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Un patrimonio naturale unico

  

   La realizzazione del Ponte è inutile, dannosa e pericolosa perché comporta la devastazione di uno dei paesaggi e degli ecosistemi marini e costieri più importanti del Mediterraneo. L’impatto dell’opera sul territorio sarebbe “irreversibile, non compensabile, né mitigabile”.

   Con la costruzione del Ponte l’area dello Stretto verrebbe trasformata in una duplice baia, perdendo le sue caratteristiche peculiari. Ma altrettanto pesanti - sul paesaggio e sull’ecosistema - sarebbero le strutture di accesso al Ponte, benché ridotte rispetto al progetto del 1992 e “mascherate” da make-up paesaggistici: chilometri e chilometri di autostrade, svincoli, parcheggi, gallerie, ponti muterebbero la già fragile fisionomia delle coste, già martoriata dall’abusivismo, dall’incuria e - non ultimo - da precedenti lavori pubblici eseguiti senza alcuna considerazione di impatto.

 

Come sottolinea il professore Alberto Ziparo della facoltà di Architettura dell’Università di Firenze, la realizzazione del Ponte genererà violente trasformazioni paesaggistiche dello Stretto di Messina, quali:

la modificazione della scena dell’insieme dell’Area;

la trasformazione della geografia e della orografia dei luoghi;

la modificazione del paesaggio dei versanti;

la nuova percezione dello Stretto e l’impatto soggettivo (emotivo e psicologico) e collettivo (socio-culturale) sulle popolazioni interessate. [70]

 

 

   La rilevanza estetica e naturalistica del luogo è comprovata dal gran numero di vincoli apposti a tutela della morfologia dell’area, della flora e della fauna. Questa immensa ricchezza è riconosciuta dall’individuazione di undici Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e due Zone a Protezione Speciale (ZPS) indicate dalle Direttive Habitat (92/43/CEE) e Uccelli (79/409/CEE).

  

   Queste aree sono:

 

   Sicilia :

      SIC e ZPS Capo Peloro – Laghi di Ganzirri

      SIC e ZPS Dorsale Curcuraci – Antennammare

  

   Calabria :

      SIC Collina di Pentimele

      SIC Saline Ioniche  

      SIC S. Andrea

      SIC Costa Viola e Monte S. Elia

      SIC Torrente S. Giuseppe

      SIC Fondali da Punta Pezzo a Capo dell’Armi 

      SIC Fondali di Scilla

      SIC Monte Scrisi

      SIC Spiaggia di Catona

 

  

   La Laguna di Capo Peloro è inoltre Riserva Naturale Orientata, istituita dalla Regione Sicilia, sito di importanza internazionale nell’ambito del Water Project del 1972 dell’UNESCO nonché sito di importanza nazionale per la Società Italiana di Botanica. Nella Laguna sono presenti oltre 400 specie acquatiche, dieci delle quali endemiche.

  

   In risposta ad un ultimatum dell’Unione europea, lo scorso 22 febbraio 2006, le regioni Calabria e Sicilia hanno incluso una vasta area dello Stretto di Messina nelle zone a protezione speciale.

L’area sotto “l’egida” della Ue include adesso la ZPS della Costa Viola in Calabria e quella dei Monti Peloritani in Sicilia (28 mila ettari intorno alla Punta di Capo Peloro, il tratto di mare adiacente e il territorio montuoso attorno a Messina, dal versante tirrenico sino alla costa ionica).

    

   Tutte le aree protette per le loro specificità e rilevanza ambientali, sono direttamente e indirettamente colpite dal Ponte e dalle opere connesse.

   Queste aree saranno inevitabilmente danneggiate, alterate o distrutte da quanto previsto nel progetto sia in fase di cantiere che di realizzazione.

   Lo Studio d’Impatto Ambientale (SIA) allegato al progetto di massima del Ponte sullo Stretto, omette di segnalare il quadro completo delle aree vincolate individuate in base alle normative comunitarie o alle leggi regionali (ad esempio mancano tutti i riferimenti e le individuazioni di siti e delle aree sulla base delle leggi regionali siciliane). Sono erroneamente segnalati infatti solo 4 SIC su 11 e non vengono indicate le 2 ZPS.

Ma quel che è più grave è che nello studio di impatto si omette incredibilmente di considerare che i Siti di Importanza Comunitaria e le Zone a Protezione Speciale insistono nell’area di progetto o addirittura nelle zone di cantiere.

  

   A pag. 3 del parere SIA, si legge che “non sono presenti interferenze dirette di occupazione e distruzione con siti di importanza comunitaria proposti (SIC) e zone di protezione speciale (ZPS) riportati nell’elenco del D.M. 3 aprile 2000 …”.

   Dalle cartografie della stessa società proponente risulta invece che sia il tracciato che i cantieri e le discariche toccano ed alterano tutti e gli 11 SIC e le 2 ZPS, oltre alla riserva naturale di Ganzirri e Faro.

  

Il Ponte attraverserebbe lo Stretto tra Cannitello, in Calabria, e Ganzirri, sulla estrema punta della Sicilia. In quest’ultimo lato la struttura poggerebbe esattamente su un pilone tra i due laghetti di Ganzirri e Faro, costituenti la Laguna di Capo Peloro, la delicata area naturalistica e paesaggistica protetta.

Anche il viadotto di accesso al Ponte lato Sicilia denominato “Pantano”, evidenzia “interferenze dirette” nei confronti del citato SIC. Attraversando il canale di collegamento, genererà un’incidenza rilevante nei confronti delle specie migratorie; inoltre, l’escavazione delle torri e delle fondazioni determinerà un impatto diretto sull’equilibrio idrogeologico dei Laghi [71].

 

La riserva di Capo Peloro comprende la linea di costa dal canale Catuso al canale degli Inglesi, dove emerge una stratificazione geomorfologia di particolare interesse denominata “beach rock”, molto probabilmente legata all’attività tettonica ben nota dell’area dello Stretto di Messina. Inoltre la presenza di piccole pozze, formatesi lungo il cordone roccioso litorale che va da Ganzirri a Torre Faro, ha permesso l’insediamento di molluschi, artropodi e foraminiferi endemici. Di tale valenza naturalistica, unica nel Mediterraneo, nonché delle motivazioni della tutela posta dalla Regione Siciliana, non vi è traccia alcuna nella relazione.

  

   Lo studio di impatto ambientale omette poi di considerare che tutto lo Stretto di Messina è stata dichiarata IBA ( Important Bird Areas) ed è uno delle tre rotte migratorie più importanti d’Europa, insieme al Bosforo e Gibilterra. Anche se elencate in appendice, le specie particolarmente protette dalla CEE e dalla convenzione di Washington non sono evidenziate nella relazione se non saltuariamente e mai in modo completo e puntuale. Ad esempio, non viene detto che ben 81 specie di uccelli in allegato I della Direttiva 79/409/CEE passano nell’area dello Stretto, su un totale di 181 elencate nel suddetto allegato. Inoltre, si omette di dire che 10 specie su 48 elencate nella lista ORNIS sulle specie di uccelli protetti dalla direttiva 79/409/CEE, passano sullo Stretto di Messina.

  

Tra le 312 specie di uccelli solite attraversare il corridoio tra Scilla e Cariddi, i più numerosi sono i Falconiformi, con più di 35.000 individui di 32 specie diverse rilevati nel 2003 dal campo di studio e sorveglianza istituito dal WWF e dall’Associazione Mediterranea per la Natura.

 

   Tra gli uccelli veleggiatori, il più noto e comune è il Falco Pecchiaiolo, che fra aprile e maggio attraversa il corridoio tra Sicilia e Calabria. Quasi tutte le specie di rapaci del Paleartico Occidentale sono state osservate sullo Stretto e la possibilità di osservare specie rare come l’Albanella pallida, la Poiana codabianca e delle steppe, il Falco della regina, il Lanario, il Capovaccaio è molto elevata. Sono inoltre stati accertati il passaggio e la sosta nella Laguna di Capo Peloro della Cicogna bianca e della Cicogna nera.

 

   Nel caso fosse realizzato il Ponte, migliaia di uccelli morirebbero per l’impatto con le strutture aeree (l’impalcato e le alte torri; i cavi di tenuta stesi per una lunghezza di 5 km; le barriere di protezione dei tracciati stradali e ferroviari); per le alterazioni indotte alla laguna di Capo Peloro (luogo di sosta indispensabile per riprendere le energie perdute) e per l’effetto distorsione ottica che porterà molti di loro a perdere l’orientamento.

 

 


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