Mi dimetto, il sindacato tutela solo i garantiti

La battaglia sui compensi si può fare solo collettivamente, la trattativa individuale conta poco. In questo momento gli interessi dei giornalisti garantiti da un contratto e quelli dei giornalisti sfruttati a vita senza uno straccio di tutela sono contrapposti. La lettera di dimissioni dal sindacato di Raffaella Cosentino evidenzia lo scontro generazionale. Un problema da affrontare subito e che non riguarda solo i giornalisti.

Con questa lettera aperta comunico le mie dimissioni come componente della Commissione nazionale lavoro autonomo dell`Fnsi perchè ho firmato un contratto giornalistico part time di un anno. Tuttavia, anche se non ci fosse stato questo contratto, mi sarei comunque dimessa, come già ha fatto la collega Maria Giovanna Faiella che mi ha preceduta.

Quando sono entrata in commissione a giugno 2011 mi sono data sei mesi di tempo per raggiungere degli obiettivi concreti che per me erano: la presidenza della commissione a un freelance e la riuscita di alcune vertenze che riguardano i collaboratori nelle quali mi sono impegnata ed esposta con i colleghi in prima persona. Sono abituata a lavorare per obiettivi e con delle scadenze. La deadline è stata ampiamente superata ma gli obiettivi non sono stati raggiunti. Ne prendo atto e tiro le somme.

Peccato che sia davvero una deadline, come dimostrano i pericoli che corriamo senza tutele. Il suicidio del collega Pierpaolo Faggiano, la scorta a Giovanni Tizian che era pagato 4 euro a pezzo, dimostrano che mentre noi siamo fermi, là fuori è in gioco la vita di tanti giornalisti. Quando ho iniziato un percorso di denuncia (condiviso anche da Roberto Natale) con l`inchiesta “Quattro per Cinque” a dicembre 2010 c`erano cronisti anche giovanissimi pagati 4 centesimi a riga nel profondo sud e minacciati con 5 pallottole sparate contro la macchina di una collega in Calabria. Dopo due anni la situazione è peggiorata.

Dalle minacce siamo passati alla scorta, assegnata perchè c`è un pericolo concreto per la vita di un altro giornalista, dopo i tanti già uccisi in questo paese. I 4 euro a pezzo sono pagati a Modena, nel cuore dell`Italia del nord infiltrata dalle mafie. La battaglia sui compensi si può fare solo collettivamente, la trattativa individuale conta poco. Ma questa battaglia collettiva non la sento condivisa dal sindacato e non la sento condivisa dai colleghi collaboratori freelance e precari. Questo non vuol dire che anche nel sindacato non ci sia chi ha una visione più aperta e lungimirante sulla questione, nè che tra freelance e precari non ci siano gruppi molto attivi che stanno facendo un grande lavoro. Ma non siamo la massa, quelle migliaia di collaboratori che lavorano in tutto il paese per testate grandi e piccole pagati pochissimo e a volte niente.

Eppure la causa della lotta allo sfruttamento dentro e fuori le redazioni è una causa importantissima per la libertà di stampa nel nostro paese. Per questo, credo che sarà una causa vincente. I collaboratori sono l`ingranaggio fondamentale della macchina informativa, senza di loro i giornali non uscirebbero. Purtroppo il tempo è scaduto. E` scaduto quando si è data la presidenza della commissione lavoro autonomo a un pensionato come Enrico Ferri. He didn`t fit. E` scaduto quando, dopo le sue dimissioni, non si è provveduto a designare una delle due freelance in giunta a capo della commissione. E` scaduto ora che sono passati più di sei mesi e non abbiamo mai potuto discutere delle proposte che io e gli altri colleghi della commissione avevamo fatto. Nello specifico la mia era di tenere dei corsi di autodifesa per freelance e precari gratuiti per gli iscritti al sindacato e a pagamento per gli altri.

Non abbiamo mai nemmeno discusso se la campagna `Non lavoro per meno di 50 euro` poteva diventare uno strumento dell `Fnsi. Non si può restare nella commissione dopo il brutto scivolone sulla Carta di Firenze, con gli emendamenti presentati, anche lì, fuori tempo massimo. Non si può restare nella commissione quando l`Fnsi dispone di pagare le spese di viaggio per tutti i membri della commissione che vogliano partecipare al sit in del 26 gennaio e poi non manda adesione formale e non si presenta in massa davanti a Montecitorio. ll tempo è scaduto quando si fa un convegno `stand up for journalism` dedicato ai freelance e questi sono gli ultimi: possono prendere la parola solo alla fine, dopo avere ascoltato ore e ore di interventi.

Ho imparato una cosa chiara. In questo momento gli interessi dei giornalisti garantiti da un contratto e quelli dei giornalisti sfruttati a vita senza uno straccio di tutela sono contrapposti. E non sembra possano essere difesi dallo stesso unico sindacato. Un peccato. Altre esperienze come la campagna contro il divieto di accesso della stampa nei Cie, che ho condotto insieme all`Fnsi, hanno avuto successo. Vuol dire che le potenzialità per agire ci sono. Ma poi si bloccano davanti a un muro di cui non ho voluto indagare la composizione. Un sindacato non deve solo denunciare dal pulpito, deve fare qualcosa. Come ha fatto Paolo Butturini, che ringrazio, sostenendoci in più occasioni e consentendomi di essere la prima collaboratrice a rappresentare i collaboratori di una testata a una trattativa con gli editori nella sede della Fieg.

Ma se a questo non segue un`azione corale e un sostegno pubblico e forte ad esempio dei collaboratori dell`Unità che hanno coraggiosamente scioperato perchè non erano pagati da un anno, si rischia solo di mettere bandierine qua e là. Auguro maggiore fortuna ai miei colleghi in Commissione che possano dare un apporto concreto. La mia presenza, invece, mi è sembrata del tutto inutile.