Aborto: una questione da uomini

 

Secondo il rapporto dell`associazione francese dei centri di Ivg e contraccezione Ancic in 8 casi su 10 la decisione di abortire è presa dalla coppia. Come mai allora solo il 20 per cento delle donne che chiedono l`interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) è poi accompagnata in ospedale dal rispettivo compagno? La necessità di una riflessione che coinvolga anche gli uomini.

Pubblicato su Tu Style

 

«L’intento non è espropriare la donna da una decisione che riguarda il suo corpo – si legge nel materiale informativo – ma condividere se possibile con il partner le conseguenze di una decisione così difficile». Secondo il rapporto Ancic, realizzato nel 2010 con 150 uomini di età media 29 anni, in 8 casi su 10 la decisione di abortire è presa dalla coppia ma solo il 20 per cento delle donne che chiedono l’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) è poi accompagnata dal compagno. Da qui la necessità di una riflessione che coinvolga anche gli uomini. Per non lasciare le donne sole sotto il peso della responsabilità e del senso di solitudine di fronte a una scelta tanto dolorosa.

Testimonianza di Luca, 39 anni

La luce fredda del neon in ospedale e la barella rivestita di verde con sopra la mia ragazza, anestetizzata, svuotata, inerme dopo l’operazione. Del giorno dell’aborto ho ricordi precisi e brevi come fotogrammi. Mi rivedo seduto in quel corridoio da minuti che sembrano ore quando il portantino esce dalla sala operatoria così veloce che non riesco neanche a scorgere il viso di Fiammetta. Al tempo avevo 22 anni e lei, la più spumeggiante della compagnia, due di meno. Ci siamo conosciuti nell’atrio della scuola.

Come fosse la cosa più normale del mondo ci siamo innamorati e senza tanta fretta avvicinati all’argomento sesso. Ne abbiamo parlato per giorni prima, e nonostante la teoria nella pratica eravamo abbastanza inesperti. Nessuno dei due avrebbe però mai immaginato di varcare la soglia di un incubo. Ognuno per la sua parte. La notizia della gravidanza inaspettata della mia ragazza mi colpì così forte da lasciarmi stordito come un pugile al tappeto. Mi guardai bene dal confidarmi con la mia famiglia. Non avrebbero capito e in ogni caso non volevo aggravare la mia già opprimente sensazione d’impotenza.

Nonostante amassi Fiammetta, infatti, in quel momento ero la causa principale della sua disperazione. Al contrario di me lei ebbe il coraggio di parlare con i suoi genitori. Sperava di trovare comprensione. Trovò invece il modo più veloce per sbarazzarsi del “problema”. Quando sua madre mi convocò per dirmi che l’unica scelta possibile era abortire non ribattei nulla, in un silenzio che mi pesa ancora oggi. Avrei dovuto ribellarmi, prendere la mia ragazza e andare via in un posto dove far nascere nostro figlio e invece. Non mi mancavano i soldi, ma la consapevolezza. E quella non l’acquisisci in pochi giorni.

Da quel punto in poi la sua gravidanza è diventata una questione di famiglia, da cui sono stato presto escluso. Non l’ho quasi mai accompagnata in ospedale per le visite preliminari e lei non me l’ha mai chiesto: anzi, il mio odore le faceva aumentare la nausea. La capivo e cercavo di non essere più di peso di quanto già non fossi. Con meno complicazioni della mia donna, ho vissuto anch’io la sofferenza di quella scelta. Per molto tempo dopo, per esempio, ho faticato a imporre le mie posizioni nel lavoro e nelle relazioni affettive. Era come se non essendo stato capace di reagire in quel preciso momento avessi perso stima di me stesso.

Non solo, a lungo ho avuto paura di recare mio malgrado dolore alle persone cui volevo bene. Nel sesso sono riuscito a sbloccarmi solo dopo anni, a 35 anni, con quella che ora è mia moglie e da cui ho avuto due figli. A lei ho confidato quasi subito questo mio vissuto. E quando prima della primogenita lei ha avuto un aborto spontaneo mi è ritornato forte il ricordo di quel trauma che ho congelato nella memoria e nel tempo. Con Fiammetta ci sentiamo per gli auguri di compleanno, ma non abbiamo mai più ripreso l’argomento. Non le sono stato di grande aiuto e me ne dispiace. Anche se il giorno dell’aborto non sarei mancato per nulla al mondo. Di ritorno nel suo letto d’ospedale non riusciva a tenere gli occhi aperti. Le sono stato vicino senza dire nulla. Non c’era più nulla da dire.

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