Da anni le istituzioni (e quindi non solo il movimento no-Ponte) lanciano preoccupati allarmi sui tentativi della criminalità organizzata di mettere le mani sull’affare del mega-cantiere. Esistono già le prove di due scenari complementari tra loro: cosche locali che si inseriscono nei sub-appalti, nelle opere secondarie, nell’imposizione di pizzo e “guardianìa” e grande mafia internazionale che prova direttamente a finanziare l’opera, grazie ad enormi disponibilità monetarie, importanti complicità, e troppi occhi che si girano dall’altra parte…