I Servizi segreti lanciavano l’allarme “Mafia del Ponte” nel 2002, stavolta attraverso la “Relazione sulla politica informativa e della sicurezza”, presentata al Parlamento dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Gianni Letta. Ancora una volta è la ‘ndrangheta ad essere al centro delle attenzioni:
“Grazie alle capacità strategiche dei capi carismatici, alle elevate doti di mimetizzazione e all’abilità nella gestione dei capitali di provenienza illecita e nell’infiltrazione di imprese impegnate nella realizzazione di opere viarie, la ‘ndrangheta ha evidenziato crescente dinamismo nei tentativi di contaminazione dei processi economico-imprenditoriali relativi ai cd. ‘grandi lavori’. In tale quadro è stata rilevata, tra l’altro, una convergenza di interessi con le cosche siciliane in vista della possibile intercettazione dei flussi finanziari destinati alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina”. [45]
Successivamente erano le Procure di Reggio Calabria, Messina e Palermo a denunciare i rischi di infiltrazione criminale.
Nel luglio 2002 il magistrato Alberto Cisterna, sostituto della Dia, dichiarava:
“Esistono elementi concreti sotto il profilo investigativo per affermare che la ‘ndrangheta si sta preparando ad approfittare dell’affare miliardario costituito dalla realizzazione del Ponte sullo Stretto…
Molte cosche calabresi starebbero per entrare in cordate di impresa che potranno avere parte negli appalti al momento in cui saranno chiamate dal General Contractor. Queste potrebbero comprare o entrare in società pulite già costituite nel Centronord e in particolar modo nei grandi distretti industriali del nord Italia. Un modello comportamentale aggiornato alle esigenze di una grande opera infrastrutturale, che porterà le cosche a trovare un accordo per guadagnare tutte del grande affare”. [46]
“La mafia è interessata alla realizzazione del Ponte sullo Stretto” confermava l’allora procuratore nazionale antimafia, Pierluigi Vigna, segnalando che Cosa Nostra e 'ndrangheta calabrese si erano messe in moto per acquisire i terreni interessati dal progetto [47].
Ancora più esplicito il Procuratore capo di Messina, Luigi Croce, che nell’ottobre 2004 dichiarava l’apertura di un fascicolo “conoscitivo” sulle operazioni di compravendita dei terreni limitrofi alla zona prescelta per i lavori del Ponte. “Quando partiranno gli espropri – aggiungeva Croce - chi si sarà accaparrato la proprietà di quei lotti avrà molto da guadagnare. Così come avrà molto da guadagnare chi in questi anni avrà acquistato le cave di sabbia da cui sarà estratto il materiale da costruzione. E poi ci saranno case e supermercati da costruire, negozi e grandi centri commerciali da realizzare per offrire i servizi collaterali alle grandi imprese del nord” [48] .
Ciononostante il rischio mafia spariva dalle preoccupazioni degli uomini dei Servizi segreti del governo Berlusconi.
Alle problematiche del Ponte non c’è accenno alcuno nelle relazioni semestrali del Governo sulla Politica informativa e della sicurezza presentate al Parlamento nel biennio 2003-2004. Di contro sono gli attivisti del No-Ponte ad entrare nel mirino del SISDE. Nonostante le lotte di opposizione siano state sempre non violente e “legali”, il rifiuto delle Grandi Opere viene analizzato e criminalizzato nel lungo capitolo dedicato sulla “minaccia eversiva interna”.
“La descritta tendenza dell’antagonismo a muoversi in una dimensione locale (…) ha favorito l’attitudine delle frange oltranziste ad inserirsi nelle situazioni di fermento per innalzare i toni della contrapposizione”, si legge nella Relazione del 2003. “Emblematica la protesta di Acerra, rispetto alla quale il SISDE ha rilevato l’intenso attivismo delle principali aggregazioni estremiste della regione. Analogo trend si è evidenziato con riferimento alle iniziative contro le progettate "grandi opere", quali il Ponte sullo Stretto, il terzo traforo del Gran Sasso e le infrastrutture per le Olimpiadi invernali del 2006 a Torino. Il SISDE ha inoltre raccolto indicazioni in ordine ai propositi dei settori più radicali, specie di matrice anarchica ed autonoma, di intraprendere atti di sabotaggio ai danni dei cantieri dell’Alta Velocità/Capacità TAV/TAC della tratta Torino-Lione” [49].
Il ritorno alle veline degli Anni di Piombo…