L`ONG denuncia: tempi biblici per l`asilo politico, accordi fuori dal diritto internazionale per rispedire i profughi in Libia nonostante la guerra in corso e il decreto che porta da sei a 18 mesi la detenzione nei CIE.
Roma – Tempi biblici per l`asilo politico, accordi fuori dal diritto internazionale per rispedire i profughi in Libia nonostante la guerra in corso e il decreto voluto dal ministro dell`Interno Maroni che da un giorno all`altro ha portato da sei a 18 mesi la detenzione nei Cie, senza adeguare le strutture. Sono questi i temi cruciali dell`emergenza sbarchi che hanno spinto Medici senza frontiere a lanciare più di un allarme. 'Il problema con l`Italia è che trattiamo questo fenomeno sempre come un`emergenza anche se va avanti da anni`.
E` quanto afferma Konstantinos Moschochoritis, direttore generale di Medici senza frontiere Italia. 'Dopo la primavera araba e il caso specifico della Libia erano prevedibili le conseguenze per l`Italia – continua - Sapevamo benissimo da tempo la situazione dei cittadini di paesi terzi presenti in Libia per transito, per lavoro o nei campi di detenzione, quindi era ovvio che sarebbero fuggiti dalla guerra. Invece ci sono state misure emergenziali non adeguate. L`esempio di Mineo e della lentezza della procedura d`asilo è un caso chiaro che non siamo adeguati alla realtà. Anche se ora al cara di Mineo hanno aumentato il ritmo, nessuno può smentirci quando diciamo che le procedure sono lentissime`.
Ecco perché Msf ha parlato di un 'limbo che è difficile da gestire`. Per quanto riguarda i centri di espulsione e di identificazione, Moschochoritis sostiene che 'crea grande preoccupazione l`allungamento della detenzione da sei a diciotto mesi`. Secondo il direttore generale di Msf, 'può solo provocare ulteriori problemi, tecnicamente ci sono conseguenze pratiche di questa estensione fatta da un giorno all`altro senza l`adeguamento delle strutture. Prima si stava soltanto due mesi, poi sei e ora se si devono trattenere le persone per un anno e mezzo serve una pianificazione completamente diversa, anche dal punto di vista medico e psicologico`.
Msf boccia soprattutto l`accordo Italia – Libia sul respingimento dei migranti, rinnovato ora con il Consiglio nazionale di transizione di Bengasi, che l`Ong definisce senza mezzi termini 'esempio di questa politica cinica`. L`organizzazione umanitaria sottolinea che 'con l`obiettivo della ‘lotta contro l`immigrazione illegale`, gli Stati europei negano a rifugiato e richiedenti asilo la protezione e il trattamento a cui hanno diritto, condannandoli a una situazione di ‘limbo` che aumenta la loro sofferenza`.
Moschochoritis rincara la dose: 'L`accordo con il Comitato di transizione è ancora con un paese che non ha firmato la convenzione di Ginevra, ormai tutti conoscono le condizioni dei migranti in Libia e ora c`è anche la guerra`. Il direttore generale rinnova così l`appello agli Stati europei già lanciato lo scorso 19 maggio: 'Abbiamo detto ai leader europei che se interveniamo militarmente per proteggere i civili in Libia, la protezione non si ferma al confine e quando questi vengono in Europa non può diventare un problema, la protezione va data anche qui`. A parlare chiaro sono anche le cifre.
'In Italia abbiamo ricevuto 25mila tunisini e 19mila subsahariani dalla Libia, quando i paesi confinanti, Tunisia ed Egitto, hanno accolto 630mila persone in fuga dalla Libia, soprattutto i tunisini hanno mostrato grande solidarietà verso i profughi e hanno trattato questo problema senza gli allarmismi che qui abbiamo avuto per numeri molto inferiori`. Secondo il direttore generale di Msf 'il problema della guerra in Libia è per i paesi confinanti, non per l`Italia`. Mentre per i 19mila profughi arrivati come richiedenti asilo, ma cittadini di paesi terzi e non libici, non è chiaro cosa succederà. Non si sa se potranno ottenere la protezione oppure avranno un diniego. E, in quel caso, dicono gli esperti, andrebbero a ingrossare le fila dei braccianti stranieri stagionali, sfruttati nei campi perchè senza permesso di soggiorno.