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Documenti > Reportage
Antonello Mangano: Scheda biografica | Scrivi all'autore | Tutti i documenti di questo autore Interagisci: Segnala ad un amico Organizza un incontro Condividi: Il
miraggio del Ponte domina quelle che non sono semplici consultazioni
amministrative, ma una lotta ad esclusione per la sistemazione, per una
prospettiva durevole – o comunque non effimera - di reddito e lavoro. Un'armata
Brancaleone di tremila messinesi si è inserita nelle liste. Intorno a loro un
vasto sottobosco di mediatori, galoppini, leccapiedi, arrampicatori. Partiti e
partitini di tutte le tipologie. Lo schieramento, l’ideale, l’ideologia contano
meno di una sedia libera, hanno meno importanza di un posto vacante. Ci si
accomoda dove è rimasto posto. Una
campagna elettorale iniziata con anticipo inusitato, botteghe e negozi in centro
e periferia affittati ed adattati a sede di rappresentanza dei candidati. Ogni
spazio disponibile è stato preso in prestito ed adattato alla meglio con un
paio di sedie di plastica, un tavolino, manifesti qua e là. Nei luoghi
strategici del centro, le balconate addobbate da striscioni all'americana per i
candidati a sindaco ci confermano che siamo di fronte ad elezioni fuori dal
comune. Risorse
mai viste spese per la consultazione più importante della storia della città,
che mostra il suo lato più sregolato, e per certi aspetti, tutta la sua disperazione. Una
giungla di manifesti e volantini attaccati ovunque, senza regole, senza
rispetto di nulla. I bigliettini elettorali distribuiti nei luoghi di lavoro,
nei luoghi di ritrovo, lasciati sugli autobus o consegnati brevi manu. Una febbre elettorale che ha fatto la gioia dei tipografi e la disperazione dei netturbini. Un mare di soldi spesi nella speranza di ottenere un posto in prima fila in quella che si vede come la Grande Spartizione, i miliardi in arrivo per il Ponte. Attenzione.
Quando leggete Ponte, non pensate al manufatto da modellino, agli esempi
virtuali mostrati tante volte con le simulazioni al computer. Meno che mai alla
fattibilità, all'utilità effettiva dell'Opera. A Pontopoli,
quando si dice Ponte si pensa a: cantieri, studi di fattibilità,
commesse, ingegneri, parcelle, movimento terra, tangenti sugli appalti, pizzo
sul movimento terra, ricorsi, avvocati, parcelle, interventi ulteriori,
subappalti. E così via
all'infinito. Se e quando il Ponte sarà completato, non è al momento un
problema. Al limite, sarebbe meglio che non fosse mai completato. Se per
opere semplici come uno stadio, sono stati capaci di tenere in vita dodici anni
di cantiere (non ancora chiuso, i lavori continuano), per il mega-ponte sarà
facile creare un pozzo senza fondo. Professionisti,
mafiosi, imprenditori, sciacalli, mediatori, manovali: ognuno dal suo punto di
vista spera e crede che una fetta della grande torta potrà essere sua. Il
politico, in questa ottica, e’ il distributore delle porzioni. 'Nchianari, cioè, volgarmente,
"salire", cioè essere eletti, diventa fondamentale. Creare una
clientela, prima e poi dopo le consultazioni. Avere in mano, un portafoglio,
anche limitato. Distribuire e gestire consensi, denari. Gestire destini,
prospettive e percorsi di vita, redditi. La formazione delle famiglie, le vite
quotidiane. I matrimoni o le rate dell’utilitaria, i figli, la seconda casa in
riva al mare o i salti mortali per il muto della prima. Un’area
urbana di 250 mila persone. Una provincia che sta pure peggio e guarda al
capoluogo. Più la parte della Calabria che fa riferimento alle vicende
messinesi. Una metropoli dello Stretto. Il
concorso per le circoscrizionali Persino i
candidati ai consigli di quartiere non hanno badato al portafoglio. Manifesti
con tanto di fotografia, alla stessa maniera dei candidati più importanti.
Anche loro mirano alla spartizione del Ponte ? Più
prosaicamente, allo stipendio da 2 milioni/mese per cinque anni che in città è
un miraggio. Duecento posti circa di (non) lavoro, cioè stipendi assicurati. Tabella
del calcolo costi/benefici: nella prima colonna, l’investimento in campagna
elettorale, nella seconda un ritorno come reddito sicuro, un contratto a tempo
determinato che nessuna azienda o ente è in grado di assicurare. I
manifesti sono incredibili. Facce impresentabili, slogan improbabili. Tanta
monotonia, la facciona, il simbolo del partito, qualche frase fatta, la maggior
parte non sforza la fantasia e ritiene che la combinazione del proprio nome e
dei tratti somatici bastino a convincere l'elettore medio. Primo premio per il manifesto meno
credibile (o più efficace, a seconda del target di riferimento) e' il
candidato di AN Salvatore Ticonosco, il quale, non contento del cognome
da caratterista, ha giocato con uno slogan classico da prima repubblica (delle
banane): l'amico di sempre. Gli amici
sono il cancro della città. Si scrive amicizia si legge clientela. Il PUD si
fonda indubitabilmente sulle clientele, gli scambi, i favori. Il PUD è il
partito degli amici. Non ha mai smesso di funzionare, ha cambiato ovviamente vesti e simboli, uomini e facce ma non aggettivi, espressioni, sorrisi. Oggi si
ripropone e dice: è finito il tempo delle casse esangui, delle inchieste
giudiziarie, del lavoro bloccato. Ora si sblocca tutto. Arriva l'Ecomostro che
risolve tutto. Gli
effetti collaterali non spaventano: non è difficile prevedere cemento e
devastazione, sangue e faide, corruzione ed un ulteriore decadimento civile. La
città trasformata in cantiere, la distruzione di uno dei paesaggi più belli del
mondo. Sempre che
il fiume di soldi arrivi davvero, perché‚ qui stiamo solamente raccontando gli
effetti del miraggio, le mosse preventive per l'accaparramento teorico, le
grandi manovre ‘in vista di...'. Se già un
miraggio ha generato questa corsa frenetica, cosa succederà all’arrivo dei
primi fondi ? Le
classi sociali: descamisados contro “garantidos” Pontopoli
è una città che unisce i valori di riferimento
della piccola borghesia (attenzione spasmodica alle apparenze, ai giudizi
altrui, agli status symbol, all’esibizione del tenore di vita, etc.) con
una situazione socioeconomica disperata. L’euro è davvero la sua valuta ideale,
una moneta da ricchi in mano ai poveri. Zero
attività produttive, le mani di
pochi su tutte le attività
economiche, le insegne dei negozi che appaiono e scompaiono alla
velocità della luce, la morsa stritolante di racket ed usura. La
disoccupazione tocca livelli altissimi, poche le strade a disposizione. Pattiri
’ppi ‘ssupra (cioè emigrare in settentrione) è la prima opzione, ed in
tanti stanno già partendo. I
migliori, al solito, cioè quelli più intraprendenti, quelli che non si lasciano
prendere in giro né credono ai miraggi, quelli che comunque non avrebbero
votato PUD. Gli altri
aspettano: 1) Va bene
un posticino da trimestrale al Policlinico, basta distribuire un po' di
cartoncini elettorali. Sono stato alla sede del partito, mi hanno detto che nonc’èproblema. 2) C'e'
forse quel concorso alla Provincia, sì, è vero, sono solo otto posti, ma non si
sa mai, con gli appoggi giusti... Ancora il bando non è uscito, vediamo, un
amico mio lavora lì, mi farà sapere… 3) C'è un
progetto di assistenza agli anziani, oppure c’è la gestione di quel parcheggio;
dai, inventiamoci qualcosa tipo scavare buche e poi riempirle: l'assessorato
potrà dare i fondi o assegnare l’appalto, vediamo, creiamo una cooperativa, l'amico
di sempre non si scorderà di noi. 4) Per ora
faccio il corso di formazione professionale, sono 700 ore per diventare esperti
in tecniche di intaglio diamanti con l’uso del computer, mi danno un attestato
e soprattutto un euro l’ora, meglio di niente poi si vedrà. L’anno scorso ho
fatto il corso di web business call center, per l’anno prossimo è già
uscito il bando di esperto in gestione dei caselli autostradali… E così si
va avanti, speranze illusioni, tradimenti, ripicche. Gli
articolisti – i cosiddetti lavori socialmente utili - vanno avanti da anni tra
illusioni e adattamenti. Ormai hanno sui 45 anni, non 20, non 30, ormai hanno
ascoltato di tutto: sarete regolarizzati, adesso no, poi vediamo; costituirete
delle società miste, vediamo il da farsi; per ora restate come siete. Gli anni passano, la stanchezza le delusioni, i problemi di tutti i giorni si sommano all'assenza di un diritto chiaro riconosciuto, una parola definitiva, un nero su bianco che indichi una prestazione di lavoro ordinaria. Li hanno messi a fare di tutto: gli insegnanti, i giardinieri, i bigliettai sui bus. Il fondo,
con ogni probabilità, lo hanno toccato mettendoli alla rilevazione delle
statistiche di fruizione dei mezzi di servizio urbano, cioè a contare la
gente sugli autobus. Dopo
qualche mese, anche in funzione delle esangui casse dell’azienda trasporto e
della loro dignità personale, li hanno trasformati in bigliettai. Il
problema di fondo è che a Pontopoli tutto si dice a mezze frasi e
sottintesi. Spesso le espressioni facciali sostituiscono o precedono le
delibere, e comunque ne hanno lo stesso valore. I segnali, la comunicazione non
verbale, hanno nei rapporti commerciali e di lavoro lo stesso valore dei
contratti in carta da bollo. Delusioni,
fraintendimenti, inganni, menzogne sono il pane quotidiano per la città che
ancora – contadinescamente - diffida della carta scritta. Il
contratto di lavoro è sconosciuto per la gran parte di lavori dipendenti. La
tredicesima è una elemosina in poche banconote. Le ferie un capriccio del
"titolare". Tanta gente ignora l'esatto significato del termine
contributo previdenziale ed ha imparato che l'orario di lavoro e' un concetto
elastico e flessibile, parente stretto della tirannide. Il
fondo nero Una
situazione del genere sta generando un pessimismo cosmico che diventa
sciatteria, incapacità di
progettare e andare avanti, sfiducia reciproca e sospetto che dietro tutto ci
sia un "imbroglio", un inganno, una trappola tesa o peggio un doppio
interesse. Lo stesso
blocco sociale che ha trasformato l’Università in uno stipendificio, una
slot-machine gigante da gestire con le mediazioni e gli scambi
clientelari (metodo messinese) o con i colpi di lupara (metodo reggino) oggi
rilancia e dice: noi siamo l’unico modello, l’unico che ha funzionato ed ha
creato redditi, posti fissi. Comunque soldi. Gli altri vi hanno dato solo
chiacchiere, una tipologia che non riempie la pancia. Messina precaria
e sommersa sogna una scrivania, un ufficio statale, la busta paga le cui
cifre corrispondono alle banconote che ti mettono in tasca (nel privato è una
rarità), le ferie, la possibilità di andare in malattia. Una parte
sogna di far parte di quel nucleo di privilegiati che occupano gli uffici
pubblici, per la gran parte inefficienti e parassitari, e guardano con rabbia
ed invidia a quei pochi per cui fa poca differenza tra pausa caffè e orario di
lavoro, tra ferie e malattia, tra lavoro e lettura del quotidiano. Quelli che
possono permettersi di sbattere il telefono in faccia e continuare una amabile
conversazione interrotta da un utente inviperito dai disservizi (acqua, strade,
trasporto pubblico, assistenza). Muri scrostati, il calendario fermo al mese precedente, mucchi di carte ed ancora carte, il monitor eternamente fermo sul solitario di Windows non sono più i segni di uno scenario da abbattere e curare con vaccini di efficienza e City Manager ma l’eldorado del posto sicuro da conquistare. Albachiara,
la notte eterna di Pontopoli Dovendo
descrivere economia, società e meccanismi dell’agglomerato urbano che sta
trasformandosi in Pontopoli, sarebbero utili tabelle e quadri
riassuntivi, dati statistici e grandi file di percentuali. In
mancanza, prendiamo il racconto di una delle operazioni della Direzione
Distrettuale Antimafia, eccezionalmente indicata per spiegare e chiarire molte
cose. L’hanno
chiamata “operazione Albachiara”, perché gli arresti sono stati condotti al
sorgere del sole, da un piccolo esercito di 300 poliziotti che ha arrestato una
cinquantina di persone presidiando per molte ore il quartiere Santa Lucia,
nella zona sud. Un pezzo
di cronaca direbbe che il “clan Spartà è stato sgominato”. Un saggio
di criminologia mostrerebbe uno spaccato – impressionante – dell’economia della
città. Le attività della mafia sono ampie e diversificate. 1)
Estorsioni.
Non solo la richiesta del pizzo, ma sempre più spesso l’imposizione di
personale o la richiesta di partecipazione nelle attività. 2)
Gestione
delle scommesse sulle corse clandestine di cavalli e sul combattimenti dei
cani. 3)
Traffico
di droga, in collegamento con la criminalità campana. 4)
Gestione
di imprese edili più piccole attività (palestre, etc). 5)
Recupero
merce rubata. 6)
Prestiti
ad usura. 7)
Gestione
di attività legate al club di calcio del Messina. 8)
Gestione
di attività legate ai concerti nel Palasport. 9)
Servizio
di pulizia al Policlinico. Particolarmente
interessanti gli ultimi tre punti. I clan
avrebbero “esercitato la gestione di fatto della selezione del personale al
posto delle imprese aggiudicatarie dei servizi, impiegato agli ingressi dello stadio
“Celeste” per le partite del FC Messina, relativi alla “stagione calcistica
2001 - 2002”. Stesso
discorso in occasione di alcuni spettacoli svolti al “Palasanfilippo”, con il
pizzo imposto agli organizzatori di alcuni spettacoli e concerti (a proposito,
il palasport di Messina è grande ed adatto ai concerti importanti, ma la
stagione è veramente ridotta al minimo. Grazie ad una mafia che nega anche la
cultura). Tra le
conversazioni intercettate, uno degli arrestati fa riferimento ad un pacchetto
di voti di cui avrebbe disposto in una passata consultazione elettorale. Il
procuratore della Repubblica Croce ha definito l’operazione “uno spaccato
allucinante: un territorio in mano a una gang di personaggi che lo sfruttavano
economicamente”. “La cosca
esercitava un controllo rigoroso sul territorio e s'avvaleva di rapporti
accreditati con la criminalità calabrese”. Prove
generali di Pontopoli, dove vincerà il PUD, il partito del cemento
armato e delle strette di mano. Un anno fa. Quattro note di cronaca
per la vera mega-opera La
questione Ponte sullo Stretto è oggetto di dotte disquisizioni ingegneristiche
che tralasciano o mettono in secondo piano l'elemento antropologico e
sociologico. In quale contesto socio economico e culturale si vogliono aprire i
cantieri ? In che tipo di background sociale sarà inscritto il progetto
Ponte ? A partire da quattro piccole notizie di cronaca – risalenti all’estate
del 2002 - un breve ritratto di una comunità apatica, criminaloide,
indifferente. Da ricostruire prima ed al di là di qualunque cantiere e senza
alcun gigante di cemento. La vera mega – opera è la ricostruzione di una
comunità che non esiste più e che sta mutandosi in un corrotto enorme cantiere. Notizia
di cronaca del 6 luglio:
il sindaco autorizza i cittadini a non pagare la bolletta dell’acqua. Troppi
disservizi. I
pagamenti sono semplicemente sospesi. L’acqua non arriva nelle case e come se
non bastasse gli impiegati sono cafoni con chi protesta. Di conseguenza non
saranno per il momento richieste le multe ai morosi. Un premio ai furbi ? No:
il livello dei servizi dell’Azienda dell’acqua è talmente basso da non
giustificare il pagamento di un corrispettivo. E poi c’è la crisi idrica, che
riguarda tutta la Sicilia. Leggendo
le dichiarazioni dell'azienda acquedotto, è divertente capire il modello di
ragionamento che contrasta con l'evidente realtà fatta di rubinetti a secco: il
fatto non è preoccupante considerando che la maggior parte dei messinesi hanno
un serbatoio, che si “ricarica” nelle ore di erogazione del servizio. Facendo
economia è possibile usufruire dell'acqua nell'arco della giornata. Chi non ha
proprio acqua è solo chi abita nelle zone collinari, “in alto”, e non dispone
di serbatoio... Notizia
di cronaca del 4 luglio:
sarà aperto a breve il processo per turbativa d'asta nei confronti di sei
imprenditori. Avrebbero “inquinato” l'appalto per la ristrutturazione del
padiglione A del Policlinico. Si
tratterebbe dell'appalto per il quale sarebbero nati i contrasti tra il
professor Giuseppe Longo, ritenuto vicino al boss della 'ndrangheta Morabito,
ed il professor Matteo Bottari, assassinato la sera del 15 gennaio 1998 con un
colpo di fucile caricato coi pallettoni che di solito si usano per cacciare il
cinghiale in Aspromonte. Da allora
le indagini non hanno potuto dimostrare niente: né che Longo avesse ordinato
l'agguato per gelosie e lotte di potere; né che l'oggetto del contendere fosse
un reparto del Padiglione A; né altro con l'eccezione – appunto – che l'appalto
in questione era irregolare. Ed anche questo, tra l'altro, non è una certezza
assoluta. Nel
frattempo l'omicidio Bottari è stato letteralmente sepolto, insabbiato nella
memoria della città. Non una lapide, né un mazzo di fiori, nel luogo
dell'omicidio. Non una commemorazione per il 15 di gennaio. Né
tantomeno una riflessione seria sul ruolo dell'Università, non tanto su quello
criminale – sarebbe chiedere troppo – ma almeno sul significato socio-economico
e culturale di questa istituzione. L’università
che sforna futuri disoccupati presuntuosetti ed ignorantissimi ed incamera
precari e parassiti alla caccia di una scrivania ed una sedia dove trascorrere
la vita sbadigliando. Se questa
è l’unica industria della città… Malata come un tessuto economico fatto di
fallimenti veri e falsi, di passaggi di proprietà “lubrificati” dal sistema
delle estorsioni e dell’usura, di disoccupati con gli occhi bassi e la
rassegnazione permanente. Di
sottoccupati e precari dissolti negli incontri a braccetto con l’amico che
conta, nelle promesse a mezza bocca, nella terrificante assenza di qualunque
documento scritto – un accordo, un contratto, una busta paga - che certifichi
(nel senso di: renda certo) un rapporto di lavoro, una promessa, una situazione
sempre evanescente e temporanea. Notizia
di cronaca del 4 luglio:
alle 12 e 15, in pieno giorno, un sicario seminascosto spara all’improvviso e
ferisce al fianco un pregiudicato. E’
accaduto nella piazzetta polverosa di un rione popolare ? All’incrocio assolato
di una strada di periferia ? No. E’ accaduto in mezzo ai box del principale
mercato della città. Le dodici e un quarto. Un mare di gente ad acquistare
pesci freschi e pomodori. Tutti “target” possibili della traiettoria
della pallottola. Un secondo dopo, tutti fuori, senza panico, con
rassegnazione. Le saracinesche degli altri box che si abbassano per l’ovvia
chiusura anticipata. La
vittima, che si chiama Bonaffini e cura il servizio di autotrasporto per conto
di alcuni operatori dell’ortofrutta, viene portato con una pallottola
conficcata nel fianco al vicino Policlinico, reparto chirurgia. Un doppio
intervento per tirare fuori il proiettile, perché era andato a finire vicino
alla colonna vertebrale. Fine.
Titoli di coda del western urbano. Domani di nuovo a fare la spesa, coi
commenti di sempre. “Il prezzemolo è sempre più caro. Non sapevano che
inventarsi ‘ccu sti euri. Oramai non si capisce più niente”. Notizia
di cronaca del 3 luglio:
la procura della Repubblica affida ad un gruppo di periti l'analisi del
progetto del “nuovo” stadio. I periti arrivano alla conclusione che il progetto
presentava già in origine talmente tanti difetti da non potersi considerare
neanche esecutivo. Per
considerarsi esecutivo mancavano infatti buona parte delle indagini
geognostiche, una serie di studi che all'epoca furono richiesti a corredo del
progetto, ma che non potevano esserci a meno di trovare qualcuno in grado di
dimostrare che si può edificare uno stadio sull'argilla. La vicenda
dura da undici anni, a partire dalla progettazione dell’ingegnere Rodriquez,
monopolista in quel periodo dei lavori del comune, uno che “non c’è pobblema”,
tutto si risolve, salvo che il cantiere è lì da un decennio, ed i messinesi lo
stadio non lo vedono ancora e invece guardano con rabbia alla dirimpettaia
Reggio che può sfoggiare il suo stadio ristrutturato direttamente in serie A. Quali i
“difetti” della progettazione ? Due essenzialmente, uno tecnico ed uno
ambientale. Quello ambientale è che la zona è a totale controllo mafioso, il
cuore della criminalità della zona sud. Ipotesi uno: tutto era previsto e
concordato fin dall’inizio (protezione, subappalti, mazzette…). Ipotesi
due: è stata una scelta sbagliata, fatta con superficialità. Ipotesi
tre: alla mafia lo stadio, il cantiere, gli appalti non interessano. Ognuno
scelga l’ipotesi che ritiene più credibile. Secondo
errore tecnico. Lo stadio è stato costruito sulle sabbie mobili. In altre
parole, il sito in cui sono state costruite le tribune ed il terreno è una
collina argillosa. La costruzione di una delle tribune presuppone lo
sbancamento di metà collina. La dispettosa combinazione tra la natura
dell’argilla e la forza di gravità fa sì che mezza collina propenda
pericolosamente verso la tribuna. Se piovesse tre giorni di fila, lo stadio
sarebbe sepolto dal fango. Errare è
umano, dicono i responsabili. Ed ha errato il progettista, così come chi gli ha
concesso di dare il via ad una assurda telenovela. Chi passasse da Messina e
prendesse l’autostrada può fermarsi un attimo all’altezza dello svincolo “San
Filippo” e scattare una foto ricordo. “Saluti dallo stadio costruito sulle
sabbie mobili”. *** Una premessa:
queste notizie sono state prese dal quotidiano locale, più o meno casualmente. Non
sono state scelte e selezionate tra le peggiori, ma prese come le prime quattro
più significative. Il
quotidiano locale è tutto fuorché un foglio di opposizione, è espressione dei
potentati locali, è in rete con i gruppi di potere nazionali che controllano
quasi tutta l'informazione locale su carta e parte di alcuni settori chiave
dell'economia italiana. Il
quotidiano locale riporta bene che vada la secca cronaca, salvo qualche
reticenza, non fa nulla di più. Mai quadri riassuntivi, inchieste, viste
d'insieme. E in questo però non è certo l'unico. Se
volessimo fare un quadro d'insieme ci sarebbe da avere i brividi: da cosa
cominciamo ? Dalle tante opere incompiute o nemmeno iniziate, lo stadio, la
metroferrrovia, gli svincoli autostradali, il palazzo della cultura, i progetti
per Capo Peloro, la punta della Sicilia ? Dalla
lista di attentati estorsivi o di pura intimidazione, sistematici, a scandire
come un fastidioso tic-tac la vita cittadina: le automobili incendiate, le
saracinesche annerite, i negozi che saltano. Ed il lavoro da formiche degli
estortori e degli usurai, a poco a poco, senza fretta, si appropriano giorno
dopo giorno di un pezzo dell'economia della città, un lavorìo sotterraneo
segnalato dal vertiginoso ricambio di insegne e dal lavoro frenetico – l'unico
con tali caratteristiche in tutta l'area urbana – di imbianchini e vetrai che
rinnovano l'arredamento di un locale passato di mano. Meglio
fermarsi, del resto: a chi importa di tutto questo nella città indifferente ?
Fiato sprecato, tempo perso. La città è placida, sonnolenta, silenziosa. Ed in
questo perenne ed assordante silenzio vuole continuare a vivere. La mia
provocatoria conclusione derivata dalla lettura delle quattro notizie - simbolo
è la seguente: gli ingegneri, gli ambientalisti, i sindacalisti, i politici ed
i politicanti, gli esperti (maledetto il paese che ha bisogno degli esperti)
potrebbero a mio parere leggere queste notizie di cronaca e mettere dei punti
di sospensione a tutte le loro analisi. Mettiamola
dal punto di vista del paradosso: può nascere la più grande opera
ingegneristica mai costruita dall’Uomo in un ambiente sottosviluppato
culturalmente, economicamente, politicamente e soprattutto umanamente ? Il Ponte è
concepibile nella città indifferente ? Nella città improduttiva, mafiosa al
100%, ed in più mediocre, piccolo borghese, ignorantissima ? Tutto il
resto viene dopo. Dopo aver risposto a tale quesito, discutiamo pure del
rischio sismico, del sistema delle infrastrutture, delle ricadute
occupazionali, delle infiltrazioni mafiose. Tutte questioni peraltro giù chiuse
in partenza, visto che nessuno ha dato risposte serie alle questioni poste, e
l'allora presidente della Società Stretto di Messina rispondeva alle domande
sulla presenza mafiosa con l'indimendicabile battuta “se la mafia è in grado di
costruire il ponte benvenuta la mafia”, trasmessa dalla Rai in prima serata a
tutti gli italiani, compresi quelli che sul tema nutrissero ancora dubbi. (A
seguito delle polemiche del giorno dopo, lo stesso personaggio ribatteva: “Ma
quanto siete noiosi”). Ovviamente,
la questione non si riduce al Ponte. Riguarda tutta l'area dello Stretto, ricca
di potenzialità inespresse – come dicono i politici all'approssimarsi della
campagna elettorale, che con ogni probabilità non saranno espresse mai. Bisognerebbe
ricostruire dal punto di vista umano, culturale ed economico una comunità
sottosviluppata, una tra le realtà peggiori del Sud. Devastata,
scoraggiata, furba e timorosa, disillusa, patologicamente pessimista. Ed oggi ancorata
con disperazione al miraggio della poltrona che assicura il posto. ![]()
Formato per la citazione:
Antonello Mangano, "Il PUD ha vinto le elezioni", terrelibere.org, 10 maggio 2003, http://www.terrelibere.org/doc/il-pud-ha-vinto-le-elezioni |