondamentale ed integrante
della giustizia, dal momento che né le cause né i veri responsabili di questo
crimine di lesa umanitŕ sono stati riconosciuti. Nonostante il processo a cui
sono stati sottoposti alcuni degli autori materiali del massacro, nonchč alcuni
funzionari pubblici, le indagini dell’allora Fiscalía Specializzata per
l’Attenzione ai Delitti Commessi a Chenalhó sui mandanti intellettuali e quelle
dell’Unitŕ Specializzata sui presunti Gruppi Civili Armati, sono state
ristrette al mero livello locale ed a fatti individuali ed isolati, evitando minuziosamente
di riconoscere sia l’esistenza di gruppi paramilitari, sia la responsabilitŕ
dell’Esercito.
Il presente documento
č una denuncia, non molto diversa da altre giŕ presentate. Le uniche fonti sono
rappresentate dalla sintesi delle informazioni raccolte sul campo, dalle testimonianze
di alcuni membri dei gruppi paramilitari, dalla ricostruzione degli avvenimenti
attraverso le parole delle vittime.
Malgrado il
conflitto non sia ancora terminato, la giustizia non puň attendere.
Il Centro de
Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas esige:
1. Che si compia il
diritto alla Veritŕ per le vittime e per la societŕ in congiunto, realizzando
un’indagine seria che prenda in considerazione la responsabilitŕ dello Stato
per i crimini di Lesa Umanitŕ perpetrati dallo Stato del Chiapas, attraverso la
creazione di una Fiscalía Speciale Autonoma con facoltŕ di richiamare
l’Esercito Messicano e di definire le responsabilitŕ dello Stato.
2. Che si
garantisca il diritto alla Giustizia sanzionando i responsabili materiali ed
intellettuali dei crimini di Lesa Umanitŕ contro la popolazione civile, in accordo
allo Statuto del Tribunale di Norimberga.
3. Che si realizzi
concretamente la riparazione del danno subito dalle vittime degli sfollamenti
forzati, degli assassinii, delle sparizioni e della tortura.
4. Che si garantiscano misure di
“non ripetizione”:
A – Il disarmo e la
disarticolazione dei gruppi paramilitari.
B - La
smilitarizzazione del territorio indigeno del Chiapas.
C - L’inclusione
dei crimini di Lesa Umanitŕ nell’ambito del diritto positivo messicano.
D - Lo
smantellamento degli stanziamenti militari in tempo di pace e particolarmente
quando si tratta di Diritti Umani.
F.- La ratifica da
parte del Senato dello Statuto della Corte Penale Internazionale.
Il 9 febbraio 1995
si inaugura una tappa militare che caratterizza il conflitto armato in Chiapas
fino ai giorni nostri. La cosiddetta “offensiva Zedillo” non č altro che la
messa in pratica di una strategia sviluppata dalla Segreteria della Difesa
Nazionale chiamata “Piano Campagna Chiapas ‘94”.
Il 3 gennaio 1998,
Carlos Marín pubblica sul settimanale Proceso un articolo intitolato
“Piano dell’Esercito in Chiapas, dal 1994: Creare bande paramilitari, sfollare
la popolazione, distruggere le basi di appoggio dell’EZLN…”. Nell’articolo
viene fatta menzione di un documento della SEDENA datato ottobre 1994 ed
intitolato “Piano Campagna Chiapas 1994”, che conferma ció che il Centro dei
Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas denuncia dal 1995, e cioč
l’esistenza di gruppi paramilitari in una logica di guerra di bassa intensitŕ o
guerra irregolare. (Si veda l’Annesso
1).
Secondo il
documento citato nell’articolo, il Piano aveva come “Obiettivo chiave:
rompere la relazione di appoggio che esiste tra la popolazione ed i
trasgressori della legge. I servizi di Intelligence Militare dovevano organizzare
in segreto certi settori della popolazione civile, tra cui allevatori, piccoli
proprietari ed individui caratterizzati da un forte senso patriottico, che
saranno impiegati in appoggio alle nostre operazioni. Erano a carico degli
Istruttori dell’Esercito la consulenza e l’appoggio alle forze di autodifesa
o di altre organizzazioni paramilitari”.
Il Piano distingue
le operazioni a seconda delle zone: Zona di Espansione, Zona di Difesa e Zona
Strategica di Retroguardia. Le ultime due partono dalla linea
Palenque-Ocosingo-Comitán-Frontiera Est (“E”), in direzione Tuxtla Gutiérrez.
La Zona di Espansione si sviluppa a partire dalla stessa linea, ma verso Ovest
(“O”).

Questa linea viene
controllata sul campo da una serie di basi ed accampamenti militari, da Nord a
Sud: (1) Guarnigione Palenque, (2) Base Militare, Comando Generale di Unitŕ a
Temhó, nel municipio di Chilón, dove si stabilisce un accampamento permanente,
(3) il Comando Generale della 39^ Zona Militare ad Ocosingo, (4) il Comando
Generale dell’11° CINE ad Altamirano, (5) la Guarnigione Militare a Comitán,
(6) la Base Aerea e il Comando Generale di Unitá a Copular, Comitán, (7)
l’accampamento permanente ad Amparo Aguatinta, (8) la Base Militare e
l’accampamento permanente a Chamic, municipio di Trinitaria, ad alcuni km dalla
frontiera col Guatemala.
La Zona di Difesa e
la Zona Strategica di Retroguardia situate ad Est della linea di demarcazione
corrispondono a due fasi del “Piano Campagna”. Come dimostra uno studio recente
del Centro di Analisi Politiche e Ricerche Sociali ed Economiche, nella
suddetta regione si sviluppa una guerra di carattere regolare.
Secondo il “Piano
Campagna Chiapas 1994”:
m. Nella Zona di Difesa, il principale obiettivo č quello di distruggere
o smembrare le unitŕ regolari, i comandi militari e i gruppi delle guerriglie
locali dell’EZLN. Questa attivitŕ č stata sviluppata nella regione de Las Cańadas
a partire dell’offensiva del 1995.
n. Nella Zona Strategica di Retroguardia, non lesinare sforzi e risorse
al fine di distruggere il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno (CCRI),
quartier generale dell’EZLN.
Questo fu
l’obiettivo su scala nazionale annunciato da Ernesto Zedillo il 9 febbraio 1995
che tuttavia non č stato ancora completato.
Mappa della Zona di Difesa e della Zona Strategica di
Retroguardia

Zona di
Espansione
(…) 1. Zona di
Espansione.
i.
Dalla linea
Palenque-Ocosingo-Comitán-Frontiera Comalapa fino ad Ovest, in direzione Tuxtla
Gutiérrez.
ii.
In questa zona appaiono:
(a).
Organizzazioni di massa.
(b).
Forze militari messicane.
(c).
Guerriglie locali.
(d).
Comandi urbani e rurali.
iii.
Effettivi che operano nella zona.
(a)
Tra miliziani e guerriglie locali 4.784
effettivi.
(b)
Si stima che le organizzazioni di massa
siano formate da 200.000 persone.
Mappa Zona di Espansione

i.
Nella Zona di Espansione, il compito
principale č la distruzione o la neutralizzazione delle guerriglie locali, delle
milizie e dei comandi e la sicurezza e la difesa delle installazioni vitali.
Nella stessa zona si eserciterŕ la direzione, il coordinamento ed il
controllo su tutte le forze di pubblica sicurezza, responsabilizzandole nella
eliminazione dei comandi urbani e nella disintegrazione o il controllo delle
organizzazioni di massa.
A tal fine, le forze di polizia si prefiggono i tre obiettivi seguenti:
1. Rompere la relazione di appoggio esistente tra la popolazione ed i
trasgressori della legge.
2. Scoprire la struttura dei sovversivi e le loro attivitŕ presso la
popolazione.
3. Costituire un ambiente di sicurezza fisica e psicologica presso la
popolazione estranea al conflitto.
Fino
ad ora la presenza della Polizia Settoriale (Polizia di Pubblica Sicurezza
Statale) si č sviluppata nella Zona di Espansione, nelle aree dove esiste la
maggior concentrazione di cellule paramilitari, chiudendo la morsa
dell’accerchiamento militare. Ad Est della linea stabilita dall’Esercito, nelle
Zone di Difesa e Retroguardia, si stabilisce solamente il distaccamento della
Sicurezza Pubblica di Peńa Limonar del municipio di Chilón, nella regione dove
si registra l’insediamento del gruppo paramilitare MIRA (Movimento Indigeno
Rivoluzionario Antizapatista).
B.
Forze nemiche.
a. Il cosiddetto EZLN, come ogni organizzazione maoista, č costituito da
una direzione politica, da forze armate e da organizzazioni di massa.
(…) Non si puň scartare la possibilitŕ che l’EZLN si appoggi alle
strutture politiche del Partito della Rivoluzione Democratica (PRD).
(…) 3. Organizzazioni di massa (segreteria di massa). Ę la parte
fondamentale e l’elemento piů importante della strategia maoista, si struttura
attraverso organizzazioni sociali reali o di facciata, nei settori: Educativo,
Studentesco, Popolare, Lavorativo, Etnico, Religioso, Contadino, altro.
In
questa regione si č incrementata drammaticamente la presenza dei gruppi
paramilitari. Il “Piano Campagna” aggiunge ai suoi obiettivi:
r. Organizzare segretamente certi settori della popolazione civile, in
particolare allevatori, piccoli proprietari ed individui caratterizzati da un
forte senso patriottico, che saranno reclutati in appoggio alle nostre
operazioni.
Secondo
l’articolo di Marín, il capitolo “h” contiene un Piano di Consulenza:
Il presente annesso descrive l’attivitŕ dell’Esercito
nell’addestramento e l’appoggio delle forze di autodifesa o di altre
organizzazioni paramilitari: questo puň essere il principio fondamentale della
mobilitazione per le operazioni militari e di sviluppo. Inoltre, include la
consulenza e l’aiuto prestati ad altre dipendenze del governo, nonchč a
funzionari governativi locali, municipali, statali e federali. In caso non
esistessero ancora forze di autodifesa, č necessario crearle.
(…) Le operazioni militari includono l’addestramento di forze locali di
autodifesa, affinchč partecipino ai programmi di sicurezza e sviluppo.
I
gruppi paramilitari cominciarono ad operare quasi in contemporanea con
l’offensiva del 1995. Anche se la loro presenza non č limitata alla Zona di
Espansione, č precisamente al suo interno che si č registrata la maggiore efficacia
nel coadiuvare i piani dell’Esercito Messicano.
Nel
periodo compreso tra il 1995 e il 2000, i gruppi paramilitari sono stati responsabili
dello sfollamento di oltre 10.000 delle 12.000 persone censite dal Centro de
Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas, nonché di esecuzioni,
massacri e sparizioni forzate. Nella suddetta zona si č sviluppato il gruppo
paramilitare Paz y Justicia, mentre un altro gruppo dello stesso stampo ha
perpetrato l’odioso massacro di Acteal.
La
fase del conflitto inaugurata nell’anno 1995 č stata caratterizzata da una
politica deliberata e consapevole dello Stato volta a commettere attacchi
generalizzati e sistematici contro la popolazione civile consistenti in
assassinii, trasferimenti forzati della popolazione, privazione grave della
libertŕ fisica, tortura, persecuzione di un gruppo o di una collettivitŕ con
identitŕ propria per ragioni politiche (oppositori del PRI), etniche (le
vittime sono indigeni), religiose (membri attivi della Diocesi di San Cristóbal
de Las Casas) ed infine sparizione forzata di persone. La creazione, il finanziamento,
l’addestramento e la copertura dei gruppi paramilitari hanno contribuito in
maniera fondamentale all’attuazione delle suddette violazioni.
L’identitŕ
delle vittime sia nella Zona Altos che nella Zona Nord corrisponde a quanto
descritto: indigeni, basi di appoggio zapatiste o membri attivi della Diocesi
di San Cristóbal o membri del PRD. Nell’ottica dell’Esercito, queste identitŕ escludevano
le vittime dalle categorie di “estranei al conflitto” o “societá civile”, per
classificarle come “organizzazione di massa” e, di conseguenza, “obiettivi di
guerra”.
Secondo
i dati raccolti dal Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas,
nel corso del conflitto, nella Zona Nord dello Stato, si sono registrate tra il
1995 ed il 2000 122 vittime, delle quali 85 di esecuzioni e 37 di sparizioni
forzate; inoltre va considerato il trasferimento forzato di 3.618 persone che
continuano a sopportare le conseguenze dello sfollamento.
Nella
Zona Altos la suddetta strategia si č sviluppato successivamente,
approssimativamente a partire dal marzo del 1997 e si č interrotta a causa della
commozione mondiale di fronte al massacro di Acteal nel dicembre dello stesso
anno. In quel periodo il Centro de Derechos Humanos ha registrato 6.332
sfollati, a cui vanno aggiunti la perdita dei beni e l’incendio delle
abitazioni, 62 persone assassinate in maniera violenta e 42 feriti. Tutto questo
si č prodotto in un clima di tensione, persecuzione e minacce da parte del
gruppo identificato con il PRI e promosso dalla presidenza municipale di San
Pedro Chenalhó, che operava con armi ed uniformi ad uso esclusivo dell’Esercito,
nonchč con la protezione della Polizia e dello stesso Esercito.

Le
somiglianze dei perpetratori della Zona Altos e Nord richiamano l’attenzione.
Caratteristiche
§
Controllo di presidenze municipali ed utilizzo
delle loro risorse.
§
Autoidentificazione con il PRI, in alcuni casi i
suoi leader sono stati deputati.
§
Ralazione con l’Esercito Messicano.
§
Relazione con la Polizia di Pubblica Sicurezza.
§
Relazione con alti funzionari del governo statale.
§
Utilizzo di uniformi della Polizia e dell’Esercito.
§
Utilizzo di armi ad uso esclusivo dell’Esercito.
Modo di agire
§
Sfollamento forzato e violento.
§
Incendio di case e saccheggio.
§
Detenzioni arbitrarie.
§
Assassinii.
§
Sparizioni coatte.
§
Imposizione di multe.
§
Vittime contrarie al PRI.
§
Vittime affiliate al PRI contrarie al
paramilitarismo.
Relazione
organica con Esercito e Governo


In questo contesto,
all’interno della regione ch’ol (zona nord del Chiapas) nasce Paz Y Justicia,
il gruppo responsabile della devastazione dei municipi di Tila, Tumbalá, Sabanilla,
Yajalón e Salto de Agua a partire dal 1995, fino a quando le divisioni interne
ed il cambio di correlazione di forze nel 2000 ne hanno ridisegnato
l’organizzazione, malgrado esso continui ad essere armato e solo 3 dei suoi
capi siano stati incarcerati. Le azioni di Paz y Justicia sono state ampiamente
documentate dalla stampa nel corso di questi anni, diventando oggetto
dell’analisi di articoli specializzati.
La Commissione
Interamericana dei Diritti Umani giŕ segnalava nel suo Rapporto del 1998:
555. Tuttavia,
nella zona (nord del Chiapas) si sono verificati numerosi attentati di natura
criminale, consistenti in minacce ed attacchi contro leader e comunitŕ civili,
attribuiti a gruppi identificati come paramilitari che agirebbero con
l’appoggio delle autoritŕ e degli allevatori delle aree circostanti e con l’implicita
protezione dell’Esercito Messicano, in maniera coordinata, contro i gruppi
oppositori del governo, o piů inclini alle rivendicazioni indigene. La loro
azione sembra orientata specialmente contro i leader che appoggiano l’azione
catechista della Chiesa Cattolica. Tuttavia, secondo l’informazione raccolta
dalla Commissione, gli scontri non hanno matrice religiosa, bensě politica.
Infatti, in entrambi i gruppi, si puň notare la presenza di cattolici e
protestanti.
556.
L’organizzazione “Paz y Justicia” di natura paramilitare, secondo le denunce
ricevute, č la principale accusata di essere uno strumento per realizzare
attentati contro i leader e le organizzazioni che rivendicano l’autonomia indigena
e difendono la proprietŕ della terra che essi occupano. Samuel Sánchez Sánchez,
il capo della suddetta organizzazione – che puň contare solamente sull’appoggio
del 20% degli indigeni choles, l’etnia locale predominante - fu eletto deputato
al parlamento statale in rappresentanza della regione, grazie al diffuso clima
di intimidazione e l’astensione elettorale di oltre due terzi dei votanti. Questa
chiusura dello spazio elettorale per la soluzione dei conflitti ha condotto
alla radicalizzazione della situazione ed alla conseguente serie di attentati
contro la vita, l’integritŕ e la libertŕ personale e di espressione che
caratterizzano l’attuale situazione della Zona Nord del Chiapas.
Secondo quanto
dichiarato dalla stessa “Paz y Justicia” “Questa organizzazione si č formata
in conseguenza della violenza generalizzata nella regione che comprende i
municipi di Tila, Tumbalá, Sabanilla, Salto de Agua, Palenque e Yajalón, partita
da un municipio ed in seguito estesasi agli altri.
Nacque come una
reazione alle azioni aggressive e violente scatenate nelle comunitŕ choles. In quelle dove la gente rifiutň di abbandonare il cattolicesimo
tradizionale in favore dell’attitudine liberazionista divulgata dagli agenti della
pastorale e che includeva la separazione dal PRI e la disobbedienza alle
istanze governative, ai commissari comunali, agli agenti rurali, ai comitati e
patronati di opere, ai presidenti municipali, al governo statale e federale,
alla CNC, all’Esercito (e alla polizia) per mantenersi in costante belligeranza
contro qualsiasi ordine che provenisse da essi (…).”
Il 1ş febbraio 1995
(fino al 16 novembre 1997) si inaugurň l’insediamento a capo della VII Regione
Militare con sede a Tuxtla Gutiérrez del Generale di Divisione, Diplomato di
Stato Maggiore, Mario Renán Castillo Fernández, che alla fine strinse una fitta
relazione con il gruppo paramilitare Paz Y Justicia. Al generale Renán
Castillo si attribuisce l’elaborazione del Manuale della Guerra Irregolare,
Tomo I e II, del 1996.
Organizzazione e
modus operandi di Paz Y Justicia
Negli ultimi mesi
abbiamo ricevuto la testimonianza di un comandante di Paz Y Justicia (in
seguito “testimone” o PyJ) e delegato della propria comunitŕ di origine.
Secondo la sua testimonianza “i capi erano Marcos Albino, Raymundo Trujillo,
Samuel Sánchez e Savelino (Torres) ed il centro di Paz Y Justicia si trovava a
Miguel Alemán; c’erano 121 delegati, i delegati erano per comunitŕ, perchč
ognuno aveva il suo delegato in ogni piccola comunitŕ, c’erano comunitŕ come a
Miguel Alemán o Usipá dove ci sono stati molti morti, perň erano piů di 121
delegati, anche se non tutti si riunivano in una stessa assemblea, ma solo dove
c’era piů violenza ed a coloro che non erano presenti altri delegati si
incaricavano di portare le informazioni su ciň che si era detto e sugli accordi
presi, ho gli atti su dove ci siamo riuniti tutti e 121 delegati (…).
Dunque, c’erano
anche comandanti, per esempio a Miguel Alemán c’erano comandanti che si
occupavano delle cooperazioni sulle munizioni, sui fondi, loro ci davano il
denaro per gli spostamenti, ogni otto giorni andavamo nelle comunitŕ, a Salto
de Agua, poi andavamo a Tuxtla, se non potevamo andare noi di Sabanilla o
Miguel Alemán lo facevamo a Tila, lě a Unión Chol, in una casa di campagna, non
so, lě era piů facile, perchč non era molto lontano per gli altri. Ho detto che
i comandanti erano quattro, che trovavano le munizioni e nei posti dove non
c’erano comandanti erano i delegati che si incaricavano di risolvere la faccenda
delle armi, perň quelli che andavano di piů erano quelli di Miguel Alemán,
Tsaki, loro consegnavano le armi, rimanevano circa
due o tre giorni, non arrivavano alle loro terre, lě ci furono molte
imboscate”.
Coloro che non
appartenevano al PRI erano espulsi dalle proprie comunitŕ e ciň ha generato lo
sfollamento di migliaia di persone. I paramilitari controllavano strade,
imponevano pedaggi, trattenevano, assassinavano. Facevano scomparire gli
oppositori.
1. - Paz Y Justicia: Ossia si organizzň una riunione regionale di
tutti quelli che erano di Salto de Agua, Tila, Yajalón, Sabanilla, capi e
simpatizzanti, tutti. Assassinarono il bestiame degli sfollati, dato che di bestiame
ce n’era a sufficienza, ogni tanto ne uccidevano per mangiare, ma quando arrivň
Minerva arrivň un camioncino di Clemente, lui lo fecero scendere e Savelino (Torres)
lo fece scendere e lo trattennero circa un giorno nella casa del fratello del
dirigente Nicolás Gómez Martínez e lě rimase la ragazza, la violentarono circa
31 persone, la violentarono e la uccisero col machete. La violenza e
l’assassinio avvenne a circa 300 metri da Miguel Alemán, prima perň lei rimase
un giorno senza mangiare in quella casa e lě la uccisero.
Centro de
Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas: E
Clemente lo lasciarono andare?
PyJ: Sě, perň lo colpirono perchč lui non voleva, dato che Minerva aveva
ricevuto la notizia che il padre era malato e Clemente la stava accompagnando,
ma dato che c’era un blocco di tutti i paramilitari di Miguel Alemán, fermavano
chiunque passasse.
CDHFBC: Quanto al caso di Minerva, che era una ragazzina di 14 o 15 anni,
anche la sua famiglia apparteneva ad un’altra organizzazione o la violentarono
solo per averla incontrata, per caso?
PyJ: La gente di Masojá Shucjá (paese di Minerva) apparteneva ad una
organizzazione oppositrice: lě si rifugiarono quelli del paese di Susuclumil,
una colonia di Miguel Alemán, che furono perseguitati e cacciati dalle proprie
case ad opera dei paramilitari. Ma, dato che la gente di Masojá Shucjá non li
perseguitava, i paramilitari di Miguel Alemán li incolparono e la fecero pagare
a chiunque.
CDHFBC: Come se fossero
complici degli sfollati? Si trasformavano in nemici per aver accolto degli
sfollati?
PyJ: Esatto.
CDHFBC : E la famiglia di Minerva aveva accolto sfollati?
PyJ: Precisamente (…).
2. - PyJ: Tutti i Priisti di Yajalón, Tumbalá, Salto de Agua, Tila dovevano
essere di Paz y Justicia. Dato che Mario aveva altre idee lo perseguitarono,
gli bruciarono la casa, poi venne il segretario del governo a firmare un accordo
affinchč si sistemasse la cosa, perň senza risultati. Mario rimase a casa sua a
Miguel Alemán e tornarono a bruciargliela di nuovo, poi andarono a Masojá Shujá.
La maggior parte di quelli di Paz Y Justicia appartenevano al PRI e ricevevano
appoggio dal PRI o dallo Stato (…).
Risorse
economiche
L’acquisto di armi
e munizioni era realizzato attraverso quote obbligatorie versate da tutti i priisti
che a loro volta facevano parte di Paz Y Justicia.
1. - CDHFBC: Che succedeva in caso essi non versassero la quota?
PyJ: Prima di tutto li incarceravano e li riempivano di botte, nel
carcere di Miguel Alemán, cosě come a Nuevo Limar, Tsaquil, Masojá Chico,
dovunque ci fosse un carcere o dove si fossero insediati gruppi di Paz y
Justicia che non vedevano l’ora di prendere gente, che fossero fratelli, padri,
figli, compagni, chiunque: se non pagavi, non c’era perdono, semplicemente ti
sequestravano e poi incolpavano delle violenze quelli di Abu Xú (organizzazione
affiliata al PRD). Per esempio, il 25 luglio 1996 un gruppo di Paz Y Justicia
iniziň a saccheggiare Susuclumil, rubando mais, uccidendo i maiali lasciati
dagli sfollati…in quella occasione morirono tre del gruppo e dei fatti
accusarono quelli di Abu Xú.
…e per la vendita
del bestiame degli sfollati:
2. - CDHFBC: Quindi ognuno era responsabile di trovare le proprie armi, le
distribuivano i capi della organizzazione, o davano semplicemente il denaro? In che modo si ricevevano?
PyJ: I fondi per
comprare le armi per noi di Miguel Alemán provenivano dal bestiame degli
sfollati, gente di Mario (sfollato) che aveva bestiame…le armi le compravano
coloro che volevano proteggersi in casa propria, era obbligatorio. Se non avevi denaro per comprarle, almeno per le munizioni: davamo 100
pesos perň a volte non sapevamo dove prenderli (…)
3. - PyJ: (…) La gente da El Limar veniva a Miguel Alemán per scambiare le
proprie armi con le mucche che avevamo, che perň non erano di Paz Y Justicia,
ma degli sfollati di quel periodo, del 1996.
Nel 1997 si
costituiscono come Associazione Civile con il nome di “Sviluppo, Pace e
Giustizia AC”, che permette loro di accedere ad altre fonti di finanziamento:
4. - PyJ: “Paz Y Justicia” vuole dire che si risolve il problema e che la
giustizia la fanno loro stessi, per cui cominciarono a chiamarsi “Sviluppo,
Pace e Giustizia”. Ci riunimmo a Tuxtla e si discusse del fatto che volevamo
costruire la pace secondo la nostra visione e con le nostre forze, ma Samuel
Sánchez parlň con i politici che gli consigliarono di aggiungere “Sviluppo” e
che non volevamo che esistesse il movimento zapatista”.
5. - PyJ: (…) Ci riunimmo anche con Mario Renán Castillo (Comandante della VII
Regione Militare) e c’era anche un tenente ed un politico di SOCAMA
(Solidarietŕ Contadini-Insegnanti, alleata del governo) che si chiamava Manuel
Gómez López (?), Torres (?) č di SOCAMA.
Anche Samuel
Sánchez apparteneva a SOCAMA ed andammo alla riunione di Tuxtla, eravamo molti
delegati, tutti e 121 (4 luglio 1997), perň solo alcuni presero la parola e Mario
Renán Castillo firmň per un finanziamento di 4.600.000 pesos, che ci sarebbero
pervenuti in tre rate ed in cambio chiedeva voti.”
Organizzazione
militare
1. - PyJ: Noi armati ci organizzavamo in gruppi, nel caso di Cruz Palenque
ci raccoglievamo in plotoni di dieci in dieci, eravamo 41 e ci dividemmo in
quattro parti, costituivamo tutti insieme un solo gruppo di persone che veniva
da vari posti. Nelle comunitŕ piů grandi andavamo sempre tutti e 41, perň per
le sparizioni non sempre andavamo tutti, ma solo 10 o 7. Anche alle imboscate.
Ci aiutavano
anche i signori anziani, facevano la guardia, ma ci davano anche le loro armi
ed avevamo una lista di guardie e se mancava uno lo si multava di 20 o 50
pesos”.
2. - PyJ: Allora ci organizzammo, ci riunimmo a Masojá Chico, camminammo sul
monte di Miguel Alemán in quella direzione circa un’ora e mezza e riuscimmo a
riunire circa 41 elementi. Indossavamo uniformi militari, alcune azzurre; molte
persone trovavano le uniformi, riuscivano a comprarle perchč avevano familiari
nell’Esercito messicano, erano loro amici; anche la Polizia dello Stato dava le
proprie uniformi, io ne avevo una azzurra, avevo il viso coperto, quella volta
con un fazzoletto rosso, ma altre volte usavamo il passamontagna”.
3. - CDHFBC: Quindi i membri di Paz Y Justicia indossavano uniformi?
PyJ: Sě, le compravano.
CDHFBC: E com’era l’uniforme?
PyJ: Utilizzavano quelle della Polizia settoriale, della Pubblica Sicurezza
e dell’Esercito e per coprire la faccia si usavano o fazzoletti rossi o verdi o
passamontagna...
CDHFBC: E chi forniva le uniformi? Le compravate voi?
PyJ: Le compravamo perchč l’Esercito le vendeva a El Limar.
4. - CDHFBC: Che tipo
di armi avevate?
PyJ : Varie, un R15, una UZI.
CDHFBC: Di che anno stiamo parlando?
PyJ: Del 1996-97. Parliamo dei conflitti di Usipŕ, di Cruz Palenque, El
Limar, di tutta la zona. Io ho imparato bene ad usare le armi, me lo
insegnarono dato che ero un delegato di Paz Y Justicia a Miguel Alemán, ogni
delegato aveva la propria comunitŕ.
CDHFBC: Chi ve lo
insegnava?
PyJ: Dell’addestramento si incaricava Savelino, altri erano militari,
sono ancora oggi militari di Masojá Shujá: Emilio Pérez López continua ad
appartenere all’Esercito, in Fanteria a Tenosinque o Cittŕ del Messico, era lui
che insegnava alla gente.
CDHFBC: In che accampamento o reggimento?
PyJ: A Miguel Alemán, ma anche a Tzaquil.
CDHFBC: C’era un accampamento militare?
PyJ: Ce n’erano a Tzaquil, nella piantagione di caffč, ed a Miguel
Alemán.
CDHFBC: A Miguel Alemán c’era una base militare?
PyJ: No.
CDHFBC: Allora dove andava Emilio, dove si trovava il suo accampamento, la
sua base militare?
PyJ: Allora egli stava a Tenosique ed era in vacanza, ho capito che fu
reclutato da Savelino affinchč addestrasse il suo gruppo.
CDHFBC: Per cui non era in Chiapas, ma in Tabasco o altrove.
PyJ: Sě, rimase lě circa 15 giorni; molta gente di Limar, Nuevo Limar,
Usipá, Cruz Palenque si riunirono lě, eravamo circa 80 persone armate e chi non
aveva le armi se le faceva prestare. Tutto questo in caso di scontro.
CDHFBC: Ed Emilio che relazione aveva con Savelino? Era un suo conoscente?
PyJ: Sě, era un suo conoscente, o un amico, insomma, si allearono; l’organizzazione
Paz y Justicia si stava ampliando ed aveva conoscenze, cercava di reclutare
quelli che sapevano usare le armi. Lui sapeva utilizzare qualsiasi cosa e ci addestrň
a Tzaquil, una colonia di Miguel Alemán (…)”.
Acquisto di armi
PyJ: (…) Lui (Savelino Torres) era colui che le dava, le trovava, aveva
compagni a Yajalón, lě gli era facile, cominció ad armare Miguel Alemán,
cominciň a cercare armi. Cominciarono ad arrivare poliziotti ed ex poliziotti
da Macuspana, stiamo parlando del Tabasco, qui da noi: ne arrivarono circa tre (…).
Io usavo un AK-47. Io semplicemente trasportavo le armi in una macchina, non ho
mai preso la targa perchč avevo paura che sospettassero di me.
CDHFBC: Venivate da Macuspana?
PyJ: Sě.
CDHFBC: Solo da lě o da altri posti?
PyJ: Da altri posti come Nicolás, di Salto de Agua (…) (Nicolás Gómez)
di Salto de Agua fu incarcerato dove io gli trovai le armi, due R15 nuove e non
so che accadde, le autoritŕ…
CDHFBC: Dove avevi trovato le armi?
PyJ: Io dissi a Nico di darmi un anticipo, perchč le armi costavano 8
mila pesos e lui ne chiedeva 10 mila con il 50% di anticipo. Fu prima del mese
di novembre, in ottobre, di un anno fa, fu l’ottobre del 2000, del 2002 piů o
meno…
CDHFBC: Ah! Recente?
PyJ: Sě; lui diceva di avere una cassa con tutto, č commerciante…
CDHFBC: Nicolás?
PyJ: Lui va a vendere nelle comunitŕ, anche ora, ma allora teneva le
armi in una cassa di uova sapendo bene chi sarebbe andato a comprarle direttamente
a casa sua e poi di notte distribuivano le munizioni e tutto il resto ed io
andai 2 o 4 volte a casa sua nel periodo del conflitto, andai a vedere le armi,
ho conosciuto il suo domicilio. Fu allora che iniziarono le nostre relazioni: io
li ho portati a Mopti, tra cui Savelino (Torres), a vedere le armi; c’erano fucili
M1, M2. La sua casa si trova sulla sponda del fiume e c’era un altro piano
terra in casa sua dove teneva gli strumenti…
CDHFBC: Anche a Macuspana?
PyJ: No. Lui contrattava da Macuspana. Marcos (Albino) e Savelino
(Torres) reclutarono questa persona ed arrivň in un furgoncino rosso Ford.
Venne per otto anni circa, con armi di calibro differente, sia fucili, sia armi
di esclusivo uso militare…
CDHFBC: Perň non sai
dove trovava le armi?
PyJ: Semplicemente lě a Macuspana, lě sono come narcotrafficanti di armi,
semplicemente arrivavano lě, non solo una, ma quattro volte arrivarono queste
persone; allora fecero un accordo, prima di tutto, poi anche a El Limar;
vendevano a gente che le scambiava con bestiame, per cui da El Limar arrivavano
a Miguel Alemán (…)”.
2. - PyJ: Di questo (delle uniformi)…molta gente aveva contatti con il
comandante della polizia, io no, io ne avevo solo con molta gente dei Ministeri
Pubblici, chiedevo loro quanto costava un R15, loro mi dicevano 10.000 fino a
20.000 pesos, ci davano armi, andavamo a comprarle fino a Yajalón.
CDHFBC: Anche i funzionari
pubblici offrivano armi?
PyJ: Sě, ci si
faceva un amico e cosě ne ho conosciuti molti, altri avevano conoscenze nella Pubblica
Sicurezza che dava armi al comandante, a Savelino, perň a me quasi non me ne
davano.
Relazioni con le
autoritŕ locali e federali
° Comuni
1. - PyJ: Sě, avevamo veicoli, passaggi, trasporti e tutto il resto, avevamo
appoggio da parte del Comune (Tila).
CDHFBC: In quel periodo vi stavano appoggiando tutti i Comuni? (Sabanilla,
Tumbalá, Salto de Agua…).
PyJ: Sě, anche quello che č in carcere ora, l’ex presidente (Carlos
Torres López) dava tutto alle comunitŕ, anche la radio.
CDHFBC: Dava uniformi?
PyJ: Sě, tutto…
CDHFBC: Armi?
PyJ: Sě, ma ora sta in carcere…
° Governatore
2. - PyJ: Il
governatore Ruiz Ferro si riuně con Samuel (Sánchez), forse lui gli dava
appoggio, il governatore non voleva che ci fossero altri partiti, solo il PRI. Cosě, Marcos Albino diceva nelle riunioni che il nostro partito era la
bandiera tricolore, siamo PRI, che se sfollavamo la gente i loro beni sarebbero
diventati nostri; loro stanno con i latifondisti, diceva che ci saremmo uniti e
cosě si agganciarono le comunitŕ. Con i municipi, tutti eravamo del PRI.
3. - PyJ: Anche Samuel Sánchez apparteneva a SOCAMA ed andammo alla riunione
a Tuxtla, andammo a Mopti, tutti e 121 (4 luglio 1997), perň parlarono solo
alcuni di noi e Mario Renán Castillo firmň per un finanziamento di 4.600.000
pesos, che ci sarebbero pervenuti in tre rate ed in cambio chiedeva voti.”
Coloro che
amministrarono il denaro furono Raymundo, Samuel, Marcos; c’era anche il denaro
che promise il segretario di governo, anche lui firmň l’accordo, lo diede a
Mario, firmarono tutti ed il testimone d’onore fu Renán Castillo; allora noi
dovemmo tornare un altro giorno per partecipare ad una riunione e sapere chi
avrebbe votato.
° Procuratore
4. - PyJ: (…) Il procuratore arrivň varie volte a casa di Diego Vázquez…
CDHFBC: Che procuratore?
PyJ: Era abbastanza alto… (Jorge Enrique Hernández Aguilar)
CDHFBC: In che anno piů o meno?
PyJ: Mah, nel ‘96 o ‘97, piů o meno…
° Esercito Messicano
5. - PyJ: (…) Non solo lui, ma anche l’Esercito Messicano era
coinvolto in quel periodo…
CDHFBC: In che senso era coinvolto?
PyJ: Piů che altro era Juan Bautista, che era
il generale che arrivň la prima volta, lě a El Limar, sicuramente conosceva
bene Paz Y Justicia…
CDHFBC: Che grado aveva?
PyJ: Era generale dell’Esercito Messicano…
CDHFBC: A che unitŕ apparteneva?
PyJ: Non so…era un signore canuto, alto, un po’ grosso…
CDHFBC: Ma a che battaglione apparteneva?
PyJ: Io credo di qui, di San Cristóbal, non so, o del Tabasco non so,
perň addestrava le sue truppe, le sue guardie che passavano a visitare le comunitŕ,
che erano di Paz y Justicia, sempre a loro favore…
CDHFBC: Questo generale Juan Bautista andava anche a parlare con i dirigenti
di Paz Y Justicia?
PyJ: Sě. Aveva piů relazioni con Diego, con Marcos, con Raymundo, con
Samuel, loro erano quelli che parlavano con lui e ci scrisse un foglio, noi
abbiamo scritto una relazione, loro avevano armi, ci registrarono affinchč
potessimo portarle nelle cittŕ, anche Marcos (Albino) caricava la sua armi, una
9 mm… con Mario Renán abbiamo avuto una conversazione a Tuxtla Gutiérrez…
CDHFBC: Quindi questo Juan Bautista aveva una
lista delle armi di Paz y Justicia e lui stesso trovava le armi per loro?
PyJ: No, perň lui ci diceva come difenderci, come usare le armi e lo diceva
a Marcos e Savelino, che sapevano come usare le armi, che erano ex militari…
CDHFBC: Quindi Juan Bautista vi diceva come usare le armi?
PyJ: Sě, sapevano come usarle.
CDHFBC: Savelino, Marcos, Albino e Juan Bautista vi insegnavano come usare
le armi?
PyJ: Sě, per cui passai molto tempo con loro (…).
6. - PyJ: (…) Ho conosciuto Mario Renán, che parlava con i dirigenti di Paz Y
Justicia.
CDHFBC: Mario parlava con i dirigenti di Paz Y Justicia?
PyJ: Sě.
CDHFBC: Li visitava a Miguel Alemán?
PyJ: Sě, arrivava fin lě, si fidava molto di loro, prendeva pure le armi
dall’Esercito per loro…
CDHFBC: E di cosa parlavano con Mario Renán Castillo?
PyJ: Mario Renán si trova a Tuxtla…non abbiamo parlato con lui solo una
volta, anche la terza volta che parlammo con lui…
CDHFBC: Per cui lui andava a Miguel Alemán?
PyJ: Entrava Marcos (Albino), ed arrivammo tutti i 121 delegati a
Tuxtla per le riunioni, perň non parlava a tutti, solo a quelli che sapevano,
quelli che coordinavano, quelli che non parlavano, che non avrebbero tradito,
fummo scelti…
CDHFBC: Che vi diceva Renán Castillo?
PyJ: Che andassimo avanti, che non lasciassimo alcuna possibilitŕ ad Abu
Xů, perchč erano dei bastardi, che avrebbe tolto loro la terra e tutto il
resto; che semplicemente li colpissimo, in particolare i dirigenti, ma non
riuscimmo a colpirli, per cui furono eliminati solo i simpatizzanti, dei
poveracci, anziani che morirono in questa guerra, giovani e donne che
scomparvero…
7. - CDHFBC: E dove vi riunivate a Tuxtla?
PyJ: Prima ci incontravamo con Mario Renán dove organizzava le sue
riunioni.
CDHFBC: Nell’accampamento militare di Tuxtla?
PyJ: Sě, stavamo lě. Il giorno seguente, perchč rimanemmo due giorni,
andammo in una casa di campagna, una casona del PRI, non so, ed arrivarono vari
giornalisti, arrivň Diego da El Limar che fu fermato e nessuno poteva parlare,
ci dissero che nessuno poteva parlare, solo Diego, il dirigente di El Limar.
8. - CDHFBC: L’Esercito vi appoggiava solo per farvi fare quello che volevate o
anche loro comandavano e dicevano che bisognava andare nelle comunitŕ ed
ammazzare qualcuno?
PyJ: No, solo ci dicevano di farli sparire, che non lasciassimo che il
lavoro lo facessero loro..
CDHFBC: Vi stimolavano…
PyJ: Ci stimolavano (…).
9. - CDHFBC Il
professore, uno dei professori…
PyJ: Quello che fecero scendere dal suo furgoncino a Miguel Alemán? Fu all’incrocio
grande di Masojá, per andare a Joinixtie e per andare a El Limar, piů o meno
alle due del pomeriggio. Sopravvissero due suoi fratelli, Artemio e Alfredo,
furono quelli che ricevetteto i colpi, pietre e tutto il resto. Il fratello se
lo trascinarono via un gruppo di persone per ammazzarlo, lo stesso Esercito,
come la Pubblica Sicurezza, che ora č la Polizia settoriale, il comandante
della Polizia della Pubblica Sicurezza di allora…
CDHFBC: Chi era, come si chiamava?
PyJ: Non ricordo, perň era canuto, alto. Mise in mezzo le sue auto per
non far passare, “sai che di lě arrivano quelli di Ixbao”, arrivavano da Masojá
Shujá, la prima casa di Miguel Alemán, lě era dove stava il mucchio di persone
di Miguel Alemán, e non si sa dove portarono il corpo di quel signore…
CDHFBC: Nella Riunione che organizzaste a Palenque erano presenti anche
quelli dell’Esercito?
PyJ: Sě.
10. - PyJ: Giŕ sai che prima volevano un solo partito, solo il PRI, se eri di
un altro, del PRD non andava bene. Quando arrivň il distaccamento militare a El
Limar erano ancora d’accordo, il generale Juan Bautista dava il permesso per
caricare le armi, disse anche ad un nostro dirigente che ci avrebbe registrato
le armi, che ogni arma sarebbe stata acquistata e registrata; una volta, quando
il probleme si fece grosso, nel ‘96, non ricordo il mese, stava arrivando il
vescovo di San Cristóbal lě a Masojá Shujá per fare una dichiarazione; noi
abbiamo organizzato una riunione previa a Miguel Alemán per fargli una
imboscata, nella curva, poco prima dell’incrocio, noi eravamo circa 25.
Perň il Vescovo
non passň, passň per un altra strada, perciň caricammo tutte le armi, circa 80
in una macchina che era all’incrocio di Miguel Alemán verso El Limar e Tila,
verso l’entrata di Miguel Alemán con Joinixtié; incontrammo una pattuglia
militare, perň l’Esercito non ci disse nulla, ci controllň le armi e non ci
disse nulla.
CDHFBC: Ma hanno visto le armi?
PyJ: Sě, ma non ci
dissero nulla, le vide anche lo stesso generale che comandava lě.
CDHFBC: Quindi il generale Juan Bautista stava al distaccamento di El Limar e
vi autorizzň? Parlň con i capi di Paz y Justicia?
PyJ: Sě, questo nel 1996. C’era il Maggiore Adeliz Luna ed anche il
generale Juan Bautista ed il Maggiore che si chiamava Mateo Reyes, ma poi morě.
Ho chiesto ad alcuni di loro e mi dissero che era morto.
CDHFBC: Ed i militari erano a conoscenza anche dell’imboscata contro Don
Samuel ed i catechisti?
PyJ: Sě.
CDHFBC: Erano informati su tutto quello che facevate…
PyJ: Sě, anche la Polizia Giudiziaria Statale, c’era un agente municipale a
El Limar (…).
La divisione
1. - PyJ: Samuel Sánchez apparteneva a SOCAMA ed andammo alla riunione di Tuxtla
tutti e 121 delegati (4 luglio 1997), perň parlarono solo alcuni di noi e Mario
Renán Castillo firmň per un finanziamento di 4.600.000 pesos, che ci sarebbero
pervenuti in tre rate ed in cambio chiedeva voti.
Ad amministrare
il denaro furono Raymundo, Samuel, Marcos, c’era pure il denaro che promise il
segretario di Governo, lui firmň l’atto dell’accordo, lo diede a Mario poi
firmammo tutti ed il testimone d’onore fu Renán Castillo, ma noi dovemmo
tornare un altro giorno per fare una riunione e sapere chi avrebbe votato.
Tuttavia il
denaro non č mai arrivato nelle nostre mani perchč i dirigenti di Paz y
Justicia cominciarono a rubarlo, comprarono circa 8 camioncini in ogni
municipio, Sabanilla, Tumbalá, Tila, lě cominciarono i problemi, Savelino e
Cristóbal iniziarono a rendersi conto che Raymundo stava spendendo i soldi,
perchč il denaro era per progetti agricoli, per l’allevamento e il miglioramento
delle piantagioni di caffč. Ci promisero anche che avremmo organizzato una
riunione con SOCAMA perchč ci insegnassero come fertilizzare il caffč, perň non
si fece mai, cominciarono i problemi, gli scontri e Raymundo rimase senza persone.
Ritirarono un furgoncino
a Raymundo, poi incarcerarono alcuni di Miguel Alemán e Raymundo e Marcos
Albino giŕ avevano iniziato ad organizzarsi in un’altra associazione, la UCIAF
(Unione Contadina Agricola e Forestale), č un’organizzazione recente; Marcos
Albino cercň gente da reclutare perchč arrivarono i mandati di comparizione per
quelli di Miguel Alemán, arrivarono le citazioni in ogni comunitŕ e tutti
quelli che non volevano finire in carcere si univano all’organizzazione.
Secondo
testimonianze recenti di alcuni membri di Paz Y Justicia, questa
organizzazione si formň nel seguente modo:
Organigramma di Sviluppo, Pace e Giustizia
Consiglio di
Amministrazione:
Marcos
Albino Torres López Manuel
Jiménez López
Presidente
Vicepresidente
Mateo
Mayo Trujillo Jesús Gómez
Pérez
Segretario
Segretario delle
Finanze
Cristóbal
Álvaro Jiménez Ricardo Sánchez López
Segretario della
Stampa e Propaganda Segretario del
Credito e Commercializzazione
C.
Germán Pérez Ramírez Julio
Ramírez Jiménez
Segretario
degli Affari Giurídici Segretario dell’Organizzazione
Consiglio di
Vigilanza
Savelino Torres Martínez Samuel
Encino Juárez
Presidente
Vicepresidente
Martín
Gómez Montejo Ezequiel Sánchez
Gutiérrez
Segretario
Portavoce
Portavoci Eseutivi
Raymundo
Sánchez Trujillo Samuel Sánchez Sánchez
Delegati
Uno
per ogni comunitá (almeno 121)
------------------------------------------------------------------------------------------------------
Organigramma di Desarrollo, Paz y Justicia come gruppo
Paramilitare
Marcos Albino
Torres (ex militare) - Comandante in capo (Tila)
Raymundo Sánchez
Trujillo (deputato federale 1997-2000) - Acquisizione di armi
Samuel Sánchez
Sánchez (deputato locale 1995-97) – Responsabile per le risorse
Savelino Torres (ex
militare) – Comandante a Miguel Alemán
Diego Vázquez - Comandante
a El Limar
------------------------------------------------------------------------------------------------------
Comando di Miguel Alemán (41 persone)
1.
Comandante: Savelino
Torres (ex militare)
Comunitá Sakil (Tzaquil), Tila
2.
Eugenio Torres Martínez
3.
Augusto Torres Martínez
4.
Ernesto Torres García (ex comandante della polizia
municipale di Tila, Chiapas)
5.
Domingo Torres García
6.
Mario Torres García
Comunitá Miguel Alemán, Tila
7.
Nicolás Gómez Martínez (dirigente dell’organizzazione
a Miguel Alemán)
8.
Manuel López Hernández (commissario comunale nel
1996)
9.
Antonio López Sánchez
10.
Alejandro López Sánchez
11.
Samuel López Hernández
12.
Román López Hernández
13.
Pablo Pérez Ramírez
14.
Amalio Pérez Ramírez
15.
Jaime López Hernández
16.
José Gómez Martínez
17.
Armando Díaz López
18.
Miguel Gómez Torres
19.
Mateo Gómez Torres
20.
Nicolás Gómez Torres
21.
Valentín Torres Ramírez (ex commissario comunale di
Miguel Alemán)
22.
Pascual López Ramírez
23.
Alberto López Torres
Comunitá Masojá Shucjá, Tila
24.
Manuel Pérez Hernández
25.
Samuel Pérez Hernández
26.
Israel Pérez Hernández
27.
Cornelio Pérez Hernández
28.
Emilio Pérez Hernández (membro del 17° Battaglione
di Fanteria a Villahermosa)
29.
Encarnación Pérez Hernández
Colonia Jolnixtié 1Ş Sección, Tila
30.
José Pérez Martínez
31.
Cristóbal Torres López
Colonia Cruz Palenque, Tila
32.
Domingo Pinto
33.
Meteo (Mateo) Díaz López
Colonia Pantianijá, Tila
34.
José Ramírez López
35.
Antonio López Vázquez
36.
Antonio Ramírez López
37.
Nicolás Ramírez López
Colonia Masojá Grande, Tila
38.
Domingo “N”
39.
Ignacio “N”
Colonia Masojá Chico, Tila
40.
Nicolás Díaz “N” (attuale Rappresentante di Tila,
Chiapas).
41.
Cristóbal “N”

SAMUEL SANCHEZ
Sánchez
Foto: José Antonio López
Situazione
attuale
Č evidente che il
conflitto in Chiapas non č terminato. Anche se non si sono registrate serie aggressioni
nel corso del conflitto, č importante sottolineare che le condizioni materiali
permangono: un esercito ribelle, una occupazione militare estesa su tutto il
territorio indigeno, poche possibilitŕ di raggiungere in tempi brevi un accordo
di pace, la presenza di gruppi paramilitari e di gruppi di potere politico ed
economico che sono serviti in passato come strumenti di scontro antizapatista
(i cosiddetti “autenticos coletos” a San Cristóbal, i Kanter a Comitán, Paz
y Justicia nella Zona Nord, le associazioni riorganizzate di allevatori i
cui reclami relativi alle terre perse a seguito della sollevazione zapatista
non sono stati accolti).
L’unica differenza
tra il contesto attuale e quello in cui č stato raggiunto l’apice della
violenza č stata la frattura politica che ha avuto luogo nell’anno 2000.
Tuttavia, questi gruppi si stanno ricostituendo e si corre un grosso rischio che
si ripetano le condizioni politiche per le elezioni del 2006, le quali possono
generare nuove, e forse anche piů acute, situazioni di violenza. Oggi questo
scenario č reso possibile dalla mancanza di attenzione da parte degli attuali
governi federale e statale nei confronti dello smantellamento e della punizione
dei paramilitari e di coloro che li hanno creati e coperti; dalla mancanza di
volontŕ di modificare la propria politica verso il conflitto ed in particollare
di non realizzare quanto richiesto dalle comunitŕ indigene secondo quanto stabilito
a San Andrés.
Attualmente la
Procura Generale della Giustizia dello Stato del Chiapas ha reso pubbliche alcune
informazioni che ci mostrano l’inattivitŕ rispetto al procedimento
investigativo sul tema degli scomparsi e degli assassinati. Non ci sono
indagini aperte riguardo le azioni paramilitari che hanno causato gli
sfollamenti. Nel frattempo nessuna delle Procure si č assunta l’incarico di
indagare a fondo.
L’11 ottobre 2000
furono incarcerati 11 membri di Paz y Justicia, tra cui figuravano due
dei suoi principali dirigenti: l’ex priista Samuel Sánchez e l’ex militare
Marcos Albino Torres, oltre a nove indigeni choles, accusati di essere i
responsabili dei crimini di terrorismo, insubordinazione, associazione a
delinquere, detenzione di armi da fuoco ad uso esclusivo dell’Esercito e della
Forza Aerea, lesioni e saccheggio.
Nonostante decine
di testimonianze e prove documentali contro di essi, un giudice federale ha cancellato
dai capi di imputazione dei dirigenti i crimini di terrorismo,
insubordinazione, associazione a delinquere e detenzione di armi da fuoco ad
uso esclusivo dell’Esercito e della Forza Aerea. Essi sono stati liberati il 21
aprile 2001, malgrado si fossero accumulati piů di sei anni di indagini per i
reati di omicidio, sparizioni, violazioni, saccheggio e lesioni: questi
paramilitari sono stati liberati in meno di 5 mesi per “mancanza di prove”.
Il 15 febbraio
2002, agenti statali hanno incarcerato Diego Vázquez Pérez, uno dei principali
capi del gruppo Desarrollo, Paz y Justicia, il quale si era rifiutato di
firmare un accordo di riconciliazione tra gli indigeni della comunitŕ El Limar,
promosso dal Governo Statale. Egli č stato accusato dei crimini di privazione
legale della libertŕ e lesioni gravi nei confronti di Pedro Jiménez López,
fatti avvenuti nel 1997. Contro di lui pendono altre cause penali per
differenti crimini commessi tra il 1995 ed il 1997. Lo si accusa
anche del sequestro di promotori del “Progresa” a San Josč El Limar.
Venerdě 13
settembre 2002 agenti statali hanno incarcerato 27 dei presunti membri del
gruppo paramilitare Paz y Justicia, ai quali sono state sequestrate 11
armi di diverso calibro. Tra loro figurava Savelino Torres, ex responsabile
priista del municipio di Tila e leader del gruppo paramilitare: tra le altre
cose, contro di lui pendeva un ordine di cattura per lesioni e furto violento,
nonchč svariate inchieste per la sparizione e l’assassinio di tre indigeni
della regione.
Carlos Torres
López, ex sindaco priista di Tila, fu “arraigado” dalle autoritŕ giudiziarie
dello Stato il 19 settembre dello stesso anno. Carlos Torres López ha consegnato
a Desarrollo, Paz y Justicia “un ampio numero di radio di
telecomunicazione, veicoli, benzina e denaro”. La Contraloría Generale dello Stato ha riscontrato
un trasferimento di fondi del valore di 3 milioni 155 mila pesos per opere non
realizzate (ponti, scuole, ecc..) durante il suo periodo di reggenza.
Savelino Torres,
Diego Vázquez e Carlos Torres sono gli unici leader incarcerati fino ad ora. Nessuno
di loro č stato processato per i reati di omicidio o delinquenza organizzata.
Le informazioni
sull’organizzazione Paz y Justicia che sono presenti in questo documento
sono note alla Procura Generale della Repubblica ed al Governo dello Stato del
Chiapas dal 1999. Tuttavia, il 13 novembre 2002 il titolare della PGR, Rafael
Macedo de la Concha, ha annunciato lo smantellamento della Unitŕ per
l’Attenzione ai Delitti Commessi da Probabili Gruppi Armati creata dal suo
predecessore, Jorge Madrazo Cuellar, nell’aprile 1999. L’organismo, che in piů
di tre anni ha avviato diverse indagini su tutti i gruppi civili armati
(paramilitari e “privati”) la cui presenza era stata denunciata in Chiapas, č
stato eliminato senza che abbia raggiunto risultati concreti.
Le comunitŕ priiste
continuano ad essere armate. L’Esercito continua ad essere presente nei
municipi della Zona Nord. I capi paramilitari continuano ad esercitare la loro influenza,
anche quelli che si trovano in carcere.
Nel contesto delle
elezioni intermedie del 2003, Savelino Torres e Diego Vásquez dal carcere di
Cerro Hueco a Tuxtla Gutiérrez hanno inviato una lettera alla “Presidenza della
Organizzazione Desarrollo, Paz y Justicia A.C. della Regione Selva Nord, a
tutti i delegati di questa organizzazione affiliata al Partito Rivoluzionario
Istituzionale”, chiedendo di prendere posizione in favore dell’allora candidato
a deputato Jorge Utrilla Robles.
Persino dal carcere
i due capi sono venuti a conoscenza dell’identitŕ dei loro accusatori ed hanno
ordinato ai compagni di Miguel Alemán di “eliminare” i testimoni. Gli sfollati
piů recenti hanno ricevuto minacce di morte.
L’elezione del
candidato del PRI alla presidenza municipale di Tila lo scorso 3 ottobre č
stata assai controversa. Juan José Díaz Solórzano ha lavorato per sei anni per
il comune di Tila ed ha allacciato diverse relazioni con alcuni dirigenti di Paz
y Justicia, in particolare con Carlos Torres López, ex presidente
municipale, attualmente in carcere. Esiste il radicato timore che la forte
influenza di Paz y Justicia sul municipio di Tila torni a riattivare la
violenza nella zona.
Esistono vari
documenti ufficiali in possesso sia dell’amministrazione passata che di quella odierna
che segnalano la presenza di Paz y Justicia, caratterizzandone ed
identificandone l’organizzazione. Tra essi compare una copia dell’Accordo tra
Governo dello Stato del Chiapas e Desarrollo, Paz y Justicia AC per la
concessione di fondi dell’ammontare di 4.600.000 pesos in favore dell’organizzazione,
nel quale appare la firma come testimone d’onore Mario Renán Castillo (1997).
Esistono inoltre
lettere scritte da comunitŕ afíliate al PRI ed a Paz y Justicia dirette
alla presidenza municipale di Tila al fine di sollecitare apparecchi radio,
uniformi ed armi.
Responsabili
I responsabili
di questa deliberata politica di Stato che utilizza i delitti di Lesa Umanitŕ
come strategia di guerra contro la popolazione civile sono (in maniera non
esaustiva):
Diretti
Ř
Dr. Ernesto Zedillo Ponce de León.
Comandante
Supremo delle Forze Armate del Messico e Presidente della Repubblica
(1994-2000). Ha approvato ed ordinato il “Piano Campagna Chiapas ‘94”.
Ř
Generale Enrique Cervantes Aguirre.
Segretario
della Difesa Nazionale (1994-2000). Ha approvato, ordinato e realizzato il “Piano
Campagna Chiapas ‘94”.
Ř
Generale di Divisione DEM Miguel Angel
Godínez Bravo.
Comandante
della VII Regione Militare (1990-1995). Autore del “Piano Campagna Chiapas ‘94”.
Ř
Generale di Divisione DEM Mario Renán
Castillo.
Comandante
della VII Regione Militare (1995-1997). Ha realizzato il “Piano Campagna
Chiapas ‘94”.
Generale di
Divisione DEM José Gómez Salazar.
Comandante
della VII Regione Militare (1997-2000). Ha realizzato il “Piano Campagna Chiapas ‘94”.
Ř
Generael di Brigata DEM Alberto Martínez
Herrera.
Comandante della 31^
Zona Militare con sede a Rancho Nuevo, Chiapas (1993-2005). Ha realizzato il “Piano Campagna Chiapas ‘94”.
Ř
Generale di Brigata DEM Jorge de Jesús Wabi
Rosel.
Comandante della 39^
Zona Militare con sede a Ocosingo, Chiapas (1995-1998). Ha realizzato il “Piano Campagna Chiapas ‘94”.
Ř
Generale di Divisione DEM Fermín Rivas García.
Comandante della 39^
Zona Militare con sede a Ocosingo, Chiapas (1998-2001). Ha realizzato il “Piano Campagna Chiapas ‘94”.
Ř
Generale Juan Bautista “N”.
Comandante della
Unitŕ distaccato a El Limar, Tila. (1995-?). Ha coordinato le azioni del
gruppo paramilitare Paz y Justicia.
Ř
Lic. Julio César Ruiz Ferro.
Governatore
Costituzionale dello Stato del Chiapas (1994-1997). Ha concesso risorse
finanziarie ai gruppi paramilitari.
Ř
Lic. Roberto Albores Guillén.
Governatore ad
interim dello Stato del Chiapas (1997-2000). Ha mantenuto il coordinamento con
i gruppi paramilitari.
Responsabili
delle indagini sui delitti di Lesa Umanitŕ e dello smantellamento dei gruppi
paramilitari
Dr. Jorge
Madrazo Cuellar.
Procuratore
Generale della Repubblica (1996-2000). Ha omesso le indagini sulla
responsabilitŕ dell’Esercito e di alti funzionari della federazione del governo
del Chiapas.
Ř
Lic. Armando Del Río Leal (titolare) e Lic. José Sotelo Marbán (coordinatore).
Responsabili della Unitŕ per l’Attenzione ai
Delitti Commessi da Probabili Gruppi Civili Armati della
Procura Generale della Repubblica (2000-2001). Essi hanno ricevuto denunce su
appartenenti ai gruppi paramilitari, sulla loro organizzazione, l’acquisizione
di armi, i piani e le relazioni con i governi Federale e Statale, e con l’
Esercito messicano, i quali perň non sono stati mai indagati.
Lic. Amando Pérez Narváez.
Titolare della Unitŕ per l’Attenzione ai
Delitti Commessi da Probabili Gruppi Civili Armati della
Procura Generale della Repubblica (2001-2002). Membro della Unitŕ dal 2000. Ha
ricevuto denunce su appartenenti dei gruppi paramilitari, sulla loro organizzazione,
la acquisizione di armi, i piani e le relazioni con i governi Federale e Statale,
e con l’Esercito messicano, i quali perň non sono stati mai indagati.
Responsabili
per il non smantellamento del “Piano Campagna Chiapas ‘94”
Ř
Lic. Vicente Fox Quezada.
Comandante
Supremo delle Forze Armate e Presidente della Repubblica (2000-2005). Ha
mantenuto in vita il “Piano Campagna Chiapas ‘94” che include i civili come obiettivi
militari e la presenza di gruppi paramilitari.
Ř
Generale Gerardo Clemente Ricardo Vega
García. Segretario della Difesa Nazionale
(2000-2005). Ha mantenuto in vita il “Piano Campagna Chiapas ‘94” che include i
civili come obiettivi militari e la presenza di gruppi paramilitari.
Generale Rafael Macedo de La Concha. Procuratore Generale della Repubblica (2000-2005). Ha abbandonato le
indagini e smantellato l’Unitŕ per l’Attenzione ai Delitti
Commessi da Probabili Gruppi Civili Armati nell’anno 2002, anche quando alla sua
Procura furono comunicate le denunce dei membri dei gruppi paramilitari, che rivelavano la loro organizzazione, l’acquisizione di armi, i
piani e le relazioni con i governi Federale e Statale, e con l’Esercito messicano.
IL « PIANO
CAMPAGNA CHIAPAS ‘94 »
Segreteria della Difesa Nazionale
c.g. a Tuxtla Gtz, Chis.
VII Regione Militare/Ottobre 94
Sezione Quinta
Piano Campagna Chiapas 94
1. Situazione
strategica-operativa.
a. L’obiettivo
politico di queste operazioni č: raggiungere e mantenere la pace.
b. L’obiettivo
strategico-operativo č: distruggere la volontŕ di combattere dell’EZLN,
isolandolo dalla popolazione civile e conseguire l’appoggio di questa, a tutto
vantaggio delle operazioni.
c. L’obiettivo
tattico delle operazioni č: distruggere e/o disorganizzare la struttura
politica militare dell’EZLN.
d. Eviterŕ un conflitto
internazionale col Guatemala.
e. Dovrŕ gestire
con tatto ed a tutto vantaggio delle Forze Armate messicane i mezzi di
comunicazione.
f. Limiterŕ gli
effetti negativi che potrebbero nascere dall’azione delle organizzazioni dei
diritti umani e degli organismi non governativi nazionali ed internazionali.
g. Dovrŕ
eseguire in maniera coordinata, tra le altre, le seguenti operazioni:
1. Tattiche.
2. Di intelligence.
3. Psicologiche.
4. Affari civili (include il piano di supporto alla popolazione e alle sue
risorse).
5. Protezione della popolazione e delle sue risorse.
6. Di consulenza (organizzazione delle forze di autodifesa)
7. Logistiche.
h. Il Piano
Campagna includerŕ le seguenti fasi:
1.
Preparazione.
2.
L’offensiva
3.
Di sviluppo.
4.
La fase finale.
i. Le sue norme
di azione saranno quelle dettate dai principi della guerra.
j. Manterrŕ presenti gli
assiomi ed i fondamenti della dottrina vigente per portare avanti le operazioni
nella selva.
k. Stabilirŕ
inizialmente il centro delle operazioni tattiche della Regione Militare
(Cotremi) a Tuxtla Gutiérrez, Chiapas.
l. Nella zona di
espansione il suo compito principale č la distruzione o neutralizzazione delle
guerriglie locali, dei miliziani e dei comandi e la sicurezza e la difesa delle
installazioni vitali.
In questa stessa
zona eserciterŕ la direzione, il coordinamento e il controllo di tutte le forze
di pubblica sicurezza, rendendole responsabili della eliminazione dei comandi
urbani e della disintegrazione o del controllo delle organizzazioni di massa.
Per questo, le
forze di polizia si pongono i tre obiettivi seguenti:
1.
Rompere la relazione di appoggio che esiste
tra la popolazione ed i trasgressori della legge.
2.
Scoprire la struttura dei sovversivi e le
loro attivitŕ presso la popolazione.
3.
Creare un ambiente di sicurezza fisica e
psicologica tra la popolazione estranea al conflitto.
m. Nella zona di
difesa, il suo principale obiettivo č distruggere o disorganizzare le unitŕ
regolari, i comandi militari e i gruppi guerriglieri dell’EZLN.
n. Nella zona
strategica di retroguardia, non lesinare risorse o sforzi al fine di distruggere
il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno (CCRI), quartier generale
dell’EZLN.
o. L’obiettivo
delle operazioni psicologiche č quello di distruggere la volontŕ di lotta
dell’EZLN; conseguire in favore del governo l’appoggio della popolazione civile
e creare in essa la sensazione di sicurezza fisica e psicologica. Si terrŕ come premessa non attaccare:
1. La religione
2. I gruppi
etnici.
3. I paesi
vicini.
p. Sfruttare
le risorse aeree per trarre vantaggi in :
1. Mobilitŕ.
2. Comando e
controllo.
3.
Riconoscimento.
4. Logistica.
q. Durante la
prima fase del Piano Campagna, si darŕ enfasi alla elaborazione dei piani e
riguardo all’addestramento si intensificherŕ ciň che č relazionato con la
preparazione delle truppe per:
1.
L’appoggio aereo immediato.
2.
L’appoggio di fuoco.
3.
Le pattuglie da combattimento.
4.
Le operazioni notturne.
5.
Il combattimento nella selva.
6.
Il combattimento nelle aree urbane.
7.
Leadership ed ordine di battaglia
dell’EZLN.
r. Organizzare in segreto
certi settori della popolazione civile, tra gli altri, allevatori, piccoli proprietari
ed individui caratterizzati da un alto senso patriottico, che saranno reclutati
per appoggiare le nostre operazioni.
s. Relativamente all’intelligence,
dovranno agire, controllare e coordinare tutte le agenzie militari e civili per
ottenere:
1.
Controinformazione.
2.
Intelligence da combattimento.
3.
Intelligence per l’appoggio di operazioni
psicologiche.
4.
Intelligence sulla situazione interna
(informazione politica, economica e sociale).
t. Coordinandosi
con il governo dello Stato ed altre autoritŕ, dovrŕ applicare la censura ai
differenti mezzi di diffusione di massa.
Stabilire un
ufficio di comunicazione e designare un portavoce ufficiale.
u. Elaborare un Piano
di Sviluppo che sarŕ sottoposto all’approvazione del Presidente della
Repubblica.
v. Presentare un
piano per l’organizzazione e il funzionamento di un Centro Coordinatore
Statale, per la direzione delle operazioni di mantenimento dell’ordine nello Stato
del Chiapas.
w. Le forze
assegnate alle operazioni di mantenimento dell’ordine saranno stabilite in un
documento separatamente.
x. Il Piano
Campagna ed il Piano di Sviluppo saranno diretti ai trasgressori e alla
popolazione.
y. L’Armata del
Messico appoggerŕ l’Esercito e la Forza Aerea messicani nell’ambito delle sue
responsabilitŕ.
B. Forze
nemiche.
a. L’autodefinito
EZLN, come qualsiasi organizzazione maoista, č formato da una direzione
politica, dalla forze armate e dalle organizzazioni di massa.
(…) Non si deve
scartare la possibilitŕ che l’EZLN si appoggi a strutture politiche del partito
della Rivoluzione Democratica (PRD).
(…) 3.
Organizzazioni di massa (segreteria di massa). Costituisce la parte
fondamentale e l’elemento piů importante della strategia maoista, si struttura
con organizzazioni sociali reali o di facciata nei settori: educativo
studentesco, lavorativo, etnico, religioso, contadino, altro.
IX. In queste
organizzazioni si sviluppano i comandi, le forze militari messicane e le
guerriglie locali.
(…) 1. Zona di
espansione.
i.
Dalla linea
Palenque-Ocosingo-Comitán-Frontiera Comalapa verso ovest, in direzione Tuxtla
Gutiérrez
.
ii.
In questa zona compaiono:
(a). Le organizzazioni di massa.
(b). Le forze militari messicane.
(c). Le guerriglie locali.
(d). I comandi urbani e rurali.
iii.
Effettivi che operano nella zona:
(a). Tra militari e guerriglie locali si stimano 4.784 effettivi.
(b). Si stima che le organizzazioni di massa raggiungano le 200.000
persone.
IV. La linea
precedentemente citata verso est fino alla frontiera col Guatemala, č definita
dai trasgressori “zona di territorio liberato”.
Il capitolo h contiene
un Piano di consulenza:
Questa parte
descrive attivitŕ dell’Esercito nell’addestramento e nell’appoggio delle forze
di autodifesa o di altre organizzazioni paramilitari, che possono costituire il
principio fondamentale della mobilitazione per le operazioni militari e di
sviluppo. Include inoltre la consulenza e l’aiuto che sono prestati ad altre
dipendenze del governo ed a funzionari governativi locali, municipali, statali
e federali. In caso non esistano forze di autodifesa, č necesario crearle.
(…) Le
operazioni militari includono l’addestramento di forze locali di autodifesa
affinchč partecipino ai programmi di sicurezza e sviluppo.
Il documento č
stato tradotto da Chiara Soprani