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| Nuovo! Le inchieste di terrelibere.org > Gli africani salveranno Rosarno - A3. Il vanto d'Italia - Shock economy all`italiana | |||||||||
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Documenti > Saggio
Antonello Mangano: Scheda biografica | Scrivi all'autore | Tutti i documenti di questo autore Interagisci: Segnala ad un amico Organizza un incontro Condividi: Il telegiornale è oggi uno degli strumenti più violenti ed
invasivi di comunicazione. I motivi sono infiniti: ogni notizia è ridotta ad un
massimo di 200 secondi, il linguaggio è standardizzato (vedi il dizionario di terrelibere
dedicato al tema, all’indirizzo http://www.terrelibere.it/album/neolingua.htm),
gli argomenti sono rigorosamente selezionati e filtrati da una molteplicità di
interessi politici ed economici. Il risultato: il telegiornale rispecchia la realtà quanto può
farlo una mediocre fiction, imponendo perdipiù valori spesso deformi e
valorizzando aspetti deteriori, imbarbarendo il linguaggio ed impoverendo le
menti. Uno degli aspetti più rivoltanti del tg è probabilmente l’emergenza
del giorno, che talvolta può prolungarsi per qualche settimana. In altre parole, per un certo periodo, il titolo di apertura è
dedicato ad un tema che il tono della voce dei giornalisti rende allarmante,
preoccupante, una vera e propria emergenza. Una emergenza, un caso, un dramma, per essere tale deve ruotare e
lasciare il posto al suo successore. Il telespettatore, però, si preoccupa
davvero e davvero discute con il volto atteggiato a sana preoccupazione del
problema del giorno. Che di volta in volta può essere una cosa da niente o un
dramma epocale, il rimpasto del governo o il cambiamento climatico del pianeta,
i vizi sessuali di un presidente o la fame in Africa. Qualche
mese fa, l’emergenza del giorno era la pedofilia su Internet. Per un certo
numero di ore, gli italiani si sono davvero preoccupati di questi nuovi mostri
che venivano da chissà dove ad insidiare i nostri sani figli. Un tema del genere coinvolge per forza di cose elementi
psicologici, paure ancestrali, temi che sono alla base di ogni cultura, quali
la paura dell’estraneità, la demonizzazione delle novità/diversità,
l’identificazione del gruppo in reazione al nemico. Qui
vorrei limitarmi a qualche banale notazione di carattere tecnico finalizzata a
dimostrare che il telegiornale e buona parte della stampa italiana o parla di
cose che non conosce o consciamente e intenzionalmente diffonde il panico. Ne parlo solo ora e non durante i giorni dell’emergenza per
evitare di partecipare al coro confuso di accuse/difese che segue
immancabilmente i giorni dell’emergenza. Allora: tra le tante, sono state fatte le seguenti affermazioni: 1.
Internet è
una giungla dove delinquenti, maniaci, criminali di ogni specie possono
nascondersi ed operare impunemente, nel totale anonimato. 2.
In
conseguenza del punto 1), su Internet prospera la pedofilia. 3.
I bambini
sono indifesi di fronte al mostro che si nasconde nei computers. 4.
I siti
criminali sono sempre oscuri punti nel mare magnum del web. La cittadinanza in Rete Per operare su Internet occorre comunque passare per un provider,
che in molti paesi sono raggruppati in associazioni di categoria e sottoposti a
puntuali controlli. Ogni provider può concedere spazio web con più o meno
controlli, ma un provider disattento o noncurante è comunque sottoposto agli
strumenti di controllo nazionali o internazionali. In particolare, una
operazione come la registrazione del dominio è sottoposta in Italia
all’autorizzazione ed al controllo della Registration Authority, un organismo
del CNR. A livello mondiale (.com; .net; .org) l’organo competente è l’ICANN,
una emanazione del governo degli Stati Uniti (a proposito, perché in pochi
hanno qualcosa da ridire sul fatto che l’organismo sovranazionale di
regolazione dei domini dipenda da un governo nazionale e non – per
esempio – dalle sempre più inutili Nazioni Unite ?). Uno dei nodi di fondo resta la responsabilità giuridica, civile e
penale, dell’ISP (Internet Service Provider), cioè il soggetto che fornisce
connettività e spazio web. E’ capitato a chiunque, contraendo un contratto con
un Provider italiano, di firmare un documento che vieta espressamente la
diffusione/pubblicazione di materiale pornografico e/o violento. Ciò significa
che il Provider è tenuto a controllare ciò che viene immesso nei propri server
ed a rescindere il contratto in caso di violazioni. Nonostante controversie giuriprudenziali, la legge italiana
269/1988 già sancisce in maniera abbastanza chiara la responsabilità colposa
del provider (“Chiunque […] con qualsiasi mezzo, anche per via telematica,
distribuisce divulga o pubblicizza materiale pornografico […] è punito con la
reclusione […]”): di conseguenza sarebbe sufficiente per reprimere abusi ed
illegalità applicare ciò che già esiste invece di auspicare – all’italiana –
inasprimenti sull’onda dell’emergenza. Se in altri Paese questo tipo di impostazione viene cancellata in
nome della deregulation, non è forse il caso di rivedere le esaltazioni
della “libertà” che spesso si fanno a sproposito, salvo poi accorgersi che la
liberalizzazione irresponsabile provoca infiniti danni ? In fondo questo non è
che l’ennesimo esempio in tal senso. Ovviamente, un malintenzionato può sempre registrarsi presso un
provider compiacente di un’isola tropicale o un paradiso fiscale, in cui le
authorities di controllo sono inesistenti. Ma questo problema riguarda anche
i trasferimenti di capitale o le latitanze di criminali e concerne la
deregulation mondiale e il carattere del neoliberismo, non la rete. E’ bene però chiarire – come del resto è stato riconosciuto da
alcuni magistrati – che è infinitamente più reperibile un pedofilo che ha il
suo sito (che per quanto ben nascosto è comunque raggiungibile dalla propria
postazione) di uno che opera tra le mura di casa (a proposito, ogni volta che
si fa una statistica sul tema basandosi sui crimini denunciati si evince che la
maggior parte degli abusi avvengono nei pressi del focolare domestico e spesso
ad opera di parenti dei bambini: non è che la storia dell’orco telematico serve
a divergere l’attenzione dalla “normalità” ?). In poche parole, Internet non può essere né migliore né peggiore
della realtà. Porta al suo interno inevitabilmente problemi e contraddizioni
della realtà. Se concediamo ad una persona media instupidita dalla televisione
l’opportunità di imparare qualsiasi lingua, visitare musei e biblioteche in
ogni paese ed informarsi scegliendo tra diverse fonti e questa persona si
limiti a sfogliare siti a luci rosse e banalità, la colpa non è certo del mezzo
! Le possibilità rimangono, occorre saperle sfruttare e non gettare tutto. L’anonimato Altro punto fondamentale: l’anonimato su Internet non esiste.
Ogni navigatore è costantemente “tracciato” da quasi ogni sito che visita.
Quando vi collegate lo fate tramite un provider (Telecom, AOL, Tiscali…) che
registra in file appositi (log) il vostro ingresso nella rete. Incrociando
opportunamente i dati è possibile teoricamente conoscere tra le altre cose da
quale paese vi collegate, da quale città, che sistema operativo usate, giorno
ed ora della connessione, che tipo di monitor, quale browser. Sistemi più
sofisticati consentono di conoscere il vostro nome, i vostri gusti, quali
pagine avete visitato, per quanto tempo, quali immagini avete visto, quali
banners pubblicitari, da dove provenite (cioè qual è il sito che avete visitato
in precedenza), ed ancora tante altre cose. Alcuni siti sono in grado di ricostruire i vostri gusti (mi
interesso di arte, preferisco i colori accesi…) ed inviarvi ogni volta una
pagina personalizzata. Alcuni provider possono tracciare il percorso che avete fatto per
raggiungerli: cioè se io da Roma mi collego ad un sito di New York, il sito
americano può teoricamente ricostruire i nodi telefonici che ho attraversato
per raggiungerlo ! Se volete sapere chi vi ha di recente spiato, andate per i
sistemi Windows nella cartella c:\windows\cookies e troverete le “microspie”
(in realtà un file di testo di poche righe) che alcuni siti hanno scritto sulla
vostra macchina: in questo modo vi riconosceranno al collegamento successivo ! Tutto questo non garantisce che ci sia un criminale che sfugga ad
ogni rilevamento o che sia tanto bravo da non lasciarsi tracciare. E’ però vero
che le polizie di tutto il mondo si stanno dotando di una sezione informatica
assumendo personale qualificato in grado di “inseguire” un criminale virtuale
con probabilità di successo non certo inferiori alla ricerca di un delinquente
tra vicoli e strade. Sistemi di protezione Il pc consente delle sofisticate forme di protezione rispetto ai
contenuti da visualizzare o bloccare. Intanto esistono le password, che tra l’altro
possono essere periodicamente cambiate. Il genitore può controllare i log e la cache memorizzata dalla
macchina (per es., con Internet Explorer, la cartella Cronologia) per
vedere “dove è stato” suo figlio. Esistono anche software appositi che facilitano questa
operazione, reperibili per esempio all’indirizzo www.protectyourfamily.net. Una categoria di programmi chiamati keylogger permette di
ricostruire tutto quello che è stato fatto su una macchina (quali operazioni,
quali messaggi scritti, quali siti visitati, etc.). Possono essere scaricati,
per esempio, all’indirizzo www.keyloggers.com. Ancora, esistono filtri, un’altra categoria di programmi,
che limitano od impediscono l’accesso a determinati contenuti (sono
scaricabili, per esempio, su www.safesurf.com, cfr. Corriere
Tecnologie/Corriere della Sera 21 0tt 2000, 19) Qualcuno ha fatto notare che il televisore prevede solo il tasto
ON/OFF e trasmette ogni sorta di porcherie ad ogni ora (a cominciare da
violenza e banalità ?) La caccia alle streghe Come
facilmente prevedibile, l’ondata dei luoghi comuni dello scorso autunno inverno
si è subito tramutata in una sorta di caccia alle streghe. Una nutrita schiera
di Sherlock Holmes del computer si è posizionata di fronte ai monitor
scandagliando Url e rovistando dentro i server alla caccia di pedofili. Una
delle perle di questa crociata è stata l’accusa rivolta al Comune di Roma di
esaltare la pedofilia. In
realtà: 1)
Le pagine
in questione erano ospitate su Romacivica.net, che come tutte le reti civiche
del mondo ospita sui suoi server associazioni, gruppi, soggetti di ogni tipo. 2)
Le pagine
in questione erano curate dall’associazione AVANA, che raccoglie una parte del
movimento antagonista romano. Nel sito erano riprodotte alcune pagine
del libro “Lasciate che i bimbi… Pedofilia: un pretesto per la caccia alle
streghe” nel quale vengono proposte tesi anche discutibili ma senza dubbio
interessanti e controverse, a partire da una lettura senza pregiudizi del tema
con citazioni di numerosi studi clinici (ecco le frasi inneggianti alla
pedofilia !). Il libro si conclude con l’ipotesi che la questione pedofilia
venga strumentalmente usata per favorire la repressione e la censura in rete, e
del resto i crociati antipedofili non hanno fatto altro che confermare ciò che
era l’idea del testo. 3)
Il libro in
oggetto è uscito a firma Luther Blisset in tutte le librerie, comprese quelle
on line. Chi volesse cercarlo in rete, per esempio, potrebbe trovarlo su
“Zivago.com”. Pochi
giorni dopo la crociata, il comune di Roma provvedeva ad oscurare le pagine di
AVANA, aprendo anche una controversia legale per individuare le responsabilità.
Subito dopo ci si preoccupava di scandagliare le altre pagine alla ricerca di
elementi compromettenti, eliminando due immagini da un altro sito ospitato
sulla Rete civica romana, “The Thing Roma”, versione italiana del network
mondiale che si occupa di arte e cultura sul web. La immagini
scandalose erano tratte da “Doll Space”, un’opera web art vincitrice di
numerosi premi internazionali e contenente tra l’altro elaboazioni di
illustrazioni delle prime edizioni settecentesche dei libri di De Sade,
anch’essi regolarmente in commercio [cfr. Internet News novembre 2000,
16]. Come si
vede è stato facile passare il confine tra lotta alla pedofilia e censura. E la
stampa nazionale, i tg e le televisioni non hanno distinto tra libertà di
espressione ed apologia di reato. Nei casi
in questione, tuttavia, il confine appare abbastanza netto. Gli effetti dell’ignoranza Occorre
precisare che il fine di questo articolo non è quello di difendere la Rete, ma
di chiarire alcuni punti fondamentali.
Senza chiarezza
e conoscenza approfondita di massa, secondo me, si avranno le seguenti
conseguenze:
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Formato per la citazione:
Antonello Mangano, "Il mostro vero è l'ignoranza", terrelibere.org, 11 febbraio 2001, http://www.terrelibere.org/doc/il-mostro-vero--lignoranza |