MOBILE Il sito per cellulari e la nuova App per Android CORSIHTML5, eBook, Multimedia. Online e in aula Novità! Servizi per l'editoria digitale
 .
LIBRERIA ››
Anacleto
Anacleto
0 €
Pacifisti. Ecco dove siamo Luca Kocci
Pacifisti. Ecco dove siamo
4.5 €
Gli africani salveranno Rosarno. Seconda edizione Antonello Mangano
Gli africani salveranno Rosarno. Seconda edizione
8 €, spese di spedizione incluse
Sì alla lupara, no al cous cous Antonello Mangano
Sì alla lupara, no al cous cous
8 €, spese di spedizione incluse
L’enigma di Attilio Manca Joan Queralt
L’enigma di Attilio Manca
13 €, spese di spedizione incluse
Quell’africana  che non parla neanche bene l’italiano Alberto Mossino
Quell’africana che non parla neanche bene l’italiano
10 €, spese di spedizione incluse
Nuovo! Le inchieste di terrelibere.org > Gli africani salveranno Rosarno - A3. Il vanto d'Italia - Shock economy all`italiana
RSSRSS Chi siamo Archivio Autori Corsi Campagne Mailing list Contatti
Fotostorie Video Infografiche Podcast Casa editrice Libreria Catalogo libri/eBook Presentazioni Recensioni
La cultura dell'asterisco - Dossier Telefonia Italia - terrelibere.org :: altre forme di comunicazione
Documenti > Inchiesta
Antonello Mangano:   Scheda biografica  |  Scrivi all'autore  |  Tutti i documenti di questo autore
InteragisciSegnala ad un amico    Organizza un incontro   
Condividi
  
           
La cultura dell’asterisco* {}

 

 

 

 

Sommario

 

Premessa. Sul contesto. 2

Da Sip a Tim. 3

Percorso obbligato: Privatizzare ! 3

a) Le rendite di posizione. 4

b) La cultura dell’asterisco. 5

Tabella Completa delle condanne per pubblicità ingannevoli 7

c) Accordi, posizioni dominanti, cartelli 13

Letizia per voi 15

I campi elettromagnetici 16

Scheda / I  campi elettromagnetici 21

La rete cellulare. 22

Glossario delle unità di misura. 22

Killer Radio. 23

La razza corsara. 24

Telefonia Italia – La mappa delle proprietà. 27

Storia in sintesi di Olivetti 28

New Managers, old Managers. 30

Il prodigioso CV di Giancarlo Elia Valori 31

Le Concentrazioni 33

Cardinale: chi ha governato le telecomunicazioni italiane. 35

Telekom Italia – Serbia. 36

Il lavoro. 37

Il gas esilarante presidiava le strade…. 39

 

 

 

 

 

 

 

 

Voi che avete cantato

Sui trampoli e in ginocchio

Per l’Amazzonia e per la pecunia

Per i longobardi e per i centralisti…

 

De André, La domenica delle salme

 

 

 

 

Premessa. Sul contesto

 

Questo testo rappresenta probabilmente l’unica ricognizione sufficientemente ampia (fatta con spirito critico) sulle vicende recenti della telefonia italiana e delle telecomunicazioni, affrontando temi quali la pubblicità ingannevole, il sistema della concorrenza, la mappa delle proprietà, ed ancora le privatizzazioni, recepite ormai da un decennio come un dogma che ormai quasi nessuno si permette non solo di criticare ma quasi neppure di analizzare.

 

Va aggiunto, tanto per contestualizzare ciò che vedrete nelle pagine successive, che questo lavoro di ricerca nasce al di fuori di contesti accademici incartapecoriti e ricche ed inutili fondazioni private. Ne consegue che è incontestabilmente libero da quelle frequenti omissioni, dalle autocensure e dai servilismi che ormai sono entrati nel DNA della ricerca ufficiale.

 

Tuttavia, non si può fare a meno di notare l’incredibile sproporzione di mezzi tra un lavoro basato sul  volontariato e nato e cresciuto tra mille difficoltà e l’abnorme potere e ricchezza che permette a pochi operatori economici di fare e disfare, licenziare, stravolgere le vite di milioni di persone e condizionarne pesantemente valori e scelte.

 

In altre parole, dando una qualsiasi opinione in generale su lavori di ricerca autoprodotti ed in particolare su questo, sarebbe il caso di premettere la sproporzione, per esempio, tra i 30 miliardi di euro che vale il gruppo Telecom e le poche migliaia di lire che sono servite a fare fotocopie, pagare gli scatti per la pubblicazione sul sito, etc.

Pure va evidenziato che tra i meriti di questo lavoro c’è la consultazione di centinaia e centinaia di pagine di documenti, dalle istruttorie delle Authorities fino ai materiali sull’elettromagnetismo. Una imponente base di fonti che è servita a disegnare un quadro relativamente esauriente dei temi trattati.

 

Esiste palesemente un problema di mezzi, di professionalità, di continuità e qualità della ricerca alternativa e dell’informazione non schierata e libera. Che di certo non può cullarsi ed autobeatificarsi nella convinzione di essere migliore dell’informazione ufficiale, né può ignorare la necessità di organizzarsi, cercare altre forme espressive, nuovi canali, basi economiche e mezzi.

Nuove forme, altri contenuti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ed al loro Dio

Goloso

Non credere mai

 

De Andrè, Coda di lupo

 

 

 

 

 

La cultura dell’asterisco*

 

 

 

 

Da Sip a Tim.

 

“Il telefono è di tutti: telefona, non conversare”. A metà degli anni ’80, ogni elenco del telefono firmato Sip – Società Italiana per l’esercizio Telefonico - conteneva questo messaggio di pubblicità progresso, stampato a mezza pagina e diffuso in tutte le case.

Siamo nel periodo in cui il telefono era ancora servizio pubblico ed il fine era assicurare a tutti la possibilità di comunicare. Da allora sembra passato un secolo. “Tim autoricarica”, una delle trovate del maggiore gestore italiano di telefonia mobile, si colloca all’opposto rispetto a quella logica. Più telefonate ricevi, più puoi farne. Si incentivano in questo modo i consumi inutili, lo spreco. Da “telefona non conversare” ad “autoricarica” si completa la rivoluzione copernicana dell’economia italiana, dove le nuove imprese prima “para-pubbliche” (privatizzate ma con partecipazione statale) o “private” incentivano il lusso, coltivano il consumismo e riproducono manager fondamentalisti ed ottusi.

 

 

 

Percorso obbligato: Privatizzare !

 

Facciamo un passo indietro. Ci hanno spiegato che:

·         il monopolio è insalubre,

·         le privatizzazioni servono al bene dei consumatori,

·         la concorrenza abbassa i prezzi e migliora la qualità.

 

Vedremo tra breve che nessuna di queste affermazioni è vera, ma per completezza occorre osservare che Sip ha fatto di tutto per meritarsi la diffidenza dei consumatori: trucchi, scorrettezze, mancanza di trasparenza, balzelli, prepotenze da monopolista. E’ anche vero che una diffusa cultura “consumerista” avrebbe ridotto alla ragione il monopolista pubblico, mentre spesso poche associazioni dei consumatori si sono trovate isolate a difendere gli interessi di tutti.

Oggi, comunque, questo discorso sembra superato. Il servizio pubblico delle telecomunicazioni non esiste più. Perché ? Il Nordamerica, da un lato, e l’Europa occidentale, dall’altro, si sono organizzati nel “Nafta” e nell’Unione Europea: aree di libero commercio dove non devono esistere restrizioni alla circolazione di capitali, beni e servizi.

Negli Stati Uniti questo non ha implicato gravi ripercussioni (non così per il Messico…), mentre in Europa ha prodotto la devastazione delle impalcature socialdemocratiche. Naturalmente, tutto questo è avvenuto senza alcuna consultazione elettorale, senza che ai cittadini fosse chiesto alcun parere. Gli stessi governi si sono trovati scavalcati da decisioni già prese. Oggi, nei paesi “democratici” dell’Unione Europea, un governo che si opponga alle privatizzazioni è semplicemente inconcepibile.

 

Veniamo subito al punto centrale: per mercato di concorrenza perfetta si intende essenzialmente un sistema in cui:

·         non vi siano ostacoli all’ingresso di nuove imprese nel mercato;

·         vi sia una perfetta circolazione delle informazioni in maniera da agevolare la scelta del consumatore;

·         non vi siano rendite di posizione, accordi, posizioni dominanti tali da pregiudicare la concorrenza.

 

Questo meccanismo virtuoso dovrebbe produrre:

·         un abbassamento delle tariffe;

·         un innalzamento della qualità dei servizi.

 

Nessuno di questi punti ha trovato attuazione nella realtà…

 

 

 

a) Le rendite di posizione

 

Si è passati dal monopolio pubblico a quello privato. Analizziamo la telefonia fissa. In apparenza, esistono varie compagnie: in realtà esiste un feudatario e vari vassalli. Tutte le compagnie devono al momento affittare le linee e le centraline di Telecom Italia. Su tutte le telefonate – fatte con qualsivoglia operatore – Telecom Italia guadagna una percentuale più o meno alta.

In secondo luogo, Telecom possiede un insieme di conoscenze, professionalità, mezzi che nessun altro operatore può avere. L’ingresso di nuove imprese nel mercato è possibile solo per chi ha alle spalle grandi gruppi economici. Andando a vedere la composizione azionaria dei nuovi operatori si scopre che sono formati da grandi gruppi stranieri delle telecomunicazioni (British Telecom, Deutsche Telekom, France Telecom, Telefonica spagnola), da apparati industriali italiani a rilevanza pubblica (Enel, Eni, Italgas) e dai soliti nomi del privato (Berlusconi, Pirelli, Benetton).

Il gruppo Mannesman – passando alla telefonia mobile – è oligopolista in Germania, ha acquistato Orange in Gran Bretagna (e così ha assunto una posizione dominante) mentre in Italia ha posseduto per un certo periodo il 100% di Omnitel ed Infostrada, poi passati all’inglese Vodafone.

Ad occhi attenti non può sfuggire che poche compagnie si dividono il mercato europeo. Negli Stati Uniti la situazione è ancora peggiore, perché il maggiore gestore privato (At&T) si è alleato con Microsoft, creando una sinergia computer-fibre ottiche che creerà ulteriori monopoli. Chi è in grado di coprire territori immensi con tecnologie costose ? Chi di impiantare ripetitori ad ogni angolo e sostenere costi economici ed ambientali, rintuzzare le proteste delle popolazioni esposte alle radiazioni, pagare il prezzo delle manutenzioni ?

Omnitel è riuscita ad ottenere per prima - insieme a Tim – la concessione per la telefonia mobile in Italia. Adesso si appresta a sfruttare la rendita di posizione derivante – per esempio – dai ripetitori. Wind – terzo gestore ad avere la concessione – ha una rete limitata né intende ampliarla subito (anche se spera di sfruttare la rete elettrica dell’Enel) ed al momento utilizza i ripetitori altrui tramite accordi di “roaming”. Torniamo al discorso fatto prima: per trasmettere dall’“antenna” altrui l’operatore paga l’affitto a chi si è insediato prima. Che così guadagna senza fare nulla.

Un altro problema che la teoria economica neoliberista non prende in considerazione sono i limiti fisici del territorio ed i vincoli sociali. Per espandersi illimitatamente il mercato dovrebbe insistere sul nulla. Un solo esempio per comprendere: se ogni operatore impiantasse un ripetitore dove serve, ogni collina sarebbe sormontata da un’antenna. Ed una volta finite le colline ? E quali conseguenze sulla salute avrebbe l’immersione dell’Italia in un immenso campo elettromagnetico ? Stesso discorso per i cavi del telefono. Se ogni nuova compagnia creasse la sua rete personale, avremmo scavi e lavori ad ogni angolo di strada per un periodo indefinito. Una tale frazionalizzazione è intollerabile anche dal punto di vista politico-sociale, perché in particolari casi di emergenza (terremoti, etc.) è indispensabile sapere “chi gestisce il telefono” e come coordinare le varie reti. In parole povere, che piaccia o no, le telecomunicazioni sono il classico settore a rilevanza pubblica.  Ci accorgeremo tra breve quanto può essere pericoloso affidarlo al monopolio privato della curiosa “banda Olivetti”.

 

 

 

b) La cultura dell’asterisco

 

Secondo punto: le informazioni devono circolare liberamente in maniera da permettere al consumatore una scelta razionale. Si dirà: mai come ora siamo assaliti da una grande mole di informazioni, su tariffe, profili e menù. In realtà tutto è vanificato dalla profonda scorrettezza di tutte le campagne pubblicitarie. Più volte l’Antitrust (Autorità Garante della Concorrenza e del mercato) ha condannato specifiche campagne, specie quelle della telefonia mobile.

Gli esempi potrebbero essere varie decine. Eccone uno che vale per tutti, terminato nell’agosto 1999 con una condanna su denuncia dell’associazione di consumatori Adusbef: la campagna tariffa “Italy” di Omnitel, con l’opzione “Personal 195 Ricaricabile”.

Un titolone, sovrastato dalla solita modella sorridente, annuncia che si pagano 195 lire al minuto.

Il titolo è molto grande, ed accanto presenta un piccolo asterisco. Se è già poco probabile che l’occhio cada su una nota scritta in piccolo su una pubblicità di giornale, è certo che in pochissimi noteranno i piccoli caratteri di una videata di uno spot televisivo.

Così come è certo che sui cartelloni stradali quasi nessuno nota l’asterisco, e meno che meno la scritta sottostante in caratteri microscopici. Chi passa in automobile non può fermarsi a leggere, se non vuole rischiare la vita o almeno un tamponamento.

“È necessario, invece, che le diverse componenti della tariffa di un servizio di telefonia siano esplicitate nel messaggio, contestualmente e con eguale evidenza, grafica o sonora, affinché il consumatore possa fin dal primo contatto pubblicitario disporre degli elementi essenziali per una immediata percezione della portata economica dell'offerta pubblicizzata. In tal senso il rimando operato dall'asterisco ad informazioni supplementari, riportate con carattere ridotto ed ubicate in una parte periferica del messaggio (non fornite dunque contestualmente all'indicazione del costo al minuto), che precisano [per esempio] l'esistenza del c.d. "scatto alla risposta", di una "quota mensile aggiuntiva rispetto al canone" per beneficiare della tariffa al minuto ridotta, nonché la circostanza che il prezzo forfettario mensile deve considerarsi aggiuntivo rispetto al canone, è da ritenersi inidoneo ad evitare l'effetto confusorio ingenerato dal messaggio relativamente al prezzo del servizio”, afferma reiteratamente l’Autorità Antitrust in occasione delle condanne alle compagnie telefoniche.

In altre parole, la maggior parte dei consumatori leggeranno il titolone ma non le note richiamate dall’asterisco. Si tratta di una pratica abituale. Per comprendere le dimensioni della truffa, leggiamo con attenzione cosa è scritto a caratteri microscopici.

In questo modo scopriremo che in realtà la telefonata costa:

·         167 lire di scatto alla risposta;

·         Iva 20 % sullo scatto alla risposta (33,4 lire);

·         scatto di 167 lire ogni 51,3 secondi;

·         Iva 20 % su ogni scatto (33,4 lire).

 

In dettaglio, le scritte a caratteri microscopici ci dicono che “Personal 195 Ricaricabile ti fa scegliere quando parlare a 195* lire al minuto (+ Iva) fra 5 diverse soluzioni: mattina, mezzogiorno, pomeriggio, sera, city. Inoltre puoi parlare a 195* lire al minuto tutti i giorni dalle 22.00 alle 8.00 e per tutto il giorno sabato, domenica e festivi. Per tutte le altre chiamate nazionali la tariffa ordinaria è di sole 990* lire al minuto (+Iva)”. L'asterisco apposto al numero "195" rimanda alla seguente dicitura, posta a fondo pagina e a caratteri più piccoli: “Costo indicativo in lire delle chiamate nazionali per minuto di conversazione. Il sistema di conteggio applicato è a scatti. Per ogni telefonata vengono addebitate 200 lire (IVA inclusa) alla risposta, comprensive dei primi 3 secondi di conversazione. Per i secondi successivi ogni scatto ha un costo di 200 lire (IVA inclusa) e una durata di 51,3 secondi per la tariffa ridotta e di 10,1 secondi per la tariffa ordinaria. Può essere scelta una sola fascia per volta.” Di seguito, la nota 1 reca la dicitura “é possibile cambiare la fascia o la città prescelta in qualsiasi momento al costo di 10.000 lire (IVA inclusa) [...]". Infine, la nota 2 specifica, in riferimento alla ‘Fascia City’, quali chiamate vengano considerate "chiamate locali".

Nella parte inferiore del tabellare viene, inoltre, indicato che “Personal 195 Ricaricabile ti fa scegliere quando parlare a 195 lire al minuto (più IVA) fra 5 diverse soluzioni [...] specificando che “Per tutte le altre chiamate nazionali la tariffa ordinaria è di sole 990 lire”.

 

Il nostro consumatore – attratto dalla modella e dal titolone [“Personal 195 Ricaricabile® – Solo 195* lire al minuto (più IVA)”] - credeva di spendere 195 lire per 60 secondi ed invece nelle tasche della Omnitel ne sono già finite 600 !

“Il prezzo delle telefonate indicato nei messaggi è pari a lire 195 al minuto più I.V.A., mentre, in realtà, per i primi 53 secondi di conversazione si pagano lire 600”, annota l’Adusbef.

E continua così: “la denominazione ‘Personal 195’ induce erroneamente a ritenere che il prezzo di un minuto di telefonata sia pari a lire 195, o che comunque rimandi a un'indicazione tariffaria lineare quando invece è a scatti; che i messaggi denunciati affermano che ‘Personal 195 Ricaricabile’ di Omnitel sarebbe la prima ricaricabile che dà la possibilità di scegliere una fascia oraria spendendo di meno, mentre in realtà esistono altre opzioni tariffarie legate alla fascia oraria prescelta; che i messaggi pubblicizzano la possibilità di cambiare fascia di preferenza quando lo si voglia, omettendo di specificare che per tale cambiamento sono dovute lire 10.000 e che la nuova opzione sarà attiva solo dopo uno o due giorni; che non è possibile effettuare telefonate all'estero nell'ambito del servizio pubblicizzato”.

L’istruttoria dell’Antitrust prende in considerazione anche le telepromozioni, segnalando quella particolarmente grottesca “andata in onda sull'emittente Raiuno durante la trasmissione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo in data 23 febbraio 1999. Nel corso del dialogo tra il presentatore Fabio Fazio e il cantante ‘Pupo’, vengono illustrate le caratteristiche del servizio "Personal 195 Ricaricabile". In particolare, Pupo afferma: "Una notizia bomba! E' nata Personal 195 Ricaricabile di Omnitel, e con cinque diverse fasce tra cui scegliere quando telefonare a sole 195 lire al minuto". Fazio risponde: "Omnitel infatti ha inventato Personal 195 Ricaricabile, che è la prima ricaricabile di Omnitel fatta su misura per te".

 

 

La privatizzazione e la concorrenza avrebbero dovuto permettere al consumatore di scegliere: ma come si fa a valutare l’opzione più conveniente se le tariffe non sono confrontabili ? Alcune sono a scatti, altre a tempo. Alcune a base provinciale, altre prevedono sconti se si chiama un cellulare dello stesso operatore. Chi ha lo scatto alla risposta, chi no. Alcuni scatti durano 50 secondi, altri 60. Ci sono tariffe che scattano alle 7,30 ed altre che si attivano mezzora dopo.

Un confronto reale per capire quale costa meno è del tutto improponibile. Qualche regola è comunque utile: calcolare sempre la conversazione sui due minuti e non sul singolo minuto, in maniera da contare gli scatti alla risposta; tenere in attenta considerazione l’Iva e verificare se si calcola solo sulla conversazione od anche sullo scatto alla risposta; fare attenzione a clausole e trucchi vari (promozioni, condizioni particolari, limitazioni).

 

 

 

Tabella Completa delle condanne per pubblicità ingannevoli

inflitte alle compagnie telefoniche dall’autorità garante della concorrenza e del mercato

 

 

Telecom Italia

 

Data

Spot

Messaggio ingannevole

4 aprile 2001

Sirio 187 SMS – “Tutti gli SMS che vuoi" - "Oggi puoi inviare e ricevere SMS dal telefono di casa"

Non è possibile ricevere SMS da operatori mobili diversi da TIM.

18 gennaio 2001

Teleconomy 24: 24* Lire al minuto.

Asterisco con richiamo alla scritta in caratteri microscopici: “*+ 100 lire alla risposta + IVA. Escluse chiamate internazionali, verso cellulari e POP internet. Canone aggiuntivo 9.000 lire al mese + IVA”

18 gennaio 2001

Teleconomy 24 Affari: 24* Lire al minuto

Asterisco con richiamo alla scritta in caratteri microscopici: “*+ 127 lire alla risposta + IVA. Quota mensile aggiuntiva rispetto al canone lire 9.000 + IVA per linea telefonica normale, lire 14.000 + IVA per accesso base ISDN affari”.

18 gennaio 2001

"Teleconomy No Stop , 89.000 lire* al mese, interurbane e urbane senza limiti".

Asterisco con richiamo alla scritta in caratteri microscopici: “*+Quota mensile aggiuntiva + IVA rispetto al canone".

21 luglio 2000

“Chiamare all'interno della stessa città costa al massimo 31 lire* al minuto” .

 

Il prezzo al minuto è in realtà maggiore, e le diciture richiamate dall’asterisco (“*30,6 al minuto + 100 lire alla risposta + IVA 20%”) risultano illeggibili.

13 luglio 2000

Pc E-Vai – Rate mensili da 60.000 lire.

Nello spot televisivo sono precisati in maniera illeggibile  (lettere sfocate, immagine instabile) il numero delle rate, indicato che l'importo della prima (299.000) lire ed tasso di interesse previsto nel contratto di finanziamento.

28 giugno 2000

“Chiamare all'interno della stessa città dopo le 18,30 e nei festivi costa solo 18 lire* al minuto".

Le diciture richiamate dall’asterisco (“"17,7 lire al minuto+100lire alla risposta + IVA 20%". Nuovi prezzi in vigore dal 1/11/99") non risultano leggibili.

28 giugno 2000

“Tariffa Fuori Porta” - Oggi con il nuovo prezzo "fuori porta", chi chiama fuori città con lo stesso prefisso spende al massimo 43 lire al minuto".

 

Sugli affissionali, la scritta "42,3 lire al minuto+127 lire alla risposta + IVA 20%" risulta illeggibile perché collocata longitudinalmente e con ridottissimi caratteri tipografici”.

 

3 febbraio 2000

  Telefonate interdistrettuali -  "Cambiare è bello! Ma quanto ti costa? Tu che abiti nella zona servita dal prefisso 0774 quando telefoni a Roma ricordati che le tariffe Telecom sono sempre più convenienti. Con Telecom risparmi fino al 50%".

Il risparmio c’è solo con telefonate di almeno tre minuti e solo con riferimento all’offerta Business Voice, riservata alla clientela affari.

3 giugno 1999

Linea digitale ISDN – “… Poiché su una superlinea ISDN gli scatti non costano neanche una lira in più, otterrai quello che vuoi in meno tempo e risparmiando [...]”.

La massima velocità si raggiunge usando insieme i due canali, generando una doppia fatturazione.

10 marzo 1999

“Con Formula 3 avrete il 15% di sconto su tutte le telefonate dirette a tre numeri Telecom Italia, urbani e interurbani, che sceglierete”

Non sono citati il canone mensile aggiuntivo di lire 5.000 ed il diritto di attivazione di lire 7.000.

4 settembre 1998

Formula Internet è stata studiata per risolvere il problema dei costi di connessione con Internet, quando il più vicino provider è raggiungibile solo con una chiamata interurbana. La riduzione offerta da Formula Internet è del 50%”

La connessione a centralina analogica e non numerica – requisito essenziale – è omessa dal messaggio.

30 aprile

1998

TUT – “La tariffa urbana italiana è tra le più basse in Europa”

Affermazione non supportata da elementi di raffronto.

15 aprile 1998

1.       Servizio Dect Fido - "Finalmente nelle piazze e nelle strade di Milano è arrivato Fido"

2.       “Come puoi diventare padrone di Fido? Basta un cordless Dect”

 

1.       Il servizio non era ancora del tutto operativo

2.       Il servizio è incompatibile con alcune linee telefoniche (di tipo duplex)

5 febbraio 1998

Noleggio apparecchi telefonici - "Chiamando il 187 è possibile ottenere i prodotti desiderati a domicilio".

La durata minima obbligatoria del contratto (tre anni)  è omessa.

15 giugno 1995

Prodotti di telefonia mobile. “Amico” Sip.

Dal catalogo risulta che la dotazione prevede una sola batteria, in realtà ne occorre anche un’altra di tipo differente.

25 gennaio

1992

1.           "Fido è già attivo in 28 città"

2.           "Con il tuo cordless di casa puoi fare e ricevere telefonate anche in città"

3.           "In più Fido, mediante la funzione casa, ti consente di rimanere in contatto con la tua abitazione o ufficio, anche quando sei in giro"

1.       Copertura parziale dei territori urbani

2.       Solo con apparecchi abilitati

3.       Occorre un ulteriore apparecchio e comporta un costo aggiuntivo

 

 

 

 

Tin.it Telecom Italia Net

 

Data

Spot

Messaggio ingannevole

27 settembre 2000

"Telecom Italia e Seat Pagine Gialle annunciano la nascita di un nuovo protagonista della new economy: Seat-Tin. it [...] - 500 miliardi di fatturato nel 1999 per Pagine Gialle on line".

Il fatturato del 1999 di Pagine Gialle on line è stato di 55 miliardi.

10 agosto 2000

Collegamento ADSL - “@Desso! Da oggi puoi avere fast Internet ADSL: la nuova tecnologia che fa navigare l'Italia fino a 10 volte più veloce.”

Adsl incide sulla velocità di navigazione dell’ultimo tratto e non su quella complessiva

11 agosto 1999

Tecnufficio Tin - "E ora puoi navigare da Melfi al costo di una telefonata urbana”

Nella migliore delle ipotesi l’utente pagava una tariffa almeno tre volte superiore.

10 agosto 2000

Collegamento ADSL  - “Quanto costa e dove lo trovi: 250.000 + IVA e il canone bimestrale di lire 291.700 + IVA”

Viene omesso il costo aggiuntivo del modem.

8 giugno 2000

Internet gratis e molto di più” – “Internet te lo regalo io” – “Richiedi subito il cd con l'accesso gratuito”,

Non vengono citati i costi relativi agli scatti telefonici.

9 giugno 1999

Offerta Internet sempre –  "Oltre 300.000 navigatori Tin possono collegarsi ad Internet a 56K. Tu a quanto ti collegherai ?".

Viene omessa l’incompatibilità tecnica (che rende impossibile il collegamento alla velocità pubblicizzata) fra i modem dei POP Tin, che utilizzano la tecnologia "Flex" e parte dei modem in commercio che utilizzano la tecnologia "X2" (che sono risultati essere ben oltre la metà del mercato italiano a 56K)

29 ottobre 1998

Offerta Accesso Internet - "Facilità, velocità, assistenza: i vantaggi di Telecom Italia Net non finiscono mai. Più di 110 punti di accesso (POP) per navigare al costo di una telefonata urbana nelle principali città italiane e più di 15.000 porte d'accesso per collegarti senza inutili attese grazie alla disponibilità di almeno una porta ogni 20 abbonati su Rete telefonica Generale e 10 abbonati su rete ISDN. La velocità e la sicurezza dei collegamenti sono assicurate dalla rete principale - il backbone - di Telecom Italia Net che consente sempre un'altissima velocità di trasmissione (34 Mbps)".

La velocità di navigazione e le attese dipendono da molti altri elementi, come ad esempio la capacità di banda totale dei collegamenti che il Provider ha con le altre reti esterne alla rete del Provider stesso, le risorse hardware e software in grado di consentire ai clienti l'accesso, nonché il rapporto di concentrazione (numero di clienti/numero di porte per POP).

8 gennaio 1998

Abbonamento Flat, offerta riservata titolari CartaSì: “importo fisso del buono: 200.000 lire (sconto del 50% sul prezzo di listino di 400.000 lire)”

Il prezzo di listino reale è di 248.000, quindi lo sconto è appena del 19%.

 

 

 

 

Tim Telecom Italia Mobile

 

Data

Spot

Messaggio ingannevole

15 febbraio 2001

1.    Carta Vacanze  Tim 100 Lit/min*

2.    Con Autoricarica 190 spendi solo 190 lire/min. o 560 lire/min

3.    Uni.Tim - Navigazione Internet da telefonino via 9000, L.95 al minuto (+IVA 20%)

1. Nello spot televisivo rimane sullo per soli 5 secondi ed in caratteri illeggibili la dicitura “+IVA 20% + 200 lit. (+ IVA 20%) alla risposta. Profili tariffari a scatti: costo indicativo + IVA 20% + 250 lit. (+ IVA 20%) alla risposta per i primi 5'' di conversazione. Per i secondi successivi ogni scatto ha la durata di 2'30''

2. Poco leggibili Iva e scatto alla risposta

3. Informazioni incomplete

28 giugno 2000

Autoricarica 190 – “Parli a sole 190 lire/min* e in più TIM ti ricarica gratis mentre rispondi"

Non è indicato che in realtà l'adesione all'offerta  è subordinata al pagamento di lire 10.000, quale costo di attivazione del servizio offerto dalla TIM.

6 giugno 2000

"Tim Menù Family. Le risposte alle tue domande" - "Se sei un abbonato Tim, in qualsiasi momento puoi passare gratuitamente a Tim Menù Family, basta recarsi presso un qualsiasi centro Tim o negozio il Telefonino"

E’ omessa la necessità di corrispondere lire 100.000, a titolo di anticipo conversazioni, a seguito del passaggio dal profilo contrattuale Eurofamily a Tim Menù Family.

3 maggio 2000

Long Tim - Chiamate verso telefonini TIM e telefoni Telecom Italia 170 lire/min.

E’ omesso l’ammontate e la durata dello scatto alla risposta, così come il fatto che si tratta di una promozione di durata limitata nel tempo.

3 febbraio 2000

Pubblicità occulta – All’interno della trasmissione “Rapido” di Italia 1 sono inseriti loghi ed immagini degli spot TIM

Il carattere pubblicitario dei filmati è occultato all’interno del programma.

20 gennaio 2000

Opuscoli su elettromagnetismo – “Gli scienziati di tutto il mondo sono concordi nel ritenere che le onde, anche quelle emesse dagli impianti radiomobili, non producono effetti dannosi per la salute”

L’opuscolo diffuso con “D” di Repubblica e col mensile “Focus” riportano affermazioni scientificamente infondate o dubbie con chiaro intento propagandistico.

10 agosto 1999

Segreteria Telefonica Tim – “Da oggi ascoltarla costa solo 190 lire *”

La nota "* +IVA 20% + 200 lire (+ IVA 20%) alla risposta” risulta poco leggibile.

15 maggio 1999

Area di copertura della rete GSM in Italia – Mappa geografica delle aree coperte dal segnale.

Alcune aree indicate come coperte non lo sono nella realtà.

22 dicembre 1998

Tariffa Ok Tim – “Con il servizio prepagato OK TIM  puoi chiamare a sole 280 lire al minuto (+Iva 20%) [...] i numeri di rete fissa della provincia* prescelta, telefonando dalla provincia stessa”

La dicitura “*Per provincia si intende l'insieme dei prefissi telefonici ad essa appartenenti" è scritta in caratteri poco leggibile e non basta ad indicare la discrepanza spesso esistente tra distretto telefonico e distretto amministrativo.

10 dicembre

1998

Canone Tacs – “Trasforma il tuo Tacs in Tacs ricaricabile! Senza canone, senza bolletta. nuovo servizio ricaricabile Tacs”

E’ necessario, comunque, continuare a pagare i canoni del precedente contratto fino alla scadenza.

29 ottobre 1998

Timmy Offerta Boom - "A partire da lire 390.000 con incluse 50.0000 lire di telefonate prepagate"

E’ illeggibile la data di scadenza dell’offerta (31 dicembre 1997) a causa della collocazione verticale rispetto al normale senso di lettura, unita al carattere tipografico di piccole dimensioni.

24 settembre 1998

Tim costa meno – “Tim la meno cara del mondo", "Telefonini, tariffe Tim le meno care d'Europa”

Le pagine di informazione pubblicitaria riportano in maniera tendenziosa articoli di stampa estera, confrontando impropriamente tipologie di contratti disomogenee.

2 luglio 1998

Tariffa urbana mobile – “280 lire al minuto”

Scatto alla risposta ed IVA omessi o indicati in maniera illeggibile (per il primo minuto si pagano in realtà 576 lire).

E’ omessa la data di scadenza della promozione.

E’ omesso l'anticipo conversazioni obbligatorio per gli utenti non dotati di carta di credito convenzionata [500.000 lire].

Alle chiamate fisso-mobile viene applicata una tariffa diversa da quella indicata.

25 maggio 1997

Offerta Top Tim – “La prima scala sconti che ti premia due volte”.

Le telefonate internazionali non sono prese in considerazione ai fini del calcolo dello sconto previsto.

6 marzo 1997

Summer Tim – Parlate e non pagate. Tim offre circa 5 ore di conversazione gratuita al mese”

Lo sconto sul traffico roaming – chiamate dall’estero - è applicato "manualmente" e deve essere pertanto oggetto di espressa richiesta da parte dell'utente.

19 luglio 1996

Roaming - Benvenuti nella nostra rete. Tim ospita sulla rete più grande del mondo anche i clienti del secondo gestore [Omnitel]”

Informazioni false: solo in Europa Mannesmann 95% di copertura, France Telecom 94%,  Vodafone 85,1%, TIM 58%.

 

 

 

 

Infostrada

 

Data

Spot

Messaggio ingannevole

1 marzo 2001

Infostrada Spazio zero – “Concorrenza zero: le interurbane ti costano come le urbane, 20 lire al minuto 24 ore su 24", "navighi in Internet sempre a 15 lire al minuto" e "chiami i cellulari a 495 lire di giorno e 245 di sera e nei weekend".

E’ poco leggibile la dicitura posta a piè pagina, al di sotto del logo della società: "Sono previste 100 lire alla risposta per tutte le chiamate verso rete fissa nazionale e 200 lire per quelle verso rete mobile. Prezzi IVA esclusa".

10 agosto 2000

Infostrada – ADSL – “Altissima velocità di navigazione: Niente più attese e con una velocità fino a 640 Kbit/s”

Adsl incide sulla velocità di navigazione dell’ultimo tratto e non su quella complessiva

17 febbraio 2000

Libero Infostrada – “Da oggi Internet è Libero. Abbonamento gratuito*, una casella e-mail gratuita e 15MB di spazio web gratuiti. Assistenza telefonica gratuita**”

Pena l'eliminazione del canone di abbonamento, il consumatore deve accettare di ricevere pubblicità commerciale nella propria posta elettronica; ad autorizzare il monitoraggio della propria navigazione in Internet, al fine di ponderare l'invio delle mail pubblicitarie sulla base dei propri interessi; a visualizzare, a pena di risoluzione del contratto, un numero minimo di mail pubblicitarie sul proprio terminale. Queste condizioni sono omesse nei messaggi pubblicitari.

1 luglio 1999

Infostrada Internet – “Il costo di collegamento è quello di una chiamata urbana per gli oltre 100 distretti in cui è presente un nodo di accesso Infostrada. [...] Chiamate il Servizio Clienti Infostrada al numero 155 per sapere quali sono i distretti telefonici da cui ci si collega al costo di una telefonata urbana”.

Tale possibilità - secondo la terminologia adoperata nel Piano Regolatore Nazionale delle Telecomunicazioni - riguarda i comparti territoriali definiti "settori" o "aree locali", in cui si trovano gli oltre 100 nodi di accesso Infostrada, e non i "distretti".

26 maggio 1999

155 Infostrada - "Lei richiede l'attivazione con una telefonata gratuita** al 155 [...]". In fondo alla pagina, in corrispondenza del richiamo, si specifica: "**Ad esclusione dei cellulari Tim".

In realtà sono a pagamento anche le chiamate dai cellulari Omnitel, a partire dal 7 dicembre 1998.

26 febbraio 1997

Dialoga Card – “Ecco la prova !” “L'altro operatore telefonico", "la nuova compagnia telefonica", capace di offrire agli italiani "servizi integrati di telecomunicazioni [...] sia voce che dati [...] su tutto il territorio nazionale".

Sono omesse precisazioni circa l'effettiva estensione, gli oneri e le caratteristiche del servizio “Dialoga Card”.

Gli altri messaggi prospettano ai consumatori un'irrealistica estensione della gamma dei servizi telefonici all’epoca offerti dalla società Infostrada.

 

 

 

 

Omnitel

 

Data

Spot

Messaggio ingannevole

21 dicembre 2000

Casa Card ["Chiama il numero nazionale di rete fissa prescelto a sole 95 lire al minuto (più IVA)"]

Nuovo Personal 195 "Di giorno o di sera, scegli tu quando parlare a 195 lire al minuto" (più IVA)]”

Lo scatto alla risposta non è citato.La tariffazione è a scatti, quindi l’indicazione “al minuto” risulta fuorviante. Ugualmente censurabile l’indicazione “più IVA” al posto del prezzo complessivo.

14 diembre 2000

Esso Regali di lusso – “Borsone trolley 115 bollini; telefono Ericsson GSM T10s Dual Band 200 bollini ed un contributo in denaro di lire 170.000”

Il consumatore non viene informato del diritto, a partire dal 29 giugno 2000, di optare per l'equivalente in carburante del costo diretto unitario del premio.

3 maggio 2000

Dippiù Ricaricabile, Nuovo Personal 195 e Italy – “Da Tutta Italia a tutta Italia - Con Italy Ricaricabile potete telefonare sempre a 195 lire al minuto* (più Iva)”

In realtà la tariffazione è a scatti. E’omesso lo scatto alla risposta di 200 lire.

2 dicembre 1999

Summer card – “Questa estate punta su Omnitel. Abbonati e potrai parlare sempre a 195 lire al minuto - con la Summer Card di Omnitel”

Nello spot tv della roulette la dicitura “"+200 lire alla risposta ed IVA per le chiamate nazionali" appare per un tempo esiguo ed in caratteri ridotti.

10 agosto 1999

Personal 195 Ricaricabile – “Da oggi con Personal 195 Ricaricabile Omnitel si può scegliere quando spendere meno grazie alle 5 fasce in cui si può telefonare a sole 195 lire al minuto e la tariffa vale per tutto il week-end”

Nella telepromozione la sovraimpressione è illeggibile: “Costo indicativo chiamate nazionali. Conteggio a scatti Lit. 200, IVA inclusa, alla risposta, comprensive dei primi 3 secondi di conversazione. Scatti successivi Lit. 200 IVA inclusa, ogni 51,3 secondi”

12 maggio 1999

Copertura della rete GSM in Italia – Mappa geografica delle aree coperte dal segnale.

Alcune aree indicate come coperte non lo sono nella realtà.

18 febbraio 1999

Cartasì – “Omnitel offre [...] sconti [...] a chi sottoscrive uno dei quattro pacchetti, composti da un abbonamento Business vincolato a 24 mesi e da un telefono cellulare pagando con carta di credito: Valore 25 - Motorola 8700: L.260.000 [...] Valore 25 - Nokia 8110: L.390.000”.

Per poter fruire della promozione, l'addebito sulla carta di credito deve essere scelto come modalità di pagamento anche rispetto a tutti gli abbonamenti telefonici Omnitel che il consumatore ha  già sottoscritto in precedenza.

11 febbraio 1999

Abbonamento Personal 195 – “Attivazione: gratuita", "Canone: gratuito".

Non si fa menzione dell'imposta di bollo a carico dell'utente.

10 agosto 1998

Omnitel City Tariffa locale   "La prima con una tariffa locale di 195 lire al minuto - tutto il giorno - e anche il fine settimana con City ricaricabile sempre 195 lire al minuto - ovunque tu sia chiunque tu chiami - Omnitel persone in grado di cambiare il mondo".

Lo spot tv non contiene ulteriori indicazioni atte a chiarire l'ambito di applicazione della tariffa. L'applicazione della tariffa di 195 lire al minuto "ovunque tu sia, chiunque tu chiami" si intende riferita esclusivamente ai fine settimana e ai giorni festivi;

Inoltre è Omnitel ha omesso di indicare che "City Ricaricabile" non consente di effettuare telefonate dall'estero

11 giugno 1998

1.       "Libero Ricaricabile. L'unico GSM Self Service ("fai da solo il pieno, facilmente")

2.       "Rete Aziendale Mobile. Telefonino a tutti. A sole 5.000 lire al mese"

3.       “Offerta Omnitel Business" e "Valore Ricaricabile" 

4.       Valore Omnitel, "la prima ricaricabile che puoi usare anche all'estero", "595 lire al minuto per tutto il giorno, senza fasce orarie".

1.       L’indicazione del prezzo 195 lire al minuto, senza ulteriori specificazioni, è idonea a trarre in inganno.

2.       Sono omesse le informazioni circa il prezzo complessivo del prodotto pubblicizzato e le condizioni di rateizzazione offerte

3.       Non è indicato che si tratta di un costo medio e non sono precisati durata e costo degli scatti.

4.       La tariffa è valida solo in ambito nazionale e non all’estero.

4 giugno 1998

Omnitel City

1.       "Disponibile in 26 città italiane".

2.       "Pediatra, avvocato, architetto, professoressa [...]? È abbonata ad Omnitel City, il primo abbonamento GSM con tariffa urbana. Per tutto il giorno. 295 lire al minuto".

1.       Alla data di diffusione della brochure, la città di Reggio Calabria non risultava inclusa in elenco ma non "coperta" dal servizio Omnitel City.

2.       La tariffazione è a scatti. L’indicazione ‘tariffa urbana’ è eccessivamente generica

26 agosto 1997

Assistenza Kasko – “Acquistando un telefono cellulare supportato, è possibile attivare un contratto di Assistenza Tecnica Kasko che, al costo di 20.000 lire al mese, copre difetti funzionali o accidentali durante il normale utilizzo del telefono e della Carta SIM, e dà diritto all'utilizzo gratuito del telefono verde sostitutivo".

Sono state soddisfatte solo il 60% circa delle richieste di telefono sostitutivo.

3 luglio 1997

Antenna Omnitel – "Nerola. Uno dei 6512 comuni coperti da Omnitel".

Il numero di comuni effettivamente "coperti" da Omnitel appare inferiore a quello indicato nella pubblicità, ammontando a circa 5800 comuni.

20 marzo 1997

Primavera Omnitel: "Omnitel continua a stupirvi: fino al 20 aprile regala un fantastico lettore CD portatile Philips a chi sottoscrive un nuovo abbonamento. Non solo: Omnitel regala un televisore Philips 14 pollici a chi si abbona e acquista un telefonino GSM esclusivo Omnitel”

Solo il 76% dei premi risultava regolarmente consegnato al 21 ottobre 1996, vale a dire sei mesi dopo la scadenza della promozione.

8 maggio 1996

Omnitel Pronto Italia - "Vi diamo ascolto - La prima compagnia privata di telefonia cellulare GSM".

Risulta la mancata indicazione della copertura territoriale effettivamente esistente (in quel periodo appena del 40 %).

6 giugno 1996

La Vita Auchan - sono raffigurati sette modelli di telefono cellulare con l'indicazione, accanto a ciascuno, del prezzo. In basso, evidenziata all'interno di un riquadro di colore azzurro, segue l'affermazione: "Servizio di attivazione e inizializzazione gratuita in sede, con contratti Telecom e Omnitel personalizzati per ogni vostra esigenza".

Oltre al costo dell'apparecchio, esistono una serie di costi non menzionati finalizzati alla concreta fruizione del servizio, a partire dalle 200.000 di attivazione che nel messaggio viene indicata come “gratuita”

 

 

 

 

Wind

 

Data

Spot

Messaggio ingannevole

15 novembre 2000

Wind Trading On Line - "Vuoi il potere di fare trading con il WAP?", "Ora puoi davvero [...] operare in Borsa sempre, in tempo reale con il Nokia 7110-un esclusivo package Wind, con servizio in abbonamento o prepagato Wind e telefono cellulare Nokia 7110, è disponibile [...]; "in qualsiasi momento, senza computer, ti colleghi al sito www.imiweb.it e sei davvero on line, con una connessione continua che esalta l'interattività".

La decantata potenzialità del servizio pubblicizzato di operare in Borsa "in tempo reale" è in realtà tecnicamente impossibile.

8 giugno 2000

Internet Gratis - "In Casa...In Giro...InWind. InternetGr@tis". "Con Wind entrate in Internet gratis sia dal telefono di casa, sia dal telefonino". "InWind non ha costi di attivazione, né canone, né costi aggiuntivi"

In realtà, invece, la gratuità non si estende ai costi del collegamento telefonico, indispensabile per l'accesso e la navigazione sulla rete.

3 febbraio 2000

Estate Wind e Super Go Wind - "L'unica a sole 5 lire al secondo, tutto il giorno, tutti i giorni, da tutti i telefonini Wind"

I servizi sono in realtà disponibili solo con tecnologia Dual Band.

 

11 gennaio 2000

Noi Wind - "L'unica a sole 5 lire al secondo, tutto il giorno, tutti i giorni, da tutti i telefonini Wind, fino al 30 settembre '99", "L'unica senza scatti alla risposta, senza canone, senza costi aggiuntivi, Iva inclusa"; "Verso tutti i telefoni e i telefonini in Italia"; “da tutti i telefoni di casa con opzione Noi Wind".

In realtà, l’opzione "Noi Wind" (in ricezione dai telefoni di casa) non rientra nell'offerta "Estate Wind".

22 dicembre 1999

“Con un semplice gesto, anzi un prefisso, 1088, potete risparmiare su tutte le telefonate interdistrettuali, internazionali e verso i cellulari”. “Con Wind, risparmiate fino al 70%”.

I consumatori potrebbero erroneamente ritenere che la convenienza delle tariffe di Wind riguardi in termini assoluti tutte le chiamate.

2 dicembre 1999

Chiamate regionali – "Senza scatti alla risposta, senza canone e senza costi aggiuntivi". "Regionali (1) ", "Nazionali(2) ", "Tutti di cellulari Wind", [..]" (1) Sono considerate regionali tutte le chiamate verso i prefissi delle località situate all'interno della regione italiana del chiamante"; " (2) Sono considerate nazionali tutte le chiamate effettuate verso i prefissi delle località situate al di fuori della regione italiana del chiamante"

 

L'ambito di applicazione della tariffa regionale non corrisponde al confine amministrativo della regione, Circa 340 località, per un totale di circa 250 comuni si trovano in compartimenti telefonici Telecom posti al di fuori dei confini amministrativi.

27 luglio 1999

Profili tariffari "24 ore" e "Quando" -  "Potete cambiare piano telefonico ogni volta che volete. La prima volta il servizio vi è offerto gratuitamente, per ogni cambio successivo al primo vi saranno addebitate 12.000 lire Iva inclusa"

In realtà esiste una impossibilità tecnica ad assicurare il cambio del piano telefonico per le carte ricaricabili pre-pagate associate a prefissi differenti e, pertanto, la Wind non è attualmente in grado di accogliere alcuna richiesta di modifica del profilo tariffario scelto al momento dell'attivazione della carta stessa.

27 luglio 1999

"Un assaggio della nostra offerta. Quanto costa una telefonata nazionale". La dicitura “Esempi per chiamate regionali”, in parentesi, è poco visibile. Segue tabella con esempi di chiamate e prezzi.

La grafica della doppia titolazione (nazionale / regionale) può far credere erroneamente tutti i prezzi in tabella siano riferibili a chiamate dirette in Italia (nazionali), senza alcuna limitazione territoriale (regionali).

 

 

 

 

Tiscali

 

Data

Spot

Messaggio ingannevole

1 giugno 2000

Tiscali Freenet - "Internet: the FREElosophy Capitolo 1; abbonamento Internet gratuito*". "*Accesso al costo di una telefonata urbana in tutta Italia. Verifica online la data effettiva di attivazione del servizio nella tua città”. 

Alla data indicata il servizio veniva segnalato come attivo nel comune di Sulmona, area di Roccaraso (Abruzzo) ma nella realtà non ancora attivato.

 

 

 

c) Accordi, posizioni dominanti, cartelli

 

Quanto detto finora dovrebbe aver chiarito che il concetto di posizione dominate è condizione normale in un mercato di oligopolio. Così come sono normali le rendite di posizione. Ovviamente, le imprese possono anche accordarsi tra loro e spartirsi il mercato, anziché danneggiarsi a vicenda con la concorrenza.

A questo punto apriamo una parentesi: gli economisti sono tra le categorie più frustrate a causa di ripetuti fallimenti, previsioni errate, errori in serie. Oggi sono divisi in tre grandi categorie:

·         i ragionieri, coloro che hanno rinunciato a grandi teorizzazioni e si limitano a raccogliere statistiche, numeri, percentuali;

·         i fondamentalisti, in genere di scuola liberista, che ignorano smentite e fallimenti, errori e catastrofi e proseguono indefessi applicando con noncuranza le loro teorie. Se ne trovano in abbondanza presso la Banca Mondiale, il WTO o la Confindustria. Sono consiglieri di vari governi. Sono un cancro per questo pianeta;

·         i minimalisti, che hanno rinunciato alle tradizionali teorizzazioni e preso atto dei fallimenti; utilizzano spesso “attrezzi” presi in prestito da altre discipline.

 

Proprio quest’ultima categoria ha provato a spiegare il meccanismo della concorrenza utilizzando la teoria dei giochi, che è uno strumento dei sociologi. La premessa è la seguente: la teoria che spiega il mercato di concorrenza perfetta non è valida anche solo perché il mercato di concorrenza perfetta non esiste (ne abbiamo visto un esempio al punto a).

Per varie ragioni, oggi il mercato di gran lunga prevalente è quello oligopolistico, in cui pochi operatori si dividono il mercato. Ora, non esiste una sola teoria che sia in grado di spiegare in maniera soddisfacente come si forma il prezzo in situazione di oligopolio.

Per cui, sempre più economisti ricorrono a spiegazioni non tradizionali e minimaliste, che hanno un grande pregio e un grosso difetto.

Il limite è che danno spiegazioni parziali e limitate. Considerando che l’economia aveva l’ambizione di spiegare le leggi universali del comportamento umano, si tratta di un salto non da poco. Il vantaggio è che queste teorie spiegano poco ma sono verosimili, mentre i teoremi del liberismo hanno l’ambizione di spiegare tutto ma non valgono a nulla.

 Detto questo, vediamo il caso specifico. La teoria dei giochi analizza il comportamento di due o più giocatori, verifica i loro obiettivi e studia le strategie che essi mettono in campo per raggiungerli.

Un gioco può essere a somma zero se uno dei contendenti vince e l’altro perde. Può essere a somma positiva se – per così dire – ci si può spartire la posta. Le aziende, insomma, possono già fare questa prima fondamentale scelta.

Per spiegare cosa accade ci si riferisce al dilemma del prigioniero. Per capirci, si tratta della situazione descritta da Sciascia nel Giorno della civetta. Due criminali vengono portati al commissariato e messi in due stanze diverse. Il commissario entra in una stanza e dice: il tuo complice ha confessato. A questo punto il prigioniero pensa:

·         se l’affermazione del commissario è vera, mi conviene confessare: ma così entrambi avremo il massimo della pena;

·         se l’affermazione del commissario è vera, ed io non confesso, il mio complice avrà una pena mite ed io il massimo;

·         se l’affermazione del commissario è falsa, ed io confesso, io avrò una pena mite ed il mio complice avrà il massimo;

·         se l’affermazione del commissario è falsa, ed io non confesso, ce la caveremo tutti e due.

 

Due imprese, poniamo per esempio Tim ed Omnitel, ragionano in maniera analoga. Se io abbasso i prezzi, e il mio concorrente li tiene fermi, ci posso guadagnare. Ma se li abbassiamo entrambi, perdiamo tutti e due. E così via. E’ naturale che quasi sempre il timore produce prezzi invariati, unitamente ad altri elementi (pressioni sindacali, timori ed aspettative, analisi di mercato).

Ma attenzione: per gli oligopolisti c’è sempre un’altra strada aperta: trasformare il gioco a somma zero in gioco cooperativo. In parole povere: mettersi d’accordo e spartirsi la torta a danno dei consumatori.

Del resto numerose indagini dell’Antitrust hanno evidenziato la tendenza della grandi aziende a formare cartelli: discografia, distribuzione del carburante, pay-tv, assicurazioni….

Per rimanere al settore cellulari, a gennaio del 1999 l’Antitrust avviava un’istruttoria su Tim e Omnitel insospettita dalla decisione presa in contemporanea dalle due società, che improvvisamente applicavano tariffe identiche. L’Authority ipotizzava “intese lesive della concorrenza”, cioè un accordo per la creazione di un cartello basato su servizi similari e prezzi uguali, al fine di danneggiare gli altri operatori e spartirsi il mercato.

 

 

 

Letizia per voi

 

Cartomanti, maghi, imbroglioni, truffatori e gli immancabili telefoni a luci rosse, il cui rapporto con la Telecom va liquidato con la fulminante battuta di Beppe Grillo che ormai risale a molti anni fa: sarebbe come se le Ferrovie affittassero le carrozze alle prostitute riscuotendo una percentuale degli incassi.

Le compagnie telefoniche sembrano non preoccuparsi dell’imbarazzante connubio: non solo situazioni equivoche ma anche servizi di dubbia professionalità, spesso sul confine pericoloso della truffa. In più, talvolta neppure Telecom è in grado di risalire agli autori dell’illecito e meno che mai il consumatore ingannato.

Della questione si è occupata anche l’autorità Antitrust in un caso che riassumo per la sua esemplarità.

Nell’adunanza del 25 gennaio 96 veniva decretata l’ingannevolezza dei “messaggi pubblicitari apparsi sul mensile ‘Sirio’ del luglio 1995 riguardanti servizi telefonici Audiotel: 1)  144.11.6196 dal titolo "Letizia per voi"; 3) 144.11.4695, dal titolo "Lotto!”.

“Nei messaggi non viene fornita alcuna indicazione circa la ragione sociale e l'indirizzo della società che gestisce il servizio o del suo titolare (anche per consentire eventuali reclami); il secondo messaggio non fornisce, inoltre, alcuna indicazione circa il costo della telefonata.

Nel corso dell’istruttoria Telecom è stata contattata per fornire importanti spiegazioni in merito, ed ha tra le altre cose affermato che “per quanto concerne i codici "144" la Telecom assegna un certo numero di codici ad un Centro Servizi, il quale provvede, a sua volta, sotto la propria responsabilità, ad assegnare le singole numerazioni Audiotel ai vari fornitori di servizi. Di conseguenza, la società Telecom, in virtù di tale meccanismo, non può conoscere gli estremi identificativi dei singoli fornitori di servizi "144", i quali mutano molto rapidamente”.

“I messaggi in questione” afferma l’Antitrust, “pubblicizzano servizi telefonici Audiotel (144), i quali comportano un notevole onere economico a carico del consumatore (trattandosi della tariffa più elevata, pari a lire 2.540 per ogni minuto di conversazione, a cui bisogna aggiungere l'Iva).

Il messaggio dal titolo "Letizia per voi", contiene l'indicazione dei costi del servizio, ma non riporta alcuna precisazione circa l'identità e la sede dell'operatore interessato. Pertanto, l'omessa indicazione dell'operatore pubblicitario si traduce in un elemento di ingannevolezza di questo messaggio.

Il messaggio dal titolo "Lotto!", risulta, infine, ingannevole […], in quanto omette di fornire ai consumatori indicazioni rilevanti sia per quanto concerne il costo del servizio, sia per quanto concerne l'identità dell'operatore pubblicitario”.

Queste le considerazioni finali:

“Può osservarsi che le esigenze di mettere in chiara evidenza il costo dei servizi telefonici "144" e l'operatore interessato derivano proprio dalla particolare natura di tali servizi, i quali sono fruibili dall'utente in maniera diretta attraverso la propria linea telefonica, in assenza di alcun rapporto contrattuale con il gestore del servizio stesso, e sono assoggettati ad una modalità di pagamento automatica attraverso la normale bolletta telefonica (senza, peraltro, particolare evidenza).

Per quanto concerne, inoltre, l'indicazione dell'operatore pubblicitario interessato e della relativa sede (al quale il consumatore potrebbe rivolgersi, ad esempio, per eventuali reclami), l'importanza di individuare esattamente la società che gestisce i servizi telefonici "144" pubblicizzati emerge con maggiore evidenza alla luce di una prassi molto diffusa, evidenziata nella stessa comunicazione del 17 novembre 1995 trasmessa dalla società Telecom Spa, in virtù della quale il centro servizi che ha stipulato il contratto per la concessione delle linee con la società Telecom rivende tali linee ad altri operatori dei quali è difficile rintracciare l'identità.

Dalla citata risposta fornita dalla società Telecom emerge che non è d'altronde possibile per l'utente, in assenza di altre indicazioni, risalire dal numero "144" pubblicizzato alla società che gestisce tale servizio telefonico, in quanto non risultano azionabili strumenti di ricerca, quali i servizi forniti attraverso i numeri 12 e 1412”.

 

 

 

I campi elettromagnetici

 

Il dibattito scientifico è spesso condizionato da materialissimi interessi, e quando questi sono cospicui è difficile attendersi risultati che non siano controversi. Il caso dell’inquinamento elettromagnetico dovuto ad antenne e ripetitori è esemplare. Tra elettrodotti, antenne tv, propagatori di segnale ed impianti vari il territorio italiano è stato ammantato in pochi anni da un immenso campo elettromagnetico che ormai risparmia pochi fazzoletti di territorio. E nel prossimo futuro si annunciano nuovi impianti, in coincidenza con l’arrivo di nuovi operatori, ed antenne sempre più potenti che dovranno propagare i segnali dei video-telefoni.

 

Se il dibattito scientifico sulla pericolosità delle onde elettromagnetiche è ancora lontano da risultati sicuri, è però certo un metaforico effetto inquinante sugli organi d’informazione.

Un buon esempio ce lo fornisce l’opuscolo "Elettromagnetismo. Le risposte della scienza", diffuso in allegato al supplemento "D" del quotidiano "La Repubblica" del 27 luglio 1999.

Il depliant è stato esaminato dall’Autorità Antitrust su denuncia della FederConsumatori e successivamente condannato come pubblicità ingannevole perché sotto la confortevole patina delle “affermazioni scientifiche” cercava di dimostrare la totale innocuità per la salute dei consumatori dei campi elettromagnetici generati dagli apparecchi radiomobili, un tema più che controverso all’interno della comunità dei ricercatori.

“Gli scienziati di tutto il mondo sono concordi nel ritenere che le onde, anche quelle emesse dagli impianti radiomobili, non producono effetti dannosi per la salute”, si legge invece nell’inserto. “Gli standard tecnici internazionali, secondo i quali sono costruiti i telefonini mobili e le stazioni radio base, non consentono che questi provochino alcun riscaldamento significativo (Organizzazione Mondiale della Sanità)”. “I sistemi radiomobili utilizzano livelli di potenza così bassi da indurre un riscaldamento trascurabile rispetto alle normali variazioni di temperatura cui è soggetto il corpo umano (ad es. nel caso di pratica di uno sport o anche di semplice esposizione al sole)”.

“Quest'ultima affermazione”, dice FederConsumatori, “risulta fuorviante, in quanto si paragona l'innalzamento della temperatura del corpo umano in alcune esemplificazioni riportate, con l'aumento termico meramente interno del corpo dovuto alle radiazioni elettromagnetiche, non spiegando che contro le prime il corpo innesca delle adeguate reazioni mentre rimane indifeso nel secondo caso”.

L’ottimismo di Tim è facile da mettere in discussione: l'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente Americana (EPA) – per fare qualche esempio - è giunta alla conclusione che le radiazioni emesse dai telefoni radiomobili (oltre che da forni a microonde, ripetitori tv, schermi televisivi, videoterminali, linee elettriche a bassa e alta tensione, motori elettrici, ferri da stiro, ecc.) sono una possibile, anche se non provata, causa di cancro.

Il legislatore nazionale attraverso il Decreto n. 381/1998, nonché in prospettiva attraverso la legge quadro, ha fissato determinati limiti all'elettrosmog generato da antenne e ripetitori di cellulari, radio e tv. Anche il legislatore comunitario è recentemente intervenuto con un'apposita raccomandazione riguardante le limitazioni all'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici.

In altre parole Tim presentava in maniera tranquillizzante e tendenziosa temi controversi, su cui il legislatore nazionale e comunitario ha preferito applicare il “principio di precauzione” rispetto ai rischi per la salute; ed il comportamento di Tim appare tanto più grave perché nella memoria difensiva si afferma che gli stampati avevano fine “informativo” e non pubblicitario.

 

 

 

 

Tabella comparativa dei limiti di esposizione

relativa alle applicazioni utilizzate dal Gruppo Telecom Italia

 

Frequenza

Applicazione

Limite* D.M. 381/98

Misure di cautela ** del D.M. 381/98

Raccomandazione europea / limite ICNIRP

Rapporto

tra le misure di

cautela italiane e la raccomandazione europea relativamente alla densità di potenza

1 MHz

Stazioni radio costiere

60 V/m

6 V/m

87 V/m

 

2 MHz

Stazioni radio costiere

60 V/m

6 V/m

61,5 V/m

 

4 MHz

Stazioni radio costiere

20 V/m - 1 W/m2

6 V/m 0,1 W/m2

43,5 V/m

 

28 MHz

Stazioni radio costiere

20 V/m 1 W/m2 6

V/m 0,1 W/m2 28 V/m

2 W/m2

20

160 MHz

Stazioni radio costiere e monocanali rurali

20 V/m 1 W/m2

6 V/m 0,1 W/m2

28 V/m 2 W/m2

20

450 MHz

Monocanali rurali

20 V/m 1 W/m2

6 V/m 0,1 W/m2

29,1 V/m 2,25 W/m2

22,5

900 MHz

Telefonia radiomobile

20 V/m 1 W/m2

6 V/m 0,1 W/m2

41,2 V/m 4,5 W/m2

45

1800 MHz

Telefonia radiomobile

20 V/m 1 W/m2

6 V/m 0,1 W/m2

58,3 V/m 9 W/m2

90

1900 MHz

DECT

20 V/m 1 W/m2

6 V/m 0,1 W/m2

59,9 V/m 9,5 W/m2

95

2000 MHz

Collegamenti punto-multi-punto rurali

20 V/m 1 W/m2

6 V/m 0,1 W/m2

61 V/m 10 W/m2

100

Da 4 GHz e fino a 50 GHz

Ponti radio e sistemi

satellitari

40 V/m 4 W/m2

6 V/m 0,1 W/m2

61 V/m 10 W/m2

100

* Si applica in corrispondenza di edifici adibiti a permanenze inferiori a 4 ore ** Si applicano in corrispondenza di edifici adibiti a permanenze NON inferiori a 4 ore

 

 

 

Negli Stati Uniti, un paese considerato all’avanguardia per la protezione della salute dei consumatori, il 18 giugno del 1999 il biologo Robert Liburdy è stato condannato per frode scientifica in seguito ad un’azione promossa dal National Institute of Health secondo cui lo scienziato avrebbe distorto i dati in modo da dimostrare una correlazione diretta tra elettromagnetismo e cancro.

In Italia, poche settimane più tardi, il 6 agosto, l’allora ministro dell’ambiente Edo Ronchi inviava a tutti i presidenti delle Regioni ed agli esercenti di elettrodotti una circolare – dunque un documento ufficiale del Governo italiano – che prescriveva limiti rigidi per le radiazioni elettromagnetiche in prossimità delle scuole.

La circolare si basava sulla documentazione fornita dall’Istituto superiore di sanità (ISS) che – pur negando una “documentata causalità” – ipotizzava un nesso tra linee ad alta tensione e leucemia infantile.

La questione periodicamente si ripropone da molti anni. Il cuore del tema è la pericolosità delle radiazioni non ionizzanti per un tempo prolungato di esposizione. C’è un certo accordo sul fatto che all’aumentare del tempo di esposizione si incrementano i pericoli. E’ sulla base di questa considerazione che alla fine del 1999 la Procura di Venezia avviava un’indagine per omicidio colposo e lesioni contro l’Enel in base a numerosi casi di leucemia che hanno colpito in Veneto e Lombardia persone con una comune caratteristica: abitavano nei pressi di tralicci dell’alta tensione, di conseguenza erano perennemente esposti alle radiazioni.

Le storie si somigliano tutte: dall’emicrania a cadute di peli e capelli fino a vite stroncate da tumori e leucemie. Dopo aver avviato l’inchiesta, il magistrato Casson lancia un appello pubblico chiedendo segnalazioni di patologie correlate all’elettromagnetismo. In qualche mese sulle scrivanie della Procura si accumulano ottomila cartelle cliniche, una simile all’altra. Ed occorre ricordare un fondamentale principio di diritto, sancito nel 1986 dalla procura lucchese di Pietrasanta in occasione di un procedimento per un elettrodotto inquinante, secondo il quale l’onere della prova spetta all’ente chiamato in causa e non al soggetto attore. In altre parole, è compito di Enel, Telecom, Radio Vaticana e compagnia dimostrare che i rispettivi impianti non generano danno. Non di associazioni e cittadini denuncianti.

La situazione  più grave è certamente quella di Roma, dove si contano oltre 700 antenne per la telefonia mobile, i trasmettitori delle emittenti nazionali, le mega-antenne Rai e gli impianti di Radio Vaticana.

Le lotte contro queste impressionanti concentrazioni di elettromagnetismo durano da molti anni e sono sostenute da numerosi comitati spontanei, spesso genitori i cui figli vanno a scuola nei pressi di tralicci o antenne, condomini il cui proprietario arrotonda affittando il terrazzo ad operatori di telefonia cellullare, e così via.

Rimanendo a Roma, la scuola media Leopardi, per esempio, era circondata da sedici antenne radio-tv. Contro il limite di legge di 6 v/m, ne venivano registrati nel 1990 40 e nel ’98 13,5. Questi valori caratterizzano la zona di Montemario, formalmente una zona verde protetta, nei fatti una delle aree con le peggiori concentrazioni di radiazioni.

 

 

Vincoli da seguire nella definizione dei volumi di rispetto

per ciascun tipo di impianto utilizzato, in ordine decrescente rispetto alla potenza in antenna.

 

Impianto (fisso)

Frequenza

Potenza in antenna

Volumi di rispetto

Stazioni Radio e TV

0.5 MHz–1.6 GHz

Minore di 600.000 Watt

Trasmettitori di grossa potenza sono generalmente in

aree non urbane. Il volume di rispetto può essere visto

come un cilindro centrato sulle antenne. Per i

trasmettitori di grossa potenza l’altezza del cilindro è

paragonabile alle dimensioni verticali dell’antenna ed il

raggio può arrivare anche a centinaia di metri.

Radar impianti fissi

1 – 10 GHz

200 – 50000 Watt

I sistemi sono posti generalmente in zone controllate

e non accessibili alla popolazione.

* Stazioni Radiocostiere

0.5 – 150 MHz

20 W – 5000 Watt

Pochi sistemi, situati in aree controllate e non

accessibili alla popolazione.

* Sistemi Radiomobili

0.9 – 1.8 GHz

100 W

Tipicamente Il volume di rispetto può essere visto come un

parallelepipedo. Le dimensioni sono estremamente

dipendenti dalla potenza e dalla tipologie delle

antenne utilizzate. L’altezza è paragonabile alle

dimensioni verticali dell’antenna e la profondità nella

direzione di emissione è valutabile intorno

alla/e decina/e di metri.

* Sistemi per telefonia rurale (monocanale e P-MP)

450 MHz/2.3 GHz

0.5 – 5 Watt

Il volume di rispetto può essere visto come un

parallelepipedo con altezza pari alla dimensione

massima dell’antenna e base/profondità nella

direzione di emissione valutabile intorno

a qualche metro.

* Sistemi Satellitari

1 – 30 GHz

2 – 500 W

L’uso di antenne direzionali e il vincolo di progetto che

impone la visibilità ottica tra la stazione di terra e il

satellite escludono di fatto, nella direzione di emissione,

l’interposizione di cose o persone.

* Ponti Radio

2 – 40 GHz

0.03 – 5 Watt

L’uso di antenne direzionali e il vincolo di visibilità tra

i punti da collegare escludono di fatto, nella direzione di

emissione, l’interposizione di cose o persone.

* DECT

1.9 GHz

Minore di 0.250 Watt

Tenuto conto delle basse potenze in gioco, il volume

di rispetto è piccolo e può essere visto come un

parallelepipedo/cilindro (in funzione del tipo di antenna)

con altezza/raggio pari alla dimensione massima

dell’antenna e base/profondità nella direzione

di emissione inferiori a 50 cm.

Gli impianti con asterisco sono quelli comunemente utilizzati dal Gruppo Telecom Italia e dai principali operatori del settore.

 

 

 

La correlazione tra elettromagnetismo e malattie mortali era stata già ipotizzata negli Usa alla fine degli anni ’70: da allora le ricerche sono state numerose ma hanno dati risultati contraddittori, virando spesso verso la più comoda ipotesi della predisposizione genetica. Un ufficio delle Nazioni Unite, sul tema, ha però affermato il “principio cautelativo” secondo cui in attesa di risultati definitivi è opportuno comunque adottare provvedimenti che vadano verso la prevenzione.

A partire dal giugno 2000 il comune di Catania ha dato vita al progetto “Cassiopea” finalizzato al monitoraggio costante e su tutto il territorio cittadino delle emissioni dai campi elettromagnetici, in modo da “fornire un database scientificamente valido sui livelli di esposizione, da parte della popolazione, ai campi elettromagnetici, per rispondere alla costante richiesta di informazione da parte dei cittadini e per costruire una base di confronto finalizzata alla corretta valutazione delle problematiche derivanti dalle emissioni radioelettriche”.

Va specificato che il monitoraggio riguarda le emissioni degli apparecchi e non delle antenne/ripetitori.

L’iniziativa ha un grande pregio ed un notevole difetto: è la prima attività al mondo nel suo genere promossa da un ente pubblico ma viene condotta in collaborazione, oltre che con l’università e la Wavetek Wandel Goltermann, anche con Omnitel.

I dati sono rilevati 24 su 24 da 15 postazioni sparse su tutto il territorio comunale e poste in prossimità di luoghi ad alto transito ed all’interno di edifici pubblici e privati dove si possano verificare prolungate permanenze. I risultati vengono diffusi da vari mass media, tra cui il sito ufficiale del comune.

 

 

Scheda / I  campi elettromagnetici

 

Un campo elettromagnetico è una regione dello spazio in cui c’è tensione elettrica.

E’ il caso, ad esempio, della regione di spazio in cui vi siano apparecchi elettrici o antenne per radiodiffusione e telefonia mobile.Ogni campo elettromagnetico è costituito da due grandezze: il campo elettrico e il campo magnetico che variano periodicamente nel tempo.

L’onda elettromagnetica è una particolare modalità con cui si manifesta un campo elettromagnetico le cui caratteristiche dipendono dal mezzo in cui si propaga e dai seguenti parametri:

·          La frequenza, espressa in Hertz (Hz), che rappresenta il numero di oscillazioni complete compiute al secondo;

·          La lunghezza d’onda (l), espressa in metri, che corrisponde alla distanza tra due massimi o due minimi dell’onda;

·          Il periodo (t), espresso in secondi, che corrisponde al tempo necessario a compiere un’oscillazione completa.

    In natura esiste un elettromagnetismo di fondo generato dalla Terra e dalla sua atmosfera che, nel corso dell’evoluzione, ha consentito lo sviluppo degli organismi viventi coesistendo con tutti i sistemi biologici.

    Altra forma di energia elettromagnetica, fondamentale per tutte le forme di vita, è la luce solare.

    Al naturale livello di fondo si è aggiunto, l’elettromagnetismo delle sorgenti legate alle attività dell’uomo. Le emissioni a cui siamo maggiormente esposti sono presenti all’interno delle nostre case, generate dagli elettrodomestici da cui siamo circondati e che utilizziamo quotidianamente come la lavatrice, la lavastoviglie, l’aspirapolvere, la televisione, l’asciuga capelli, il rasoio elettrico, ecc.

    L’insieme di tutte le frequenze possibili è denominato spettro elettromagnetico, suddivisibile in due regioni principali: quella delle radiazioni non ionizzanti e quella delle radiazioni ionizzanti. 

    Le radiazioni non ionizzanti, le cui frequenze vanno da 0 a 300 GHz ( 900 MHz = 0,9 GHz ), comprendono le basse frequenze e le alte frequenze dei segnali di trasmissione radio e tv, dei telefoni cellulari, dei segnali radar, dei sistemi satellitari, ecc.

Radiazioni non ionizzanti

    Si tratta di radiazioni che non provocano alcuna ionizzazione a livello cellulare, in quanto non possiedono energia sufficiente a modificare il numero di cariche positive e negative presenti all’interno degli atomi.

    In particolari condizioni, peraltro, alcune funzioni del nostro organismo sono influenzate positivamente dall’azione dei campi elettromagnetici che emettono radiazioni non ionizzanti.

     E’ il caso ad esempio dell’uso delle radioonde che, in ortopedia, consente di progredire nella riabilitazione fisioterapica di ossa e muscoli e delle microonde che sono utilizzate per la cura di forme tumorali secondo la tecnica denominata “ipertermia”.

Radiazioni ionizzanti

    Le radiazioni ionizzanti invece interessano la regione ad altissima frequenza dello spettro e, nel caso in cui abbiano potenze elevate, possono causare modifiche a livello molecolare. Si tratta delle radiazioni ultraviolette, dei raggi x e gamma, che sono infatti utilizzati in medicina per le radiografie solo quando strettamente necessario e secondo particolari procedure.

 

 

La rete cellulare

 

    Una rete cellulare è costituita da un complesso insieme di elementi ognuno dei quali deve poter essere in grado di dialogare con gli altri; la sua struttura geometrica di base è riconducibile a quella delle celle che costituiscono un alveare. Essa è progettata per fornire il servizio a un elevato numero di clienti sfruttando in modo efficiente (“riuso”) le limitate frequenze a disposizione.

    Gli elementi fondamentali che la costituiscono sono i telefono e la stazione radio base che è il mezzo di collegamento verso la rete telefonica fissa o verso un altro telefono cellulare.

    Ogni stazione radio base serve una porzione limitata di territorio, la cella, e ha un gruppo di antenne trasmittenti e riceventi, posizionate ad un’altezza che va da 15 a 30 mt rispetto al suolo.

    Ma come si risponde all’esigenza di soddisfare un numero sempre maggiore di utilizzatori?

    Aumentando il numero sul territorio delle stazioni radio base, il che significa ridurre sempre di più la dimensione delle celle. A tal fine e per ridurre al minimo la sovrapposizione di segnali tra celle adiacenti, e quindi il rischio di interferenze, la potenza di trasmissione della stazioni radio base, o più semplicemente il livello di segnale da lei emesso, viene ridotto al minimo. Quindi l’intensificarsi delle stazioni radio base conduce a una riduzione del livello di emissione di ogni singola antenna.

La legge

    Le conoscenze acquisite dalla comunità scientifica, grazie a numerose ricerche condotte negli ultimi decenni, hanno consentito l’emanazione, da parte di organismi tecnici, nazionali ed internazionali di standard di sicurezza riportanti i limiti di esposizione al campo elettrico e magnetico.

    Dal 2 gennaio 2000 è entrato in vigore il Decreto Interministeriale (Ambiente, Sanità, Comunicazioni) n. 381 del 10 settembre 1998, che fissa i limiti di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici generati da antenne e ripetitori per telefonia mobile ed emittenza televisiva, nell’intervallo di frequenze comprese tra 100 KHz e 300 GHz .

    Esso stabilisce, per la prima volta, una regolamentazione nazionale superando le precedenti regionali, il cui limite di 20 V/m (1 W/m²) nelle bande di frequenza del sistema GSM 900 e GSM 1800 è fortemente più cautelativo dei 42 V/m (4,65 W/m²) stabiliti recentemente l’8 giugno 1999 dalla Comunità Europea.

    In linea con questo approccio estremamente cautelativo, il decreto introduce un ulteriore obiettivo di qualità fissando il limite di 6 V/m (0,1 W/m²) in corrispondenza dei punti, negli edifici, in cui la permanenza continuativa delle persone supera le 4 ore.

   E' importante sottolineare che i limiti riportati nelle normativa di protezione sanitaria derivano sempre da un’analisi attenta della bibliografia esistente e dall’introduzione di molti fattori di sicurezza. Infatti i livelli di campo, ai quali è consentita l’esposizione della popolazione, risultano essere 7 volte inferiori al valore al di sotto del quale gli enti di studio internazionali non hanno mai riscontrato effetti nocivi alla salute documentati in modo scientifico.

La tabella riassume i limiti massimi di esposizione stabiliti dalle normative, nazionali ed internazionali, per i campi elettromagnetici.

   Le soluzioni tecnologiche rispettano pienamente i valori stabiliti dalla normativa; i livelli di esposizione della popolazione alle onde radio prodotti dalle stazioni radio base sono infatti molto più bassi di tali limiti al punto da poter essere considerati trascurabili.

    Ovviamente nelle immediate vicinanze dell’antenna stessa i valori di campo aumentano a seconda delle sue caratteristiche di emissione. Per questo motivo intorno all’antenna viene sempre definita un’area, detta zona di rispetto, che può essere rappresentata in maniera schematica con un parallelepipedo le cui dimensioni sono dell’ordine dei pochi metri. All’interno di tale zona viene impedito l’accesso della popolazione, mentre al di fuori di essa si è sicuramente in condizione di pieno rispetto della normativa.

    Essendo quindi le dimensioni di tale zona molto ridotte, anche nel caso in cui l’antenna sia sul tetto di un’abitazione, il campo a cui si è esposti all’interno (in caso di condominio anche l’appartamento dell’ultimo piano) e nelle abitazioni vicine è sicuramente molto inferiore al limite di sicurezza. Questo anche a causa del fatto che l’intensità di campo decresce molto rapidamente allontanandosi dall’antenna.

Di recente parte dell’attenzione si è soffermata sui “Sistemi di telefonia mobile” (900 e 1800 MHz), che servono ad offrire i servizi di telefonia cellulare. Come funzionano? Le stazioni Radio Base emettono onde elettromagnetiche nella banda delle frequenze UHF, la stessa usata dalle emittenti televisive, ma con potenze centinaia di volte inferiori (generalmente minori di 100 Watt).

Le antenne di questi impianti hanno dimensioni comprese tra 1 metro e 2,5 metri permettendo così al sistema di funzionare con la minima potenza necessaria a garantire una buona qualità del servizio. Le stazioni radio base devono essere installate necessariamente nelle vicinanze degli utenti sia per minimizzare la potenza necessaria al funzionamento del sistema (dalla stazione radio base e dal telefonino) sia per assicurare il servizio al maggior numero

di persone. Normalmente una stazione radio base GSM di TIM consente contemporaneamente circa 150 comunicazioni. Le stazioni sono progettate tenendo accuratamente presenti i limiti indicati dalle norme in materia: intorno a ciascuna antenna viene definito il volume di rispetto e l’antenna viene posizionata in modo da escludere che in tale zone rientrino luoghi accessibili alla popolazione.

    Da molti anni, di pari passo con l’evoluzione della tecnologia, il dibattito sui campi elettromagnetici, su come impattano sulla vita quotidiana si è fatto sempre più acceso. Ricercatori a livello italiano, europeo ed internazionale conducono studi per individuarne eventuali effetti. Le conoscenze attuali peraltro non consentono di tornire conclusioni definitive. Si è osservata, per quello che riguarda le basse frequenze (a 50 Hz), una possibile ma non provata correlazione tra esposizione della popolazione ed insorgenza di patologie; per quanto concerne invece le frequenze che comprendono la telefonia mobile, non esiste alcun dato scientifico in grado di stabilire una correlazione tra esposizione ed eventuali danni.

    L’OMS, a seguito di un’accurata analisi del lavoro di ricerca e dei risultati finora ottenuti, afferma che “non ci sono effetti scientificamente confermati per l’esposizione a campi elettromagnetici come quelli osservabili nelle vicinanze delle stazioni radio base”.

    In Italia il “Centro Interuniversitario per lo Studio delle Interazioni tra Campi Elettromagnetici e Biosistemi” (ICEMB) ha recentemente pubblicato una lettera aperta, firmata da 78 studiosi e ricercatori italiani da cui emerge che nel nostro paese vige una regolamentazione che tutela la salute pubblica in modo estremamente restrittivo.

    E'  importante sottolineare che è dovere e interesse della comunità procedere, unitamente all’evoluzione della tecnologia, all’individuazione degli effetti che essa produce.

    Continuare a studiare non è quindi necessariamente sintomo di preoccupazione, ma garanzia di massima validità scientifica delle norme attuali e future.

 

 

 

Glossario delle unità di misura

Hertz

Indica la frequenza, cioè il numero di oscillazioni, che il campo elettromagnetico compie in un secondo;  si indica con Hz.

Volt/metro

Indica il potenziale della componente elettrica del campo, espresso in funzione dell’unità di lunghezza;  si indica con V/m

Watt

Esprime la potenza, cioè l’energia erogata al secondo;  si indica con la lettera W

Watt/m²:

Esprime la densità superficiale di potenza; si indica con W/m²

SAR (Specific Absorption

Rate)

Esprime in W/kg (watt al chilogrammo) il trasferimento di energia dal campo elettromagnetico ad un sistema biologico si misura tramite il tasso di assorbimento specifico. Gli studi hanno dimostrato che, per produrre effetti nocivi alla salute delle persone, i campi elettromagnetici generati dagli apparati trasmittenti nel campo delle telecomunicazioni devono raggiungere un SAR di almeno 4 W/kg.

Questi risultati, come vedremo, sono stati presi a riferimento per imporre rigidi limiti di

legge nella gestione di impianti che generano campi elettromagnetici.

I valori limite primari (SAR) definiti dall’organismo internazionale di maggior prestigio (ICNIRP) sono di 0,4 W/kg per i lavoratori e 0,08 W/kg per la popolazione, calcolati sulla media relativa ad un intervallo di 6 minuti e su tutto il corpo. Dai limiti primari suddetti si ricavano i limiti derivati: campo elettrico, campo magnetico e densità di potenza, che sono riportati nelle pagine seguenti.

Fonte:  COMUNE DI CATANIA 5ª Direzione - Sistemi Informativi  - 2° Servizio Analisi e sviluppo.

 

 

I tralicci dell’Enel sono un altro gravissimo problema, di vecchia data perdipiù. All’inizio del 2001 il ministero dell’Ambiente presentava i dati di un monitoraggio sui luoghi destinati ai bambini (asili, parchi,…) ma di fatto abusivamente occupati da una pioggia elettromagnetica che supera il limite di 0,2 microtesla, l'obiettivo di qualità per la prevenzione del rischio elettrosmog. Secondo i risultati sono 464 i siti fuorilegge, secondo l’elenco incompleto stilato con le risposte dei Comuni (i risultati sono però incompleti perché solo un terzo degli enti ha risposto).

 

 

 

Killer Radio

 

“Radio vaticana supera i limiti di emissioni elettromagnetiche imposti dalla Legge italiana  - In tutta l'area di Cesano, di Roma, Anguillara, Osteria nuova e Roma nord, attorno alle 58 antenne rotanti di Radio Vaticana aumentano di anno in anno le malattie tumorali e neuroendocrine nella popolazione.

Cessi l’illegalità e si rispetti il diritto alla salute. Facciamo un appello alla solidarietà di ognuno perché chieda con noi allo Stato italiano e al sindaco del comune di Roma di compiere tutti gli atti di ufficio da loro dovuti nei confronti di Radio vaticana e dello stato Vaticano”.

Firmato Domenico Ciardulli, responsabile Tribunale per i Diritti del Malato ospedale San Filippo Neri.

Nel giugno del 2000 viene diffuso via Internet l’ennesimo appello contro le antenne assassine di Radio Vaticana. Ma già da tempo il dramma è segnalato. Solo nel febbraio del 2001 il ministro dell’Ambiente si decide ad intervenire, suscitando peraltro la sorpresa del Vaticano, la presa di distanza e le reazioni contraddittorie del governo del centrosinistra, una serie di incontri e di riunioni, dimissioni minacciate da un governo con pochi giorni di vita, effettuate e poi rientrate, secondo uno stile di sceneggiata all’italiana che conferma per l’ennesima volta che leggi di questo Paese non valgono per tutti tantomeno per il Vaticano.

Eppure la battaglia contro le emissioni vaticane ha ormai molti anni ed è ricchissima la documentazione sugli effetti criminali delle radiazioni. Fenomeni da film dell’orrore (citofoni da cui si può sentire la messa, treni che si fermano,…) e malattie spesso mortali.

Nella primavera del 2001 l'Agenzia di sanità pubblica del Lazio pubblica un rapporto dal titolo “Mortalità per leucemia nella popolazione adulta ed incidenza di leucemia infantile a Cesano, Olgiata, La Storta, Osteria Nuova, Santa Maria di Galeria, Anguillara e Formello”, cioè le zone più vicine alle antenne.

Il risultato è il seguente: “I bambini che vivono vicino alle antenne di Radio Vaticana, a nord della capitale, rischiano di ammalarsi di leucemia fino a sei volte di più dei loro coetanei di Roma città. Anche per gli adulti si può parlare di incidenza superiore allo standard romano, il rischio di mortalità per leucemia diminuisce man mano che ci si allontana dagli impianti”.

Il dossier prodotto dalla Regione prende in esame la popolazione da 0 a 14 anni tra il 1987 e il 1999, e confronta i casi di leucemia infantile registrati a Roma città con quelli diagnosticati nelle zone a ridosso di Radio Vaticana. A complicare la situazione, c'è un potente impianto radar installato di recente dalla Marina Militare a Santa Rosa, a due chilometri dall'emittente cattolica.

Per i bambini che abitano fra zero e due chilometri dalle antenne il rischio di ammalarsi è 6.06 volte più alto rispetto a Roma. Per chi vive tra i due e i quattro chilometri il pericolo aumenta di 2.3 volte. Nella fascia tra i quattro e i sei chilometri, l'incidenza è di 1.88 maggiore. Nessun caso di leucemia infantile è stato registrato fra i sei e i dieci chilometri. Infine gli adulti. L'analisi della mortalità per leucemia tra il 1987 e il 1998 conferma per gli uomini “un significativo decremento” con l'aumentare della distanza da Radio Vaticana. Nessuna associazione di questo tipo è stata invece osservata per le donne.

Il Vaticano si è sempre difeso dalle accuse inalberando il principio dell’extraterritorialità. I legali di Radio Vaticana hanno anche annunciato il rifiuto degli imputati di presenziare alle udienze decise dal procuratore Gianfranco Amendola contro l'emittente cattolica più potente del mondo, accusata di inquinamento elettromagnetico.

La “Santa Sede” non riconosce la giurisdizione italiana e si appella ai principio dell'extraterritorialità sancito dai Patti Lateranensi. Sul tema, il governo italiano in parte ha già risposto, anche se in modo abbastanza contraddittorio. Il ministro dell'Ambiente Willer Bordon conferma “l'impegno per contrastare in tutti i modi la posizione della Santa Sede”. Il sottosegretario alle Comunicazioni Vincenzo Vita chiede che la commissione congiunta Italia - Vaticano passi subito alle misurazioni dei campi elettromagnetici. Ma il ministero degli Esteri, con una nota dello scorso anno inviata al pm Amendola, riconosceva al Vaticano il principio dell'extraterritorialità.

Il magistrato ribatte però che la regola “non è applicabile a questa situazione: la non ingerenza riguarda gli affari interni della Santa Sede, non un'attività materiale che può provocare pericolo all'esterno ed ai cittadini italiani”.

La questione in realtà è semplice: i valori delle emissioni sono tre volte sopra la norma. Di conseguenza le antenne vanno come minimo trasferite. Le conseguenze delle radiazioni vengono sopportate in territorio italiano dunque l’extraterritoralità non è applicabile.

I dati, registrano nel giardino di casa Scalzi (nei pressi delle antenne) valori di 14.9 volt a metro e di 18 volt per metro. Accanto al monitoraggio della commissione bilaterale, nei giorni 27 e 28 aprile scorsi, il Wwf ha provveduto a compiere le sue misurazioni con una strumentazione omologata. “Trenta sforamenti su 80 misurazioni”, racconta Guido Santonocito per l'associazione. “Dentro le abitazioni abbiamo registrato valori come 24.66 volt per metro o addirittura di 34 volt per metro”.

Nel corso di un’assemblea dell’aprile 2001 il portavoce del comitato "Bambini senza onde", Paolo Aquilanti, ha esibito una circolare firmata dal comandante della Scuola di Fanteria di Cesano, datata 6 novembre 1996 e intitolata “inquinamento elettromagnetico”. “E' vietato a chiunque di permanere sul terrazzo condominiale delle palazzine 48 e 49 per più di 60 minuti”, si legge nel documento.

Il ministro dell’ambiente Bordon, che nella primavera del 2001 sembra l’unico membro del governo a volersi impegnare seriamente sulla vicenda, rileva che “l’esecutivo ha l'obbligo di applicare la legge, altrimenti saremmo di fronte ad un'omissione d'atti d'ufficio, perseguibile penalmente”.

Si stabilisce il termine fatidico del 30 aprile, che però passa invano tra le minacce di Bordon e la presunzione immensa dei responsabili vaticani. Dopo ulteriori vertici e riunioni viene fissato il nuovo termine del 31 agosto 2001.

 

 

 

La razza corsara

 

Due pezzi di carta, due riquadri di giornale apparsi sulle maggiori testate, due pubblicità malfatte per decidere i destini della telefonia italiana. Aprile 1999: assemblea degli azionisti di Telecom Italia. “Più valore agli azionisti con il piano industriale di Telecom Italia”, promette il gruppo che detiene il pacchetto di maggioranza; e conclude: “Telecom Italia vale molto di più di quanto propone Olivetti. Venite ad esprimere il vostro voto alla prossima assemblea. Siamo lavorando per tutti gli azionisti. Conservate il 100% del potenziale di credito. Non cedetelo ad Olivetti-Tecnost”.

Dall’altra parte c’è Roberto Colaninno, che ha acquisito la disastrata Olivetti e da febbraio ‘99 si presenta con una Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPAS) all’assalto tramite la finanziaria del gruppo, Tecnost, appunto.

“Tre ottime ragioni per votare No”, dice Olivetti. “Venticinque tra le maggiori banche del mondo hanno condiviso il nostro Piano, aderendo alla richiesta di finanziare l’offerta per 43.500 miliardi di lire”.

Questa è appunto una delle accuse rivolte a Colaninno, che sarebbe molto esperto di operazioni finanziarie ma poco di strategie industriali e che appunto sarebbe stato finanziato da istituti di credito esteri con il fine di sottrarre al controllo nazionale le telecomunicazioni italiane. La conclusione del programma Olivetti dice: “Votando No potrete partecipare ad un evento che aprirà un varco all’Italia che crede in un mercato libero e competitivo”.

Ma davvero andrà a finire in questo modo ? L’OPAS di Colaninno, completata in maggio e perfezionata nel giugno 1999, ha ottenuto l’adesione del 52,12% del capitale ordinario di Telecom Italia. Il valore dell'operazione, tra i più elevati a livello europeo e mondiale, è stato di 31,5 miliardi di euro, corrisposti agli azionisti di Telecom Italia aderenti all'offerta parte in contanti, parte in obbligazioni e azioni Tecnost. Dopo la vittoria Olivetti è diventata un’azienda con un giro d’affari (esercizio 2000) di 30,1 miliardi di euro e con oltre 120.000 dipendenti a fine 2000.

Del resto i manager degli anni precedenti hanno con la loro disastrosa gestione favorito l’avventura Colaninno: segnaliamo per esempio le continue ipotesi di ridimensionamento del personale, gli accordi internazionali fatti e dismessi subito dopo, i continui cambiamenti nell’individuazione del “settore strategico”, i progetti per il piano Socrate (cablaggio città) e Fido (cellulare da città) cancellati, poi ripresi, poi aboliti, e infine ancora ripresi nel piano industriale del 1998.

Tutto questo non basta però per spiegare la più incredibile vicenda economica mai avvenuta in Europa. Come è potuto accadere che le telecomunicazioni italiane, settore strategico del nuovo millennio, siano finite all’improvviso e nel giro di un mese scarso nelle mani del ragionier Colaninno da Mantova, fino ad allora illustre sconosciuto del panorama economico italiano ?

E come è stato possibile che il ragioniere abbia acquisito d’un colpo il controllo di un’azienda da 100mila miliardi sborsandone di tasca propria appena 45 ?

In realtà l’assalto alla Telecom è stata un’operazione studiata nel tempo e coperta finanziariamente da alcuni tra i maggiori istituti di credito al mondo e politicamente dalla coppia D’Alema – Bersani. Col risultato di consegnare ad un paio di grandi speculatori internazionali le telecomunicazioni italiane.

Primo protagonista: DLJ, una banca d’affari statunitense numero uno nel settore delle telecomunicazioni, è il primo dei soggetti della vicenda. Venticinque sedi in tutto il mondo, 8mila dipendenti, sede centrale a New York. Manager incaricato per l’affare Telecom, Jim Cantwell.

Secondo protagonista: Lehman Brothers, sede centrale a Londra, lunghi rapporti con l’Olivetti di De Benedetti ed un incaricato speciale per la questione Telecom, Vittorio Pignatti.

“All’inizio dell’ottobre ‘98, gli analisti del settore telecomunicazioni della DLJ cominciarono a mettere gli occhi sul ‘caso Telecom’. E chiamarono il loro rappresentante in Italia, il finanziere Francesco Micheli, per avere maggiori dettagli.

Un dossier analogo, frattanto, veniva aperto anche dall'altra parte dell'Atlantico negli uffici londinesi della Lehman. L'interesse verso l'azienda italiana, allora guidata da Gian Mario Rossignolo, aveva tre buoni motivi.

Primo: quello delle telecomunicazioni è uno dei business mondiali più interessanti.

Secondo: dopo la privatizzazione la Telecom aveva un azionariato fragile, con un ‘nocciolo’ duro, imperniato sull'Ifil degli Agnelli, capace di controllare appena l'8 per cento. Che per di più appariva divaricato al suo interno.

Terzo: il management dell'azienda era ancor più diviso e irresoluto. La Telecom era dunque una ottima preda potenziale: ricca e indifesa. Era però necessario un partner italiano, la società guida dell'operazione”.

I requisiti del “conquistatore” erano essenzialmente tre: una grossa credibilità presso gli istituti di credito, 40mila miliardi di lire da mettere sul piatto ed uno spirito avventuriero senza pari.

La Lehman, memore degli affari precedenti, individuò in Carlo De Benedetti un possibile candidato. L’ingegnere possedeva forse il terzo requisito ma certo non gli altri due, perché la lunga lista delle sue disavventure gli aveva compromesso la fiducia delle banche internazionali.

Parallelamente, Colaninno da semplice manager stava diventando padrone assoluto di Olivetti scalzando proprio l’ingegnere.

La Antonveneta e la Chase Manhattan gli avevano messo a disposizione 500 miliardi con i quali la Bell, società con sede formale in Lussemburgo, comprò l’8% delle azioni Olivetti. Il 3 novembre del ’99 - al termine di una complessa operazione durata 16 mesi - Colaninno era il nuovo padrone di Ivrea senza uscire troppe lire dal portafoglio.

Questa operazione era una prima prova generale, una versione in miniatura di quella che poi sarebbe stata la scalata Telecom: ma era già più che sufficiente per mostrare a chi di competenza che Colaninno i requisiti di cui sopra li possedeva o era in grado di acquistarli in breve tempo.

Lehman e DJL ognuna per i fatti propri contattarono Colaninno e gli illustrarono il loro piano: fase uno usare Olivetti per conquistare Telecom; svendere Olivetti ai tedeschi; fase due: cedere pezzi pregiati come Tim; far cadere i costi sugli azionisti Telecom; ritrovarsi con un mucchio di soldi (la fase due come sappiamo subì poi delle varianti su pressione politica del governo di centro-sinistra, perché implicava in prima istanza 35mila licenziamenti e in seconda terremoti sociali di difficile prevedibilità).

Inoltre, con la cessione di Infostrada e Omnitel prima ai tedeschi della Mannesman e poi agli inglesi della Vodafone Olivetti sarebbe rimasta una scatola ricca ma vuota; e Colaninno sarebbe rimasto per sempre il cavallo di Troia che permise agli stranieri di vampirizzare e fare a pezzi le telecomunicazioni italiane.

Di conseguenza, arrivarono le varianti: primo, i piani delle due banche d’affari divennero uno solo, mettendo insieme le rispettive forze. Secondo, Olivetti avrebbe gestito Telecom. Colaninno si trovava di fronte ad un bivio: vincendo sarebbe diventato l’uomo più importante dell’economia nazionale; perdendo, sarebbe stato un uomo rovinato sommerso da debiti a molti zeri.

Occorrevano a questo punto “soltanto” 25 miliardi di dollari. Colaninno chiede in giro, fa le sue verifiche, incassa da signore il rifiuto della Citibank e prende con soddisfazione il sì della Chase, che era stata già dietro la sua scalata all’Olivetti e che ostentava fiducia senza condizioni: i soldi sarebbero stati pronti in qualsiasi momento, col semplice preavviso di una settimana.

All’inizio del 2000 il piano era pronto grazie al lavoro delle banche e ad un piccolo esercito di  consulenti tra i quali merita una segnalazione il finanziere Ferdinando Mach di Palmstein, legato a Bettino Craxi, coinvolto nelle inchieste della magistratura e – gli va riconosciuto – tra i massimi esperti di finanza spericolata.

“Dei 5 mila miliardi di aumento di capitale previsti per la Olivetti, la Bell (che nel frattempo era salita al 15 per cento) deve sborsarne 750. Colaninno è presente nella Bell tramite la Fingruppo a cui fa capo il 40 per cento della società lussemburghese. Ma possiede solo il 15 per cento della Fingruppo. Quindi deve tirare fuori il 15 per cento del 40 per cento di 750 miliardi: 45 appunto. Del resto non c'è da stupirsi: Colaninno è padrone della Olivetti possedendone appena lo 0,9 per cento”.

In termini più lineari, il ragioniere mantovano aveva ben imparato il gioco delle scatole cinesi,  “un gioco in cui De Benedetti era stato maestro negli anni Ottanta”.

Sulla carta tutto era semplice e niente impossibile. Ma la realtà non è un tavolo da gioco, e gli allegri piani fin qui esposti rischiavano di mandare a gambe all’aria il Paese intero, facendogli perdere ogni residua credibilità ed innescando reazioni a catena a partire dai mostruosi tagli occupazionali previsti.

Colaninno si reca dal ministro dell’Industria Bersani, tessera Ds, e lo informa delle sue intenzioni. Alla fine dell’incontro si decide di non toccare assolutamente Tim e di dare all’operazione la sacra benedizione di Mediobanca. D’Alema saluta come “coraggiosa” l’operazione Colaninno e la contrappone alla presenza in Telecom di “lor signori che vogliono comandare con lo 0,6 per cento”, con esplicito riferimento agli Agnelli.

Le alleanze politico-finanziare coagulano contro Colaninno un vasto fronte che va da Prodi a Berlusconi fino ovviamente agli Agnelli che fino a quel momento con circa 360 miliardi erano azionisti di riferimento di Telecom e che intravedono non solo la perdita dell’affare delle telecomunicazioni ma la definitiva uscita di scena ad opera di nuovi rampanti manager che usano metodi a loro poco familiari.

 

 

Telefonia Italia – La mappa delle proprietà

 

Società

Azionisti  (in ordine d’importanza)

Controllate

Manager principali

Telecom Italia -Olivetti

Tecnost (52%), Ministero del Tesoro.

Seat-Pagine Gialle, Tin.it, Telemontecarlo, Virgilio-Matrix, Tim, Webegg (reti), TeleAP (Callcenter), Tecnost sistemi (impianti),  IT Telecom (informatica), Telespazio, Telecom Italia Lab, società minori, compagnie telefoniche estere.

Roberto Colaninno

Infostrada

Vodafone (UK), Mannesmann (GER).

Omnitel, Italia On Line – Arianna –Libero

 

Wind

Enel, Ministero del Tesoro, France Telecom (FRA), Deutsche Telekom (GER).

 

 

Blu

Sitech/Autostrade 32%, British Telecom 20%, Distacom 9%, Edizione Holding/Benetton 9%, Mediaset 9%, Banca Nazionale del Lavoro 7%, Palatinus/Caltagirone 7%, Italgas 7%

 

Giancarlo Elia Valori, Enrico Casini

Tiscali 

Soru

WorldOnLine

Renato Soru

Albacom

British Telecommunications (UK), Mediaset, Bnl, Ina, Italgas.

 

 

 

 

 

La nuova Olivetti continua a controllare Omnitel, e dopo il vittorioso assalto a Telecom si trova a creare un gigantesco monopolio privato nelle telecomunicazioni ed in particolare nella telefonia mobile di cui deve in fretta liberarsi tramite il rapporto di conguaglio delle azioni, ovvero contorti e complessi meccanismi di scambio tra azioni Olivetti/Telecom che per alcuni mesi generano confusione nell’economia italiana ed in Borsa.

Ma alla fine il gruppo Olivetti ha creato uno dei maggiori monopoli al mondo, schematizzabile come segue:

·         Telecom Italia Wireline Services, uno dei maggiori operatori mondiali nei servizi di telefonia fissa e traffico dati, opera con un'offerta di prodotti e servizi voce e dati per utenti privati e business.

·         TIM, società quotata presso la Borsa Italiana, opera nei servizi di telefonia mobile ed è leader sul mercato italiano con 21,6 milioni di clienti a fine 2000; i clienti esteri che fanno capo a società controllate o partecipate sono 23,4 milioni.

·         Telespazio offre una completa gamma di sistemi e servizi satellitari.

·         Seat Pagine Gialle, società quotata presso la Borsa Italiana; dopo aver incorporato per fusione (novembre 2000) Tin.it, Internet Service Provider di Telecom Italia, e aver acquisito diverse partecipazioni in società italiane ed estere, Seat dispone di competenze e attività lungo tutta la catena del valore di Internet. Nel 2001 Seat entra nel mondo della televisione tramite l’acquisizione di TMC-Telemontecarlo.

·         All’estero il Gruppo Telecom Italia ha un’attiva presenza attraverso società partecipate e joint-venture che gestiscono servizi di telecomunicazione fissa e mobile in diversi mercati, soprattutto in Europa (Spagna, Francia, Austria, Grecia, Turchia, ecc.), nel bacino del Mediterraneo e in Sud America (Argentina, Brasile, Cile, ecc.).

 

Nelle Tecnologie dell'Informazione e Comunicazione il gruppo Olivetti è presente attraverso:

·         Olivetti Tecnost, la società direttamente controllata che raccoglie la tradizione industriale di Olivetti; la sua offerta comprende prodotti per l'ufficio, periferiche per la comunicazione e trattamento immagine, soluzioni innovative per Internet e per la Domotica. Olivetti Tecnost (in precedenza denominata Olivetti Lexikon) controlla Tecnost Sistemi, attiva nei prodotti e sistemi informatici specializzati per l'automazione dei servizi e dei giochi.

·         Webegg, società controllata pariteticamente da Olivetti e dal Gruppo Telecom Italia, offre consulenza e soluzioni di Intranet, Internet e Extranet per le aziende; nell’ambito del gruppo Webegg opera TeleAp, attiva nel settore delle soluzioni per i Call Center (Customer Relationship Management).

·         I.T. Telecom Italia, società che Telecom Italia ha costituito nel luglio 2000 per raggruppare tutte le sue aziende e attività informatiche, tra cui Finsiel, leader in Italia e ai primi posti in Europa nel mercato dei servizi informatici, Telesoft e Sodalia, attive nel software per le telecomunicazioni e nei servizi informatici, Netsiel, che gestisce in outsourcing i sistemi informatici di Telecom Italia e di altre società.

 

Il Gruppo Olivetti è presente anche in altre aree di attività attraverso:

·         Telecom Italia Lab, business unit di Telecom Italia per l’innovazione e lo sviluppo, nel cui ambito operano lo CSELT, centro studi focalizzato sulla ricerca avanzata in vari campi delle telecomunicazioni e delle tecnologie dell'informazione, e l’Interaction Design Institute di Ivrea, struttura per la formazione di alto livello nell’innovazione dei servizi di comunicazione.

·         Stream, controllata al 50% da Telecom Italia, gestisce la seconda piattaforma di televisione digitale a pagamento, via cavo e via satellite, sul mercato italiano, in via di fusione con Telepiù, controllata dai francesi di Canal +.

·         Lottomatica, partecipata per il 25,5% da Sogei (Gruppo Finsiel) e per il 19,5% da Olivetti, opera nella gestione e automazione dei giochi con applicazione di tecnologie avanzate.

·         Olivetti Multiservices, totalmente controllata da Olivetti, è attiva nella gestione degli immobili con un’ampia offerta di servizi integrati.

 

 

 

Storia in sintesi di Olivetti

 

Un abisso separa le figure umane e culturali, ma anche politiche, di Adriano Olivetti e Roberto Colaninno, l’inizio e la fine di Olivetti, due figure realmente antitetiche.

Novanta anni di storia di Olivetti sono anche uno spaccato di rilievo per capire le fasi che questo Paese ha attraversato.

Partiamo dunque dal principio: il 29 ottobre 1908 Camillo Olivetti costituisce a Ivrea la Ing. C. Olivetti & C. S.p.A., "prima fabbrica italiana di macchine per scrivere". I dipendenti sono 20 e le strutture produttive consistono in una officina di 500 mq., che consente nei primi anni volumi dell'ordine delle 20 macchine alla settimana. La prima macchina per scrivere è la M1, presentata nel 1911 alla Esposizione Universale di Torino.

Negli anni successivi l'Azienda cresce rapidamente ampliando e diversificando l'offerta e sviluppando la presenza commerciale in Europa e nel mondo. Vengono lanciati nuovi modelli di macchine per scrivere (fra cui le prime portatili), e poi telescriventi, calcolatrici, mobili e attrezzature per ufficio. Le macchine per scrivere e le calcolatrici vengono anche sviluppate in versione elettrica. Si avviano attività nel campo delle macchine a controllo numerico.

Nuovi stabilimenti produttivi si aprono in Italia e, a partire dal 1930, anche all'estero. L'organizzazione commerciale, già ampiamente articolata in Italia, si estende al di fuori dei confini nazionali in Europa, Africa, Medio Oriente, America Latina.

Un contributo fondamentale alla rapida espansione della Società viene dato da Adriano Olivetti, figlio di Camillo, che diventa Direttore Generale nel 1933 e le imprime uno stile e una cultura che faranno di Olivetti un esempio unico nella storia industriale italiana ed europea.

Adriano mostra grande attenzione verso lo sviluppo della tecnologia, l'innovazione, la qualità dei prodotti; accentua l'attenzione verso i mercati internazionali; cura il design industriale; ma soprattutto affronta con grande sensibilità le problematiche sociali del lavoro e del rapporto tra azienda e territorio, dando vita a strutture importanti quali ad esempio le “Edizioni di Comunità” dedicate in particolare alla sociologia industriale ed alla ricerca sul territorio.

Si tratta di un esempio unico mai seguito dagli industriali italiani che al contrario tenderanno a chiudersi al loro interno contrapponendosi frontalmente ai sindacati ed alle tematiche del lavoro.

Sotto la guida di Adriano, gli Anni 50 segnano una fase di crescita straordinaria. Olivetti afferma una leadership incontrastata nella tecnologia meccanica dei prodotti per ufficio: il prodotto simbolo è la calcolatrice Divisumma 24, di cui nel 1967 sarà prodotto il milionesimo esemplare.

Allo sviluppo di strutture commerciali e produttive all'estero si aggiunge nel 1959 l'acquisizione della Underwood, grande impresa americana di macchine per scrivere. Inoltre, l'Olivetti compie in quegli anni la prima importante svolta della sua storia investendo con grande tempestività nella emergente tecnologia elettronica. Frutto di questi investimenti è l'introduzione nel 1959 del primo calcolatore elettronico sviluppato in Italia, l'Elea 9003.

La morte di Adriano Olivetti nel 1960 ed una serie di difficoltà finanziarie costringono successivamente Olivetti a cedere la Divisione Elettronica. Continua però l'impegno nel settore, che conduce l'Azienda a presentare nel 1965 un calcolatore da tavolo molto innovativo, programmabile con schede magnetiche, il P101. Questo prodotto è da molti considerato l'antenato del Personal Computer.

Gli Anni 70 segnano una svolta importante per la Olivetti. Nelle attività di produzione sono introdotti modelli di organizzazione del lavoro molto innovativi; allo stesso tempo si punta con decisione sull'elettronica con ingenti investimenti per l'acquisizione delle nuove tecnologie e per la riconversione del personale. La transizione all'elettronica è onerosa e l'Olivetti arriva alla fine del decennio in una situazione di grave difficoltà finanziaria.

Nel 1978 Carlo De Benedetti investe nell'Azienda assumendone la responsabilità operativa. Il completamento del processo di riconversione all'elettronica, lo sviluppo accelerato di nuovi prodotti e il risanamento finanziario attuato attraverso successive ricapitalizzazioni dell'Azienda e il miglioramento dell'efficienza gestionale, pongono le premesse per un nuovo ciclo di sviluppo.

Tra i prodotti più significativi che vengono lanciati in questi anni vi sono la prima macchina per scrivere elettronica (Et 101 nel 1978) e il primo personal computer (M20 nel 1982), cui seguirà due anni più tardi il modello M24.

Con questi e con altri prodotti e servizi si consolida una nuova importante svolta della Olivetti, verso l'informatica.

Nei corso degli Anni 80 Olivetti accelera il processo di crescita ricorrendo a numerose acquisizioni, intese e alleanze internazionali, oltre che a operazioni di venture capital. Tra le alleanze più significative vi è quella con l'americana AT&T siglata sul finire del 1983.

Nei prodotti per ufficio l'offerta Olivetti si estende: accanto ai prodotti per la scrittura elettronica e il calcolo, si producono stampanti, facsimile, registratori di cassa, fotocopiatrici e accessori.

All'inizio degli Anni 90, intuito il forte potenziale di sviluppo delle telecomunicazioni, l'Olivetti costituisce insieme ad altri investitori (fra cui alcuni dei maggiori operatori mondiali di telecomunicazioni) la Società Omnitel, con l'obiettivo di operare nella telefonia mobile. Omnitel diventa operativa a fine 1995 dopo l'acquisizione della relativa licenza. Secondo le stesse linee strategiche, nel 1995 viene creata Infostrada per operare nella telefonia fissa. Si tratta di due operazioni destinate, nel giro di pochi anni, a cambiare il volto della Olivetti.

 

Nella prima metà degli anni '90 l'intensificarsi della competizione globale, la caduta dei prezzi e dei margini in tutta l'industria informatica mondiale, la debolezza del mercato europeo, e in particolare di quello italiano, spingono Olivetti a una lunga e onerosa ristrutturazione delle attività.

A partire dal settembre 1996, in un momento particolarmente difficile per l'Azienda, Olivetti intraprende sotto la guida di Roberto Colaninno un processo di profonda trasformazione, che conduce a una sempre più decisa focalizzazione sulle Telecomunicazioni e alla razionalizzazione delle attività informatiche.

Questa trasformazione passa attraverso la definizione di nuove “alleanze” nelle telecomunicazioni, in particolare con il gruppo tedesco Mannesmann (1997), e la cessione delle attività nei personal computer (1997) e nei sistemi e servizi (1998). In questo modo il Gruppo limita ad alcune aree specifiche la sua presenza nell'informatica (prodotti per ufficio; sistemi specializzati; servizi informatici per il mercato italiano).

Risanata la situazione economico-finanziaria, Roberto Colaninno opera per consolidare la struttura azionaria di controllo di Olivetti. A febbraio '99 – come sappiamo - Olivetti e la controllata Tecnost annunciano l'intenzione di lanciare un'Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio (OPAS) sulla totalità delle azioni ordinarie di Telecom Italia.

L'operazione si conclude in giugno con l'acquisizione di oltre il 52% del capitale ordinario di Telecom Italia per un controvalore di 31,5 miliardi di Euro. Allo stesso tempo, Olivetti provvede alla cessione, richiesta dalle norme sulla concorrenza, delle sue partecipazioni in Omnitel e Infostrada a Mannesmann.

Si compie così l’ennesima e forse più importante trasformazione della Olivetti, che diviene il principale gruppo italiano operante nelle telecomunicazioni, con un giro d'affari di oltre 28,2 milioni di euro e circa 130 mila dipendenti che probabilmente non hanno neppure chiaro per chi lavorano e se repentinamente cambieranno ancora padrone. Ancora Colaninno ? Il ministero del Tesoro ? O le banche estere che hanno finanziato l’OPAS ? Una sola cosa è certa. Tra Adriano Olivetti e Roberto Colaninno c’è un abisso umano e culturale.

 

 

 

New Managers, old Managers

 

Se il “capitalismo delle famiglie” all’italiana è terminato, da cosa è stato sostituito ? Vediamo a titolo di esempio i profili di due importanti “manager” – probabilmente la figura chiave dell’economia contemporanea – delle telecomunicazioni italiane: Roberto Colaninno uomo forte di Olivetti-Telecom e Giancarlo Elia Valori di Blu-Benetton.

Amministratore Delegato di Olivetti dal settembre 1996, Roberto Colaninno (nato a Mantova nel 1943) dal giugno 1999 è anche Presidente e Amministratore Delegato di Telecom Italia.

Colaninno ha dovuto gestire una difficile situazione, dovuta alla crisi dell’informatica italiana (Olivetti si era appoggiata soprattutto alle commesse pubbliche, ma al confronto coi concorrenti statunitensi non regge). Per il nuovo dirigente occorre prima risanare finanziariamente l’azienda quindi virare decisamente dall’informatica alla telefonia. Infostrada ed Omnitel sono le più rapide ad ottenere le licenze e di conseguenza si affermano come i primi operatori alternativi a Telecom.

“La carriera di Roberto Colaninno è cominciata nel 1969 quando, dopo un primo periodo di attività in campo fiscale e contabile, contemporanea agli studi universitari di Economia e Commercio, Colaninno entra come Direttore Amministrativo alla Fiaam, azienda italiana di componentistica auto, di cui viene nominato tre anni dopo Amministratore Delegato e alla quale dà grande impulso proiettandola anche sui mercati esteri.

Nel 1981 fonda a Mantova la società Sogefi, operante nella componentistica auto, e ne guida il processo di espansione attraverso una strategia di globalizzazione e di alleanze internazionali fino a farne uno dei principali gruppi italiani del settore con 1.000 miliardi di fatturato e circa 30 impianti industriali in oltre 20 Paesi.

E’ Consigliere di Amministrazione della Banca Agricola Mantovana e di Mediobanca.

Dal 1997 è membro del Consiglio Direttivo di Confindustria. E’ membro della Giunta Direttiva di Federmeccanica, membro del Consiglio Direttivo di Assolombarda e del Consiglio Generale e della Giunta Direttiva di Assonime. Nel giugno 2000 Roberto Colaninno è stato nominato Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica.

È membro della European Roundtable of Industrialists, l'associazione che raccoglie una quarantina dei responsabili dei maggiori gruppi industriali privati europei, che si riunisce periodicamente per esaminare i temi di maggiore rilevanza economico-industriale e formulare proposte e raccomandazioni agli organi di governo europei.

Giancarlo Elia Valori, 63 anni, è transitato dagli incarichi di Stato alla galassia Benetton.  Cossiga gli ha appuntato sul petto la medaglia di Cavaliere di Gran Croce, Mitterand la Legion d’onore. Nato nei pressi di Venezia nel ’40, doppia laurea in Scienze Politiche ed Economia e Commercio, inizia la sua carriera nel ’64 al ministero del Bilancio, quindi nella Rai di Bernabei come responsabile degli accordi internazionali, poi tre anni al Fondo monetario internazionale.

Dal ’75 entra come manager della società Italstrade-gruppo IRI, e all’inizio degli anni ’80 è vice presidente della SME, mega-carrozzone dell’alimentare di Stato. Dal 1987 entra nel consiglio di amministrazione dei Supermercati GS e dal 1995 – governo Dini - presiede Autostrade Spa, la più grande rete autostradale del mondo, con i suoi 3 mila chilometri d’asfalto, 3.200 miliardi di fatturato, 426 di utili.

Nel 1997 i supermercati GS vengono acquistati dalla multinazionale di Ponzano Veneto in società con Del Vecchio (Luxottica) ed Elia Valori viene nominato presidente onorario. Il rapporto si consolida con l’acquisizione di Benetton del gruppo Autostrade. Elia Valori diventa manager di Blu, la società telefonica del gruppo Autostrade.

 

 

Il prodigioso CV di Giancarlo Elia Valori

 

Data e luogo di nascita

Meolo (Venezia),  27 gennaio 1940

Titolo di Studio

Laurea in Scienze Politiche, Laurea in Economia e Commercio

E-mail

info@autostrade.it

1964-69

Collaboratore del Ministero del Bilancio

1968-75

CEPAL

1972-78

Consulente presso la “Banque National de Paris”

1976-83

Consulente presso “La Compagnie Financière Conseil of Edmond Rothschild”

1965-75

RAI - Radiotelevisione Italiana (responsabile delle relazioni internazionali 

con  USA, Cina, URSS, Canada e America Latina)

1969-71

Collaboratore del “Fondo Monetario Internazionale”

1969-76

Consigliere d’amministrazione “Snia Viscosa”

1975

Manager “Società Italstrade”

1981-84

Vice-pres. “SME Società Meridionale Finanziaria”

1984-87

Consigliere d’amministrazione “Sirti International” e “Sirti” – gruppo Sip

1987-91

Consigliere d’amministrazione “GS Società Generale Supermercati”

1991

Consigliere d’amministrazione “SME Società Meridionale Finanziaria”

1995

Presidente onorario “SME”

Dal  1994

Presidente Autostrade S.p.A

Dal 1997

Presidente onorario “GS Società Generale Supermercati”

Dal 1999

Presidente Blu S.p.A

Altre cariche

Segretario “Institute for International Relationships” and prof. di “Peace studies and regional cooperation”, Univ. of Jerusalem;

 

Prof. di “Economics and international politics”, Univ. of Beijing (People’s Republic of China);

 

Dal maggio 1996, pres. “Italian-French Association”

 

Pres. “Associazione Italiana Società Concessionarie Autostrade e Trafori  (AISCAT), Roma;

 

pres. ASECAP (European Association of Concessionaires of Toll Motorways);

 

Dal  2000, pres. Unione degli Industriali di Roma;

 

Pres. Autovie Venete S.p.A.;

Pubblicazioni più recenti

"Il gigante - David Ben Gurion tra mito e realtà"; "La pace difficile"; "Quattro scritti sulla pace nel mondo"; "La privatizzazione delle aziende dei pubblici servizi"; "Il Mediterraneo del Terzo Millennio", Stagioni d’Italia (2000).

Onorificenze

Titoli onorifici e riconoscimenti in economia, diritto e relazioni internaizonali da svariate università, tra cui Universidad Nacional del Sur de Bahia Blanca (Argentina), Universidad J.F. Kennedy, Buenos Aires (Argentina), Dallas Univ., Dallas/Texas (USA), Pyongyang Univ. (People’s Republic of Korea), ESERP, Univ. of Barcelona (Spain), Univ. of Melbourne (Australia), St. John's Univ., Rome;

 

Knight of the Grand Cross of the Order of Merit of the Republic of Italy; Knight of the Order of "Isabella the Catholic" of the Spanish Kingdom; Chevalier de la Légion d’Honneur (France); Knight of the Grand Cross of the Order of "Libertador de San Martin" (Argentina); Knight of the Grand Cross of Merit of the Sacred Constantine Military Order of St. George of Bourbon of the Two Sicilies; Decoration First Class with Collar (Korea);

 

International Cultural Prize (1993); Bankers’ Prize (1994); Prize for International Relations, Pontremoli (1994); Sir Moses Montefiore Prize; Pablo Picasso Medal from UNESCO, and Diploma of Honour from the Science Academy of the Institut de France (1999); Mount Scopus Award; Certification d’Honneur de l’Alliance Israelite Universelle de Montreal, Global Foundation Award (Australia) and the "Chandelier de la Paix", from the Pasteur-Weizmann Committee, Paris (2000)

 

 

A fianco di questo sfolgorante curriculum se ne può scriverne un altro di cui essere un po’ meno orgogliosi. Il 15 marzo 1983 Elia Valori depone di fronte alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla P2 dopo che il suo nome è stato rinvenuto tra gli elenchi di Castiglion Fibocchi. Dopo un esordio piuttosto scontato (“mi sono dimesso e non ho più pagato le quote associative dopo aver capito che Gelli era un trafficante e la P2 un’associazione di potere”), Elia Valori racconta di essere stato amico personale di Peron e di averlo presentato a Gelli.

L’amicizia con Gelli si trasformerà in seguito in un dualismo insanabile e nella rottura-espulsione dalla P2. Ma prima dello scontro la collaborazione era stata piuttosto stretta. 

Tra gli amici piduisti, per sua stessa ammissione Mino Pecorelli e per dati oggettivi Ortolani, con cui entrò in società insieme a Gelli nell’“Agenzia per lo sviluppo economico” che formalmente si occupava di import export di carni (la commissione parlamentare sospettò invece di traffici d’armi).

L’aspetto forse più interessante non riguarda le vicende italiane ma le numerose relazioni internazionali di Elia Valori, favorite dall’appartenenza massonica non solo alla “deviata” P2 ma anche alla loggia ufficiale di Palazzo Giustiniani, la Romagnosi del Grande Oriente cui si era iscritto ad appena 25 anni: ne fu però espulso con rituale processo massonico perché troppo vicino al Vaticano (del resto non poteva essere altrimenti, Elia Valori è un democristiano doc, fu anche candidato nel ’66 alle comunali di Roma, e proprio la candidatura senza avvisare i fratelli sarebbe stata la causa formale del processo di loggia: “in realtà”, dirà Elia Valori, “non accettarono la mia linea del dialogo tra cattolicesimo e massoneria”).

Un capitolo a parte della vita-romanzo di Elia Valori è quello che potremmo intitolare “Servizi  segreti & affari”. Nel 1972, in Rai, Valori conosce Nicola Falde, ufficiale del Sid a quell’epoca di fatto infiltrato nella Rai: “Cominciò allora la nostra frequentazione e la sua richiesta di giudizi su varie persone”, ammetterà Valori molti anni dopo, nel 1996, davanti al giudice Rosario Priore che indagava sulla strage di Ustica.

Valori diventa insomma fonte di Falde dentro la Rai, arricchisce i suoi contatti con l’estero (Cina, Corea, Romania, ma anche Stati Uniti, Canada, America Latina...) e si spiana la carriera dentro le aziende di Stato.

Nel 1976, ad appena 36 anni, è vicedirettore generale di Italstrade. “Avevo già realizzato”, dice  a Priore, “che i servizi potevano avere un ruolo incisivo circa l’apertura economico-commerciale verso i mercati esteri, in particolar modo verso Libia, Iran, Algeria, Arabia Saudita e Turchia. Così nacque il mio contatto con Santovito”. Giuseppe Santovito all’epoca è comandante del Comiliter di Roma e in seguito diventerà direttore del Sismi, il servizio segreto militare. È iscritto alla P2, così come Nicola Falde. “Conoscendo i rapporti che il Servizio aveva all’epoca con tutto il mondo arabo – specie con Arabia Saudita e Libia – io chiesi al generale Santovito di tenere presente, nell’ambito della legalità e degli interessi dello Stato, la società dell’Italstrade, società a capitale Iri, per eventuali lavori da compiere in quei Paesi. Per questa ragione”, dichiara ancora Valori a Priore, “vedevo di tanto in tanto il generale Santovito e qualche volta lo sentivo per via telefonica. Sono stato, ma raramente, presso il suo ufficio in via XX Settembre e più di sovente presso la sua abitazione in via Flaminia”.

   In questo contesto Santovito, diventato capo del Sismi, nel 1978 presenta a Valori due libici che lo possono aiutare a ottenere commesse nei Paesi arabi.  In quegli anni, spiega Valori, Italstrade puntava a realizzare ponti e strade in Libia e la diga di Karakaya in Turchia. Ma evidentemente i due libici avevano in corso affari anche più pericolosi, perché uno dei due viene trovato  morto, nel 1980, a Milano. “Lessi dai giornali che era morto. Certamente non di morte naturale”, dichiara Valori a verbale.

A partire dal ruolo in Rai, Elia Valori intreccia relazioni con la Romania (nell’‘80 firma per l’Iri un accordo per una centrale nucleare, più tardi cura per le edizioni Sugarco vicine al Psi l’opera omnia di Ceausescu), con la Cina, ma anche con la Corea del Nord del dittatore Kim Il Sung e consolida i rapporti con l’Argentina di Peron, il paese con cui aveva intessuto relazioni fin da quando il fratello maggiore, Leo, ex partigiano bianco, mandato da Enrico Mattei dal 1948 a rappresentare l’Eni, lo aveva introdotto negli ambienti del governo di Buenos Aires.

Quando Peron nel 1973 torna in Argentina da trionfatore, sull’aereo che lo porta da Madrid a Buenos Aires, insieme ai notabili peronisti, alla moglie Isabelita e al cadavere di Evita trafugato dal cimitero di Milano, ci sono due italiani: Licio Gelli e Giancarlo Elia Valori.

Dopo la disavventura piduista viene “congelato” all’Iri e riabilitato nell’87 con la nomina di direttore dei Supermercati Giesse e quindi la carriera nella Sme, di cui diverrà presidente. Superata senza affanni la stagione delle inchieste sulla corruzione, a partire dagli anni ’90 partono le privatizzazioni.

La Sme è spezzata in due. La Cirio-Bertolli-De Rica va ad una sconosciuta finanziaria nelle mani di un finanziere, Saverio Lamiranda, che compra e subito rivende il latte a Sergio Cragnotti – presidente della squadra di calcio della Lazio - e l’olio all’Unilever.

Due tra i maggiori “carrozzoni” gestiti da Elia Valori (Gs, Autostrade) finiscono nel giro di sei anni nelle mani del veneto Benetton, che col romano Caltagirone padrone del Messaggero s’impossessa dell’azionariato della società Autostrade.

E’ la fine della carriera del tipico manager di Stato ? L’esatto contrario come abbiamo visto. Presidente onorario dei Supermercati, presidente di Autostrade spa ed in più manager di Blu. Da gestore del monopolio democristiano a gestore del monopolio privato. Come prima, meglio di prima.

 

 

 

Le Concentrazioni

 

Ma che fine ha fatto Omnntel ? Viene assalita dai principali operatori europei, prima i tedeschi della Mannesman, poi prendono il sopravvento gli inglesi della Vodafone.

Successivamente si fa avanti per l’acquisto Wind, controllata da Enel e dalle compagnie telefoniche francesi e tedesche. L’operazione, di particolare complessità, va a rilento per le indagini dell’Antitrust che vorrebbe impedire o comunque controllare la formazione dell’ennesimo gigantesco monopolio.

In estrema sintesi, dal dualismo tra capitalismo di stato e capitalismo delle grandi famiglie torinesi/milanesi si è passati ad una giungla dove operano

·         grandi multinazionali europee ed americane delle telecomunicazioni

·         aziende a partecipazione pubblica (golden share) europee

·         istituti finanziari internazionali che manovrano finanzieri-avventurieri.

 

Pochissimi gruppi controllano tutto, ma non solo: è spaventosa la tendenza alla concentrazione.

Ma il mercato concorrenziale dov’è ? Ed i vantaggi per piccoli risparmiatori e consumatori ? E perché nessuno chiede conto del fatto che molto spesso scalate e speculazioni sono finanziate col denaro del piccolo risparmio se non con le tasse dei cittadini: cosa sarebbe Wind senza le bollette Enel ? Cosa Telecom senza il canone ?

 

Ogni contraddizione prima o poi viene a galla. Esempio classico è la scalata del megagruppo “Telecom – Olivetti -Tin.it - Seat Pagine Gialle” a Telemontecarlo controllata da Cecchi Gori, a sua volta monopolista della distribuzione cinematografica.

Una indagine dell’Antitrust ed una successiva del Tar rallentano l’operazione a causa dello scontro di due diverse tesi: da un lato si sostiene che per legge Telecom non può acquistare un canale televisivo nazionale in quanto detentrice di una concessione pubblica, testimoniata dal canone in bolletta. In altre parole Telecom non si limita a vendere un servizio – come può fare ad esempio Infostrada – che si è liberi o meno di acquistare ma gestisce una concessione pubblica: il canone si deve pagare per forza a prescindere dal volume dei consumi.

Telecom ribadisce di non avere più un’ingombrante “concessione”, ma una meno impegnativa “licenza”: questo cambiamento di titolo, a suo giudizio, farebbe cadere il divieto di legge all’acquisto di Tmc. L’Autorità Antitrust, però,  ha scelto un sano approccio sostanziale al problema: aldilà dei titoli, cioè, Telecom è ancora monopolista di fatto nel mercato dei telefoni.

Di conseguenza: o Telecom cancella il canone oppure rinuncia a TMC. Ma se Telecom cancella il canone, con quali soldi effettuerà la manutenzione delle centinaia di migliaia di chilometri di cavi telefonici che assicurano le comunicazioni non solo tra privati ma tra istituzioni, aziende, ospedali, sistemi di trasporto, scuole, etc. ?

Siamo tornati alla contraddizione iniziale: non è possibile gestire con criteri privatistici – magari improvvisati – settori a rilevanza pubblica.

In più, la vicenda Telecom/TMC è stata caratterizzata dalla classica sceneggiata all’italiana: l’opposizione ha giustamente accusato il governo di ignorare la legge antitrust (peraltro la stessa richiamata sempre contro Berlusconi !) per favorire il senatore Cecchi Gori, esponente dell’Ulivo/PPI.

Il 25 aprile 2001 giunge notizia dell’accordo tra Telepiù (gruppo Canal Plus) e Stream (Gruppo Telecom Italia). Da circa due anni l’Antitrust aveva insistentemente raccomandato alle due aziende di adottare il decoder unico per non costringere i consumatori ad un doppio acquisto.

Le due società sembrano andare verso l’accordo, ma non per il decoder bensì per la fusione delle due società confermando che è più agevole creare monopoli che favorire i consumatori con banali accorgimenti. In questo modo la tv digitale e satellitare italiana (con rilevanti questioni correlate  come ad esempio i diritti televisivi di calcio e Formula 1) diventerà un affare dei francesi.

In questo contesto, non bisogna sottovalutare l’importanza di una efficace e diffusa cultura consumerista: per esempio negli Stati Uniti il tema dell’interconnesione tra sistema operativo e browser ha portato al processo contro Bill Gates, perché è stato a tutti chiaro il tentativo di imporre in maniera scorretta un monopolio. Ma in Italia nessuno si è mai posto il problema, per esempio, dei cd-rom per l’accesso gratuito ad Internet che comprendono soltanto Internet Explorer, come se fosse l’unico sistema possibile e non implicasse importanti questioni: monopolio, privacy, sicurezza, libertà del consumatore.

 

 

 

Cardinale: chi ha governato le telecomunicazioni italiane

 

Mussomeli, paese della provincia di Caltanissetta, è stranamente uno dei centri di questa storia. Cosa c’entra con le telecomunicazioni ? C’entra, in quanto luogo natale di colui che nonostante la caduta di due governi [D’Alema uno e due] è stato ininterrottamente ministro del settore strategicamente più importante dell’economia moderna fino alla presidenza Amato.

Salvatore Cardinale, ministro delle Comunicazioni, e' infatti nato a Mussomeli, in provincia di Caltanissetta, il 20 giugno 1948, e' laureato in Giurisprudenza, ha esercitato la professione forense presso la Corte d'Appello nissena e ha iniziato la vita politica nel Movimento giovanile della Democrazia cristiana. Sindaco di Mussomeli e segretario provinciale Dc di Caltanissetta, l'esordio alla Camera e' nella XI legislatura, quella che copre l'arco di tempo tra l'87 ed il '94, sempre nelle fila della Dc.

Segretario del Gruppo scudocrociato a Montecitorio dal '92 al '94, Cardinale e' stato consigliere politico del ministro del Lavoro e della Previdenza sociale nella X e XI legislatura. Quindi la straordinaria carriera da ministro.

Eppure nel 1993 Cardinale aveva deciso di lasciare: “Basta, non faccio più politica”. Iniziò a privilegiare gli affari personali e la vita privata, acquistando la riserva di caccia "La Mappa", famosa essenzialmente per essere la più bella della Sicilia, proprio al centro dell’isola, nei pressi di Mussomeli; e per essere stato il luogo di ritrovo e di diporto dei boss del nisseno.

Cardinale aveva alle spalle una vita da democristiano: prima con Donat Cattin, poi all’ombra di Calogero Mannino. La sua carriera inizia veramente nel 1983, quando conquista la poltrona di sindaco di Mussomeli. L’anno successivo è segretario provinciale Dc di Caltanissetta. Nel 1987 la prima volta in Parlamento, poi il bis nel ’92.

E qui inizia la crisi. Le stragi che sconvolgono la Sicilia; i processi piccoli e grandi; il crollo della balena bianca siciliana che travolge Lillo Mannino. Cardinale medita l’addio.

Non sa che lo aspetta un radioso futuro da ministro, in omaggio alla regola - vigente nella seconda metà degli anni ’90 - che vedrà figure di primo piano occupate a difendersi in tribunale e i loro rincalzi proiettati a far carriera con ascese rapidissime.

Cardinale tenta il salto in Parlamento. Col CCD, è il primo dei non eletti nel ’96 nella sua circoscrizione, ma Clemente Mastella sceglie Napoli e Cardinale ritorna a Roma.

Quando il CCD si divide in due, alcuni di qua altri di là, Cardinale intuisce da che parte andare e segue Cossiga nell’UDR.

A differenza dell’ex presidente sardo, Cardinale non ama il protagonismo, e vive la sua permanenza al Ministero senza grandi scossoni. L’unico momento difficile glielo regala la procura di Catania, quando, nell’aprile del ’98, ordina gli arresti di due uomini chiave del suo partito: Stefano Cusumano, sottosegretario al Bilancio e al Tesoro con delega al credito nel “D’Alema I” e Salvatore Castiglione, assessore all’Industria alla regione siciliana nella giunta presieduta da un altro DS, Capodicasa.

DS al timone e uomini UDR in manette. Coincidenze tra Roma e Palermo. Il fatto è grave per due motivi: intanto è la prima volta nella storia della Repubblica che un esponente del governo viene arrestato. Non era accaduto neanche nei momenti peggiori del potere democristiano.

In secondo luogo le accuse – ancora da confermare - sono pesanti: tre appalti miliardari (secondo lotto dell’Ospedale Garibaldi di Catania, complesso edilizio del Tavoliere di Catania, Palasport dello Zen di Palermo) sarebbero stati gestiti da uomini politici e pubblici amministratori in accordo con esponenti di Cosa Nostra.

Formalmente, i politici sono stati accusati di concorso esterno in associazione mafiosa e concorso in turbativa d’asta aggravata al fine di favorire associazioni mafiose.

Cose da democristiani. Incrostazioni del passato, da rimuovere in fretta, si è detto. Immediatamente, il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Massimo D’Alema, disponeva, d’intesa con il ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi, la revoca delle deleghe attribuite a Cusumano.

In realtà, secondo le accuse dei magistrati, il ruolo centrale nella vicenda lo avrebbe assunto Pino Firrarello, "il nuovo Lima" secondo le carte dei giudici. Ex sindaco di Bronte, senatore della Repubblica già membro della Commissione antimafia e uomo forte dell’Udr, oltre che suocero di Castiglione, Firrarello sarebbe stato il perno tra imprenditore e mafiosi per l’assegnazione degli appalti. La questione non è ancora chiarita, anche perché il Senato negò l’autorizzazione a procedere per Firrarello ed il procedimento giudiziario non è ancora concluso.

Dopo la prima nomina, in molti hanno mostrato stupore nel trovare l’uomo di Mannino sulla poltrona delle Telecomunicazioni, un ministero che oggi ha assunto uno straordinario rilievo.

Si parla di una fortuna passeggera, di accordi, spartizioni che vanno e vengono. Ma il “cacciatore” di Mussomeli, anni dopo e dopo aver visto tanti suoi colleghi saltare, è ancora lì e nelle consultazioni del 2001 viene ripescato al proporzionale e torna a Montecitorio.

 

 

 

Telekom Italia – Serbia

 

Sono sicuramente pochi – ammesso che ne esistano - i governi che possono vantare questo singolare primato, e cioè quello di aver fatto lucrosi affari (con contorno di tangenti) col governo di un Paese che appena 15 mesi dopo avrebbero contribuito a demolire con le bombe.

Eppure il governo italiano è riuscito ad ottenere questo record che nessuno invidierà mai, almeno stando a quanto rivelato dal quotidiano “Repubblica” nel febbraio del 2001.

Nel giugno ’97 Telecom Italia acquistò il 29 % di Telekom Serbia, nell’ambito di un affare in cui Ote - ente greco dei telefoni – prese un altro 20%.

Grazie a questo contratto il presidente (lo stesso che un anno più tardi diventerà all’improvviso un odioso despota) Slobodan Milosevic – dopo aver apposto sul contratto il sigillo del segreto di Stato - riuscì ad incassare 1500 miliardi di lire, a riempire le sue misere casse e con buona probabilità a rinforzare la sua immagine al punto da vincere le elezioni di settembre. Ipoteticamente, quei soldi furono utili anche per finanziare il dislocamento dell’esercito in Kosovo.

Il promemoria del contratto indicava che Telecom avrebbe dovuto versare circa 701 milioni di marchi alla PTT, azienda serba proprietaria di Telekom, tramite la Stet, ormai divenuta società finanziaria. I greci avrebbero dovuto versare 543 milioni. Nella realtà, rispetto a quelle cifre, sono spariti 31 milioni e mezzo (di marchi), accreditati sui conti della banca Paribas di Francoforte e della Barclays di Londra, diventati tangenti e finiti nelle tasche dei mediatori dell’affare. Uno di questi sarebbe il conte torinese Gianni Vitali, che secondo il Wall Street Journal arricchì il suo conto corrente con una “provvigione” da 960 mila marchi. Del resto il prezzo pattuito è palesemente gonfiato rispetto al valore della rete serba ed al numero degli abbonati. 

La vicenda sarebbe stata condotta da Douglas Hard, ex ministro degli esteri del Regno Unito, e dall’amministratore delegato di Stet Tomaso Tommasi di Vignano.

Lo scandalo è stato grave per molti motivi, morali, se questi hanno possono avere ancora un peso, e politici, perché comunque l’Italia ha condotto un grosso affare in violazione dell’embargo imposto dagli Usa ed ha nei fatti fornito un consistente e decisivo aiuto al nemico numero uno del proprio principale alleato.

Il giorno successivo alla pubblicazione dell’articolo le reazioni scomposte dei soggetti chiamati in causa riflettevano la gravità della vicenda. Tutti erano all’oscuro di tutto. Unico responsabile: Vignano, accusato dalla Procura di Torino di false comunicazioni sociali e corruzione. Ignaro Guido Rossi, presidente di Stet, che non conosceva “i particolari del contratto”.

All’oscuro di tutto il ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi (all’epoca il Tesoro era azionista di maggioranza Telecom e Stet), così come il presidente del Consiglio Prodi.

Non sa niente Piero Fassino, che in quel periodo era sottosegretario agli Esteri e che avrà il cattivo gusto di candidarsi nel 2001 come vicepremier dell’Ulivo.

Ma il ministro Dini ? Prima accusa la Cia di aver fornito i documenti a “Repubblica” per screditarlo e punire le sue posizioni negoziali con Belgrado, poi smentisce (a lungo rimarrà alta la tensione con gli Usa). Il governo preciserà in seguito che l’acquisto del famoso 29% fu effettuato da Stet International Netherlands (SIN), società di diritto olandese controllata da Stet International spa, a sua volta sotto il controllo di Stet Società Finanziaria Telefonica, all’epoca di proprietà del Ministero del Tesoro ed in seguito fusa con Telecom, così come dal luglio 2000 SIN sarà posseduta al 100% da Telecom Italia, acquisendo così tutte le società estere che svolgono attività di telefonia fissa o mista fisso-mobile e semplificando la precedente struttura con l'eliminazione della holding Stet International Spa.

Il governo ha ammesso che l’acquisizione fu comunicata il 6 giugno del ’97 al Consiglio d’amministrazione della Stet come semplice informativa, che non fu inviata al Tesoro, quasi insomma che l’operazione fosse stata generalmente considerata una sorta di “ordinaria amministrazione”, una delle tante partecipazioni di Telecom nelle compagnie telefoniche di mezzo mondo.

Secondo l’allora vicepremier serbo Korac il nostro ministero degli Esteri avrebbe volutamente appoggiato Milosevic – arrivando secondo alcuni a salvarlo dalla bancarotta – mentre Dini ha negato questo particolare affermando di avere appreso del fatto a contratto firmato; ha quindi smentito di aver convinto Milosevic a ritardare la firma del contratto di una settimana per evitare un incrocio imbarazzante con Madeline Albright, segretaria agli Esteri di Clinton in visita in quel periodo a Belgrado; ha smentito ancora le ipotesi di collegamento tra gli interessi economici della moglie Donatella Zingone in Serbia, l’affare Telekom e la politica estera del governo; e infine dice di essere stato anche lui “all’oscuro” di ogni cosa prima di leggere i giornali.

Interrogato dai giudici di Torino, Vignano dichiara di “non aver mai parlato personalmente dell’affare con Dini, e in questo senso lui dice il vero, ma di essere anche certo che il ministero degli Esteri come struttura era certamente al corrente dell’operazione”.

Una lettera dell’ambasciatore italiano a Belgrado datata 13 febbraio 97 – 4 mesi prima della firma definitiva – e indirizzata a Dini e Fassino parlava in realtà dell’affare e soprattutto giudicava l’operazione rischiosa sotto l’aspetto politico e fallimentare dal punto di vista economico.

 

 

 

Il lavoro

 

Gli allegri protagonisti degli spot dei cellulari non hanno certo il tempo di chiedersi cosa succede tra call centers e catene di montaggio dei telefonini.

Nel 1998 un documento diffuso via Internet dai lavoratori bolognesi di Tim offriva uno spaccato dall’interno su questa situazione. Le situazioni peggiori si trovano all’interno dei customer services, i servizi di cura del cliente che in genere consistono in ore di lavoro al telefono a rispondere ad ogni genere di richiesta posti davanti a videoterminali che raramente sono predisposti per ridurre i danni di una prolungata permanenza [radiazioni, stress, patologia oculari]. I ritmi di lavoro prevedono una media di una chiamata ogni 3 minuti, e lo straordinario è la norma.

Il criterio forse peggiore è quello della produttività del gruppo, che prevede premi ai responsabili in caso di incrementi. La logica del gruppo e della competizione scatena spesso dinamiche da “lotta per la sopravvivenza”. E’ sempre più frequente la pratica di esternalizzare a ditte esterne particolari fasi della produzione oppure divergere su terzi quote di chiamate in momenti di particolare intensità [festività, etc.]. In questo modo i costi vengono abbattuti e si evita di regolarizzare dei posti di lavoro precari.

Il tutto è stato reso sostanzialmente legale da c.d. Pacchetto Treu, uno dei provvedimenti dei governi di centrosinistra che hanno sancito la precarietà del rapporto di lavoro e di fatto l’impossibilità di una seria organizzazione sindacale.

“Lavoravo al call center anche 16 ore di fila” si legge in una testimonianza raccolta dal Corriere della Sera del primo maggio 2001. “Con una pausa pranzo di soli 10 minuti. Il tutto per una paga oraria di 10 mila lire lorde. In Calabria il lavoro c’era, ma solo in nero e con paghe irrisorie e per questo sono venuta al Nord con mio marito. Lui ha trovato posto in una carrozzeria, ma io dovevo collaborare al bilancio familiare anche se mi mancavano solo due esami a Giurisprudenza”. Dopo la gravidanza un nuovo lavoro, sempre come collaborazione coordinata e continuativa, contratti da rinnovare mensilmente e salari ridicoli. “Cinque giorni la settimana dalla 15 alle 23 come data entry, con un capo alle spalle che controllava che non andassi sotto le cento lettere per ora. Considerando anche le 11 mila lire lorde ora, ho resistito un mese. Ora ho trovato un altro lavoro, tramite un’agenzia di lavoro temporaneo: part time all’help desk per bloccare i bancomat in caso di furto”.

Alla fine del 2000 Telecom lancia la campagna “Cerchiamo 400 volti nuovi”, una imponente operazione pubblicitaria su manifesti stradali, giornali e siti internet. In un Paese affamato di lavoro serve forse una gigantesca campagna mediatica per assumere la miseria di 400 persone, una goccia nell’oceano di disoccupazione ?

Se si pensa che ogni atto nel mondo economico odierno è azione di propaganda nei confronti di investitori e speculatori di borsa, oltre che operazione “d’immagine”, c’è da ipotizzare che Telecom abbia voluto passare per “azienda che assume”, a dispetto della conferenza stampa tenuta da Colaninno all’indomani della sua OPA vincente che annunciava con una certa naturalezza un “dimensionamento” del personale dell’azienda, riduzioni dei costi pari a 4500 miliardi di lire in tre anni, prepensionamenti ed infine 13.000 tagli, esuberi, licenziamenti.

Nella stessa occasione Colaninno annunciava la dismissione di due società “non strategiche”, “Italtel”, già detenuta in accordo con la tedesca “Siemens”, e “Sirti”, subito opzionata da una cordata comprendente la “21, investimenti” di Benetton. Misteriosi i motivi della cessione, se si pensa che nel '99 “Sirti” aveva concluso con 76,6 miliardi di utili e che la gestione delle arterie delle comunicazioni, i cavi in parole povere, rappresenta un settore chiave che probabilmente è stato finora l’elemento fondamentale di Telecom ed ha rappresentato un insuperabile vantaggio sui concorrenti.

La tesi – ormai piuttosto comune – secondo cui conta più la forma finanziaria che la sostanza produttiva è confermata nel febbraio 2001 da una articolata e contorta operazione Telecom di “conversione volontaria a pagamento delle azioni di risparmio in un numero equivalente di azioni ordinarie e una successiva operazione di buyback, ossia di riacquisto di proprie azioni ordinarie fino a un massimo del 10 per cento del capitale”.

L'offerta pubblica di acquisto è proposta, una volta completata la conversione delle azioni di risparmio in ordinarie, ad un prezzo pari al corso di Borsa in prossimità dell'operazione, maggiorato del 15 per cento e comunque non inferiore a 17,5 euro per azione ordinaria, godimento primo gennaio 2001.

In termini più accessibili, “Colanninno compra Colaninno”, cioè converte le proprie azioni riacquistandole e guadagnandoci, valorizzando il titolo in borsa e perdipiù riducendo l'indebitamento finanziario netto di Olivetti e delle sue società finanziarie direttamente controllate di un importo minimo di circa 4,3 - 5,1 miliardi di euro determinando anche il miglioramento del merito di credito di Olivetti e di Telecom.

  E’ opportuno paragonare la traballante situazione italiana ad esempio con quella tedesca dove Deutsche Telekom rimane un colosso delle telecomunicazioni mondiali, T-On Line è il secondo Internet provider europeo per numero di abbonamenti ed il controllo sull’azienda – tramite golden share -  rimane allo Stato.

A maggio del 2001 il presidente degli Stati Uniti presentava un nuovo piano energetico a base di riduzione dei consumi e riorganizzazione del sistema per fronteggiare la gravissima crisi che appena cinque mesi prima aveva lasciato la California al buio. Due le cause probabili della situazione: l’uso smodato di risorse non rinnovabili e gli sfaceli del mercato selvaggio dove tante piccole società non riescono ad ottimizzare la produzione in relazione alla domanda.

La situazione italiana rischia di diventare analoga, se si pensa alle dismissioni delle centrali Enel ed “all’evidente squilibrio che caratterizza il sistema italiano di  produzione dell’energia elettrica. L’incidenza delle centrali alimentate a petrolio sul totale di quelle attive in Italia è pari al 50%, contro percentuali che vanno dal 9% della Spagna al 2% della Francia e della Gran Bretagna o all’1% della Germania. Questo significa che a fronte di un rincaro del prezzo del greggio pari al 400%,  mentre nel resto d’Europa gli effetti si sentono solo dal benzinaio in Italia, invece, a pagare le conseguenze sono soprattutto le aziende industriali alle prese con un costo dell’energia insostenibile” (Letta, Ministro dell’Industria, intervista a Repubblica del 28 gennaio 2001).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il gas esilarante presidiava le strade….

Brevi considerazioni conclusive

 

 

 

La domenica delle salme

Non si udirono fucilate

Il gas esilarante

Presidiava le strade...

 

De André, La domenica delle salme

 

 

 

 

 I  versi di De Andrè, scritti con capacità profetiche nel 1990, rappresentano bene cosa sta accadendo. Mentre l’Italietta sciocca e consumista gioca e si diverte tra nuove suonerie, squilli e messaggini, sono pochi a prendersi cura dei gravissimi problemi che in sintesi abbiamo provato ad esaminare finora.

Schematicamente:

·         questioni di carattere democratico (monopoli, trust, controllo delle fonti e degli strumenti di comunicazione, consumismo senza freni, cultura dello spreco, induzione sistematica di falsi bisogni);

·         sociale (tariffe, pubblicità ingannevoli, truffe ai danni di un consumatore sempre meno tutelato);

·         di salute pubblica (elettrosmog, inquinamento);

·         culturali (l’inganno e la truffa come normali strumenti di attività economica e comunicazione);

·         sindacali (precariato, contoterzismo, delocalizzazione ed esternalizzazione,…).

 

 

 

Più che il capitalista padre-padrone, oggi i soggetti dominanti sembrano essere manager che operano in maniera cieca per massimizzare il profitto ma anche per l’autoconservazione di sé stessi e l’espansione del valore finanziario delle aziende: una macchina che cammina senza controllo e spesso lascia sul terreno le sue vittime.

 

In realtà le aziende – anche quelle di dimensioni imponenti – sembrano oggi piccole imbarcazioni in balia delle grandi ondate speculative che hanno consegnato le telecomunicazioni italiane ad un paio di banche americane con una operazione degna di una repubblica delle banane o di un paese sotto giogo neocoloniale.

Per non pensare alla condizione dei lavoratori che talvolta non hanno chiaro neppure per chi lavorano, né quanto durerà il padrone di turno né se li aspetta un futuro da disoccupati vittime dell’ennesima operazione di downsizing.

Pensiamo ai lavoratori di Omnitel che nel giro di qualche anno sono passati da De Benedetti a Colaninno, quindi ai tedeschi di Mannesman, poi agli inglesi di Vodafone ed ancora potrebbero essere acquisiti da Enel/Wind.

Pensiamo in che condizioni possano lavorare, se già hanno la fortuna di non appartenere ad un ramo gestito in outsourcing perché non fanno parte del core business e sono marginali rispetto alla mission aziendale, e non sanno se quello che c’è oggi ci sarà anche domani.

 

Negli ultimi anni sono stati imposti una serie di dogmi, basati su un liberismo ottocentesco ridicolo e dannoso. Per imporre un dogma occorre negare la legittimità di ogni critica al dogma. Uno strumento finalizzato allo scopo è stato l’insulto costante ed il disprezzo per l’ideologia, ed in tanti per non essere fuori moda, fuori collana editoriale o esclusi dai salotti che contano hanno deciso di ripudiare l’ideologia con il triviale entusiasmo dei conversos. Ed il risultato ultimo è stato che oggi ad essere fuori corso non sono soltanto più le ideologie ma anche le idee.

 

Il problema di fondo, la matrice di tutte le questioni, può essere individuato in quel minuscolo segno grafico che le compagnie telefoniche inebriate dalla concorrenza hanno iniziato ad usare in maniera smodata e che è loro costato già parecchie condanne.

Quell’asterisco sta ad indicare il disprezzo dell’intelligenza del consumatore, una odiosa abitudine all’inganno e la chiara intenzione di usare mezzi fraudolenti per raggiungere il fine. Ecco perché quell’asterisco rappresenta una vera e propria cultura, generatrice in ultima istanza di quell’immondezzaio che in estrema sintesi ed in modo parziale ho provato a raccontare in queste pagine.

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonti principali:

·          Telecom Italia, Elettromagnetismo: per saperne di più, Roma 2001.

·          Repubblica,  Corriere della Sera,  Il manifesto,  La Sicilia, La lettera finanziaria, Panorama, Diario.

·          www.olivetti.it, www.telecomitalia.it, Who’s who in Italy, www.agcm.it, www.comune.ct.it

 

 

 

 






torna ad inizio pagina
Formato per la citazione:
Antonello Mangano, "La cultura dell'asterisco - Dossier Telefonia Italia", terrelibere.org, 10 giugno 2001, http://www.terrelibere.org/doc/la-cultura-dellasterisco---dossier-telefonia-italia