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      L’inchiesta sull’impatto ambientale

  

   Anche la procura di Roma ha aperto un’inchiesta sulle procedure che hanno portato alla Valutazione d’impatto ambientale (VIA) del Ponte sullo Stretto di Messina.

   Sotto accusa è la Commissione speciale istituita presso il ministero dell’Ambiente per la VIA, perché ha dato il benestare senza il concerto dei Beni culturali e nonostante fosse chiaro che il Ponte danneggerà le riserve protette dello Stretto.

  

La Commissione è stata composta di 20 membri, ma i magistrati accusano in particolare i tre commissari del gruppo ristretto che ha redatto la proposta di parere favorevole. Nei loro confronti vengono ipotizzati i reati di falso in atto pubblico e abuso d’ufficio sulle procedure di approvazione dello studio di impatto ambientale.

 

Già nelle carte inviate dalla Società dello Stretto si leggeva chiaramente che il cantiere e il pilone avrebbero potuto alterare l’idrologia dello stagno di Ganzirri modificando le abitudini degli uccelli migratori. Nella relazione istruttoria si segnalava altresì il forte impatto sull’ecosistema della terra di risulta delle gallerie e delle torri.

   Legambiente, ente gestore della Riserva di Capo Peloro, aveva inoltre denunciato il pericolo di alterazione della salinità e la possibile scomparsa di alcune specie animali.

  

  Giunto il parere positivo dei commissari, i dirigenti di Legambiente presentarono nel febbraio del 2004 un esposto in procura nel quale denunciavano come il progetto di massima fosse stato approvato “in tempi ristretti e senza segnalare carenze e difetti della documentazione prodotta dalla società Stretto di Messina”.

 

   Nel suo esposto Legambiente metteva in luce tre diverse circostanze. In primo luogo, il “deposito del progetto, da parte della Società Stretto di Messina, nel mese di gennaio 2003, di uno studio assolutamente carente e privo dei requisiti documentali minimi previsti dalla legge atti a consentire una completa valutazione dello stesso, comprensivo di dichiarazione giurata attestante l’esattezza delle allegazioni”; in secondo luogo, “il parere favorevole espresso in data 20 giugno 2003, da parte del gruppo istruttore della Commissione di VIA, laddove si è omesso di segnalare le carenze della documentazione prodotta e, al contrario, si sono date per verificate circostanze non corrispondenti al vero”; terzo, “l’approvazione, in data 1 agosto 2003, del progetto da parte dei membri del CIPE espressa sulla scorta di errore indotto dalla falsa rappresentazione della realtà loro fornita”.

 

Infine, per diretta ammissione della Commissione speciale VIA del Ministero dell’Ambiente, si ometteva di esprimere un parere sull’impatto ambientale delle “opere propedeutiche e complementari, necessarie per la funzionalità dei collegamenti stradali e ferroviari ma eseguite e/o in corso di esecuzione da parte di altri enti", del Ponte sullo Stretto.

 

   Si tratta, nel dettaglio, dell’esclusione delle seguenti infrastrutture:

lato Calabria, opere propedeutiche:

variante ferroviaria della linea tirrenica in corrispondenza di Cannitello;

variante della A3 Salerno-Reggio Calabria in corrispondenza di Piale;

      lato Calabria, opere funzionali:

tratto funzionale della linea A3 Salerno-Reggio Calabria;

      lato Sicilia opere funzionali:

tratto di collegamento stradale Annunziata-Giostra, con relativi svincoli in corso di esecuzione.

 

 Ciò in palese contrasto con le disposizioni nazionali e comunitarie che invece impongono la valutazione dell’opera unitamente a tutte le infrastrutture complementari.

    


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