SOS. La Calabria muore insieme ai suoi lavoratori stagionali

 

I nostri familiari hanno occhi e orecchi rivolti verso di noi. Arriviamo in Italia su una barca di fortuna e arriva la parte più difficile: vivere. Per lavorare andiamo a Rosarno. Il ghetto è qualcosa che non avremmo mai immaginato. Inaccettabile per qualunque cittadino europeo. E dunque per qualunque essere umano. Seguite la storia di un giovane africano. L`ha scritta Ibrahim Diabate, un giovane africano che lavora a Rosarno.

ROSARNO – Dall’Africa i giovani partono verso l’Europa, per cercare di migliorare la loro condizione. Molti sono disorientati davanti alle situazioni in cui si trovano, e a volte subentra la desolazione totale, il rimorso e a volte il rimpianto. Si deve affrontare la realtà, battersi per non far finire nella disperazione i propri familiari, che hanno tutti gli occhi e le orecchie rivolti verso di noi. Seguite la storia di un giovane africano, che chiameremo X.

X arriva in Italia dopo aver attraversato il Sahara dal Mali verso la Libia, poi sale su un`imbaracazione di fortuna verso l’Italia. Una volta arrivato deve fare i conti col problema dei documenti. Cosi’ finisce in un centro di identificazione, dove a volte riceve un permesso di soggiorno. Ottenuto questo documento, per X comincia la parte piu` difficile: vivere. Deve cercarsi un lavoro, e decide di andare a Rosarno, per provare a mettere insieme un po’ di soldi prima di decidere che strada prendere.

A Rosarno scopre una realtà che nemmeno immaginava. Invano cerca un alloggio da prendere in affitto, come si fa nei paesi civili e non razzisti. Ma X non ha alternative: deve andare a vivere in un ghetto. Si, un ghetto. Si mette nelle mani di Dio e tira avanti. Questo ghetto è un gruppo di case abbandonate fuori paese, a una decina di chilometri, dove non c’è acqua corrente e nemmeno elettricità, dove non ci sono le condizioni minime per vivere. Nel ghetto ci sono centinaia di persone che hanno perduto ogni speranza, che non sanno cosa gli accadrà l’indomani, costrette in condizioni di vita inaccettabili per qualunque cittadino europeo. E quindi inaccettabili da qualunque essere umano.

A X non restano che gli occhi per vedere. E una domanda: che fare? Nessuna soluzione. Le pareti delle case in cui vive con gli altri sono attraversate dalle crepe, il tetto è ancora peggio: quando piove l’acqua arriva dappertutto, e a volte è meglio stare all’aperto. Un pollaio è già meglio di questi dormitori. Ecco in che condizioni sono costretti a vivere i neri in Italia, terzo paese piu’ industrializzato d’Europa.

Una situazione disastrosa, che puo diventare ancora peggiore se si trova lavoro in qualche agrumeto. I campi sono fuori città, a decine di chilometri dal paese. Impossibile raggiungerli a piedi. Ed ecco un altro problema. Chi ha la fortuna di possedere una bicicletta se la cava, ma i meno fortunati devono farsi trasportare nei furgoni di altri fratelli neri, pagando una somma fra i 3 e i 4 euro, su una paga giornaliera che varia dai 15 ai 30 euro per 8-10 ore di lavoro. E ora facciamo un semplice calcolo: quanto guadagna X per un’ora di lavoro?

Dopo una giornata passata nei campi si torna agli alloggi. Bisogna cercare della legna da ardere per riscaldare l’acqua e potersi lavare, una necessità che spesso prende ore e ore. Sì, accadono queste cose sul continente europeo e soprattutto in Italia. Senza dimenticare le condizioni di trasporto, coi camioncini per trasportare le merci utilizzati per le persone, con piccole automobili a cinque posti in cui spesso si caricano anche dieci o piu’ uomini, sotto gli sguardi colpevoli delle forze dell’ordine, polizia e carabinieri: stipati come le sardine nelle scatole di latta.

Mi rivolgo alla coscienza di tutti coloro che danno valore al genere umano e un significato alla vita, affinchè si sollevi il velo sulla situazione di gran parte del Sud Italia e di Rosarno. SOS a Rosarno. I ragazzi africani si fanno sfruttare, e poco a poco muoiono. E’ inaccettabile, sul continente europeo, dove i diritti umani sono rispettati, che delle persone siano trattate cosi. Fate qualcosa prima che arrivi il peggio: una catastrofe umanitaria. SOS, la Calabria sta morendo insieme ai suoi lavoratori stagionali, in gran parte africani. Aiuto, help us, SOS. Il mondo ne sia testimone, prima che divenga troppo tardi.

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