La rivolta dei conferiti Notizie

Le mani delle cosche sulla logistica

Atti di violenza si protraggono da anni nel mondo della logistica. Contro committenti, concorrenti e gli stessi dipendenti. «Un gruppo di facchini che si era rivolto al giudice del lavoro – racconta il pm Mario Venditti – si è visto bruciare le macchine fuori dai magazzini: dieci auto in una volta sola». I danni milionari prodotti con il blocco delle merci della Sma da parte degli affiliati del clan Paparo e i delitti misteriosi

Scritto da Maria Elena Scandaliato

Di Maria Elena Scandaliato

MILANO – È il 15 settembre 2006. Come ogni mattina, Nicola Padulano esce da casa per andare a lavorare. Fa il carrellista alla Sma di Segrate, a sud di Milano, ed è “socio-lavoratore” della cooperativa Service Time, che gestisce le attività di facchinaggio interne al magazzino. All`improvviso, nel tragitto tra la porta di casa e la macchina, qualcuno gli salta addosso. Sono in due, e lo pestano fino a lasciarlo a terra agonizzante: gli spaccano la faccia, la testa e poi la gamba destra. Un trattamento che lascerà il segno, e che impedirà a Nicola di presentarsi ancora al lavoro. Perché Padulano, in magazzino, faceva anche il sindacalista. E i dirigenti della Sma non apprezzavano il suo attivismo. Secondo le intercettazioni riportate nell`ordinanza a della magistratura avevano chiesto ai capi della cooperativa di risolvere la questione, perché “qui ci sta creando dei grossi problemi… sta movimentando altra gente…”.

A dirigere la cooperativa Service Time c`è Marcello Paparo, imprenditore di origine crotonese trapiantato a Brugherio, vicino Milano. Paparo è un personaggio che non ama le chiacchiere: accusato di essere un esponente della `ndrangheta, vicino alle cosche degli Arena e dei Nicoscia, nel marzo 2009 verrà arrestato insieme ad altre venti persone nell`ambito dell`operazione “Isola”, condotta dal pm Mario Venditti della DDA di Milano. L`inchiesta, che in secondo grado ha prodotto la condanna per il caso Padulano e per associazione mafiosa dei fratelli Marcello, Romualdo e Salvatore, oltre alla giovane Luana Paparo (figlia di Marcello), ha portato alla luce uno dei tanti casi di infiltrazione criminale nel comparto logistico. Il clan Paparo gestiva una serie di cooperative di facchinaggio (tra cui la Service Time) riunite nel consorzio YTAKA, con cui Marcello intendeva allargare il suo bacino d`affari.

Oltre al magazzino Sma di Segrate, Paparo voleva aggiudicarsi l`appalto per il deposito Esselunga di Biandrate, vicino Novara: un affare da 34 milioni di euro che la catena di supermercati aveva affidato al consorzio Safra, dell`imprenditore Onorio Longo, e alla Rad Logistica di Luigi Ravanelli, entrambe presenti nei magazzini di Pioltello. Di qui, secondo le indagini, le intimidazioni in particolare alla Rad, che il clan voleva inglobare nel consorzio Ytaka. Una vicenda piena di punti oscuri, tra cui la gambizzazione di Onorio Longo, (ad opera di misteriosi motociclisti) nel maggio 2007, e il ferimento accidentale, pochi giorni dopo, di un impiegato di banca, scambiato dai killer per un dirigente della Rad che si opponeva all`assorbimento della cooperativa in Ytaka. Violenze su cui la magistratura non è riuscita a fare piena luce (anche per la scarsa disponibilità delle vittime a parlare), ma che danno la misura degli interessi in ballo.

“Il settore della logistica ha dei connotati di scarsa legalità”, sottolinea il pm Venditti;”Mi riferisco alle cooperative di lavoro, che mascherano attività imprenditoriali dietro l`anomala facciata cooperativistica”. Le violenze cui ricorreva il clan Paparo, ad esempio, hanno ricostruito gli investigatori, non erano rivolte solo ai committenti e ai concorrenti: “I lavoratori erano vessanti e non potevano tutelarsi. Un gruppo di facchini che si era rivolto al giudice del lavoro  –  racconta il magistrato – si è visto bruciare le macchine fuori dai magazzini: dieci auto in una volta sola”. E ancora: “È capitato anche che ricorressero a metodi subdoli. Una volta è arrivata ai carabinieri una denuncia anonima relativa all`automobile di un lavoratore che protestava, all`interno della quale è stato trovato un certo quantitativo di cocaina. La denuncia, con cui si voleva incastrare il lavoratore, ovviamente è stata archiviata”. Dopo gli arresti del 2009, la Sma ha rescisso il contratto con le cooperative dei Paparo. Per ritorsione, gli affiliati al clan rimasti a piede libero hanno bloccato per giorni il deposito di Segrate, che rifornisce i supermercati di tutto il Nord Italia. I danni sono stati di milioni di euro.

Altro clamoroso episodio di infiltrazione è quello della Tnt, venuto a galla con l`operazione “Redux-Caposaldo” conclusa dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano nel marzo 2011. L`inchiesta, condotta da Ilda Boccassini insieme ai pm Alessandra Dolci, Paolo Storari e Galileo Proietto, ha portato al commissariamento di sei filiali della società di spedizioni (tra Milano e l`hinterland), perché i servizi di recapito dei pacchi erano appaltati a cooperative legate al clan Flachi, della `ndrangheta calabrese. Cepi, Alma Autotrasporti, Edilscavi, MFM Group e altre erano utilizzate come corrieri in Lombardia, con fatturati di milioni di euro all`anno; il tutto, secondo le accuse, con l`appoggio di uomini di fiducia interni alla Tnt (operativi come dirigenti già alla fine degli anni Novanta) e persino di un ufficiale dei carabinieri in congedo.

Dall`ordinanza di custodia cautelare emerge anche una certa conoscenza dell`universo logistico, da parte dei clan. Davide Flachi, durante una conversazione con Paolo Martino, un boss per chi indaga, con cui condivide l`attività presso la Tnt, sostiene che il fondatore della vecchia Traco  –  venduta agli olandesi della Tnt nel 1997  –  fosse una “conoscenza di papà”, e che avesse “iniziato con un furgoncino… sì, proprio un rottame! Parlo degli anni Sessanta-Settanta!”. In un`altra conversazione, invece, il giovane Flachi (sempre Davide) ricorda al suo interlocutore che “È venti anni che noi siamo qui a lavorare”, riferendosi alla Tnt. Evidentemente, l`elemento distintivo dell`infiltrazione non è, come nel caso dei Paparo, il ricorso alla violenza. Nell`ordinanza, infatti, i magistrati scrivono: “Qui non siamo in presenza di alcun reato specifico […]. Eppure la scalata agli affari della Tnt è una tipica manifestazione della criminalità mafiosa”.

Tra le settecento pagine dell`operazione “Redux-Caposaldo”, poi, non può sfuggire quanto sia piccolo il mondo della logistica. Vi compare, infatti, il nome di Natale Sartori, classe 1958, messinese, amministratore del consorzio di cooperative Alma Group. Alma gestisce una parte del magazzino Esselunga di Pioltello ed è presente nel deposito Gratico di Basiano (Milano), che movimenta le merci per supermercati come il Gigante, la Coop e la stessa Esselunga. Entrambi i magazzini (Pioltello e Basiano) sono stati oggetto di importanti vertenze da parte dei facchini, che lamentavano situazioni di sfruttamento e sprezzo dei diritti sindacali.

È proprio presso la sede di Alma, a Peschiera Borromeo, che avviene un incontro tra il presunto boss Paolo Martino e Aldo Mascaro, per definire gli equilibri interni alla Tnt. Ma Sartori non è un personaggio di secondo piano, anzi. È una vecchia conoscenza degli uffici giudiziari, tanto che nell`ordinanza è riportato: “la riunione risulta assolutamente caratterizzata da connotazioni mafiose, nella considerazione che il Sartori risulta essere stato indagato dal Centro Operativo della Dia di Milano per il reato ex art. 416 bis [associazione mafiosa, ndr] e dal Gico per riciclaggio”. Giunto a Milano dalla Sicilia nel lontano 1979, è stato ed è titolare di una galassia di cooperative e società, dal facchinaggio alle pulizie. Amico di Vittorio Mangano e Marcello dell`Utri, coinvolto nelle indagini a carico di quest`ultimo, Sartori ha lavorato anche per la vecchia Publitalia, dove una delle sue cooperative si occupava della pulizia degli uffici. Un personaggio capace di inserirsi nelle mille pieghe  –  spesso grigie  –  che l`economia degli appalti, dei servizi e della terziarizzazione sa offrire.

Nel vasto mondo della logistica, di omicidi irrisolti e altri episodi di violenza ne compaiono fin troppi: basterebbe ricordare la morte di Maurizio Pierro, un po` ragioniere un po` commercialista, ucciso a colpi di rivoltella il giorno del suo cinquantesimo compleanno in un parcheggio, dietro la vecchia fiera di Milano. Era il 1997: anche lui risultava, in qualche modo, legato a Sartori, di cui gestiva i conti. Oppure la misteriosa morte dell`avvocato Pasquale Maglione, ucciso da una calibro 7.65 in un parcheggio dell`hinterland milanese, nel luglio del 2010. Maglione, di origine napoletana, lavorava come consulente per alcuni operatori logistici (tra cui Dhl), curandoi rapporti con le cooperative di facchinaggio. Casi senza soluzione, destinati a vivere uno o due giorni al massimo nella cronaca nera di qualche giornale.

“In un settore importante come la logistica, dove girano così tanti soldi, non si possono lasciare zone franche come queste, di cui sappiamo poco o nulla”, ricorda Mario Venditti. “Gli affari del clan Paparo, ad esempio, sono emersi per caso: l`indagine è partita dall`omicidio di Carmine Arena, ucciso a colpi di bazooka nel 2004 a Isola Capo Rizzuto. Poco dopo, l`automobile di uno dei fratelli Paparo è stata crivellata di colpi: legando i due episodi, indagando su Marcello Paparo, siamo arrivati agli appalti Sma e Esselunga e al consorzio Ytaka. Ma è stato un caso: il settore della logistica e degli appalti è lasciato ancora a se stesso”.

Fonte originale: Repubblica.it

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