Ponte, mancano le linee guide antimafia

 

Esistono linee guida per i cantieri post-terremoto dell`Aquila e per quelli dell`Expo. Ma è rimasto lettera morta sia l`impegno per i lavori sullo Stretto (nelle zone sotto il controllo mafioso) sia il controllo dei flussi di manodopera previsto da un protocollo di legalità per il cantiere di Cannitello, ormai prossimo alla chiusura. “Forse lo Stato intende dire che c`è la mafia in Abruzzo e non c`è in Calabria?”

Pubblicato su Repubblica.it

REGGIO CALABRIA – Esistono le “Linee guida per i controlli antimafia” per la ricostruzione a L`Aquila e per l`Expo 2015, pubblicate in Gazzetta ufficiale (sono legge dello Stato), ma non ci sono per il Ponte sullo Stretto, che dovrebbe unire due territori in cui le mafie sono un fenomeno strutturale. I lavori di Cannitello sul versante calabrese, opera propedeutica al Ponte, dovevano essere un cantiere pilota in cui monitorare le imprese che lavorano in subappalto e i flussi di manodopera. Era stato raggiunto un protocollo d`intesa per prevenire l`infiltrazione della criminalità organizzata, sottoscritto il 10 marzo 2011 e mai entrato in vigore. Su questo c`e` stato un incontro in prefettura a Reggio Calabria, lo scorso settembre, ma i lavori del cantiere sono quasi finiti: se ne prevede il completamento a dicembre.

“Vogliamo sapere chi ha eseguito i lavori e chi è stato assunto, abbiamo sollecitato più volte la convocazione del tavolo -  dice Salvatore Lo Balbo, segretario nazionale Fillea Cgil  -  tutti i lavoratori di Cannitello avrebbero dovuto compilare un`autocerfificazione per capire se erano del settore e le verifiche dovevano essere fatte dal gruppo interforze, controlli che andavano fatti prima dell`apertura del cantiere, non a conclusione dei lavori”.

Il protocollo d`intesa antimafia doveva essere un mini test da applicare poi a tutta la realizzazione dell`opera ed era così avanzato da essere ripreso all`interno delle Linee guida per l`Expo. E` rimasto lettera morta, tanto che i sindacati hanno scritto congiuntamente al prefetto Bruno Frattasi, a capo del Ccasgo, Comitato di Coordinamento per l`alta sorveglianza delle grandi opere, chiedendo di procedere.

Per ora hanno ottenuto un primo passo: da settembre sono in Gazzetta ufficiale le direttive per gli espropri che riguardano (fonte Stretto di Messina) 690 unità immobiliari abitative di cui 170 in calabria e 520 in Sicilia. “Quello che risulterà dalle verifiche dovrebbe essere reso noto  -  sostiene Lo Balbo che coordina anche l`Osservatorio Edilizia e legalità – perché il denaro è pubblico e deve essere tracciato”.