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La politica genocida nel conflitto armato in Chiapas

Paramilitarismo in Messico

La politica genocida nel conflitto armato in Chiapas

Fatti, prove, delitti e testimonianze sul paramilitarismo in Messico.

Le responsabilitŕ dello Stato messicano nella promozione, il sostegno e la protezione delle organizzazioni paramilitari responsabili della “guerra sucia” contro le organizzazioni indigene in Chiapas e l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (Ezln).

 

Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas, San Cristóbal, Chiapas

 

 

 

La politica genocida nel conflitto armato in Chiapas

Introduzione

Il Piano di Campagna Militare

Zona di Difesa e Zona Strategica di Retroguardia (dell’EZLN)

Le vittime

I perpetratori

Il gruppo paramilitare Paz Y Justicia

ALLEGATO 1

I paramilitari e l’Esercito

 

Introduzione

 

Sette anni fa, il 22 dicembre 1997, ad Acteal, un paese nei pressi di San Pedro Chenalhó, Chiapas, furono massacrati 49 indios tzotzil riuniti in una cappella dopo tre giorni di digiuno e preghiera per la pace: 19 donne, 4 delle quali incinte, 8 uomini, 14 bambine e 4 bambini furono le vittime della brutale aggressione, a cui si aggiunsero oltre 25 feriti. Il gruppo degli assalitori era composto da uomini in possesso di armi di alto calibro e proiettili esplosivi ad uso esclusivo dell’Esercito Messicano. Malgrado il Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas avesse avvertito la Segreteria del Governo chiapaneco riguardo a ció che sarebbe avvenuto quel 22 dicembre, nessuno intervenne per fermare il massacro, né la Pubblica Sicurezza, stanziata a meno di 200 metri di distanza, né l’Esercito, che si trovava a circa 1 km. L’attacco duró oltre 7 ore.

 

Ben due amministrazioni dei governi statale e federale si sono rifiutate di riconoscere le prove sulle cause del massacro; inoltre, la Procura ha cercato di confondere l’opinione pubblica rispetto al moverte originario, insinuando che si č trattato di un conflitto religioso, intracomunitario e per distinte tradizioni e costumi, ricorrendo a manipolazioni legali come parte della strategia di occultamento della veritá.

 

L’origine del massacro ci mostra chiaramente che esso č parte di una strategia di attacco alla popolazione civile, in cui un gruppo di paramilitari legati alle autoritŕ municipali, statali e federali (incluso all’Esercito Messicano) č stato lo strumento con il quale si č cercato di eliminare quelle che lo stesso Esercito ha definito “organizzazioni di massa”.

 

Questo brutale massacro si inscrive in un contesto di guerra irregolare preparata dalla Segreteria della Difesa Nazionale, elaborata dal Generale di Divisione Miguel Ŕngel Godínez Bravo, ordinata dall’allora presidente Ernesto Zedillo nel febbraio 1995 e messa in pratica dal Generale di Divisione Mario Renán Castillo; fattore chiave di questa strategia dell’Esercito sono state le azioni paramilitari. L’impunitŕ nel caso Acteal non č un affronto solo per le vittime, ma per tutti i messicani, dal momento che č impossibile parlare di uno stato di diritto effettivo quando non si rispettano perfino le regole minime del diritto internazionale umanitario.

 

Questo Centro de Derechos Humanos iniziň a raccogliere dati sulla violenza a Chenalhó a partire dal  febbraio 1994. Alla data del 22 dicembre 1997 il saldo delle azioni paramilitari nella zona era di 6.332 sfollati (con inclusa la perdita dei beni e l’incendio delle abitazioni); 62 persone assassinate in maniera violenta e 42 feriti, senza contare i detenuti ed i torturati, sempre ad opera dello stesso gruppo armato. Questo gruppo, appartenente alle fila del PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale) utilizzava armi ad uso esclusivo dell’esercito, uniformi militari e dei corpi di pubblica sicurezza ed era protetto e tutelato dalla presidenza municipale di San Pedro Chenalhó.

 

Allo stesso modo nella Zona Nord dello Stato, regione ch’ol, nel periodo compreso tra il 1995 ed il 2000 il gruppo paramilitare Paz Y Justicia (Pace e Giustizia) ha devastato la popolazione con l’appoggio dell’Esercito e della Pubblica Sicurezza causando migliaia di sfollati e decine di assassinati e scomparsi.

 

Le prove raccolte relative a queste due zone ci mostrano chiaramente la presenza di una politica deliberata e consapevole dello Stato volta a commettere attacchi generalizzati e sistematici contro la popolazione civile comprendenti assassinii, il trasferimento forzato della popolazione (nella zona Altos e Nord si contano approssimativamente 10.000 sfollati per un totale di 12.000 nell’intero Stato), la privazione grave della libertŕ fisica, la tortura, la persecuzione di una collettivitŕ con identitŕ propria originata da motivi politici (oppositori del PRI), etnici (tutte le vittime sono indigeni) e religiosi (membri attivi della diocesi di San Cristóbal de Las Casas) ed infine la sparizione forzata di persone. La creazione, il finanziamento, l’addestramento e la copertura dei gruppi paramilitari hanno contribuito in maniera fondamentale all’attuazione delle suddette violazioni.

 

Tutti questi crimini sono riconosciuti come Lesa Umanitŕ secondo i termini dello Statuto di Norimberga ed implicano una negazione flagrante dei principi fondamentali consacrati nello Statuto dell’Organizzazione degli Stati Americani e delle Nazioni Unite.

 

 

Lo Stato Messicano ha violato il diritto alla vita, all’integritŕ e alla libertŕ personale, all’onore e alla dignitŕ, alla proprietŕ, alla circolazione, alla giustizia, nonchč i diritti di residenza e dell’infanzia.

 

Č stato violato inoltre il diritto alla giustizia per le vittime, giustizia che non puň limitarsi alla rapiditŕ della conclusione dei processi nei tribunali, a cui comunque non si č mai giunti, ma riguarda soprattutto la sua efficacia, affinchč a partire da questa si possa ottenere una sentenza giusta che ripari integralmente il danno causato e stabilisca misure di prevenzione futura.

 

Lo Stato Messicano ha violato anche il diritto alla veritŕ, che č parte fondamentale ed integrante della giustizia, dal momento che né le cause né i veri responsabili di questo crimine di lesa umanitŕ sono stati riconosciuti. Nonostante il processo a cui sono stati sottoposti alcuni degli autori materiali del massacro, nonchč alcuni funzionari pubblici, le indagini dell’allora Fiscalía Specializzata per l’Attenzione ai Delitti Commessi a Chenalhó sui mandanti intellettuali e quelle dell’Unitŕ Specializzata sui presunti Gruppi Civili Armati, sono state ristrette al mero livello locale ed a fatti individuali ed isolati, evitando minuziosamente di riconoscere sia l’esistenza di gruppi paramilitari, sia la responsabilitŕ dell’Esercito.

 

Il presente documento č una denuncia, non molto diversa da altre giŕ presentate. Le uniche fonti sono rappresentate dalla sintesi delle informazioni raccolte sul campo, dalle testimonianze di alcuni membri dei gruppi paramilitari, dalla ricostruzione degli avvenimenti attraverso le parole delle vittime.

 

Malgrado il conflitto non sia ancora terminato, la giustizia non puň attendere.

 

Il Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas esige:

 

1. Che si compia il diritto alla Veritŕ per le vittime e per la societŕ in congiunto, realizzando un’indagine seria che prenda in considerazione la responsabilitŕ dello Stato per i crimini di Lesa Umanitŕ perpetrati dallo Stato del Chiapas, attraverso la creazione di una Fiscalía Speciale Autonoma con facoltŕ di richiamare l’Esercito Messicano e di definire le responsabilitŕ dello Stato.

 

2. Che si garantisca il diritto alla Giustizia sanzionando i responsabili materiali ed intellettuali dei crimini di Lesa Umanitŕ contro la popolazione civile, in accordo allo Statuto del Tribunale di Norimberga.

 

3. Che si realizzi concretamente la riparazione del danno subito dalle vittime degli sfollamenti forzati, degli assassinii, delle sparizioni e della tortura.

 

4. Che si garantiscano misure di “non ripetizione”:

 

A – Il disarmo e la disarticolazione dei gruppi paramilitari.

 

B - La smilitarizzazione del territorio indigeno del Chiapas.

 

C - L’inclusione dei crimini di Lesa Umanitŕ nell’ambito del diritto positivo messicano.

 

D - Lo smantellamento degli stanziamenti militari in tempo di pace e particolarmente quando si tratta di Diritti Umani.

 

F.- La ratifica da parte del Senato dello Statuto della Corte Penale Internazionale.

 

 

 

Il Piano di Campagna Militare

 

Il 9 febbraio 1995 si inaugura una tappa militare che caratterizza il conflitto armato in Chiapas fino ai giorni nostri. La cosiddetta “offensiva Zedillo” non č altro che la messa in pratica di una strategia sviluppata dalla Segreteria della Difesa Nazionale chiamata “Piano Campagna Chiapas ‘94”.

 

Il 3 gennaio 1998, Carlos Marín pubblica sul settimanale Proceso un articolo intitolato “Piano dell’Esercito in Chiapas, dal 1994: Creare bande paramilitari, sfollare la popolazione, distruggere le basi di appoggio dell’EZLN…”. Nell’articolo viene fatta menzione di un documento della SEDENA datato ottobre 1994 ed intitolato “Piano Campagna Chiapas 1994”, che conferma ció che il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas denuncia dal 1995, e cioč l’esistenza di gruppi paramilitari in una logica di guerra di bassa intensitŕ o guerra irregolare. (Si veda l’Annesso 1).

 

Secondo il documento citato nell’articolo, il Piano aveva come “Obiettivo chiave: rompere la relazione di appoggio che esiste tra la popolazione ed i trasgressori della legge. I servizi di Intelligence Militare dovevano organizzare in segreto certi settori della popolazione civile, tra cui allevatori, piccoli proprietari ed individui caratterizzati da un forte senso patriottico, che saranno impiegati in appoggio alle nostre operazioni. Erano a carico degli Istruttori dell’Esercito la consulenza e l’appoggio alle forze di autodifesa o di altre organizzazioni  paramilitari”.

 

Il Piano distingue le operazioni a seconda delle zone: Zona di Espansione, Zona di Difesa e Zona Strategica di Retroguardia. Le ultime due partono dalla linea Palenque-Ocosingo-Comitán-Frontiera Est (“E”), in direzione Tuxtla Gutiérrez. La Zona di Espansione si sviluppa a partire dalla stessa linea, ma verso Ovest (“O”).

 

 

 

 

Questa linea viene controllata sul campo da una serie di basi ed accampamenti militari, da Nord a Sud: (1) Guarnigione Palenque, (2) Base Militare, Comando Generale di Unitŕ a Temhó, nel municipio di Chilón, dove si stabilisce un accampamento permanente, (3) il Comando Generale della 39^ Zona Militare ad Ocosingo, (4) il Comando Generale dell’11° CINE ad Altamirano, (5) la Guarnigione Militare a Comitán, (6) la Base Aerea e il Comando Generale di Unitá a Copular, Comitán, (7) l’accampamento permanente ad Amparo Aguatinta, (8) la Base Militare e l’accampamento permanente a Chamic, municipio di Trinitaria, ad alcuni km dalla frontiera col Guatemala.

 

 

 

Zona di Difesa e Zona Strategica di Retroguardia (dell’EZLN)

 

La Zona di Difesa e la Zona Strategica di Retroguardia situate ad Est della linea di demarcazione corrispondono a due fasi del “Piano Campagna”. Come dimostra uno studio recente del Centro di Analisi Politiche e Ricerche Sociali ed Economiche, nella suddetta regione si sviluppa una guerra di carattere regolare.

 

Secondo il “Piano Campagna Chiapas 1994”:

 

m. Nella Zona di Difesa, il principale obiettivo č quello di distruggere o smembrare le unitŕ regolari, i comandi militari e i gruppi delle guerriglie locali dell’EZLN. Questa attivitŕ č stata sviluppata nella regione de Las Cańadas a partire dell’offensiva del 1995.

 

n. Nella Zona Strategica di Retroguardia, non lesinare sforzi e risorse al fine di distruggere il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno (CCRI), quartier generale dell’EZLN.

 

Questo fu l’obiettivo su scala nazionale annunciato da Ernesto Zedillo il 9 febbraio 1995 che tuttavia non č stato ancora completato.

 

 

 

Mappa della Zona di Difesa e della Zona Strategica di Retroguardia

 

 

 

 

 

Zona di Espansione

 

(…) 1.  Zona di Espansione.

 

i.                 Dalla linea Palenque-Ocosingo-Comitán-Frontiera Comalapa fino ad Ovest, in direzione Tuxtla Gutiérrez.

 

ii.               In questa zona appaiono:

 

        (a). Organizzazioni di massa.

        (b). Forze militari messicane.

        (c). Guerriglie locali.

        (d). Comandi urbani e rurali.

 

iii.             Effettivi che operano nella zona.

 

(a)                       Tra miliziani e guerriglie locali 4.784 effettivi.

(b)                       Si stima che le organizzazioni di massa siano formate da 200.000 persone.

 

 

Mappa Zona di Espansione

 

 

 

 

i.                 Nella Zona di Espansione, il compito principale č la distruzione o la neutralizzazione delle guerriglie locali, delle milizie e dei comandi e la sicurezza e la difesa delle installazioni vitali.

 

Nella stessa zona si eserciterŕ la direzione, il coordinamento ed il controllo su tutte le forze di pubblica sicurezza, responsabilizzandole nella eliminazione dei comandi urbani e nella disintegrazione o il controllo delle organizzazioni di massa.

 

A tal fine, le forze di polizia si prefiggono i tre obiettivi seguenti:

 

1. Rompere la relazione di appoggio esistente tra la popolazione ed i trasgressori della legge.

 

2. Scoprire la struttura dei sovversivi e le loro attivitŕ presso la popolazione.

 

3. Costituire un ambiente di sicurezza fisica e psicologica presso la popolazione estranea al conflitto.

 

 

Fino ad ora la presenza della Polizia Settoriale (Polizia di Pubblica Sicurezza Statale) si č sviluppata nella Zona di Espansione, nelle aree dove esiste la maggior concentrazione di cellule paramilitari, chiudendo la morsa dell’accerchiamento militare. Ad Est della linea stabilita dall’Esercito, nelle Zone di Difesa e Retroguardia, si stabilisce solamente il distaccamento della Sicurezza Pubblica di Peńa Limonar del municipio di Chilón, nella regione dove si registra l’insediamento del gruppo paramilitare MIRA (Movimento Indigeno Rivoluzionario Antizapatista).

 

 

B.  Forze nemiche.

            

a.   Il cosiddetto EZLN, come ogni organizzazione maoista, č costituito da una direzione politica, da forze armate e da organizzazioni di massa.

 

(…) Non si puň scartare la possibilitŕ che l’EZLN si appoggi alle strutture politiche del Partito della Rivoluzione Democratica (PRD).

 

(…) 3. Organizzazioni di massa (segreteria di massa). Ę la parte fondamentale e l’elemento piů importante della strategia maoista, si struttura attraverso organizzazioni sociali reali o di facciata, nei settori: Educativo, Studentesco, Popolare, Lavorativo, Etnico, Religioso, Contadino, altro.

 

 

In questa regione si č incrementata drammaticamente la presenza dei gruppi paramilitari. Il “Piano Campagna” aggiunge ai suoi obiettivi:

 

r.  Organizzare segretamente certi settori della popolazione civile, in particolare allevatori, piccoli proprietari ed individui caratterizzati da un forte senso patriottico, che saranno reclutati in appoggio alle nostre operazioni.

 

Secondo l’articolo di Marín, il capitolo “h” contiene un Piano di Consulenza:

 

Il presente annesso descrive l’attivitŕ dell’Esercito nell’addestramento e l’appoggio delle forze di autodifesa o di altre organizzazioni paramilitari: questo puň essere il principio fondamentale della mobilitazione per le operazioni militari e di sviluppo. Inoltre, include la consulenza e l’aiuto prestati ad altre dipendenze del governo, nonchč a funzionari governativi locali, municipali, statali e federali. In caso non esistessero ancora forze di autodifesa, č necessario crearle.

 

(…) Le operazioni militari includono l’addestramento di forze locali di autodifesa, affinchč partecipino ai programmi di sicurezza e sviluppo.

 

I gruppi paramilitari cominciarono ad operare quasi in contemporanea con l’offensiva del 1995. Anche se la loro presenza non č limitata alla Zona di Espansione, č precisamente al suo interno che si č registrata la maggiore efficacia nel coadiuvare i piani dell’Esercito Messicano.

 

Nel periodo compreso tra il 1995 e il 2000, i gruppi paramilitari sono stati responsabili dello sfollamento di oltre 10.000 delle 12.000 persone censite dal Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas, nonché di esecuzioni, massacri e sparizioni forzate. Nella suddetta zona si č sviluppato il gruppo paramilitare Paz y Justicia, mentre un altro gruppo dello stesso stampo ha perpetrato l’odioso massacro di Acteal.

 

 

 

Le vittime

 

La fase del conflitto inaugurata nell’anno 1995 č stata caratterizzata da una politica deliberata e consapevole dello Stato volta a commettere attacchi generalizzati e sistematici contro la popolazione civile consistenti in assassinii, trasferimenti forzati della popolazione, privazione grave della libertŕ fisica, tortura, persecuzione di un gruppo o di una collettivitŕ con identitŕ propria per ragioni politiche (oppositori del PRI), etniche (le vittime sono indigeni), religiose (membri attivi della Diocesi di San Cristóbal de Las Casas) ed infine sparizione forzata di persone. La creazione, il finanziamento, l’addestramento e la copertura dei gruppi paramilitari hanno contribuito in maniera fondamentale all’attuazione delle suddette violazioni.

 

L’identitŕ delle vittime sia nella Zona Altos che nella Zona Nord corrisponde a quanto descritto: indigeni, basi di appoggio zapatiste o membri attivi della Diocesi di San Cristóbal o membri del PRD. Nell’ottica dell’Esercito, queste identitŕ escludevano le vittime dalle categorie di “estranei al conflitto” o “societá civile”, per classificarle come “organizzazione di massa” e, di conseguenza, “obiettivi di guerra”.

 

Secondo i dati raccolti dal Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas, nel corso del conflitto, nella Zona Nord dello Stato, si sono registrate tra il 1995 ed il 2000 122 vittime, delle quali 85 di esecuzioni e 37 di sparizioni forzate; inoltre va considerato il trasferimento forzato di 3.618 persone che continuano a sopportare le conseguenze dello sfollamento.

 

Nella Zona Altos la suddetta strategia si č sviluppato successivamente, approssimativamente a partire dal marzo del 1997 e si č interrotta a causa della commozione mondiale di fronte al massacro di Acteal nel dicembre dello stesso anno. In quel periodo il Centro de Derechos Humanos ha registrato 6.332 sfollati, a cui vanno aggiunti la perdita dei beni e l’incendio delle abitazioni, 62 persone assassinate in maniera violenta e 42 feriti. Tutto questo si č prodotto in un clima di tensione, persecuzione e minacce da parte del gruppo identificato con il PRI e promosso dalla presidenza municipale di San Pedro Chenalhó, che operava con armi ed uniformi ad uso esclusivo dell’Esercito, nonchč con la protezione della Polizia e dello stesso Esercito.

 

 

 

I perpetratori

 

 

 

Le somiglianze dei perpetratori della Zona Altos e Nord richiamano l’attenzione.

 

Caratteristiche

 

§       Controllo di presidenze municipali ed utilizzo delle loro risorse.

 

§       Autoidentificazione con il PRI, in alcuni casi i suoi leader sono stati deputati.

 

§       Ralazione con l’Esercito Messicano.

 

§       Relazione con la Polizia di Pubblica Sicurezza.

 

§       Relazione con alti funzionari del governo statale.

 

§       Utilizzo di uniformi della Polizia e dell’Esercito.

 

§       Utilizzo di armi ad uso esclusivo dell’Esercito.

 

 

Modo di agire

 

§           Sfollamento forzato e violento.

 

§           Incendio di case e saccheggio.

 

§           Detenzioni arbitrarie.

 

§           Assassinii.

 

§           Sparizioni coatte.

 

§           Imposizione di multe.

 

§           Vittime contrarie al PRI.

 

§           Vittime affiliate al PRI contrarie al paramilitarismo.

 

 

Relazione organica con Esercito e Governo

Ovale: Comando Generale dell’ EZLN 

 


Ovale: Civili (organizzazioni di massa)Ovale: Unitŕ Regolari dell’ EZLNOrganigramma         

 

 

    

 

Il gruppo paramilitare Paz Y Justicia

 

In questo contesto, all’interno della regione ch’ol (zona nord del Chiapas) nasce Paz Y Justicia, il gruppo responsabile della devastazione dei municipi di Tila, Tumbalá, Sabanilla, Yajalón e Salto de Agua a partire dal 1995, fino a quando le divisioni interne ed il cambio di correlazione di forze nel 2000 ne hanno ridisegnato l’organizzazione, malgrado esso continui ad essere armato e solo 3 dei suoi capi siano stati incarcerati. Le azioni di Paz y Justicia sono state ampiamente documentate dalla stampa nel corso di questi anni, diventando oggetto dell’analisi di articoli specializzati.

 

La Commissione Interamericana dei Diritti Umani giŕ segnalava nel suo Rapporto del 1998:

 

555. Tuttavia, nella zona (nord del Chiapas) si sono verificati numerosi attentati di natura criminale, consistenti in minacce ed attacchi contro leader e comunitŕ civili, attribuiti a gruppi identificati come paramilitari che agirebbero con l’appoggio delle autoritŕ e degli allevatori delle aree circostanti e con l’implicita protezione dell’Esercito Messicano, in maniera coordinata, contro i gruppi oppositori del governo, o piů inclini alle rivendicazioni indigene. La loro azione sembra orientata specialmente contro i leader che appoggiano l’azione catechista della Chiesa Cattolica. Tuttavia, secondo l’informazione raccolta dalla Commissione, gli scontri non hanno matrice religiosa, bensě politica. Infatti, in entrambi i gruppi, si puň notare la presenza di cattolici e protestanti.

 

556. L’organizzazione “Paz y Justicia” di natura paramilitare, secondo le denunce ricevute, č la principale accusata di essere uno strumento per realizzare attentati contro i leader e le organizzazioni che rivendicano l’autonomia indigena e difendono la proprietŕ della terra che essi occupano. Samuel Sánchez Sánchez, il capo della suddetta organizzazione – che puň contare solamente sull’appoggio del 20% degli indigeni choles, l’etnia locale predominante - fu eletto deputato al parlamento statale in rappresentanza della regione, grazie al diffuso clima di intimidazione e l’astensione elettorale di oltre due terzi dei votanti. Questa chiusura dello spazio elettorale per la soluzione dei conflitti ha condotto alla radicalizzazione della situazione ed alla conseguente serie di attentati contro la vita, l’integritŕ e la libertŕ personale e di espressione che caratterizzano l’attuale situazione della Zona Nord del Chiapas.

 

Secondo quanto dichiarato dalla stessa “Paz y Justicia” “Questa organizzazione si č formata in conseguenza della violenza generalizzata nella regione che comprende i municipi di Tila, Tumbalá, Sabanilla, Salto de Agua, Palenque e Yajalón, partita da un municipio ed in seguito estesasi agli altri.

 

Nacque come una reazione alle azioni aggressive e violente scatenate nelle comunitŕ choles. In quelle dove la gente rifiutň di abbandonare il cattolicesimo tradizionale in favore dell’attitudine liberazionista divulgata dagli agenti della pastorale e che includeva la separazione dal PRI e la disobbedienza alle istanze governative, ai commissari comunali, agli agenti rurali, ai comitati e patronati di opere, ai presidenti municipali, al governo statale e federale, alla CNC, all’Esercito (e alla polizia) per mantenersi in costante belligeranza contro qualsiasi ordine che provenisse da essi (…).”

 

Il 1ş febbraio 1995 (fino al 16 novembre 1997) si inaugurň l’insediamento a capo della VII Regione Militare con sede a Tuxtla Gutiérrez del Generale di Divisione, Diplomato di Stato Maggiore, Mario Renán Castillo Fernández, che alla fine strinse una fitta relazione con il gruppo paramilitare Paz Y Justicia. Al generale Renán Castillo si attribuisce l’elaborazione del Manuale della Guerra Irregolare, Tomo I e II, del 1996.

 

 

Organizzazione e modus operandi di Paz Y Justicia

 

Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto la testimonianza di un comandante di Paz Y Justicia (in seguito “testimone” o PyJ) e delegato della propria comunitŕ di origine. Secondo la sua testimonianza “i capi erano Marcos Albino, Raymundo Trujillo, Samuel Sánchez e Savelino (Torres) ed il centro di Paz Y Justicia si trovava a Miguel Alemán; c’erano 121 delegati, i delegati erano per comunitŕ, perchč ognuno aveva il suo delegato in ogni piccola comunitŕ, c’erano comunitŕ come a Miguel Alemán o Usipá dove ci sono stati molti morti, perň erano piů di 121 delegati, anche se non tutti si riunivano in una stessa assemblea, ma solo dove c’era piů violenza ed a coloro che non erano presenti altri delegati si incaricavano di portare le informazioni su ciň che si era detto e sugli accordi presi, ho gli atti su dove ci siamo riuniti tutti e 121 delegati (…).

 

Dunque, c’erano anche comandanti, per esempio a Miguel Alemán c’erano comandanti che si occupavano delle cooperazioni sulle munizioni, sui fondi, loro ci davano il denaro per gli spostamenti, ogni otto giorni andavamo nelle comunitŕ, a Salto de Agua, poi andavamo a Tuxtla, se non potevamo andare noi di Sabanilla o Miguel Alemán lo facevamo a Tila, lě a Unión Chol, in una casa di campagna, non so, lě era piů facile, perchč non era molto lontano per gli altri. Ho detto che i comandanti erano quattro, che trovavano le munizioni e nei posti dove non c’erano comandanti erano i delegati che si incaricavano di risolvere la faccenda delle armi, perň quelli che andavano di piů erano quelli di Miguel Alemán, Tsaki, loro consegnavano le armi, rimanevano circa due o tre giorni, non arrivavano alle loro terre, lě ci furono molte imboscate”.

 

Coloro che non appartenevano al PRI erano espulsi dalle proprie comunitŕ e ciň ha generato lo sfollamento di migliaia di persone. I paramilitari controllavano strade, imponevano pedaggi, trattenevano, assassinavano. Facevano scomparire gli oppositori.

 

1. - Paz Y Justicia: Ossia si organizzň una riunione regionale di tutti quelli che erano di Salto de Agua, Tila, Yajalón, Sabanilla, capi e simpatizzanti, tutti. Assassinarono il bestiame degli sfollati, dato che di bestiame ce n’era a sufficienza, ogni tanto ne uccidevano per mangiare, ma quando arrivň Minerva arrivň un camioncino di Clemente, lui lo fecero scendere e Savelino (Torres) lo fece scendere e lo trattennero circa un giorno nella casa del fratello del dirigente Nicolás Gómez Martínez e lě rimase la ragazza, la violentarono circa 31 persone, la violentarono e la uccisero col machete. La violenza e l’assassinio avvenne a circa 300 metri da Miguel Alemán, prima perň lei rimase un giorno senza mangiare in quella casa e lě la uccisero.

 

Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas: E Clemente lo lasciarono andare?

 

PyJ: Sě, perň lo colpirono perchč lui non voleva, dato che Minerva aveva ricevuto la notizia che il padre era malato e Clemente la stava accompagnando, ma dato che c’era un blocco di tutti i paramilitari di Miguel Alemán, fermavano chiunque passasse.

 

CDHFBC: Quanto al caso di Minerva, che era una ragazzina di 14 o 15 anni, anche la sua famiglia apparteneva ad un’altra organizzazione o la violentarono solo per averla incontrata, per caso?

 

PyJ: La gente di Masojá Shucjá (paese di Minerva) apparteneva ad una organizzazione oppositrice: lě si rifugiarono quelli del paese di Susuclumil, una colonia di Miguel Alemán, che furono perseguitati e cacciati dalle proprie case ad opera dei paramilitari. Ma, dato che la gente di Masojá Shucjá non li perseguitava, i paramilitari di Miguel Alemán li incolparono e la fecero pagare a chiunque.

 

CDHFBC: Come se fossero complici degli sfollati? Si trasformavano in nemici per aver accolto degli sfollati?

 

PyJ: Esatto.

 

CDHFBC : E la famiglia di Minerva aveva accolto sfollati?

 

PyJ: Precisamente (…).

 

2. - PyJ: Tutti i Priisti di Yajalón, Tumbalá, Salto de Agua, Tila dovevano essere di Paz y Justicia. Dato che Mario aveva altre idee lo perseguitarono, gli bruciarono la casa, poi venne il segretario del governo a firmare un accordo affinchč si sistemasse la cosa, perň senza risultati. Mario rimase a casa sua a Miguel Alemán e tornarono a bruciargliela di nuovo, poi andarono a Masojá Shujá. La maggior parte di quelli di Paz Y Justicia appartenevano al PRI e ricevevano appoggio dal PRI o dallo Stato (…).

 

 

Risorse economiche

 

L’acquisto di armi e munizioni era realizzato attraverso quote obbligatorie versate da tutti i priisti che a loro volta facevano parte di Paz Y Justicia.

 

1. - CDHFBC: Che succedeva in caso essi non versassero la quota?

 

PyJ: Prima di tutto li incarceravano e li riempivano di botte, nel carcere di Miguel Alemán, cosě come a Nuevo Limar, Tsaquil, Masojá Chico, dovunque ci fosse un carcere o dove si fossero insediati gruppi di Paz y Justicia che non vedevano l’ora di prendere gente, che fossero fratelli, padri, figli, compagni, chiunque: se non pagavi, non c’era perdono, semplicemente ti sequestravano e poi incolpavano delle violenze quelli di Abu Xú (organizzazione affiliata al PRD). Per esempio, il 25 luglio 1996 un gruppo di Paz Y Justicia iniziň a saccheggiare Susuclumil, rubando mais, uccidendo i maiali lasciati dagli sfollati…in quella occasione morirono tre del gruppo e dei fatti accusarono quelli di Abu Xú.

 

…e per la vendita del bestiame degli sfollati:

 

2. - CDHFBC: Quindi ognuno era responsabile di trovare le proprie armi, le distribuivano i capi della organizzazione, o davano semplicemente il denaro? In che modo si ricevevano?

 

PyJ: I fondi per comprare le armi per noi di Miguel Alemán provenivano dal bestiame degli sfollati, gente di Mario (sfollato) che aveva bestiame…le armi le compravano coloro che volevano proteggersi in casa propria, era obbligatorio. Se non avevi denaro per comprarle, almeno per le munizioni: davamo 100 pesos perň a volte non sapevamo dove prenderli (…)

 

3. - PyJ: (…) La gente da El Limar veniva a Miguel Alemán per scambiare le proprie armi con le mucche che avevamo, che perň non erano di Paz Y Justicia, ma degli sfollati di quel periodo, del 1996.

 

Nel 1997 si costituiscono come Associazione Civile con il nome di “Sviluppo, Pace e Giustizia AC”, che permette loro di accedere ad altre fonti di finanziamento:

 

4. - PyJ: “Paz Y Justicia” vuole dire che si risolve il problema e che la giustizia la fanno loro stessi, per cui cominciarono a chiamarsi “Sviluppo, Pace e Giustizia”. Ci riunimmo a Tuxtla e si discusse del fatto che volevamo costruire la pace secondo la nostra visione e con le nostre forze, ma Samuel Sánchez parlň con i politici che gli consigliarono di aggiungere “Sviluppo” e che non volevamo che esistesse il movimento zapatista”.

 

5. - PyJ: (…) Ci riunimmo anche con Mario Renán Castillo (Comandante della VII Regione Militare) e c’era anche un tenente ed un politico di SOCAMA (Solidarietŕ Contadini-Insegnanti, alleata del governo) che si chiamava Manuel Gómez López (?), Torres (?) č di SOCAMA.

 

Anche Samuel Sánchez apparteneva a SOCAMA ed andammo alla riunione di Tuxtla, eravamo molti delegati, tutti e 121 (4 luglio 1997), perň solo alcuni presero la parola e Mario Renán Castillo firmň per un finanziamento di 4.600.000 pesos, che ci sarebbero pervenuti in tre rate ed in cambio chiedeva voti.”

 

 

Organizzazione militare

 

1. - PyJ: Noi armati ci organizzavamo in gruppi, nel caso di Cruz Palenque ci raccoglievamo in plotoni di dieci in dieci, eravamo 41 e ci dividemmo in quattro parti, costituivamo tutti insieme un solo gruppo di persone che veniva da vari posti. Nelle comunitŕ piů grandi andavamo sempre tutti e 41, perň per le sparizioni non sempre andavamo tutti, ma solo 10 o 7. Anche alle imboscate.

 

Ci aiutavano anche i signori anziani, facevano la guardia, ma ci davano anche le loro armi ed avevamo una lista di guardie e se mancava uno lo si multava di 20 o 50 pesos”.

 

2. - PyJ: Allora ci organizzammo, ci riunimmo a Masojá Chico, camminammo sul monte di Miguel Alemán in quella direzione circa un’ora e mezza e riuscimmo a riunire circa 41 elementi. Indossavamo uniformi militari, alcune azzurre; molte persone trovavano le uniformi, riuscivano a comprarle perchč avevano familiari nell’Esercito messicano, erano loro amici; anche la Polizia dello Stato dava le proprie uniformi, io ne avevo una azzurra, avevo il viso coperto, quella volta con un fazzoletto rosso, ma altre volte usavamo il passamontagna”.

 

3. - CDHFBC: Quindi i membri di Paz Y Justicia indossavano uniformi?

 

PyJ: Sě, le compravano.

 

CDHFBC: E com’era l’uniforme?

 

PyJ: Utilizzavano quelle della Polizia settoriale, della Pubblica Sicurezza e dell’Esercito e per coprire la faccia si usavano o fazzoletti rossi o verdi o passamontagna...

 

CDHFBC: E chi forniva le uniformi? Le compravate voi?

 

PyJ: Le compravamo perchč l’Esercito le vendeva a El Limar.

 

4. - CDHFBC: Che tipo di armi avevate?

 

PyJ : Varie, un R15, una UZI.

 

CDHFBC: Di che anno stiamo parlando?

 

PyJ: Del 1996-97. Parliamo dei conflitti di Usipŕ, di Cruz Palenque, El Limar, di tutta la zona. Io ho imparato bene ad usare le armi, me lo insegnarono dato che ero un delegato di Paz Y Justicia a Miguel Alemán, ogni delegato aveva la propria comunitŕ.

 

CDHFBC: Chi ve lo insegnava?

 

PyJ: Dell’addestramento si incaricava Savelino, altri erano militari, sono ancora oggi militari di Masojá Shujá: Emilio Pérez López continua ad appartenere all’Esercito, in Fanteria a Tenosinque o Cittŕ del Messico, era lui che insegnava alla gente.

 

CDHFBC: In che accampamento o reggimento?

 

PyJ: A Miguel Alemán, ma anche a Tzaquil.

 

CDHFBC: C’era un accampamento militare?

 

PyJ: Ce n’erano a Tzaquil, nella piantagione di caffč, ed a Miguel Alemán.

 

CDHFBC: A Miguel Alemán c’era una base militare?

 

PyJ: No.

 

CDHFBC: Allora dove andava Emilio, dove si trovava il suo accampamento, la sua base militare?

 

PyJ: Allora egli stava a Tenosique ed era in vacanza, ho capito che fu reclutato da Savelino affinchč addestrasse il suo gruppo.

 

CDHFBC: Per cui non era in Chiapas, ma in Tabasco o altrove.

 

PyJ: Sě, rimase lě circa 15 giorni; molta gente di Limar, Nuevo Limar, Usipá, Cruz Palenque si riunirono lě, eravamo circa 80 persone armate e chi non aveva le armi se le faceva prestare. Tutto questo in caso di scontro.

 

CDHFBC: Ed Emilio che relazione aveva con Savelino? Era un suo conoscente?

 

PyJ: Sě, era un suo conoscente, o un amico, insomma, si allearono; l’organizzazione Paz y Justicia si stava ampliando ed aveva conoscenze, cercava di reclutare quelli che sapevano usare le armi. Lui sapeva utilizzare qualsiasi cosa e ci addestrň a Tzaquil, una colonia di Miguel Alemán (…)”.

 

 

Acquisto di armi

 

PyJ: (…) Lui (Savelino Torres) era colui che le dava, le trovava, aveva compagni a Yajalón, lě gli era facile, cominció ad armare Miguel Alemán, cominciň a cercare armi. Cominciarono ad arrivare poliziotti ed ex poliziotti da Macuspana, stiamo parlando del Tabasco, qui da noi: ne arrivarono circa tre (…). Io usavo un AK-47. Io semplicemente trasportavo le armi in una macchina, non ho mai preso la targa perchč avevo paura che sospettassero di me.

 

CDHFBC: Venivate da Macuspana?

 

PyJ: Sě.

 

CDHFBC: Solo da lě o da altri posti?

 

PyJ: Da altri posti come Nicolás, di Salto de Agua (…) (Nicolás Gómez) di Salto de Agua fu incarcerato dove io gli trovai le armi, due R15 nuove e non so che accadde, le autoritŕ…

 

CDHFBC: Dove avevi trovato le armi?

 

PyJ: Io dissi a Nico di darmi un anticipo, perchč le armi costavano 8 mila pesos e lui ne chiedeva 10 mila con il 50% di anticipo. Fu prima del mese di novembre, in ottobre, di un anno fa, fu l’ottobre del 2000, del 2002 piů o meno…

 

CDHFBC: Ah! Recente?

 

PyJ: Sě; lui diceva di avere una cassa con tutto, č commerciante…

 

CDHFBC: Nicolás?

 

PyJ: Lui va a vendere nelle comunitŕ, anche ora, ma allora teneva le armi in una cassa di uova sapendo bene chi sarebbe andato a comprarle direttamente a casa sua e poi di notte distribuivano le munizioni e tutto il resto ed io andai 2 o 4 volte a casa sua nel periodo del conflitto, andai a vedere le armi, ho conosciuto il suo domicilio. Fu allora che iniziarono le nostre relazioni: io li ho portati a Mopti, tra cui Savelino (Torres), a vedere le armi; c’erano fucili M1, M2. La sua casa si trova sulla sponda del fiume e c’era un altro piano terra in casa sua dove teneva gli strumenti…

 

CDHFBC: Anche a Macuspana?

 

PyJ: No. Lui contrattava da Macuspana. Marcos (Albino) e Savelino (Torres) reclutarono questa persona ed arrivň in un furgoncino rosso Ford. Venne per otto anni circa, con armi di calibro differente, sia fucili, sia armi di esclusivo uso militare…

 

CDHFBC: Perň non sai dove trovava le armi?

 

PyJ: Semplicemente lě a Macuspana, lě sono come narcotrafficanti di armi, semplicemente arrivavano lě, non solo una, ma quattro volte arrivarono queste persone; allora fecero un accordo, prima di tutto, poi anche a El Limar; vendevano a gente che le scambiava con bestiame, per cui da El Limar arrivavano a Miguel Alemán (…)”.

 

2. - PyJ: Di questo (delle uniformi)…molta gente aveva contatti con il comandante della polizia, io no, io ne avevo solo con molta gente dei Ministeri Pubblici, chiedevo loro quanto costava un R15, loro mi dicevano 10.000 fino a 20.000 pesos, ci davano armi, andavamo a comprarle fino a Yajalón.

 

CDHFBC: Anche i funzionari pubblici offrivano armi?

 

PyJ: Sě, ci si faceva un amico e cosě ne ho conosciuti molti, altri avevano conoscenze nella Pubblica Sicurezza che dava armi al comandante, a Savelino, perň a me quasi non me ne davano. 

 

 

Relazioni con le autoritŕ locali e federali

 

 

° Comuni

 

1. - PyJ: Sě, avevamo veicoli, passaggi, trasporti e tutto il resto, avevamo appoggio da parte del Comune (Tila).

 

CDHFBC: In quel periodo vi stavano appoggiando tutti i Comuni? (Sabanilla, Tumbalá, Salto de Agua…).

 

PyJ: Sě, anche quello che č in carcere ora, l’ex presidente (Carlos Torres López) dava tutto alle comunitŕ, anche la radio.

 

CDHFBC: Dava uniformi?

 

PyJ: Sě, tutto…

 

CDHFBC: Armi?

 

PyJ: Sě, ma ora sta in carcere…

 

 

° Governatore

 

2. - PyJ: Il governatore Ruiz Ferro si riuně con Samuel (Sánchez), forse lui gli dava appoggio, il governatore non voleva che ci fossero altri partiti, solo il PRI. Cosě, Marcos Albino diceva nelle riunioni che il nostro partito era la bandiera tricolore, siamo PRI, che se sfollavamo la gente i loro beni sarebbero diventati nostri; loro stanno con i latifondisti, diceva che ci saremmo uniti e cosě si agganciarono le comunitŕ. Con i municipi, tutti eravamo del PRI.

 

3. - PyJ: Anche Samuel Sánchez apparteneva a SOCAMA ed andammo alla riunione a Tuxtla, andammo a Mopti, tutti e 121 (4 luglio 1997), perň parlarono solo alcuni di noi e Mario Renán Castillo firmň per un finanziamento di 4.600.000 pesos, che ci sarebbero pervenuti in tre rate ed in cambio chiedeva voti.”

 

Coloro che amministrarono il denaro furono Raymundo, Samuel, Marcos; c’era anche il denaro che promise il segretario di governo, anche lui firmň l’accordo, lo diede a Mario, firmarono tutti ed il testimone d’onore fu Renán Castillo; allora noi dovemmo tornare un altro giorno per partecipare ad una riunione e sapere chi avrebbe votato.

 

 

° Procuratore

 

4. - PyJ: (…) Il procuratore arrivň varie volte a casa di Diego Vázquez

 

CDHFBC: Che procuratore?

 

PyJ: Era abbastanza alto… (Jorge Enrique Hernández Aguilar)

 

CDHFBC: In che anno piů o meno?

 

PyJ: Mah, nel ‘96 o ‘97, piů o meno…

 

 

° Esercito Messicano

 

5. - PyJ: (…) Non solo lui, ma anche l’Esercito Messicano era coinvolto in quel periodo…

 

CDHFBC: In che senso era coinvolto?

 

PyJ: Piů che altro era Juan Bautista, che era il generale che arrivň la prima volta, lě a El Limar, sicuramente conosceva bene Paz Y Justicia

 

CDHFBC: Che grado aveva?

 

PyJ: Era generale dell’Esercito Messicano…

 

CDHFBC: A che unitŕ apparteneva?

 

PyJ: Non so…era un signore canuto, alto, un po’ grosso…

 

CDHFBC: Ma a che battaglione apparteneva?

 

PyJ: Io credo di qui, di San Cristóbal, non so, o del Tabasco non so, perň addestrava le sue truppe, le sue guardie che passavano a visitare le comunitŕ, che erano di Paz y Justicia, sempre a loro favore…

 

CDHFBC: Questo generale Juan Bautista andava anche a parlare con i dirigenti di Paz Y Justicia?

 

PyJ: Sě. Aveva piů relazioni con Diego, con Marcos, con Raymundo, con Samuel, loro erano quelli che parlavano con lui e ci scrisse un foglio, noi abbiamo scritto una relazione, loro avevano armi, ci registrarono affinchč potessimo portarle nelle cittŕ, anche Marcos (Albino) caricava la sua armi, una 9 mm… con Mario Renán abbiamo avuto una conversazione a Tuxtla Gutiérrez…

 

CDHFBC: Quindi questo Juan Bautista aveva una lista delle armi di Paz y Justicia e lui stesso trovava le armi per loro?

 

PyJ: No, perň lui ci diceva come difenderci, come usare le armi e lo diceva a Marcos e Savelino, che sapevano come usare le armi, che erano ex militari…

 

CDHFBC: Quindi Juan Bautista vi diceva come usare le armi?

 

PyJ: Sě, sapevano come usarle.

 

CDHFBC: Savelino, Marcos, Albino e Juan Bautista vi insegnavano come usare le armi?

 

PyJ: Sě, per cui passai molto tempo con loro (…).

 

6. - PyJ: (…) Ho conosciuto Mario Renán, che parlava con i dirigenti di Paz Y Justicia.

 

CDHFBC: Mario parlava con i dirigenti di Paz Y Justicia?

 

PyJ: Sě.

 

CDHFBC: Li visitava a Miguel Alemán?

 

PyJ: Sě, arrivava fin lě, si fidava molto di loro, prendeva pure le armi dall’Esercito per loro…

 

CDHFBC: E di cosa parlavano con Mario Renán Castillo?

 

PyJ: Mario Renán si trova a Tuxtla…non abbiamo parlato con lui solo una volta, anche la terza volta che parlammo con lui…

 

CDHFBC: Per cui lui andava a Miguel Alemán?

 

PyJ: Entrava Marcos (Albino), ed arrivammo tutti i 121 delegati a Tuxtla per le riunioni, perň non parlava a tutti, solo a quelli che sapevano, quelli che coordinavano, quelli che non parlavano, che non avrebbero tradito, fummo scelti…

 

CDHFBC: Che vi diceva Renán Castillo?

 

PyJ: Che andassimo avanti, che non lasciassimo alcuna possibilitŕ ad Abu Xů, perchč erano dei bastardi, che avrebbe tolto loro la terra e tutto il resto; che semplicemente li colpissimo, in particolare i dirigenti, ma non riuscimmo a colpirli, per cui furono eliminati solo i simpatizzanti, dei poveracci, anziani che morirono in questa guerra, giovani e donne che scomparvero…

 

7. - CDHFBC: E dove vi riunivate a Tuxtla?

 

PyJ: Prima ci incontravamo con Mario Renán dove organizzava le sue riunioni.

 

CDHFBC: Nell’accampamento militare di Tuxtla?

 

PyJ: Sě, stavamo lě. Il giorno seguente, perchč rimanemmo due giorni, andammo in una casa di campagna, una casona del PRI, non so, ed arrivarono vari giornalisti, arrivň Diego da El Limar che fu fermato e nessuno poteva parlare, ci dissero che nessuno poteva parlare, solo Diego, il dirigente di El Limar.

 

8. - CDHFBC: L’Esercito vi appoggiava solo per farvi fare quello che volevate o anche loro comandavano e dicevano che bisognava andare nelle comunitŕ ed ammazzare qualcuno?

 

PyJ: No, solo ci dicevano di farli sparire, che non lasciassimo che il lavoro lo facessero loro..

 

CDHFBC: Vi stimolavano…

 

PyJ: Ci stimolavano (…).

 

9. - CDHFBC Il professore, uno dei professori…

 

PyJ: Quello che fecero scendere dal suo furgoncino a Miguel Alemán? Fu all’incrocio grande di Masojá, per andare a Joinixtie e per andare a El Limar, piů o meno alle due del pomeriggio. Sopravvissero due suoi fratelli, Artemio e Alfredo, furono quelli che ricevetteto i colpi, pietre e tutto il resto. Il fratello se lo trascinarono via un gruppo di persone per ammazzarlo, lo stesso Esercito, come la Pubblica Sicurezza, che ora č la Polizia settoriale, il comandante della Polizia della Pubblica Sicurezza di allora…

 

CDHFBC: Chi era, come si chiamava?

 

PyJ: Non ricordo, perň era canuto, alto. Mise in mezzo le sue auto per non far passare, “sai che di lě arrivano quelli di Ixbao”, arrivavano da Masojá Shujá, la prima casa di Miguel Alemán, lě era dove stava il mucchio di persone di Miguel Alemán, e non si sa dove portarono il corpo di quel signore…

 

CDHFBC: Nella Riunione che organizzaste a Palenque erano presenti anche quelli dell’Esercito?

 

PyJ: Sě.

 

10. - PyJ: Giŕ sai che prima volevano un solo partito, solo il PRI, se eri di un altro, del PRD non andava bene. Quando arrivň il distaccamento militare a El Limar erano ancora d’accordo, il generale Juan Bautista dava il permesso per caricare le armi, disse anche ad un nostro dirigente che ci avrebbe registrato le armi, che ogni arma sarebbe stata acquistata e registrata; una volta, quando il probleme si fece grosso, nel ‘96, non ricordo il mese, stava arrivando il vescovo di San Cristóbal lě a Masojá Shujá per fare una dichiarazione; noi abbiamo organizzato una riunione previa a Miguel Alemán per fargli una imboscata, nella curva, poco prima dell’incrocio, noi eravamo circa 25.

 

Perň il Vescovo non passň, passň per un altra strada, perciň caricammo tutte le armi, circa 80 in una macchina che era all’incrocio di Miguel Alemán verso El Limar e Tila, verso l’entrata di Miguel Alemán con Joinixtié; incontrammo una pattuglia militare, perň l’Esercito non ci disse nulla, ci controllň le armi e non ci disse nulla.

 

CDHFBC: Ma hanno visto le armi?

 

PyJ: Sě, ma non ci dissero nulla, le vide anche lo stesso generale che comandava lě.

 

CDHFBC: Quindi il generale Juan Bautista stava al distaccamento di El Limar e vi autorizzň? Parlň con i capi di Paz y Justicia?

 

PyJ: Sě, questo nel 1996. C’era il Maggiore Adeliz Luna ed anche il generale Juan Bautista ed il Maggiore che si chiamava Mateo Reyes, ma poi morě. Ho chiesto ad alcuni di loro e mi dissero che era morto.

 

CDHFBC: Ed i militari erano a conoscenza anche dell’imboscata contro Don Samuel ed i catechisti?

 

PyJ: Sě.

 

CDHFBC: Erano informati su tutto quello che facevate…

 

PyJ: Sě, anche la Polizia Giudiziaria Statale, c’era un agente municipale a El Limar (…).

 

 

La divisione

 

1. - PyJ: Samuel Sánchez apparteneva a SOCAMA ed andammo alla riunione di Tuxtla tutti e 121 delegati (4 luglio 1997), perň parlarono solo alcuni di noi e Mario Renán Castillo firmň per un finanziamento di 4.600.000 pesos, che ci sarebbero pervenuti in tre rate ed in cambio chiedeva voti.

 

Ad amministrare il denaro furono Raymundo, Samuel, Marcos, c’era pure il denaro che promise il segretario di Governo, lui firmň l’atto dell’accordo, lo diede a Mario poi firmammo tutti ed il testimone d’onore fu Renán Castillo, ma noi dovemmo tornare un altro giorno per fare una riunione e sapere chi avrebbe votato.

 

Tuttavia il denaro non č mai arrivato nelle nostre mani perchč i dirigenti di Paz y Justicia cominciarono a rubarlo, comprarono circa 8 camioncini in ogni municipio, Sabanilla, Tumbalá, Tila, lě cominciarono i problemi, Savelino e Cristóbal iniziarono a rendersi conto che Raymundo stava spendendo i soldi, perchč il denaro era per progetti agricoli, per l’allevamento e il miglioramento delle piantagioni di caffč. Ci promisero anche che avremmo organizzato una riunione con SOCAMA perchč ci insegnassero come fertilizzare il caffč, perň non si fece mai, cominciarono i problemi, gli scontri e Raymundo rimase senza persone.

 

Ritirarono un furgoncino a Raymundo, poi incarcerarono alcuni di Miguel Alemán e Raymundo e Marcos Albino giŕ avevano iniziato ad organizzarsi in un’altra associazione, la UCIAF (Unione Contadina Agricola e Forestale), č un’organizzazione recente; Marcos Albino cercň gente da reclutare perchč arrivarono i mandati di comparizione per quelli di Miguel Alemán, arrivarono le citazioni in ogni comunitŕ e tutti quelli che non volevano finire in carcere si univano all’organizzazione.

 

 

 

Secondo testimonianze recenti di alcuni membri di Paz Y Justicia, questa organizzazione si formň nel seguente modo:

 

 

Organigramma di Sviluppo, Pace e Giustizia[1]

 

 

Consiglio di Amministrazione:

 

Marcos Albino Torres López                                               Manuel Jiménez López

Presidente                                                                   Vicepresidente

 

Mateo Mayo Trujillo                                                       Jesús Gómez Pérez

Segretario                                                          Segretario delle Finanze

 

Cristóbal Álvaro Jiménez                                        Ricardo Sánchez López

Segretario della Stampa e Propaganda                                         Segretario del Credito e Commercializzazione

 

C. Germán Pérez Ramírez                                                Julio Ramírez Jiménez

Segretario degli Affari Giurídici                                Segretario dell’Organizzazione

 

 

Consiglio di Vigilanza

 

Savelino Torres Martínez                                             Samuel Encino Juárez

Presidente                                                                   Vicepresidente

 

Martín Gómez Montejo                                          Ezequiel Sánchez Gutiérrez

Segretario                                                          Portavoce

 

 

Portavoci Eseutivi

 

Raymundo Sánchez Trujillo                                    Samuel Sánchez Sánchez

 

 

Delegati

 

Uno per ogni comunitá (almeno 121)

 

 

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Organigramma di Desarrollo, Paz y Justicia come gruppo Paramilitare[2]

 

 

Marcos Albino Torres (ex militare) - Comandante in capo (Tila) 

 

Raymundo Sánchez Trujillo (deputato federale 1997-2000) - Acquisizione di armi

 

Samuel Sánchez Sánchez (deputato locale 1995-97) – Responsabile per le risorse    

 

Savelino Torres (ex militare) – Comandante a Miguel Alemán

 

Diego Vázquez - Comandante a El Limar

 

 

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Comando di Miguel Alemán (41 persone)[3]

 

 

1.                   Comandante: Savelino Torres (ex militare)

 

Comunitá Sakil (Tzaquil), Tila

 

2.                   Eugenio Torres Martínez

3.                   Augusto Torres Martínez

4.                   Ernesto Torres García (ex comandante della polizia municipale di Tila, Chiapas)

5.                   Domingo Torres García

6.                   Mario Torres García

 

 

Comunitá Miguel Alemán, Tila

 

7.                   Nicolás Gómez Martínez (dirigente dell’organizzazione a Miguel Alemán)

8.                   Manuel López Hernández (commissario comunale nel 1996)

9.                   Antonio López Sánchez

10.               Alejandro López Sánchez

11.               Samuel López Hernández

12.               Román López Hernández

13.               Pablo Pérez Ramírez

14.               Amalio Pérez Ramírez

15.               Jaime López Hernández

16.               José Gómez Martínez

17.                Armando Díaz López

18.               Miguel Gómez Torres

19.               Mateo Gómez Torres

20.               Nicolás Gómez Torres

21.               Valentín Torres Ramírez (ex commissario comunale di Miguel Alemán)

22.               Pascual López Ramírez

23.               Alberto López Torres

 

 

Comunitá Masojá Shucjá, Tila

 

24.               Manuel Pérez Hernández

25.               Samuel Pérez Hernández

26.               Israel Pérez Hernández

27.               Cornelio Pérez Hernández

28.               Emilio Pérez Hernández (membro del 17° Battaglione di Fanteria a Villahermosa)

29.               Encarnación Pérez Hernández

 

 

Colonia Jolnixtié 1Ş Sección, Tila

 

30.               José Pérez Martínez

31.               Cristóbal Torres López

 

 

Colonia Cruz Palenque, Tila

 

32.               Domingo Pinto

33.               Meteo (Mateo) Díaz López

 

 

Colonia Pantianijá, Tila

 

34.               José Ramírez López

35.               Antonio López Vázquez

36.               Antonio Ramírez López

37.               Nicolás Ramírez López

 

 

Colonia Masojá Grande, Tila

 

38.               Domingo “N”

39.               Ignacio “N”

 

 

Colonia Masojá Chico, Tila

 

40.               Nicolás Díaz “N” (attuale Rappresentante di Tila, Chiapas).

41.               Cristóbal “N”

 

 

SAMUEL SANCHEZ Sánchez

Foto: José Antonio López


 

 

Situazione attuale

 

Č evidente che il conflitto in Chiapas non č terminato. Anche se non si sono registrate serie aggressioni nel corso del conflitto, č importante sottolineare che le condizioni materiali permangono: un esercito ribelle, una occupazione militare estesa su tutto il territorio indigeno, poche possibilitŕ di raggiungere in tempi brevi un accordo di pace, la presenza di gruppi paramilitari e di gruppi di potere politico ed economico che sono serviti in passato come strumenti di scontro antizapatista (i cosiddetti “autenticos coletos” a San Cristóbal, i Kanter a Comitán, Paz y Justicia nella Zona Nord, le associazioni riorganizzate di allevatori i cui reclami relativi alle terre perse a seguito della sollevazione zapatista non sono stati accolti).

 

L’unica differenza tra il contesto attuale e quello in cui č stato raggiunto l’apice della violenza č stata la frattura politica che ha avuto luogo nell’anno 2000. Tuttavia, questi gruppi si stanno ricostituendo e si corre un grosso rischio che si ripetano le condizioni politiche per le elezioni del 2006, le quali possono generare nuove, e forse anche piů acute, situazioni di violenza. Oggi questo scenario č reso possibile dalla mancanza di attenzione da parte degli attuali governi federale e statale nei confronti dello smantellamento e della punizione dei paramilitari e di coloro che li hanno creati e coperti; dalla mancanza di volontŕ di modificare la propria politica verso il conflitto ed in particollare di non realizzare quanto richiesto dalle comunitŕ indigene secondo quanto stabilito a San Andrés.

 

Attualmente la Procura Generale della Giustizia dello Stato del Chiapas ha reso pubbliche alcune informazioni che ci mostrano l’inattivitŕ rispetto al procedimento investigativo sul tema degli scomparsi e degli assassinati. Non ci sono indagini aperte riguardo le azioni paramilitari che hanno causato gli sfollamenti. Nel frattempo nessuna delle Procure si č assunta l’incarico di indagare a fondo.

 

L’11 ottobre 2000 furono incarcerati 11 membri di Paz y Justicia, tra cui figuravano due dei suoi principali dirigenti: l’ex priista Samuel Sánchez e l’ex militare Marcos Albino Torres, oltre a nove indigeni choles, accusati di essere i responsabili dei crimini di terrorismo, insubordinazione, associazione a delinquere, detenzione di armi da fuoco ad uso esclusivo dell’Esercito e della Forza Aerea, lesioni e saccheggio.

 

Nonostante decine di testimonianze e prove documentali contro di essi, un giudice federale ha cancellato dai capi di imputazione dei dirigenti i crimini di terrorismo, insubordinazione, associazione a delinquere e detenzione di armi da fuoco ad uso esclusivo dell’Esercito e della Forza Aerea. Essi sono stati liberati il 21 aprile 2001, malgrado si fossero accumulati piů di sei anni di indagini per i reati di omicidio, sparizioni, violazioni, saccheggio e lesioni: questi paramilitari sono stati liberati in meno di 5 mesi per “mancanza di prove”.

 

Il 15 febbraio 2002, agenti statali hanno incarcerato Diego Vázquez Pérez, uno dei principali capi del gruppo Desarrollo, Paz y Justicia, il quale si era rifiutato di firmare un accordo di riconciliazione tra gli indigeni della comunitŕ El Limar, promosso dal Governo Statale. Egli č stato accusato dei crimini di privazione legale della libertŕ e lesioni gravi nei confronti di Pedro Jiménez López, fatti avvenuti nel 1997. Contro di lui pendono altre cause penali per differenti crimini commessi tra il 1995 ed il 1997. Lo si accusa anche del sequestro di promotori del “Progresa” a San Josč El Limar.

 

Venerdě 13 settembre 2002 agenti statali hanno incarcerato 27 dei presunti membri del gruppo paramilitare Paz y Justicia, ai quali sono state sequestrate 11 armi di diverso calibro. Tra loro figurava Savelino Torres, ex responsabile priista del municipio di Tila e leader del gruppo paramilitare: tra le altre cose, contro di lui pendeva un ordine di cattura per lesioni e furto violento, nonchč svariate inchieste per la sparizione e l’assassinio di tre indigeni della regione.

 

Carlos Torres López, ex sindaco priista di Tila, fu “arraigado”[4] dalle autoritŕ giudiziarie dello Stato il 19 settembre dello stesso anno. Carlos Torres López ha consegnato a Desarrollo, Paz y Justicia “un ampio numero di radio di telecomunicazione, veicoli, benzina e denaro”. La Contraloría[5] Generale dello Stato ha riscontrato un trasferimento di fondi del valore di 3 milioni 155 mila pesos per opere non realizzate (ponti, scuole, ecc..) durante il suo periodo di reggenza.

 

Savelino Torres, Diego Vázquez e Carlos Torres sono gli unici leader incarcerati fino ad ora. Nessuno di loro č stato processato per i reati di omicidio o delinquenza organizzata.

 

Le informazioni sull’organizzazione Paz y Justicia che sono presenti in questo documento sono note alla Procura Generale della Repubblica ed al Governo dello Stato del Chiapas dal 1999. Tuttavia, il 13 novembre 2002 il titolare della PGR, Rafael Macedo de la Concha, ha annunciato lo smantellamento della Unitŕ per l’Attenzione ai Delitti Commessi da Probabili Gruppi Armati creata dal suo predecessore, Jorge Madrazo Cuellar, nell’aprile 1999. L’organismo, che in piů di tre anni ha avviato diverse indagini su tutti i gruppi civili armati (paramilitari e “privati”) la cui presenza era stata denunciata in Chiapas, č stato eliminato senza che abbia raggiunto risultati concreti.

 

Le comunitŕ priiste continuano ad essere armate. L’Esercito continua ad essere presente nei municipi della Zona Nord. I capi paramilitari continuano ad esercitare la loro influenza, anche quelli che si trovano in carcere.

 

Nel contesto delle elezioni intermedie del 2003, Savelino Torres e Diego Vásquez dal carcere di Cerro Hueco a Tuxtla Gutiérrez hanno inviato una lettera alla “Presidenza della Organizzazione Desarrollo, Paz y Justicia A.C. della Regione Selva Nord, a tutti i delegati di questa organizzazione affiliata al Partito Rivoluzionario Istituzionale”, chiedendo di prendere posizione in favore dell’allora candidato a deputato Jorge Utrilla Robles.

 

Persino dal carcere i due capi sono venuti a conoscenza dell’identitŕ dei loro accusatori ed hanno ordinato ai compagni di Miguel Alemán di “eliminare” i testimoni. Gli sfollati piů recenti hanno ricevuto minacce di morte.

 

L’elezione del candidato del PRI alla presidenza municipale di Tila lo scorso 3 ottobre č stata assai controversa. Juan José Díaz Solórzano ha lavorato per sei anni per il comune di Tila ed ha allacciato diverse relazioni con alcuni dirigenti di Paz y Justicia, in particolare con Carlos Torres López, ex presidente municipale, attualmente in carcere. Esiste il radicato timore che la forte influenza di Paz y Justicia sul municipio di Tila torni a riattivare la violenza nella zona.

 

Esistono vari documenti ufficiali in possesso sia dell’amministrazione passata che di quella odierna che segnalano la presenza di Paz y Justicia, caratterizzandone ed identificandone l’organizzazione. Tra essi compare una copia dell’Accordo tra Governo dello Stato del Chiapas e Desarrollo, Paz y Justicia AC per la concessione di fondi dell’ammontare di 4.600.000 pesos in favore dell’organizzazione, nel quale appare la firma come testimone d’onore Mario Renán Castillo (1997).

 

Esistono inoltre lettere scritte da comunitŕ afíliate al PRI ed a Paz y Justicia dirette alla presidenza municipale di Tila al fine di sollecitare apparecchi radio, uniformi ed armi.

 

 

 

Responsabili

 

I responsabili di questa deliberata politica di Stato che utilizza i delitti di Lesa Umanitŕ come strategia di guerra contro la popolazione civile sono (in maniera non esaustiva):

 

 

Diretti

 

Ř         Dr. Ernesto Zedillo Ponce de León.

Comandante Supremo delle Forze Armate del Messico e Presidente della Repubblica (1994-2000). Ha approvato ed ordinato il “Piano Campagna Chiapas ‘94”.

 

Ř         Generale Enrique Cervantes Aguirre.

Segretario della Difesa Nazionale (1994-2000). Ha approvato, ordinato e realizzato il “Piano Campagna Chiapas ‘94”.

 

Ř         Generale di Divisione DEM Miguel Angel Godínez Bravo.

Comandante della VII Regione Militare (1990-1995). Autore del “Piano Campagna Chiapas ‘94”.

 

Ř         Generale di Divisione DEM Mario Renán Castillo.

Comandante della VII Regione Militare (1995-1997). Ha realizzato il “Piano Campagna Chiapas ‘94”.

 

Generale di Divisione DEM José Gómez Salazar.

      Comandante della VII Regione Militare (1997-2000). Ha realizzato il “Piano Campagna Chiapas ‘94”.

 

Ř         Generael di Brigata DEM Alberto Martínez Herrera.

Comandante della 31^ Zona Militare con sede a Rancho Nuevo, Chiapas (1993-2005). Ha realizzato il “Piano Campagna Chiapas ‘94”.

 

Ř         Generale di Brigata DEM Jorge de Jesús Wabi Rosel.

Comandante della 39^ Zona Militare con sede a Ocosingo, Chiapas (1995-1998). Ha realizzato il “Piano Campagna Chiapas ‘94”.

 

Ř         Generale di Divisione DEM Fermín Rivas García.

Comandante della 39^ Zona Militare con sede a Ocosingo, Chiapas (1998-2001). Ha realizzato il “Piano Campagna Chiapas ‘94”.

 

Ř         Generale Juan Bautista “N”.

Comandante della Unitŕ distaccato a El Limar, Tila. (1995-?). Ha coordinato le azioni del gruppo paramilitare Paz y Justicia.

 

Ř         Lic. Julio César Ruiz Ferro.

Governatore Costituzionale dello Stato del Chiapas (1994-1997). Ha concesso risorse finanziarie ai gruppi paramilitari.

 

Ř         Lic. Roberto Albores Guillén.

Governatore ad interim dello Stato del Chiapas (1997-2000). Ha mantenuto il coordinamento con i gruppi paramilitari.

 

 

Responsabili delle indagini sui delitti di Lesa Umanitŕ e dello smantellamento dei gruppi paramilitari

 

Dr. Jorge Madrazo Cuellar.

Procuratore Generale della Repubblica (1996-2000). Ha omesso le indagini sulla responsabilitŕ dell’Esercito e di alti funzionari della federazione del governo del Chiapas.

 

Ř         Lic. Armando Del Río Leal (titolare) e Lic. José Sotelo Marbán (coordinatore).

Responsabili della Unitŕ per l’Attenzione ai Delitti Commessi da Probabili Gruppi Civili Armati della Procura Generale della Repubblica (2000-2001). Essi hanno ricevuto denunce su appartenenti ai gruppi paramilitari, sulla loro organizzazione, l’acquisizione di armi, i piani e le relazioni con i governi Federale e Statale, e con l’ Esercito messicano, i quali perň non sono stati mai indagati.

 

Lic. Amando Pérez Narváez.

Titolare della Unitŕ per l’Attenzione ai Delitti Commessi da Probabili Gruppi Civili Armati della Procura Generale della Repubblica (2001-2002). Membro della Unitŕ dal 2000. Ha ricevuto denunce su appartenenti dei gruppi paramilitari, sulla loro organizzazione, la acquisizione di armi, i piani e le relazioni con i governi Federale e Statale, e con l’Esercito messicano, i quali perň non sono stati mai indagati.

 

 

Responsabili per il non smantellamento del “Piano Campagna Chiapas ‘94”

 

Ř         Lic. Vicente Fox Quezada.

Comandante Supremo delle Forze Armate e Presidente della Repubblica (2000-2005). Ha mantenuto in vita il “Piano Campagna Chiapas ‘94” che include i civili come obiettivi militari e la presenza di gruppi paramilitari.

 

Ř         Generale Gerardo Clemente Ricardo Vega García. Segretario della Difesa Nazionale (2000-2005). Ha mantenuto in vita il “Piano Campagna Chiapas ‘94” che include i civili come obiettivi militari e la presenza di gruppi paramilitari.

 

Generale Rafael Macedo de La Concha. Procuratore Generale della Repubblica (2000-2005). Ha abbandonato le indagini e smantellato l’Unitŕ per l’Attenzione ai Delitti Commessi da Probabili Gruppi Civili Armati nell’anno 2002, anche quando alla sua Procura furono comunicate le denunce dei membri dei gruppi paramilitari, che rivelavano la loro organizzazione, l’acquisizione di armi, i piani e le relazioni con i governi Federale e Statale, e con l’Esercito messicano.

 

 

 

 

ALLEGATO 1

 

IL « PIANO CAMPAGNA CHIAPAS ‘94 »

 

 

Segreteria della Difesa Nazionale

c.g. a Tuxtla Gtz, Chis.

VII Regione Militare/Ottobre 94

Sezione Quinta

Piano Campagna Chiapas 94

 

1. Situazione strategica-operativa.

 

a. L’obiettivo politico di queste operazioni č: raggiungere e mantenere la pace.

 

b. L’obiettivo strategico-operativo č: distruggere la volontŕ di combattere dell’EZLN, isolandolo dalla popolazione civile e conseguire l’appoggio di questa, a tutto vantaggio delle operazioni.

 

c. L’obiettivo tattico delle operazioni č: distruggere e/o disorganizzare la struttura politica militare dell’EZLN.

 

d. Eviterŕ un conflitto internazionale col Guatemala.

 

e. Dovrŕ gestire con tatto ed a tutto vantaggio delle Forze Armate messicane i mezzi di comunicazione.

 

f. Limiterŕ gli effetti negativi che potrebbero nascere dall’azione delle organizzazioni dei diritti umani e degli organismi non governativi nazionali ed internazionali.

 

g. Dovrŕ eseguire in maniera coordinata, tra le altre, le seguenti operazioni:

 

1.   Tattiche.

2.   Di intelligence.

3.   Psicologiche.

4.   Affari civili (include il piano di supporto alla popolazione e alle sue risorse).

5.   Protezione della popolazione e delle sue risorse.

6.   Di consulenza (organizzazione delle forze di autodifesa)

7.  Logistiche.

 

h. Il Piano Campagna includerŕ le seguenti fasi:

 

1.       Preparazione.

2.       L’offensiva

3.       Di sviluppo.

4.       La fase finale.

 

i. Le sue norme di azione saranno quelle dettate dai principi della guerra.

 

j. Manterrŕ presenti gli assiomi ed i fondamenti della dottrina vigente per portare avanti le operazioni nella selva.

 

k. Stabilirŕ inizialmente il centro delle operazioni tattiche della Regione Militare (Cotremi) a Tuxtla Gutiérrez, Chiapas.

 

l. Nella zona di espansione il suo compito principale č la distruzione o neutralizzazione delle guerriglie locali, dei miliziani e dei comandi e la sicurezza e la difesa delle installazioni vitali.

 

In questa stessa zona eserciterŕ la direzione, il coordinamento e il controllo di tutte le forze di pubblica sicurezza, rendendole responsabili della eliminazione dei comandi urbani e della disintegrazione o del controllo delle organizzazioni di massa.

 

Per questo, le forze di polizia si pongono i tre obiettivi seguenti:

 

1.       Rompere la relazione di appoggio che esiste tra la popolazione ed i trasgressori della legge.

 

2.       Scoprire la struttura dei sovversivi e le loro attivitŕ presso la popolazione.

 

3.       Creare un ambiente di sicurezza fisica e psicologica tra la popolazione estranea al conflitto.

 

m. Nella zona di difesa, il suo principale obiettivo č distruggere o disorganizzare le unitŕ regolari, i comandi militari e i gruppi guerriglieri dell’EZLN.

 

n. Nella zona strategica di retroguardia, non lesinare risorse o sforzi al fine di distruggere il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno (CCRI), quartier generale dell’EZLN.

 

o. L’obiettivo delle operazioni psicologiche č quello di distruggere la volontŕ di lotta dell’EZLN; conseguire in favore del governo l’appoggio della popolazione civile e creare in essa la sensazione di sicurezza fisica e psicologica. Si terrŕ come premessa non attaccare:

 

1. La religione

2. I gruppi etnici.

3. I paesi vicini.

 

p. Sfruttare le risorse aeree per trarre vantaggi in :

 

1. Mobilitŕ.

2. Comando e controllo.

3. Riconoscimento.

4. Logistica.

 

q. Durante la prima fase del Piano Campagna, si darŕ enfasi alla elaborazione dei piani e riguardo all’addestramento si intensificherŕ ciň che č relazionato con la preparazione delle truppe per:

 

1.       L’appoggio aereo immediato.

2.       L’appoggio di fuoco.

3.       Le pattuglie da combattimento.

4.       Le operazioni notturne.

5.       Il combattimento nella selva.

6.       Il combattimento nelle aree urbane.

7.       Leadership ed ordine di battaglia dell’EZLN.

 

r. Organizzare in segreto certi settori della popolazione civile, tra gli altri, allevatori, piccoli proprietari ed individui caratterizzati da un alto senso patriottico, che saranno reclutati per appoggiare le nostre operazioni.

 

s. Relativamente all’intelligence, dovranno agire, controllare e coordinare tutte le agenzie militari e civili per ottenere:

 

1.       Controinformazione.

2.       Intelligence da combattimento.

3.       Intelligence per l’appoggio di operazioni psicologiche.

4.       Intelligence sulla situazione interna (informazione politica, economica e sociale).

 

t. Coordinandosi con il governo dello Stato ed altre autoritŕ, dovrŕ applicare la censura ai differenti mezzi di diffusione di massa.

 

Stabilire un ufficio di comunicazione e designare un portavoce ufficiale.

 

u. Elaborare un Piano di Sviluppo che sarŕ sottoposto all’approvazione del Presidente della Repubblica.

 

v. Presentare un piano per l’organizzazione e il funzionamento di un Centro Coordinatore Statale, per la direzione delle operazioni di mantenimento dell’ordine nello Stato del Chiapas.

 

w. Le forze assegnate alle operazioni di mantenimento dell’ordine saranno stabilite in un documento separatamente.

 

x. Il Piano Campagna ed il Piano di Sviluppo saranno diretti ai trasgressori e alla popolazione.

 

y. L’Armata del Messico appoggerŕ l’Esercito e la Forza Aerea messicani nell’ambito delle sue responsabilitŕ.

 

B. Forze nemiche.

 

a. L’autodefinito EZLN, come qualsiasi organizzazione maoista, č formato da una direzione politica, dalla forze armate e dalle organizzazioni di massa.

 

(…) Non si deve scartare la possibilitŕ che l’EZLN si appoggi a strutture politiche del partito della Rivoluzione Democratica (PRD).

 

(…) 3. Organizzazioni di massa (segreteria di massa). Costituisce la parte fondamentale e l’elemento piů importante della strategia maoista, si struttura con organizzazioni sociali reali o di facciata nei settori: educativo studentesco, lavorativo, etnico, religioso, contadino, altro.

 

IX. In queste organizzazioni si sviluppano i comandi, le forze militari messicane e le guerriglie locali.

 

(…) 1. Zona di espansione.

 

i.                     Dalla linea Palenque-Ocosingo-Comitán-Frontiera Comalapa verso ovest, in direzione Tuxtla Gutiérrez

.

ii.                    In questa zona compaiono:

 

(a). Le organizzazioni di massa.

(b). Le forze militari messicane.

(c). Le guerriglie locali.

(d). I comandi urbani e rurali.

 

iii.                  Effettivi che operano nella zona:

 

(a). Tra militari e guerriglie locali si stimano 4.784 effettivi.

(b). Si stima che le organizzazioni di massa raggiungano le 200.000 persone.

 

IV. La linea precedentemente citata verso est fino alla frontiera col Guatemala, č definita dai trasgressori “zona di territorio liberato”.

 

 

 

I paramilitari e l’Esercito

 

Il capitolo h contiene un Piano di consulenza:

 

Questa parte descrive attivitŕ dell’Esercito nell’addestramento e nell’appoggio delle forze di autodifesa o di altre organizzazioni paramilitari, che possono costituire il principio fondamentale della mobilitazione per le operazioni militari e di sviluppo. Include inoltre la consulenza e l’aiuto che sono prestati ad altre dipendenze del governo ed a funzionari governativi locali, municipali, statali e federali. In caso non esistano forze di autodifesa, č necesario crearle.

 

(…) Le operazioni militari includono l’addestramento di forze locali di autodifesa affinchč partecipino ai programmi di sicurezza e sviluppo.

 

 

Il documento č stato tradotto da Chiara Soprani



[1] Fonte: Acta Constitutiva de Desarrollo, Paz y Justicia AC. Instrumento tres mil novecientos setenta y seis, volumen número noventa y nueve, realizada en la ciudad de Ocozocoautla de Espinoza, Distrito de Tuxtla, Chiapas, ante el licenciado Octavio Esponda López, titular de la Notaría Pública número Setenta y Siete, el 18 de julio de 1997.

[2] Fonte: testimonianza di un subcomandante o comandante in seconda. Intervista del 17 giugno 2004.

[3] Fonte: testimonianza di un subcomandante o comandante in seconda. Intervista del 17 giugno 2004.

[4] In Messico esiste una procedura penale denominata “arraigo” secondo la quale le autoritŕ giudiziarie sono autorizzate a trattenere una persona sospettata per trenta giorni (la procedura puň ripetersi per tre volte, quindi si puň raggiungere un massimo di 90 giorni di detenzione) in un domicilio che non sia la sua abitazione, senza comunicazioni con l’esterno, affinchč le stesse autoritŕ possano trovare le prove della sua colpevolezza.

[5] Si tratta di un ente incaricato di vigilare sul corretto svolgimento degli incarichi dei funzionari pubblici.

Formato per la citazione:
Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas, "La politica genocida nel conflitto armato in Chiapas", terrelibere.org, 23 marzo 2005, http://www.terrelibere.org/doc/la-politica-genocida-nel-conflitto-armato-in-chiapas