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Antonio Mazzeo: Scheda biografica | Scrivi all'autore | Tutti i documenti di questo autore Interagisci: Segnala ad un amico Organizza un incontro Condividi: Violazione dei diritti umani e legami tra esercito e paramilitarismo in Colombia Rapporto 2000 di Human Rights Watch
Human Rights Watch (URW), una delle maggiori organizzazioni non governative internazionali per la difesa dei diritti umani, punta l’indice contro i vertici delle forze armate colombiane. Nel suo rapporto sulle gravi violazioni compiute nell’ultimo anno in Colombia, appena presentato al Congresso USA, HRW accusa alcuni alti ufficiali dell’esercito di collaborare apertamente con i gruppi paramilitari responsabili di inaudite atrocità contro i civili. In particolare l’organizzazione denuncia i legami di tre brigate colombiane (la Terza, la Quarta e la Tredicesima), di stanza nei maggiori capoluoghi di dipartimento, con le operazioni “sporche” dei paramilitari. E quel che è peggio, il sostegno ai paramilitari si verifica in aree del paese dove le unità regolari colombiane stanno ricevendo o si prevede che ricevano assistenza militare dagli Stati Uniti.
Facendo riferimento alle indagini effettuate nel 1999 da alcuni magistrati colombiani, HRW rivela come militari in servizio attivo o in riserva, abbiano operato "accanto e in collaborazione con" paramilitari. In particolare, gli investigatori hanno descritto la diretta collaborazione tra la IV Brigata di base a Medellín ed i paramilitari guidati da Carlos Castaño. <<Essi offrono intelligence, pianificazione, coordinamento ed esecuzione di operazioni comuni, armi e munizioni, supporto di elicotteri ad aiuto medico>>, afferma il rapporto, specificando come i comandanti delle brigate coinvolte siano tra i principali candidati alle posizioni di vertice delle forze armate.
<<I gruppi paramilitari operano in alcune aree, grazie alla tolleranza e al sostegno aperto delle forze armate e continuano a massacrare civili e a diffondere il terrore>>, afferma HRW. È a questi gruppi che la “Commissione colombiana dei giuristi” imputa nel 1999, il 78% del numero totale di violazioni contro i diritti umani e il diritto umanitario internazionale. <<Gli omicidi di paramilitari hanno impressionato per la loro cruenza>>, aggiunge HRW. Lo scorso gennaio, ad esempio, i paramilitari hanno costretto 27 fedeli ad uscire dalla chiesa di Playón de Orozco, Magdalena, uccidendoli poi a colpi di arma da fuoco. Nello stesso periodo é stato attribuito ai paramilitari più di un centinaio di esecuzioni, le cui le vittime sono state poi mutilate e gettate nei fiumi per distruggere ogni prova.
Il “Gruppo di lavoro sulle sparizioni Involontarie o forzate” ha trasmesso al governo colombiano un rapporto con cinquanta nuovi casi di "sparizioni" verificatesi nel 1998 principalmente nell’area a nord-ovest della Colombia e nel dipartimento di Santander. La maggior parte dei casi vengono attribuiti ai paramilitari. <<In un paio di rapimenti con “sparizioni”, è stato coinvolto l'esercito>>, afferma perentoneo il rapporto di HRW.
Forze armate e violazione dei diritti umani
Nel computo generale dei crimini contro i civili, le forze statali occuperebbero l’ultimo posto tra gli attori del conflitto con appena il 2% delle violazioni, tuttavia HRW avverte che la percentuale non comprende i crimini commessi dalle forze regolari che "quotidianamente assistono alle atrocità dei paramilitari". In Colombia é d’uso il cosiddetto processo di "legalizzazione", la sistematica rivendicazione cioè, da parte dell'esercito, della morte di guerriglieri uccisi in combattimento dai gruppi paramilitari, che in cambio ricevono aiuti in armi.
Il rapporto di HRW descrive il lungo combattimento dello scorso giugno tra paramilitari vicini alle Fuerzas de Autodefensas Campesinas (ACCU) di Córdoba e Urabá e le FARC, con decine di vittime civili. Il conflitto si concluse con l’arrivo dell'esercito in opposizione alla guerriglia, <<mentre veniva ignorato che il quartiere dei paramilitari era nei pressi>>. In quell’attacco contro la guerriglia, afferma HRW, l’esercito perse 35 uomini, alcuni presumibilmente uccisi dopo essersi arresi.
Le forze di sicurezza colombiane, al contrario, non sono state in grado di bloccare le incursioni dei paramilitari alle città e il conseguente massacro di civili. <<Anche se i paramilitari hanno annunciato pubblicamente e in anticipo piani d'attacco – aggiunge HRW – le autorità non solo non sono riuscite a bloccare gli omicidi, ma raramente hanno perseguito le unità paramilitari anche quando esse sono rimaste nella regione dopo i massacri>>. HRW cita quanto accaduto ai confini della Colombia con il Venezuela all'inizio del maggio 1999, quando la collusione tra l’esercito e le ACCU giunse al punto che i paramilitari <<si spostarono liberamente, passando attraverso basi militari, posti di polizia e check points militari>>.
Peggior sorte capitò alle migliaia di civili fuggiti in Venezuela. Nonostante l’impegno delle autorità colombiane di intervenire contro i paramilitari per facilitare il rientro in Colombia dei rifugiati, i gruppi delle ACCU del leader Castaño agirono indisturbate: nel solo mese di agosto una dozzina di massacri e una serie di omicidi predeterminati fecero superare le 150 vittime tra i civili che avevano scelto il ritorno. In questo caso il governo fu costretto a trasferire il Gen. Alberto Bravo, capo della Quinta Brigata, insieme al comandante del Dipartimento Amministrativo di Sicurezza (DAS) della regione.
Nonostante sia stato più che contraddittorio l’atteggiamento del governo nei confronti dei settori delle forze armate coinvolte in attività con i paramilitari (elemento segnalato perfino dall’ufficio di Bogotá dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani), HRW riconosce come siano state intraprese alcune iniziative contro militari sospettati di gravi abusi. Il 9 aprile, il Presidente Pastrana ha estromesso i generali Rito Alejo del Río e Fernando Millán, entrambi accusati di aver sostenuto i paramilitari. Attualmente è in corso un’azione giudiziaria della Procura generale colombiana contro Del Río per un presunto sostegno offerto ai responsabili di una dozzina di massacri nelle regioni del Magdalena Medio ed Urabá. La stessa Procura generale ha evidenziato il coinvolgimento di soldati sotto il diretto comando di Millán, così come di agenti di polizia e del DAS, in un massacro avvenuto nel 1998 a Barrancabermeja. Il massacro fu portato a termine dai paramilitari che uccisero trentuno persone.
In seguito ad un altro procedimento penale, in maggio é stato sospeso dalle sue funzioni il Gen. Jaime Humberto Uscátegui, comandante della Seconda Divisione, accusato di aver fornito assistenza nel 1997 ad un massacro operato nel villaggio di Onlineiripán, Meta. Questi è finito pure sotto inchiesta per il massacro, sempre nel 1997, di Puerto e di quello, l'anno successivo, di San Carlos de Guaroa. All'arresto di Uscáteguì è seguito in marzo quello del tenente colonnello Lino Sánchez Prado, che avrebbe aiutato i paramilitari a raggiungere Onlineiripán. Al tempo del massacro, Sánchez guidava la Seconda Brigata Mobile.
Il rischio dell'impunità
Nel 1999, l'ufficio della Procura generale per i Diritti Umani ha ordinato l’arresto di 75 membri delle forze di sicurezza per il loro coinvolgimento diretto in crimini contro i diritti umani. <<Questo però è stato pagato con un alto prezzo>>, commenta il rapporto di HRW. Negli ultimi due anni infatti, una dozzina di ufficiali della Unità Tecnica d'investigazione della Procura generale, sono stati assassinati o costretti alle dimissioni in seguito alle minacce ricevute. <<Procuratori sono stati costretti ad abbandonare i loro posti e a cercare rifugio all'estero in seguito a minacce, comprese quelle provenienti da ufficiali dell'esercito che erano sotto inchiesta per legami con i paramilitari>>.
Il lavoro delle procure è altresì ostacolato dal regime giudiziario che privilegia gli esponenti delle forze armate, garantendo loro un processo presso appositi tribunali militari e questo nonostante la Corte Costituzionale colombiana abbia richiesto che il personale militare accusato di crimini contro l’umanità venga giudicato da corti civili. E i tribunali militari, come lamenta HRW <<continuano ad assicurare l’impunità o semplicemente falliscono nel perseguire i responsabili di gravi abusi>>. La stessa HRW denuncia come l’indagine contro il generale Uscátegui sia stata recentemente inviata al vaglio del tribunale militare e come altro personale delle forze armate accusato di gravi violazioni sia rimasto in servizio, compresi i due sergenti che avrebbero ucciso il senatore Manuel Cepeda nel 1994. Gli uomini, che lavoravano per lo spionaggio militare, agivano agli ordini del Gen. Rodolfo Herrera Luna, della Nona Brigata, morto per un attacco di cuore nel 1996.
L'ambiguo ruolo dei servizi segreti
Resta fuori dalle statistiche di morte "la continua attività criminale" condotta dai servizi segreti militari, a cui gli investigatori del governo colombiano imputano legami con una serie di omicidi eccellenti e di minacce di morte, incluso l'omicidio a Medellín lo scorso agosto, del noto umorista Jaime Garzón. <<Nonostante la brigata che centralizzava lo spionaggio militare sia stata smantellata nel 1998 per crimini contro i diritti umani – scrive HRW – gli investigatori credono che agenti dello spionaggio continuino a minacciare, rapire e uccidere>>. Sono state aperte otto indagini su fatti analoghi, tra cui quella sul rapimento e il successivo omicidio nel 1998 di un uomo d'affari israeliano da parte di ufficiali dei servizi della Tredicesima Brigata.
È stato accertato, inoltre, come agenti dei servizi segreti dell’esercito abbiano raccolto informazioni su attivisti colombiani impegnati nella protezione dei diritti umani e nelle trattative di pace. Alcuni di questi sono stati sottoposti a minacce e intimidazioni da parte di militari “regolari”, talvolta con l’assistenza di gruppi paramilitari e di killer professionisti.
Le attività di "sorveglianza" svolte ai danni di alcuni organismi è stata apertamente aggressiva. Uno di essi ha denunciato di essere stato filmato dal dodicesimo piano di un vicino hotel. Sono stati intercettati telefoni e <<sono stati ascoltati agenti che mangiavano, commentavano pagine dei giornali ed ascoltavano musica>>. Alcuni manager hanno denunciato di aver avuto le loro chiamate bloccate, interrotte, o trasferite ai telefoni delle caserme dell’esercito. Un’associazione ha scoperto che una falsa organizzazione non-governativa creata dall'intelligence militare aveva tenuto sotto sorveglianza le proprie attività e pare che i militari e i paramilitari abbiano infiltrato agenti all'interno degli uffici per spiare i movimenti dei leader chiave.
Le responsabilità della guerriglia
<<Anche le guerriglie hanno violato il diritto umanitario internazionale, uccidendo e rapendo civili e eseguendo attacchi indiscriminati>>, prosegue il rapporto di HRW, che attribuisce alle Farc e all’Eln il 20% dei crimini registrati nel corso del 1999.
Sul conto delle Farc, in particolare, pesa l’inspiegato sequestro e l’uccisione di tre ricercatori statunitensi che avevano visitato il gruppo indigeno U'wa nel nord-est della Colombia. I tre, Terence Freitas, Ingrid Washinawatok, e Lahe'ena'e Gay sarebbero stati condotti dalla guerriglia in Venezuela, dove poi sarebbero stati uccisi. Le Farc hanno ammesso le proprie responsabilità annunciando che le persone che avevano comandato l'unità responsabile dell'esecuzione sarebbero state punite. <<Tuttavia – commenta HRW – le trascrizioni delle conversazioni radio della guerriglia registrate dall'esercito colombiano e consegnate alla stampa evidenzierebbero che gli assassini non provenivano da gruppi fuoriusciti dalla guerriglia, ma che erano sotto il comando di Germán Briceño Suárez, un alto comandante della FARC conosciuto con lo pseudonimo di "Grannobles" e che è rimasto al proprio posto>>.
HRW accusa le FARC di aver condotto esecuzioni extragiudiziali di almeno undici civili sospettati di vari crimini. <<Più volte nel 1999, le FARC hanno utilizzato cilindri di gas come bombe, armi che non era possibile utilizzare propriamente e che spesso hanno causato incidenti tra i civili>>.
Secondo HRW, anche l'Esercito di Liberazione Nazionale - Unione Camilista (UC-ELN), ha commesso gravi violazioni alle leggi di guerra. Nello specifico il rapporto sottolinea quanto successo la notte del 18 ottobre 1998, quando alcuni militanti dell’organizzazione hanno bombardato l'impianto di un oleodotto nei pressi di Machuca, Antioquia. Il petrolio e i gas fuoriusciti si riversarono a valle attraversando il fiume Pocuné, investendo la popolazione residente sulla riva opposta. Il bilancio finale fu di 73 morti tra cui 36 bambini. Alcune delle vittime furono identificate solo dopo la verifica della dentatura, poiché i loro corpi erano del tutto bruciati. Altre 64 persone rimasero gravemente ferite.
Alcune settimane dopo la fuoriuscita del petrolio, l'UC-ELN ha ammesso le proprie responsabilità nel corso di un’intervista rilasciata alla stampa dal leader Nicolás Bautista, che dichiarava "senza però fornire le prove", che l'UC-ELN aveva indagato sulla vicenda e "punito" i responsabili. In maggio, la Procura generale ha ordinato l'arresto del comandante UC-ELN Luis Guillermo Roldán Posada in qualità di presunto leader dell'unità che aveva portato a termine l'attacco a Machuca. Sempre secondo HRW, nel 1999, il gruppo guerrigliero ha continuato a distruggere gli oleodotti nei pressi dei villaggi e in aprile si é reso responsabile del sequestro di 41 passeggeri e dei membri dell'equipaggio di un volo di linea Avianca, <<sperimentando la tattica del sequestro di massa di civili in Colombia>>. <<Un mese più tardi – aggiunge HRW – l’UC-ELN ha sequestrato oltre 140 fedeli in una chiesa di Cali. Costretta dalle autorità, l'UC-ELN ha rilasciato un’ottantina degli ostaggi, tenendo però due bambini e coloro che essi speravano avrebbero pagato i riscatti. Una guardia del corpo di uno degli ostaggi fu colpito e ucciso quando fece resistenza al sequestro>>. Nei soli mesi di aprile, maggio e giugno, secondo le stime della polizia, l'UC-ELN ha accresciuto la percentuale dei propri sequestri del 217%, rapendo 463 persone.
Il dramma dei desplazados
La conseguenza maggiore delle gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario in Colombia continua ad essere il dramma degli sfollati. Secondo il Gruppo di Appoggio agli Sfollati, un consorzio di organizzazioni per i diritti umani e la gestione dell’emergenza, sarebbero già 1.5 milioni i colombiani sfollati a seguito della violenza politica a partire dal 1985. In un rapporto del 1999, la Consulta per i Diritti Umani e gli Sfollati (CODHES), un gruppo di studio sul desplazamiento forzato, ha evidenziato come il fenomeno abbia raggiunto i suoi più alti livelli intorno al 1998. Circa 308,000 colombiani sono stati costretti a fuggire, il 20% in più rispetto all'anno prima. Per ogni omicidio politico, secondo il CODHES, 78 persone sono state costrette a fuggire. E’ stato inoltre sottolineato come lo scorso anno il desplazamiento forzato si sia intensificato in alcune regioni del paese, trasformando la Colombia nel terzo stato al mondo con il maggior numero di sfollati, dopo il Sudan e l'Angola.
HRW denuncia come alcuni degli stati limitrofi alla Colombia non abbiano adempiuto ai loro obblighi internazionali in materia di assistenza ai rifugiati. Il Venezuela, in particolare, non avrebbe rispettato la Convenzione sui Rifugiati del 1951, scegliendo di considerare i colombiani come “sfollati in transito” più che come rifugiati.
Ampie critiche vengono rivolte anche all’atteggiamento delle autorità statali colombiane. <<L'attenzione del governo per gli sfollati – scrive HRW – è rimasta sporadica e parziale, e le famiglie sottoposte alla violenza politica hanno continuato a soffrire per la fame, i disagi e la povertà delle abitazioni. In alcuni casi, le famiglie sfollate sono rimaste in poveri accampamenti per più di due anni. In Quibdó, la capitale del dipartimento del Chocó, le famiglie di sfollati hanno vissuto in una miseria senza confronti per la Colombia, costretti ad utilizzare le strade come latrine>>.
Il rapporto di HRW denuncia come sulla popolazione di alcuni dipartimenti della Colombia, gravino i pericoli di una “convivenza” con migliaia di mine terrestri utilizzate sia dalle forze governative che dalla guerriglia. <<Tutti i maggiori gruppi della guerriglia hanno continuato ad utilizzare e preparare le cosiddette “mine rompipiedi” – aggiunge HRW – La maggior parte di queste mine sono state prodotte in casa, utilizzando materiali non costosi e facilmente recuperabili>>. Nel corso del 1999 si sono registrate numerose vittime civili tra contadini o allevatori che lavoravano in aree rurali. Tra i militari si sono registrati incidenti mortali in occasione di alcune operazioni di perlustrazione. La Colombia non ha ancora ratificato il "Mine Ban Treaty" (trattato che bandisce le mine), e nota HRW, alcuni alti ufficiali colombiani hanno chiesto di rinviare la ratifica sino a quando non si concluda il conflitto. Il comandante dell'esercito, Gen. Fernando Tapias, si è tuttavia impegnato a rimuovere le circa 20,000 mine antiuomo che le forze armate avrebbero installato per proteggere le infrastrutture militari e di comunicazione del paese.
La difficile difesa dei diritti umani
La difesa dei Diritti Umani continua ad essere una professione pericolosa in Colombia. <<C'è in assoluto la mancanza di sicurezza a effettuare un lavoro sui diritti umani>>, denunciano HRW ed altri accreditati osservatori internazionali. Nei primi nove mesi del 1999, due docenti universitari impegnati in tale ambito sono stati uccisi e una dozzina sono stati minacciati. Il 31 gennaio, Julio González ed Everardo de Jesús Puerta, ricercatori del Comitato di Solidarietà con i Prigionieri Politici (CSPP), sono stati assassinati in Antioquia da presunti paramilitari dopo essere stati costretti a scendere da un bus pubblico in cui viaggiavano. Per le ulteriori intimidazioni il CSPP é stato costretto a sospendere le attività per parecchi mesi.
HRW segnala altresì quanto successo qualche mese dopo a quattro funzionari dell'Istituto Popolare di Formazione (Instituto Popular de Capacitación, IPC), uno dei maggiori istituti di ricerca del dipartimento. I quattro furono rapiti da uomini mascherati affiliati a "La Terraza", una gang di Medellín di killer professionisti che gli investigatori affermano essere stata creata dal leader paramilitare Castaño per realizzare rapimenti e omicidi politici. <<Anche se tutti furono alla fine rilasciati – commenta HRW – Castaño, già formalmente accusato dell'assassinio di Jesús María Valle, presidente del Comitato Antioqueño per i Diritti Umani “Héctor Abad Gómez”, ha continuato ad inviare killer de "La Terraza" contro difensori dei diritti umani. Tra essi la senatrice Piedad Córdoba, presidente della Commissione del Senato per i Diritti Umani, rapito con lo scopo di costringere il governo a tenere una formale trattativa di pace con il gruppo>>. La senatrice Córdoba fu poi rilasciata, ma in seguito decise di abbandonare la Colombia per le continue minacce ricevute. Altri trenta difensori dei diritti umani sono stati costretti ad abbandonare il paese nel 1998 e nel 1999.
Come nel caso del “Comitato di solidarietà con i prigionieri politici”, altri organismi per i diritti umani hanno chiuso i loro uffici per le minacce subite. Tra essi HRW cita l’Associazione dei Familiari delle Vittime di Trujillo (AFAVIT) che lavorava con le famiglie e i sopravvissuti alla strage di Trujillo dei primi anni novanta. Oltre 50 membri di AFAVIT sono stati costretti a chiedere asilo politico in Canada nel 1999.
Le preoccupazioni di HRW per i nuovi aiuti militari USA alla Colombia
L’organizzazione non governativa internazionale, che negli Stati Uniti può contare su una autorevole lobby di rappresentanti democratici del Congresso, conclude il suo rapporto 2000 sulle violazioni dei diritti umani in Colombia esprimendo forti preoccupazioni per "l’accresciuto interesse" dell’amministrazione Clinton manifestato nell’ultimo anno. Alla vigilia del voto sul cosiddetto “Piano Colombia”, un pacchetto di aiuti per oltre 1600 milioni di dollari, il cui 70% riguarderebbe forniture militari alle forze armate colombiane, HRW sottolinea come <<i maggiori diplomatici U.S.A., delegazioni del congresso, ufficiali della CIA e delle forze armate abbiano visitato la Colombia nel 1999 più che in ogni altro periodo della storia recente>>. <<Chiave della politica intrapresa – aggiunge HRW – è l’assunto del Comando USA del Sud (SOUTHCOM), che coordina le attività e l'assistenza militare USA in Sud America, secondo il quale i gruppi della guerriglia sono "narco-trafficanti" e dunque obiettivi legittimi della guerra alla droga>>.
HRW esprime profondi dubbi sulla correttezza della definizione di "narco-guerriglia": <<Si enfatizza il loro coinvolgimento nel mercato della droga, basato essenzialmente sulla riscossione di una tassa sulla produzione in cambio di protezione armata e non sulla vendita di stupefacenti; mentre si annulla l'evidente, più diretto ed intenso coinvolgimento, sebbene occasionale, di altri gruppi, primi tra tutti i paramilitari>>.
Grazie all’enfatizzazione della "narco-guerriglia", gli Stati Uniti hanno ampliato il sostegno alle forze armate colombiane. Lo scorso luglio, il responsabile della lotta alla droga della Casa Bianca Gen. Barry McCaffrey ha scritto alla Segretaria di Stato Madeleine Albright chiedendo un programma di aiuti di emergenza per oltre 600 milioni di dollari. Contemporaneamente sono stati approvati aiuti U.S.A. per la Marina colombiana, l'aeronautica e cinque unità dell'esercito. Gli Stati Uniti hanno inoltre favorito la creazione di un nuovo “battaglione antidroga” di 930 soldati, il primo di tre unità similari che si prevede di costituire. Come si legge nel rapporto: <<Principale obiettivo della brigata, secondo gli ufficiali U.S.A., sarebbe quello di riconquistare i territori controllati dalla guerriglia>>. La presenza a lungo termine di forze speciali operative U.S.A. in Colombia è passato dalle 24 unità nel 1998 alle 30 nel 1999. I Berretti Verdi dell’esercito U.S.A., soldati dell’Unità Speciale da Guerra della Marina e altre truppe d’élite si sono addestrati in aree considerate zone di guerra, compresi i dipartimenti di Caquetá and Vichada.
A partire dal viaggio di McCaffrey in Colombia, gli U.S.A. hanno inoltre iniziato a fornire dati di intelligence sulla guerriglia ai militari colombiani. <<Anche se le attività di spionaggio sono state inizialmente descritte come limitate alle informazioni raccolte in “aree del narcotraffico” è apparso chiaro che gli Stati Uniti hanno trasferito ai militari colombiani informazioni utilizzate per combattere le FARC durante l’attacco di luglio nei pressi della capitale. L’incidente accaduto il 23 luglio nel dipartimento di Putumayo all’aereo RC-7B DeHavilland, utilizzato per le attività di spionaggio, con la morte di 5 ufficiali americani e due ufficiali colombiani ha svelato la rapida escalation del coinvolgimento U.S.A.>>. HRW sottolinea altresì come le informazioni passate dalle forze armate U.S.A. all’esercito colombiano non siano state utilizzate solo contro la guerriglia: <<gli agenti dell’intelligence colombiana hanno continuato a fornire informazioni ai paramilitari, che le hanno utilizzate per le loro atrocità>>. <<Nel 1999 – afferma HRW – non c’erano le condizioni di rispetto dei diritti umani per il trasferimento d’informazioni, così come per un’assistenza militare U.S.A. alla Colombia>>.
A prova che il sostegno militare degli Stati Uniti sia stato utilizzato in attività che hanno violato apertamente i diritti umani, HRW cita altre due vicende: sette degli ufficiali indiziati per gravi abusi <<sono stati graduati presso la School of the Americas, un istituto di addestramento militare realizzato in una base della Georgia>>; in due unità dell’esercito colombiano, la Dodicesima e la Ventiquattresima Brigata, tra le destinatarie degli aiuti U.S.A., operano attivamente <<due ufficiali implicati in violazioni dei diritti umani mentre prestavano servizio in altre unità militari>>.
Il comportamento contraddittorio del Dipartimento di Stato
<<Siamo fortemente preoccupati che il pacchetto di aiuti proposti da Clinton non richieda chiari e verificabili passi per rompere i legami tra gruppi di militari colombiani e i paramilitari>> conclude HRW, invitando la Segreteria di Stato a privilegiare la difesa dei diritti umani ad ogni forma di assistenza all’esercito colombiano.
HRW ricorda che lo stesso Dipartimento di Stato nel suo recente rapporto sui diritti umani aveva concluso che <<membri delle forze di sicurezza hanno collaborato con i paramilitari>> e che <<forze governative continuavano a commettere numerosi e gravi abusi, incluse esecuzioni extragiudiziarie>>. Il Dipartimento era altresì cosciente che le autorità colombiane <<raramente hanno cacciato ufficiali delle forze di sicurezza e della polizia indiziate di violazioni ai diritti umani>>.
In occasione della sua visita in aprile in Colombia, Harold Koh, vicesegretario di stato per la democrazia e i diritti umani, aveva invitato il governo Pastrana a tagliare ogni legame tra i militari e i gruppi paramilitari e a catturare il loro leader, Carlos Castaño. A meno di un anno da quell’intervento, in Colombia c’è chi è disposto a legittimare Castaño come terzo soggetto politico da far sedere al tavolo della pace, sancendone l’impunità.
Formato per la citazione:
Antonio Mazzeo, "Colombia. Rapporto diritti umani 2000", terrelibere.org, 25 febbraio 2000, http://www.terrelibere.org/doc/colombia-rapporto-diritti-umani-2000 |