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      L’alterazione dei fondali marini

  

   L’assoluta genericità e incompletezza dello studio sugli impatti sull’ambiente marino trova amaro conforto nel paragrafo relativo all’assetto geomorfologico e sedimentologico del fondo dello Stretto, ove si afferma che per le sue caratteristiche esso offrirebbe “buone sedi deposizionali” per lo smaltimento “dei materiali detritici artificialmente prodotti”. Si suggerisce così nel progetto, in violazione delle norme vigenti, la discarica a mare dello smarino.

 

L’immissione di consistenti quantità di sedimenti fini e/o finissimi negli ecosistemi dello Stretto sarà di forte impatto sui flussi di trasporto delle sabbie. Allo stato attuale, dato il forte regime delle correnti, non esistono facies terrigeno-fangose litorali e/o infralitorali e pertanto nemmeno le relative biocenosi. Le stesse spiagge delle sponde dello Stretto, oltre ad essere instabili, sono prive delle frazioni a granulometria più sottile. L’impatto degli sversamenti fangosi sulle biocenosi presenti risulterà pertanto dannosissimo. Tali biocenosi non possono adattarsi a repentine variazioni di condizioni ambientali.

 

I documenti della Stretto di Messina S.p.A. affermano poi che “verrà riutilizzato il materiale proveniente dagli scavi delle gallerie sino a soddisfare il 50% del fabbisogno” e che “tale materiale verrà lavato”. Il lavaggio verrà eseguito per asportare la frazione più fine dell’inerte utilizzato e di conseguenza le fasi argilloso-pelitiche finiranno a mare con l’acqua di lavaggio.

  La fase pelitica dispersa nella massa d’acqua, modificando i parametri fisici delle acque, potrebbe inoltre incidere sulle diverse componenti della catena alimentare a partire dal fitoplancton.

  

Sempre in ambito marino, il SIA sottostima inoltre i “disturbi” del cantiere di Ganzirri relativi alle immissioni di particellato e alla sottrazione dei fondali. L’effetto indotto dal pontile previsto a Ganzirri sulla circolazione delle acque e sul trasporto costiero è “ipotizzata, non quantificata e giudicata di scarso interesse”, mentre per i consulenti di Italia Nostra, Legambiente e WWF sarà uno dei problemi più gravi. L’ostacolo al flusso dell’acqua determinato dalla presenza trasversale del pontile, certamente causerà l’alterazione dei flussi d’acqua attualmente conosciuti.

  

Ovviamente nessuno ha pensato di valutare come la dispersione in mare di polveri e inerti vada modificherà irrimediabilmente l’habitat e gli equilibri ecologici della fauna che lo popola.      

 

Danni alle specie marine ed alle risorse ittiche

 

Lo Stretto si caratterizza per il movimento ciclico delle correnti. La velocità di spostamento delle acque nell’Area può arrivare, in particolari momenti, fino ad un massimo di 20 Km/h.  

      

Per la peculiarità delle acque dello Stretto, che risultano prive di sedimento grazie alle correnti e lasciano penetrare la luce sino ai 30 metri, vi trovano albergo unico organismi marini particolari come le Gorgonie (Paramuricea clavata), organismi parassiti come il “falso corallo nero” (Gerardia Savaglia), alghe particolarissime e rare, organismi vegetali come la Caulerpa e le Poseidonie [74].

 

Le acque dello Stretto di Messina hanno una particolare importanza per la ricchezza e particolarità della sua fauna abissale. Questo corridoio rappresenta un punto cruciale per il transito di numerose specie marine. Tra le più importanti, da un punto di vista ambientale oltre che economico, ci sono i grandi pelagici, come il tonno, l’alalunga, la palamita, l’aguglia imperiale e il pescespada.

Proprio la ricchezza di cibo nello Stretto determina che molti pesci transitino in acque superficiali e possano essere catturati con le particolari barche chiamate “passerelle” o “feluche” attive solo in questa parte del Mediterraneo.

 

Su buona parte delle specie marine grava inesorabilmente il cosiddetto effetto “FAD” (Fish Aggregation Device) causato dall’ombra del Ponte, aspetto appena accennato nella relazione presentata dalla società concessionaria. Si tratta di un effetto ben noto ai pescatori, dato che alcune specie quali le lampughe (Coryphaena hippurus), i giovani tonni (Thunnus thynnus), i pesci pilota (Naucrates ductor), le giovanissime cernie di fondale (Epinephelus americanus) ed altre specie gregarie per abitudini o stadio di crescita usano fermarsi e raggrupparsi sotto corpi galleggianti o strutture che creino ombra. Tale fatto, oltre che aumentare in modo cospicuo la catturabilità di queste specie, costituirebbe una interruzione certa dei movimenti Tirreno-Ionio e/o viceversa di queste specie o delle loro classi di età giovanili, con possibili pesanti ripercussioni sullo stato degli stocks e sulla loro etologia. Si consideri in proposito che gli Stati della CE che praticavano la pesca con i FAD per i Tunnidi hanno deciso di adottare da anni una moratoria, a causa degli effetti nefasti sugli stocks di pesci interessati.

Gli estensori del progetto preferiscono sorvolare sui danni economici il Ponte che causerebbe alla pesca.

  

 La relazione sull’impatto causato dal Ponte si occupa solo brevemente delle conseguenze del manufatto stabile sulla migrazione dei Cetacei. Lo Stretto è un punto di passaggio obbligato (cioè un “Whale Gate”), probabilmente il più importante del Mediterraneo, soprattutto in termini di diversità di specie, per gli spostamenti dei Cetacei come balenottere, capodogli, stenelle e delle più rare orche (Orcinus Orca), e ancora di delfini comuni, zifii, globicefali, tursiopi e grampi.

L’apertura dei cantieri, le alterazioni di fondali e correnti, ancora una volta “l’effetto ombra” di torri ed impalcato, costringeranno i Cetanei a modificare la loro rotta, con chissà quali conseguenze per la loro sopravvivenza.

  

  


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