Civil Card, la risposta tecnologica al diritto del sangue

 

Grazie a una tessera magnetica gli immigrati possono registrare tutti i dati dei loro figli dalla nascita fino ai 18 anni. E con questa `prova` diventa più semplice ottenere un diritto spesso negato dalla burocrazia. Un esperimento partito da un piccolo comune siciliano che si sta allargando anche ad altre regioni italiane. E l’abbinamento tra tecnologia e diritti può essere esteso a tutti i cittadini

Pubblicato su l`Espresso

 

Alta tecnologia contro diritto del sangue. Dalla Sicilia alla Liguria la soluzione per la cittadinanza agli stranieri nati in Italia è una carta magnetica. Grazie alla civil card gli immigrati potranno registrare tutti i dati dei loro figli dalla nascita fino ai 18 anni. Con questa «prova» sarà più semplice ottenere un diritto spesso negato dalla burocrazia.

Maria Teresa Collica è la giovane sindaca di Barcellona Pozzo di Gotto, provincia di Messina. Il suo comune è il primo in Italia ad attivare effettivamente la carta magnetica. «Pochi giorni fa abbiamo consegnato 24 card ai figli di migranti nati quest`anno sul territorio comunale», ci dice. «Poi sarà data a coloro che sono nati qui negli ultimi cinque anni. Funziona come un bancomat. Registra tutti i dati storico – anagrafici. Nascita, vaccinazione, iscrizione a scuola. Questi elementi serviranno a dimostrare la residenza ininterrotta sul territorio italiano. In questo modo sarà automatico ottenere il riconoscimento. Abbiamo invertito l`onere della prova, sarà il nostro ente a fornire la dichiarazione».

In attesa che la legge cambi, alcuni enti locali da un capo all`altro della penisola hanno trovato una soluzione tecnologica alla prevalenza dello ius sanguinis che impedisce ai figli di immigrati di diventare italiani. Oltre il comune siciliano, anche il X Municipio di Roma – Cinecittà e La Spezia, che ha previsto l`attivazione delle civil card. «Oggi l`Ufficio Cittadinanze invia una comunicazione scritta ai cittadini stranieri residenti dalla nascita e divenuti maggiorenni», dice Francesca Oliveri dell`ufficio anagrafe del comune ligure. «Aderiamo alla campagna informativa “18 anni in Comune” organizzata da ANCI, Save the Children e Rete G2 – Seconde Generazioni, proprio per ricordare ai ragazzi questa importante opportunità». In un anno il X Municipio presieduto da Sandro Medici ha consegnato decine di card. Gesto simbolico o iniziativa valida giuridicamente? «Tecnicamente è un documento di pre-cittadinanza. Certifica in sostanza il profilo storico anagrafico grazie al quale il titolare può legittimamente presentare la domanda per diventare cittadino italiano», afferma il comunicato dell`ente.

Permanenza continuativa. In Italia ottenere la cittadinanza non è vietato, ma è molto difficile. Occorre dimostrare «la permanenza continuativa sul territorio italiano». La legge concede appena un anno di tempo. A 19 anni tutto è perduto. Un giovane nato in Italia, con studi e amici italiani, rischia l`espulsione in un paese che non ha visto mai. Secondo la Caritas ci sono poco meno di un milione di minori nati da cittadini stranieri. Sono le seconde generazioni in bilico tra riconoscimento dei diritti ed esclusione. «Le prove dovrebbero essere fornite dagli enti», afferma Alessandra Ballerini, legale specializzato in diritti umani e immigrazione. «Se ho fatto tutto il mio percorso scolastico, sanitario, sociale non vedo perché non dovrei avere la cittadinanza. E se ho deciso di fare sei mesi di vacanza o accudire mia nonna all`estero, questo dovrebbe essere un elemento ostativo?».

L`esperienza siciliana. L`esperienza siciliana appare sorprendente se si pensa al contesto in cui nasce. Fino a maggio del 2012 Barcellona sembrava un comune destinato allo scioglimento per mafia e a un declino inesorabile, anche per colpa di una criminalità organizzata pervasiva e brutale. Una spaventosa alluvione aveva coperto di fango l`intera città. Come spesso accade al Sud, la cittadinanza ha saputo rinascere eleggendo una giovane donna impegnata nell`associazionismo e capace mettere a frutto la sua esperienza. «Nel complesso i cittadini hanno accolto bene la civil card», sostiene Collica. «Anche se c`è qualche voce discordante. Qualcuno si lamenta perché diamo attenzione agli extracomunitari. Ma io faccio capire che non c`è nessuna competizione, tutti devono avere il rispetto dei propri diritti».

Firma digitale. Per fare le card basta una stampante in grado di produrre carte con tessera magnetica che ingloba piccole quantità di dati. La macchina costa circa 2000 euro. Tecnicamente è una firma digitale. Mariagrazia Masulli lavora nella ditta bolognese che ha fornito la tecnologia al comune di Barcellona. «Questi sistemi possono essere utili per tutta la cittadinanza. La carta di identità elettronica dovrebbe essere già in uso. Ma il progetto è naufragato», spiega. «Alcune regioni – come la Lombardia e la Sicilia – hanno consegnato ai cittadini la tessera sanitaria dotata di microchip. Spesso è più semplice fare qualcosa ex novo anziché usare l`esistente». Adesso l`esperienza delle civil card potrebbe rilanciare l`abbinamento tra alta tecnologia e diritti di cittadinanza. Per gli stranieri e per gli italiani.