Salento, la crisi delle angurie e la crescita del lavoro nero

Due milioni di quintali di frutti lasciati a marcire. A pagare di più sono i braccianti stranieri che lavorano poco e spesso in nero. Gli stagionali ospitati alla masseria Boncuri lottano da due anni per l`ingaggio ma devono subire la crisi di un sistema debolissimo. Molti i tunisini provenienti dal centro di Manduria.

NARDÒ (Le) – Quest’anno le angurie salentine sono rimaste a marcire nei campi. Le aziende non le hanno raccolte a causa del crollo dell’export verso i paesi acquirenti come la Francia e la Germania e del conseguente abbassamento del prezzo pagato al chilo. I numeri dati dalla Coldiretti Puglia sono da tracollo: “Due milioni di quintali di angurie nel Salento non sono neppure state raccolte e sono andate perse oltre 50mila giornate di lavoro per le operazioni di raccolta con una perdita di non meno di 4,5 milioni di euro di salari non corrisposti a centinaia di braccianti agricoli per mancanza di prestazioni”.

Per questo oggi oltre 700 imprenditori agricoli con 100 trattori hanno portato le angurie per  protesta davanti alla Prefettura di Lecce. Chiedono gli aiuti dell’Unione europea. Secondo la Coldiretti, la crisi delle angurie, è dovuta a un duplice fenomeno. Da un lato alla psicosi da `batterio killer’, che nei mesi scorsi avrebbe determinato l`embargo da parte dei Paesi acquirenti storici, come la Germania.  A ciò va ad aggiungersi “l’invasione” che la Puglia sta subendo di angurie provenienti dalla Grecia e vendute a prezzi fino a 8/10 centesimi di euro al chilogrammo in meno rispetto al prodotto locale.

Una situazione che si ripercuote sui braccianti stagionali che come ogni anno costituiscono la manodopera nei campi. A Nardò, per il secondo anno, ha aperto un centro di accoglienza per i lavoratori stranieri, l’unica esperienza in Italia gestita interamente da volontari che vivono alla “Masseria Boncuri” con gli stranieri. Attiva dal 20 giugno, la masseria chiuderà i battenti a fine stagione, il 31 agosto. Giunti a metà del percorso, Gianluca Nigro, coordinatore dell’associazione Finis Terrae, traccia un primo bilancio della campagna “Ingaggiami contro il lavoro nero” per il rispetto dei diritti dei lavoratori della terra.

“Con la crisi delle angurie, lasciate sul terreno e non raccolte, c’è stato un arretramento verso il lavoro nero – spiega – quest’anno lo scontro con le aziende è palese, c’è una separazione netta fra produttori e lavoratori, il clima è più ostile”. Tuttavia, la campagna sta dando dei buoni risultati, con l’utilizzo delle T-shirt con lo slogan da parte dei braccianti quando vanno nei campi e con la distribuzione di un depliant sulle paghe regolari e le informazioni legali tradotto in 4 lingue. “Abbiamo oltre 200 persone ospitate nelle tende, di cui 120 lavorano e di questi 80 hanno un ingaggio regolare” afferma Nigro.

Il problema in questo momento è che le paghe sono molto più basse della scorsa stagione. Raccogliendo le angurie si veniva pagati ad appezzamento di terreno lavorato e una giornata fruttava al lavoratore 50, 60 euro. Invece ora i braccianti non trovano impiego con le angurie e quindi raccolgono pomodori a 4 euro l’ora per una paga giornaliera che non supera i 30 euro. A cercare lavoro nei campi di Nardò ci sono anche circa 40 tunisini provenienti dal centro di accoglienza di Manduria.

Le altre nazionalità presenti alla masseria Boncuri sono Sudan, Ghana e persone provenienti da vari paesi dell’Africa subsahariana. I volontari sono 15 per turno, a rotazione settimanale e provengono anche dalle Brigate di Solidarietà Attiva. Al campo è stata organizzata anche una scuola d’Italiano con insegnanti abilitati che conta 45 studenti per 4 volte alla settimana.