Shousha Camp. Le risposte del governo

 

Dopo la videoinchiesta “Shousha Camp”, il governo risponde sulle questioni sollevati. Gravissime ammissioni. Spesi 600mila euro per voli di rimpatrio (definito volontario) dalla Tunisia al Mali, oggi in guerra. Oltre 800 persone coinvolte. Il governo continua a ignorare la richiesta di un permesso di soggiorno per motivi umanitari per tutti coloro che sono stati costretti a lasciare la Libia

Il 12 marzo scorso, una videoinchiesta di Enrico Montalbano e Laura Verduci pubblicata da Fai Notizia e terrelibere.org ha denunciato le gravi condizioni in cui vivono i 3300 profughi del campo di Shousha (Tunisia), una tendopoli a 7 chilometri dal confine libico, cofinanziata dal Governo italiano.
Tre giorni dopo i senatori Emma Bonino, Marco Perduca e Donatella Poretti hanno presentato un`interrogazione parlamentare chiedendo conto al Ministero degli esteri dell`ammontare del contributo italiano all`Unhcr (l`agenzia dell`Onu per i rifugiati che gestisce il campo) e al Governo tunisino, oltre che delle modifiche in fatto di politiche per l`immigrazione dopo la recente condanna della Cedu (la Corte europea dei diritti dell`uomo) per i respingimenti.

Ieri è arrivata la risposta del governo italiano. Qui di seguito il commento di Fulvio Vassallo.

Dalla Tunisia al Mali, un`operazione gestita dall`Italia. Rimpatri volontari?

Tre osservazioni trancianti. La prima, si parla di sei voli verso il Mali, sarebbero rimpatri volontari, ma qualcuno lo sa al governo che le commissioni territoriali in Italia hanno sospeso l`esame di tutte le richieste di asilo provenienti da cittadini maliens perchè in quel paese è in corso una guerra civile vera e propria? E da Sousha rimandano ancora in Mali? Che tipo di informazioni sono state fornite alle persone prima del rimpatrio e quali supporti logistici? 
Quanto ai Somali del Puntland, è un argomento superato in Europa, ed in Italia in particolare. Qui tutti questi somali  ricevono la protezione umanitaria, almeno.
In realtà in Africa, per Acnur e soci, valgono soltanto gli standard della Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati, mentre se le stesse persone giungessero in Italia, o in un altro paese europeo, ad eccezione della Grecia, potrebbero avvalersi della protezione sussidiaria prevista dalle direttive comunitarie o della protezione umanitaria prevista dall`art. 5.6 del T.U. 286/98 sull`immigrazione.
Con questa risposta il governo ignora del tutto la richiesta di un permesso di soggiorno per motivi umanitari per tutti coloro che sono stati costretti a lasciare la Libia lo scorso anno anche se provenienti dal Bangladesh. Sono state raccolte oltre 10.000 firme che meriterebbero una risposta.
Infine la Libia non ha ancora aderito alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati, e il suo governo dimostra di non sapere garantire la sicurezza dei migranti in transito nel suo territorio, molti dei quali continuano ad essere detenuti in campi di detenzione inaccessibili anche all`ACNUR. I rapporti di Statewatch e di Amnesty descrivono le torture che vengono inflitte ai migranti subsahariani ritenuti amici di Gheddafi.

Allora fare accordi o rilanciare collaborazioni con questo paese, dal quale provengono prevalentemente richiedenti asilo, con la motivazione di contrastare l`immigrazione clandestina equivale a chiudere la porta in faccia a tutte queste persone che chiedono aiuto e agevola oggettivamente il ricorso ai mediatori ed alle organizzazioni criminali che lucrano sul trafffico di clandestini, tra i quali sono costretti a viaggiare tutti i potenziali richiedenti asilo.
E` tutto, ma basta per dubitare della volontà di questo governo di operare una scelta di discontinuità in materia di immigrazione ed asilo, rispetto alle politiche di Maroni e Berlusconi. Non basta riempirsi la bocca di buone intenzioni e di richiami ai diritti umani. E il ministro Cancellieri ha anche confermato il progetto ideato dal governo precedente di aiutare la Libia a dotarsi di un sistema radar ai confini meridionali, progetto targato Finmeccanica, quando quegli stessi confini sono oggi fuori dal controllo del CNT e sono in mano alle tribù Touareg. Proprio vicino a quei confini sono detenuti migliaia di migranti intrappolati nel deserto libico. Qualcuno a Roma se ne è accorto? Saranno altri soldi buttati nel deserto. E tante altre persone abbandonate ai trafficanti.