Sono state avviate le procedure di esproprio sulle due sponde dello Stretto. Può essere la prima occasione di arricchimento mafioso legata al Ponte. Nel 1985, quando sembrava imminente l`avvio dei lavori, scoppiò una spaventosa guerra di `ndrangheta per il possesso dei preziosi terreni. Oggi un gruppo interforze sta monitorando i movimenti e i passaggi di proprietà. Sperando che non arrivi tardi.
VILLA SAN GIOVANNI (Rc) - A Villa 586 proprietari, più un centinaio della vicina Campo Calabro, sono coinvolti nelle procedure di esproprio in vista dei lavori del Ponte. Sul versante calabrese, le procedure riguardano sia i terreni nella punta estrema dello stivale, sia un territorio 30 chilometri più a nord, tra Aspromonte e Piana di Gioia Tauro. Qui è prevista la mega-discarica di Melicuccà. Nel 1985 un`automobile imbottita di esplosivo viene parcheggiata accanto alla vettura blindata del boss Imerti, che si salva miracolosamente e può organizzare la vendetta.
Due giorni dopo il boss di Reggio, De Stefano, rimane sull`asfalto nel quartiere Archi. Inizierà una guerra da mille morti. Il libro di Antinio Nicaso e Nicola Gratteri, 'Fratelli di sangue`, spiega che i De Stefano volevano mettere le mani sui terreni di Villa in vista degli espropri. La convenzione fra ANAS e FS aveva lasciato intendere che i lavori sarebbero iniziati a breve. Quasi sempre si ricorre all`idea dell`'infiltrazione` per indicare la presenza mafiosa negli appalti e nei movimenti di denaro pubblico.
Ma qui si tratta di una cosa profondamente diversa, cioè la signoria territoriale che ogni clan esercita sulla propria zona di competenza. 'L`uso di parole sempre uguali come infiltrazione è la spia di un linguaggio giornalistico obsoleto, la prova del logorio della comunicazione`, ci dice in proposito Pino Arlacchi, autore dello storico studio 'La mafia imprenditrice` che tra le altre cose racconta del dominio delle ‘ndrine in provincia di Reggio.
E ora cosa si sta facendo per evitare che le ‘ndrine esercitino il proprio dominio sul territorio? 'C`è un gruppo interforze che si sta occupando di monitorare i titoli di proprietà e le destinazioni d`uso, in particolare i cambiamenti avvenuti di recente`, ci spiega Salvatore Lo Balbo, che per la CGIL sta coordinando l`osservatorio 'Edilizia e legalità`. 'Non si tratta di infiltrazioni, hanno avuto vent`anni di tempo per organizzarsi e organizzare questa speculazione. Ma ora bisogna verificare se lo Stato sta dando soldi alla mafia.
Il principio è che il terreno si espropria lo stesso, ma senza dare denaro. Un po` quello che avviene con i sequestri di beni. Non sono cose complicate. La prefettura e la polizia analizzano il casellario giudiziario come avviene abitualmente per le interdittive`. Al di là della questione mafia, quanto costeranno gli espropri? 'La cifra lievita continuamente perché la pratica è iniziata molti anni fa, ad oggi non è facile sapere a quanto ammontano e se c`è la copertura finanziaria`.
Invece è molto preoccupante quello che avviene per i lavori ordinari. 'La cosa più grave è che al momento non ci sono linee guida antimafia per i lavori del Ponte`, dice ancora Lo Balbo. Invece ci sono per l`Expo, il sindacato l`ha richiesto più volte. Può sembrare una battuta, ma al momento si assume che c`è la mafia a Milano, c`è in Abruzzo per i lavori post terremoto, mentre in Sicilia e Calabria no. Cannitello doveva passare per il tavolo di monitoraggio dei flussi di manodopera, formato tra gli altri da sindacati e Prefettura. I lavori stanno finendo e questo non è avvenuto`.