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Il mostro vero è l'ignoranza - terrelibere.org :: altre forme di comunicazione
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Il mostro vero è l'ignoranza p{text-indent:14 px}

 

 

Il telegiornale è oggi uno degli strumenti più violenti ed invasivi di comunicazione. I motivi sono infiniti: ogni notizia è ridotta ad un massimo di 200 secondi, il linguaggio è standardizzato (vedi il dizionario di terrelibere dedicato al tema, all’indirizzo http://www.terrelibere.it/album/neolingua.htm), gli argomenti sono rigorosamente selezionati e filtrati da una molteplicità di interessi politici ed economici.

Il risultato: il telegiornale rispecchia la realtà quanto può farlo una mediocre fiction, imponendo perdipiù valori spesso deformi e valorizzando aspetti deteriori, imbarbarendo il linguaggio ed impoverendo le menti.

Uno degli aspetti più rivoltanti del tg è probabilmente l’emergenza del giorno, che talvolta può prolungarsi per qualche settimana.

In altre parole, per un certo periodo, il titolo di apertura è dedicato ad un tema che il tono della voce dei giornalisti rende allarmante, preoccupante, una vera e propria emergenza.

Una emergenza, un caso, un dramma, per essere tale deve ruotare e lasciare il posto al suo successore. Il telespettatore, però, si preoccupa davvero e davvero discute con il volto atteggiato a sana preoccupazione del problema del giorno. Che di volta in volta può essere una cosa da niente o un dramma epocale, il rimpasto del governo o il cambiamento climatico del pianeta, i vizi sessuali di un presidente o la fame in Africa.

Qualche mese fa, l’emergenza del giorno era la pedofilia su Internet. Per un certo numero di ore, gli italiani si sono davvero preoccupati di questi nuovi mostri che venivano da chissà dove ad insidiare i nostri sani figli.

Un tema del genere coinvolge per forza di cose elementi psicologici, paure ancestrali, temi che sono alla base di ogni cultura, quali la paura dell’estraneità, la demonizzazione delle novità/diversità, l’identificazione del gruppo in reazione al nemico.

Qui vorrei limitarmi a qualche banale notazione di carattere tecnico finalizzata a dimostrare che il telegiornale e buona parte della stampa italiana o parla di cose che non conosce o consciamente e intenzionalmente diffonde il panico.

Ne parlo solo ora e non durante i giorni dell’emergenza per evitare di partecipare al coro confuso di accuse/difese che segue immancabilmente i giorni dell’emergenza.

Allora: tra le tante, sono state fatte le seguenti affermazioni:

1.                 Internet è una giungla dove delinquenti, maniaci, criminali di ogni specie possono nascondersi ed operare impunemente, nel totale anonimato.

2.                 In conseguenza del punto 1), su Internet prospera la pedofilia.

3.                 I bambini sono indifesi di fronte al mostro che si nasconde nei computers.

4.                 I siti criminali sono sempre oscuri punti nel mare magnum del web.

 

 

 

La cittadinanza in Rete

 

Per operare su Internet occorre comunque passare per un provider, che in molti paesi sono raggruppati in associazioni di categoria e sottoposti a puntuali controlli. Ogni provider può concedere spazio web con più o meno controlli, ma un provider disattento o noncurante è comunque sottoposto agli strumenti di controllo nazionali o internazionali. In particolare, una operazione come la registrazione del dominio è sottoposta in Italia all’autorizzazione ed al controllo della Registration Authority, un organismo del CNR. A livello mondiale (.com; .net; .org) l’organo competente è l’ICANN, una emanazione del governo degli Stati Uniti (a proposito, perché in pochi hanno qualcosa da ridire sul fatto che l’organismo sovranazionale di regolazione dei domini dipenda da un governo nazionale e non – per esempio – dalle sempre più inutili Nazioni Unite ?).

Uno dei nodi di fondo resta la responsabilità giuridica, civile e penale, dell’ISP (Internet Service Provider), cioè il soggetto che fornisce connettività e spazio web. E’ capitato a chiunque, contraendo un contratto con un Provider italiano, di firmare un documento che vieta espressamente la diffusione/pubblicazione di materiale pornografico e/o violento. Ciò significa che il Provider è tenuto a controllare ciò che viene immesso nei propri server ed a rescindere il contratto in caso di violazioni.

Nonostante controversie giuriprudenziali, la legge italiana 269/1988 già sancisce in maniera abbastanza chiara la responsabilità colposa del provider (“Chiunque […] con qualsiasi mezzo, anche per via telematica, distribuisce divulga o pubblicizza materiale pornografico […] è punito con la reclusione […]”): di conseguenza sarebbe sufficiente per reprimere abusi ed illegalità applicare ciò che già esiste invece di auspicare – all’italiana – inasprimenti sull’onda dell’emergenza.

Se in altri Paese questo tipo di impostazione viene cancellata in nome della deregulation, non è forse il caso di rivedere le esaltazioni della “libertà” che spesso si fanno a sproposito, salvo poi accorgersi che la liberalizzazione irresponsabile provoca infiniti danni ? In fondo questo non è che l’ennesimo esempio in tal senso.

Ovviamente, un malintenzionato può sempre registrarsi presso un provider compiacente di un’isola tropicale o un paradiso fiscale, in cui le authorities di controllo sono inesistenti. Ma questo problema riguarda anche i trasferimenti di capitale o le latitanze di criminali e concerne la deregulation mondiale e il carattere del neoliberismo, non la rete.

E’ bene però chiarire – come del resto è stato riconosciuto da alcuni magistrati – che è infinitamente più reperibile un pedofilo che ha il suo sito (che per quanto ben nascosto è comunque raggiungibile dalla propria postazione) di uno che opera tra le mura di casa (a proposito, ogni volta che si fa una statistica sul tema basandosi sui crimini denunciati si evince che la maggior parte degli abusi avvengono nei pressi del focolare domestico e spesso ad opera di parenti dei bambini: non è che la storia dell’orco telematico serve a divergere l’attenzione dalla “normalità” ?).

In poche parole, Internet non può essere né migliore né peggiore della realtà. Porta al suo interno inevitabilmente problemi e contraddizioni della realtà. Se concediamo ad una persona media instupidita dalla televisione l’opportunità di imparare qualsiasi lingua, visitare musei e biblioteche in ogni paese ed informarsi scegliendo tra diverse fonti e questa persona si limiti a sfogliare siti a luci rosse e banalità, la colpa non è certo del mezzo ! Le possibilità rimangono, occorre saperle sfruttare e non gettare tutto.

 

 

 

L’anonimato

 

Altro punto fondamentale: l’anonimato su Internet non esiste. Ogni navigatore è costantemente “tracciato” da quasi ogni sito che visita. Quando vi collegate lo fate tramite un provider (Telecom, AOL, Tiscali…) che registra in file appositi (log) il vostro ingresso nella rete. Incrociando opportunamente i dati è possibile teoricamente conoscere tra le altre cose da quale paese vi collegate, da quale città, che sistema operativo usate, giorno ed ora della connessione, che tipo di monitor, quale browser. Sistemi più sofisticati consentono di conoscere il vostro nome, i vostri gusti, quali pagine avete visitato, per quanto tempo, quali immagini avete visto, quali banners pubblicitari, da dove provenite (cioè qual è il sito che avete visitato in precedenza), ed ancora tante altre cose.

Alcuni siti sono in grado di ricostruire i vostri gusti (mi interesso di arte, preferisco i colori accesi…) ed inviarvi ogni volta una pagina personalizzata.

Alcuni provider possono tracciare il percorso che avete fatto per raggiungerli: cioè se io da Roma mi collego ad un sito di New York, il sito americano può teoricamente ricostruire i nodi telefonici che ho attraversato per raggiungerlo !

Se volete sapere chi vi ha di recente spiato, andate per i sistemi Windows nella cartella c:\windows\cookies e troverete le “microspie” (in realtà un file di testo di poche righe) che alcuni siti hanno scritto sulla vostra macchina: in questo modo vi riconosceranno al collegamento successivo !

Tutto questo non garantisce che ci sia un criminale che sfugga ad ogni rilevamento o che sia tanto bravo da non lasciarsi tracciare. E’ però vero che le polizie di tutto il mondo si stanno dotando di una sezione informatica assumendo personale qualificato in grado di “inseguire” un criminale virtuale con probabilità di successo non certo inferiori alla ricerca di un delinquente tra vicoli e strade.

 

 

 

Sistemi di protezione

 

 

Il pc consente delle sofisticate forme di protezione rispetto ai contenuti da visualizzare o bloccare. Intanto esistono le password, che tra l’altro possono essere periodicamente cambiate.

Il genitore può controllare i log e la cache memorizzata dalla macchina (per es., con Internet Explorer, la cartella Cronologia) per vedere “dove è stato” suo figlio.

Esistono anche software appositi che facilitano questa operazione, reperibili per esempio all’indirizzo www.protectyourfamily.net.

Una categoria di programmi chiamati keylogger permette di ricostruire tutto quello che è stato fatto su una macchina (quali operazioni, quali messaggi scritti, quali siti visitati, etc.). Possono essere scaricati, per esempio, all’indirizzo www.keyloggers.com.

Ancora, esistono filtri, un’altra categoria di programmi, che limitano od impediscono l’accesso a determinati contenuti (sono scaricabili, per esempio, su www.safesurf.com, cfr. Corriere Tecnologie/Corriere della Sera 21 0tt 2000, 19)

Qualcuno ha fatto notare che il televisore prevede solo il tasto ON/OFF e trasmette ogni sorta di porcherie ad ogni ora (a cominciare da violenza e banalità ?)

 

 

 

La caccia alle streghe

 

Come facilmente prevedibile, l’ondata dei luoghi comuni dello scorso autunno inverno si è subito tramutata in una sorta di caccia alle streghe. Una nutrita schiera di Sherlock Holmes del computer si è posizionata di fronte ai monitor scandagliando Url e rovistando dentro i server alla caccia di pedofili.

Una delle perle di questa crociata è stata l’accusa rivolta al Comune di Roma di esaltare la pedofilia.

In realtà:

1)                 Le pagine in questione erano ospitate su Romacivica.net, che come tutte le reti civiche del mondo ospita sui suoi server associazioni, gruppi, soggetti di ogni tipo.

2)                 Le pagine in questione erano curate dall’associazione AVANA, che raccoglie una parte del movimento antagonista romano.

Nel sito erano riprodotte alcune pagine del libro “Lasciate che i bimbi… Pedofilia: un pretesto per la caccia alle streghe” nel quale vengono proposte tesi anche discutibili ma senza dubbio interessanti e controverse, a partire da una lettura senza pregiudizi del tema con citazioni di numerosi studi clinici (ecco le frasi inneggianti alla pedofilia !). Il libro si conclude con l’ipotesi che la questione pedofilia venga strumentalmente usata per favorire la repressione e la censura in rete, e del resto i crociati antipedofili non hanno fatto altro che confermare ciò che era l’idea del testo.

3)                 Il libro in oggetto è uscito a firma Luther Blisset in tutte le librerie, comprese quelle on line. Chi volesse cercarlo in rete, per esempio, potrebbe trovarlo su “Zivago.com”.

 

Pochi giorni dopo la crociata, il comune di Roma provvedeva ad oscurare le pagine di AVANA, aprendo anche una controversia legale per individuare le responsabilità. Subito dopo ci si preoccupava di scandagliare le altre pagine alla ricerca di elementi compromettenti, eliminando due immagini da un altro sito ospitato sulla Rete civica romana, “The Thing Roma”, versione italiana del network mondiale che si occupa di arte e cultura sul web.

La immagini scandalose erano tratte da “Doll Space”, un’opera web art vincitrice di numerosi premi internazionali e contenente tra l’altro elaboazioni di illustrazioni delle prime edizioni settecentesche dei libri di De Sade, anch’essi regolarmente in commercio [cfr. Internet News novembre 2000, 16].

Come si vede è stato facile passare il confine tra lotta alla pedofilia e censura. E la stampa nazionale, i tg e le televisioni non hanno distinto tra libertà di espressione ed apologia di reato.

Nei casi in questione, tuttavia, il confine appare abbastanza netto.

 

 

 

Gli effetti dell’ignoranza

 

Occorre precisare che il fine di questo articolo non è quello di difendere la Rete, ma di chiarire alcuni punti fondamentali.

    1. Gran parte della diffidenza nasce dall’ignoranza.
    2. Criminalizzare Internet significa consegnarla alle multinazionali, così come già avviene per radio, tv, grande stampa, musica.
    3. Mettere in un unico calderone estremismo politico, comunicazione alternativa, pirateria musicale ed informatica, fondamentalismo religioso, crimine organizzato e perversioni sessuali è una squallida operazione ideologica di omologazione.

 

Senza chiarezza e conoscenza approfondita di massa, secondo me, si avranno le seguenti conseguenze:

  1. Internet sarà sempre più dirottato su media passivi non interattivi, quali i televisori, o ad interattività limitatissima, quali cellulari, UMTS, palmari.
  2. I computer saranno sempre più “bloccati” da sistemi proprietari, linguaggi compilati, programmi agganciati a sistemi operativi: in una parola: monopoli.
  3. Le multinazionali controlleranno sempre più i sistemi di produzione e distribuzione di cultura, arte, informazione. In più conosceranno o potranno potenzialmente conoscere i messaggi che milioni di persone si scambiano da un continente all’altro. Sembra che in pochi abbiano capito la portata della fusione tra AOL (America On Line) e Time-Warner-Cnn.
  4. Gli Stati stanno pensando di varare leggi restrittive della libertà di comunicazione, che così vanificheranno le scarse barriere di accesso alla rete in termini economici (in altre parole, aprire un giornale costa un patrimonio, aprire un sito quattro soldi, ma se c’è una legge che ti blocca siamo al punto di partenza…)





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Formato per la citazione:
Antonello Mangano, "Il mostro vero è l'ignoranza", terrelibere.org, 11 febbraio 2001, http://www.terrelibere.org/doc/il-mostro-vero--lignoranza