Ma la raffineria ha ancora il consenso della città

Gela, una tonnellata di petrolio in mare

Antonello Mangano
  Il petrolio in acqua adesso, un operaio morto alla fine dello scorso anno. E i danni alla salute della popolazione. «Il cane a sei zampe dell`Eni è malformato», dicono i bambini. Ma i murales allo stadio celebrano Mattei. E il comitato contro la raffineria conta poche decine di persone. La giunta comunale chiede all`Eni di promuovere l`immagine turistica della città. La società intanto replica: abbiamo ripulito tutto.
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

GELA (CL ) – Settemila anni di vita, uno dei centri della Magna Grecia, citata da Virgilio nell’Eneide. Ma oggi la città di 80mila abitanti è conosciuta soprattutto per il petrolchimico dell’Eni. E per le sue conseguenze: i versamenti di petrolio in mare, le malformazioni, i morti indiretti dovuti all’inquinamento. E quelli diretti. Lo scorso novembre un tubo da otto tonnellate lungo una ventina di metri uccideva Gianfranco Romano. Trent’anni, operaio dell’indotto, stava lavorando nell’isola sei della raffineria. Martedì scorso uno sversamento di petrolio in mare. Una tonnellata di idrocarburi in acqua. L’Eni si scusa («Non succederà mai più»), il sindaco Fasulo assicura «la balneabilità del nostro mare mantenendo sempre alta l’attenzione sulle tematiche ambientali». L’assessore all’ambiente chiede all’Eni una campagna mediatica internazionale che «ci consenta di riconquistare il titolo di città a vocazione turistica».

Foto Quotidiano di GelaQualche giorno prima l’Espresso aveva pubblicato un’inchiesta («Gela come Taranto») furiosamente contestata. I dati sono vecchi, la foto della spiaggia pure. Ed ecco arriva il petrolio proprio in quella spiaggia. «Perché il cane dell’Agip ha sei zampe?» dice un bambino del luogo citato dal settimanale. «Perché è malformato».

Come spesso accade in questi casi la correlazione tra malattie e inquinamento non è un dato acquisito. Il problema vero è il consenso del «mostro», la fabbrica voluta nel 1965 da Enrico Mattei in persona. Un mural sul muro dello stadio rappresenta la storia millenaria della città dai greci ad oggi. Una pietra miliare è proprio dedicata all’uomo dell’Eni, rappresentato davanti a una petroliera e alle ciminiere della raffineria.

Foto Quotidiano di GelaSolo pochi giorni fa, dopo lo sversamento, si è formato il comitato «No Eni», ci spiega Rosario Cauchi del «Quotidiano di Gela». Una trentina di persone per il primo esperimento del genere. Finora nulla di strutturato aveva contestato la presenza Eni. Anche se ormai i lavoratori sono circa 3000 – con alcune migliaia dell’indotto – si tratta di stipendi veri. E da queste parti non è poco. È il prezzo della benzina, salute in cambio di buste paga. A Gela vengono lavorati ogni anno circa 5 milioni di tonnellate di greggio pesante provenienti dai pozzi siciliani e da Egitto, Libia e Iran. Benzina, gasolio e Gpl partono poi per i distributori di tutta Italia. Paradossalmente, alle locali pompe Eni, il prezzo è quello medio attuale, 1 euro e 70.

 Questa storia è stata letta 7086 volte

Il libro
Lo sfruttamento nel piatto
La filiera agricola e le vite di chi ci lavora
Leggi »
Share on facebook
Share on twitter
Share on email
Share on whatsapp

Laterza editore

Lo sfruttamento nel piatto

Le filiere agricole, lo sfruttamento schiavile e le vite di chi ci lavora


Nuova edizione economica a 11 €

Lo sfruttamento nel piatto

Ricominciano le presentazioni del libro! Resta aggiornato per conoscere le prossime date