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      Il presidente. Zamberletti e l’IGI

  

   Dal 2002 è stato chiamato alla presidenza della Società Stretto di Messina l’on. Giuseppe Zamberletti.

  

Zamberletti, più volte parlamentare Dc, ex ministro per la protezione civile e dei lavori pubblici e sottosegretario all’interno e agli esteri, è probabilmente più noto per il ruolo svolto da commissario straordinario dopo i terremoti in Friuli e in Irpinia. Invidiabile pure la sua lunga esperienza in materia di grandi infrastrutture: Giuseppe Zamberletti è il presidente del Forum europeo delle Grandi Imprese, uno degli interlocutori privilegiati della Commissione europea, mentre da un ventennio è alla guida dell’Istituto Grandi Infrastrutture (IGI).

  

L’IGI è il “centro-studi” di imprese di costruzione, concessionarie autostradali, enti aeroportuali, istituti bancari, per approfondire l’evoluzione del mercato dei lavori pubblici, monitorare le grandi opere e premere sugli organi istituzionali per ottenere modifiche e aggiustamenti legislativi in materia di appalti e concessioni a vantaggio degli investimenti privati.

In questa potente lobby dei signori del cemento, compaiono quasi tutti i concorrenti alle gare per la realizzazione del Ponte.

 

Vicepresidente vicario di IGI, il cavaliere Franco Nobili, trent’anni a capo della società di costruzione Cogefar del Gruppo Gemina-Fiat (poi entrata a far parte di Impregilo), ed attuale membro del consiglio di amministrazione della Pizzarotti di Parma, azienda leader nella realizzazione di basi militari Usa e Nato in Italia ed integrante della cordata guidata dall’Astaldi di Roma per il General Contractor del manufatto dello Stretto. Dal 1989 al 1993 Franco Nobili ha pure ricoperto la carica di presidente dell’IRI, l’istituto - poi liquidato - a capo dell’industria statale nazionale e di cui è stato direttore generale e membro del Collegio dei liquidatori l’odierno amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci.

La stagione di Franco Nobili all’IRI ha coinciso, tra l’altro, con il piano di rilancio della controllata Società del Ponte, con la nomina alla presidenza del giornalista Nino Calarco (oggi presidente onorario) e con l’inserimento nella finanziaria di un rilevante stanziamento annuale a favore della concessionaria [22].

  

Vicepresidenti del consiglio direttivo dell’Istituto Grandi Infrastrutture sono poi altri importanti manager di società in gara per il business del Ponte: Salvatore Ricci per conto di Impregilo, Pietro Gian Maria Gros (presidente di Autostrade-Benetton), Vittorio Morigi (CMC di Ravenna), Fabrizio Di Amato di Maire Engineering (società che ha concorso al bando per il General Contractor a fianco dell’Astaldi).

  

Ci sono poi le aziende di costruzioni e le banche “socie” IGI, senza un loro rappresentante nel consiglio direttivo. Anche in questo elenco abbondano le società che hanno concorso su fronti opposti ai differenti bandi di gara per il Ponte sullo Stretto.

Tra esse, ad esempio, Società Italiana per Condotte d’Acque (neo General Contractor), più tre importanti gruppi che hanno fatto ingresso nel capitale sociale di Impregilo: Techint; Grassetto Lavori e Autostrada Milano Serravalle, entrambe controllate dalla finanziaria Argos di Marcellino Gavio. All’interno di IGI anche l’ Astaldi, capogruppo dell’associazione d’imprese “contrappostasi” a Impregilo, e le associate Grandi Lavori Fincosit e Vianini Lavori dell’imprenditore-editore Caltagirone.

Nell’elenco dei soci dell’Istituto di Zamberletti, poi, tre holding bancarie con rilevanti interessi sul Ponte: Capitalia, Banca Intesa e Unicredit Banca Mediocredito. La prima possiede una quota azionaria sia di Impregilo che di Astaldi. Intesa e Unicredit sono tra le creditrici ultramilionarie di Impregilo e si sono dichiarate favorevoli a finanziare le prestazioni della cordata Contraente Generale del Ponte di Messina [23].

  

Due soci IGI hanno partecipato alla gara per il Project Management Consulting (PMC) che verificherà la progettazione definitiva e la realizzazione del Ponte: Tecnimont, società d’engineering principale partner di Impregilo nei lavori ferroviari dell’Alta Velocità ed Italferr, società d’ingegneria controllata al 98,5% dalle Ferrovie Italiane (queste ultime, contestualmente, azioniste della Società Stretto di Messina). Italferr, nel 1990, ha pure eseguito per conto della Stretto di Messina lo studio di fattibilità per il collegamento ferroviario del Ponte.

 

Per il bando del PMC, Tecnimont si era associata con Parsons Transportation Group inc., controllata dall’omonimo gruppo statunitense Parsons entrato nell’Ati con Impregilo per la gara del General Contractor. Come ebbero a dire all’agenzia ANSA i manager di Impregilo, la decisione di affidarsi al gruppo Parsons verteva sul suo riconoscimento a livello mondiale “come operatore con le maggiori competenze nella progettazione e realizzazione di ponti sospesi”.

A fine 1999, proprio Parsons Tranportation Group era stato nominato “advisor” dal Ministero dei lavori pubblici per l’approfondimento degli aspetti tecnici del progetto di massima del Ponte di Messina. Ed al gruppo statunitense, sei anni più tardi, la Stretto di Messina ha aggiudicato l’affidamento dei servizi di Project Management Consulting.

 

Nella nota emessa dalla società presieduta da Zamberletti alla firma del contratto, Tecnimont non compare più, inspiegabilmente, come associata del colosso Usa.

      

 


 


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