Resta poi insoluto il quesito relativo alla spesa prevista per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. Nel corso della trattazione dello Studio di Impatto Ambientale dell’Advisor , i costi finanziari dell’opera vengono stimati in modo differente e si giunge perfino a non riportare sempre il medesimo importo: nel quadro di sintesi è pari ad euro 4.532.925.675,66 di cui 4.439.096.757,73 per costi di costruzione, mentre a pag. 20/41 della “Relazione Illustrativa” l’importo dell’opera è pari ad euro 4.648.111.675. A pag. 109 della “Relazione generale, parte 2, la spesa per il Ponte cresce a 4,8 miliardi di euro.
Queste erano però le stime all’anno 2000. Attualmente il governo valuta il costo perlomeno in 6 miliardi di euro, ma più ragionevolmente l’opera dovrebbe attestarsi tra i 7,5 e i 9 miliardi. Infatti, ai 6 miliardi di previsione non è stato calcolato né l’aumento del 50% del costo dell’acciaio sui mercati internazionali - che dovrebbe portare ad un incremento di prezzo dell’opera attorno al 15% - né il rilevante aumento del costo del lavoro per il raddoppio dei tempi dei cantieri (almeno 12 anni invece dei 6 preventivati dai progettisti).
È stato anche ampiamente sottovalutato l’aumento dei costi derivato dalle 35 prescrizioni, raccomandazioni ed osservazioni di carattere tecnico e ambientale, richieste dal CIPE, in occasione dell’approvazione del progetto preliminare, che riguardano quasi tutti gli aspetti fondamentali (naturalistici, paesaggistici e urbanistici), tra cui quelli importantissimi, per l’area interessata dall’intervento, inerenti gli aspetti idrogeologici, sismologici e geo-tettonici.
Le prescrizioni allegate alla delibera del CIPE rappresentano la più palese prova della dedotta violazione del principio di precauzione.
Si tratta infatti di un elenco lunghissimo di studi da effettuare che comprova non solo l’assoluta incertezza circa i costi e gli effetti che l’opera produrrà sull’ambiente, sul paesaggio e sui beni culturali ma anche la mancata certezza sulla fattibilità tecnica del Ponte.
Sono numerosissimi i rilievi di tipo ingegneristico sollevati dai maggiori esperti in materia. L’ing. Franco Di Majo, ex membro della delegazione di Alta Sorveglianza delle FS, che partecipò in quanto tale alle prime fasi della progettazione del manufatto, lo ha definito un “progetto incompiuto”, dove ancora bisogna dare soluzioni a realizzazioni “estremamente difficili se non impossibili”.
“Il Progetto di Massima, così come è stato depositato, è praticamente inservibile”, afferma il prof. Di Majo. “Decine e decine di migliaia di pagine di tabulati, grafici, calcoli, dei quali peraltro vengono date spiegazioni molto sommarie, creano soltanto disorientamento e non permettono di valutare correttamente la validità delle soluzioni proposte” [57].
Siamo cioè di fronte ad un vero e proprio “risiko ingegneristico” per le cui soluzioni sono necessari chissà ancora quanti anni e quali investimenti finanziari.
Tra i problema tecnici più gravi, ancora irrisolti, il prof. Di Majo segnala la capacità della struttura ed in particolare della lunga trave centrale, che è necessariamente elastica, di resistere a sollecitazioni del vento ed a vibrazioni.
Le prove sperimentali effettuate in laboratorio che hanno riprodotto il transito di milioni di veicoli e treni onde verificare la resistenza a fatica dei materiali e delle saldature e per studiare i collegamenti elastici tra le rotaie e la piattaforma d’acciaio del Ponte, hanno avuto risultati pressoché disastrosi. Di Majo spiega che “tutte le prove fatte hanno portato a rotture delle zone saldate. Parecchie decine di rotture, che se fossero avvenute avrebbero portato alla messa fuori servizio del ponte”. Ed aggiunge: “Quando in una struttura di questo genere si rompe una saldatura, non la si rimedia più, perché si può rifare un’altra saldatura però siamo daccapo”.
Ulteriore elemento di preoccupazione per l’ing. Di Majo la “tenuta” dei giunti elastici. “Un giunto di un metro e mezzo è già un bel problema, però si può certamente risolvere. Invece qui è previsto un giunto che è di quasi 7 metri” [58].
Le ulteriori indagini ed elaborazioni richieste porterebbero il costo progettuale ad oltre 750 milioni di euro, dimostrando ancora una volta che l’idea Ponte è stata il business di studi d’ingegneria e progettisti. Sommati ai 9 miliardi di euro necessari per la realizzazione si sfiora la cifra record dei 10 miliardi (quasi 20.000 miliardi di vecchie lire). Come denunciato da Alberto Ziparo, ci troviamo di fronte ad “un’operazione forse destinata ad esaurirsi nel più grande caso di speculazione progettuale” [59].