Lampedusa porto non sicuro, somali bloccati in un residence

Sull`isola non esiste più il sistema di accoglienza. Alcuni somali da oltre un mese aspettano di potere chiedere asilo e di essere trasferiti. Vietato l`accesso alla struttura a un giornalista Rai che voleva raccontare la storia. Nel frattempo è stato smantellato tutto il sistema di assistenza sanitaria e legale messo a punto negli ultimi anni con il progetto “Praesidium”.

LAMPEDUSA – Bloccati in un limbo a Lampedusa, alcuni da oltre un mese, senza potere chiedere asilo, né avere adeguata assistenza medica, dopo avere subito torture in Libia e attraversato il mare vedendo morire i compagni di viaggio. A pagare le conseguenze della dichiarazione dell`isola come “porto non sicuro”  sono stati dei naufraghi somali arrivati fra il 3 e il 25 aprile. In tutto poche decine di persone per le quali la macchina dell`accoglienza sembra essersi inceppata, dopo che nel 2011 oltre 50mila migranti sono sbarcati a Lampedusa.

Smantellato il sistema sanitario. Ma nel frattempo è stato smantellato tutto il sistema di assistenza sanitaria e legale messo a punto negli ultimi anni con il progetto “Praesidium”. Il centro di primo soccorso e accoglienza è chiuso dopo l`incendio del settembre 2011 e i migranti sono ospitati in un residence turistico a Cala Creta. Otto di loro fanno parte di un primo gruppo salvato in mare da un barcone su cui sono morte 10 persone. Altri 20 sono stati trasferiti da Linosa il 25 aprile, dove erano approdati il giorno prima. Il pranzo e la cena sono portati da uomini dell`aeronautica militare. Una donna incinta è stata trasferita con l`elisoccorso all`ospedale di Sciacca.   

Volontari che pagano le medicine. Secondo l`avvocato Paola La Rosa, residente a Lampedusa, nel gruppo ci sono persone con forti disturbi post – traumatici per l`esperienza vissuta. “Ma il vero problema è che queste persone non hanno potuto chiedere asilo – continua l`avvocato – tutto è lasciato al caso e al buon cuore dei carabinieri di guardia. I farmaci vengono prescritti ma non si sa chi li deve acquistare, serve l`autorizzazione della prefettura che non arriva. Cinque volontari della Caritas si occupano di portare la colazione o il vestiario e hanno pagato le medicine. Nessuno sa dire perché queste persone non sono state trasferite in un centro di accoglienza, né perché altri 20 sono stati portati qui a Cala Creta dall`isola di Linosa”.

E` l`informazione sui diritti che manca. Dalla minore delle Pelagie, il foto reporter Alessio Genovese racconta ciò che ha appena visto. “A Linosa sono rimaste 18 persone ospitate nel campetto di calcio, negli spogliatoi per la precisione – dice – un ristorante convenzionato porta tre pasti al giorno. La gente dell`isola cerca di comunicare con loro, li invita a pranzo, gli offre il caffè”. Ancora una volta il problema è la mancanza di informazioni e di diritti. “Non sanno bene dove sono finiti e non hanno ancora potuto chiedere asilo – continua Genovese – mi ha colpito che tutti hanno storie molto dure alle spalle, un passato di torture e lavori forzati in Libia”.

Un`ispezione dei deputati del PD. Una situazione che nel complesso costitituisce “una grave violazione delle leggi dello Stato e delle convenzioni internazionali” secondo il deputato Jean Léonard Touadi (Pd), che annuncia un`ispezione di parlamentari a Lampedusa. “Questo governo non si può permettere di ripercorrere le stesse pratiche nefaste dell`ex ministro Roberto Maroni – dice il parlamentare democratico – l`isola è stata incautamente dichiarata porto non sicuro, impedendo la prima accoglienza e la possibilità di richiedere asilo”. Touadi giudica “scandaloso” anche quanto è successo al giornalista Rai Fabio Sanfilippo, che era andato sull`isola per realizzare un servizio per il Gr1 e non è stato autorizzato ad accedere al residence di Cala Creta dove sono ospitati i migranti.

I rimpalli tra Prefettura e Protezione civile. Per tre giorni Sanfilippo ha ripetutamente chiesto l`autorizzazione alla prefettura di Agrigento, senza avere risposta. “Non capisco come mai – racconta il giornalista – forse erano preoccupati che i migranti potessero raccontarmi le violazioni dei diritti. Quello non è un Cie, è una struttura alberghiera che usano per ospitare le persone che arrivano”. L`inviato Rai spiega di essere stato rimpallato dalla prefettura alla protezione civile e viceversa. Per la protezione civile non c`erano problemi, ma il funzionario della prefettura non ha mai risposto alla sua richiesta. “Mentro ero lì – continua – i somali  hanno inscenato una protesta, sono scappati dal residence con i cartelli dicendo che sono privati dei diritti elementari,  con ancora indosso i vestiti con cui sono sbarcati”.