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Le navi da crociera passeranno sotto il Ponte?

Il Ponte sullo Stretto sarà alto 65 metri a pieno carico, 70 in altre condizioni, cioè senza treni e automobili sopra. Le navi da crociera più grandi potranno passarci sotto? Nel porto di Messina arrivano circa 250 mila croceristi l`anno. Un indotto fondamentale in una città in agonia, che non può essere perduto. Anche le navi commerciali che transitano da Gioia Tauro potrebbero essere penalizzate. Ma la “Stretto di Messina” risponde che…

     

Scritto da Antonello Mangano

Pubblicato su “il manifesto”

Si chiama “franco navigabile”. E’ lo spazio che una nave può utilizzare per passare sotto un ponte. Quello sullo Stretto prevede un’altezza di 65 metri del canale centrale, in “presenza delle massime condizioni di carico”. Se invece non ci passano sopra treni e mezzi pesanti si arriva a 70 metri. La nave da crociera “MSC Splendida” è alta 66,8 metri, misurati dalla chiglia, quindi prevede un’immersione (draught) di alcuni metri.

Ci passa o non ci passa? Dipenderà dalle condizioni del mare o dal volume di traffico? Secondo la “Stretto di Messina”, da noi interpellata, solo la “Queen Mary 2” e le portaerei USA sono sicure di non passarci sotto. Per il resto, il Ponte “consente il passaggio di tutte le più moderne navi container e da crociera. Ed è in linea con i franchi navigabili dei ponti posizionati sui principali canali di navigazione internazionale”. Ma è anche vero che solitamente gli altri ponti non “interferiscono” con rotte crocieristiche.

Alla fine, gli armatori terranno conto di tutte le variabili o preferiranno non rischiare cancellando Messina dai loro percorsi mediterranei? Abbiamo chiesto a MSC, una delle compagnie più importanti. “Ancora non ci siamo posti il problema”, ci dicono dalla sede centrale di Napoli. Ma la risposta è davvero importante, perché nel porto dello Stretto sbarcano 250 mila crocieristi l’anno. Una boccata d’ossigeno per una città in piena di crisi economica, dove i giovani hanno ripreso a emigrare. Proprio sul turismo punta il sindaco Giuseppe Buzzanca, secondo cui verranno a vedere il collegamento stabile “il 20% dei turisti che arrivano in Europa”. Una previsione molto ottimista se si pensa che Kobe-Awaji, le isole Zhoushan oppure Barton-upon-Humber non sono certamente rinomate mete turistiche, nonostante ospitino i ponti sospesi più lunghi al mondo. Intanto l’unica certezza sono i turisti che sbarcano nel terminal crociere. L’autorità portuale messinese comunica che nel 2009 erano esattamente 253.199, l’anno precedente fu quello del record con 337.117 presenze.

Il gigantismo navale

 Altra questione riguarda i porta-continer di classe “Super Post Panamax” (alti 75 metri e pensati per il nuovo canale di Panama, il cui allargamento è stato affidato proprio a Impregilo, capofila del consorzio Eurolink impegnato nello Stretto). Le grandi navi che partono da Gioia Tauro non potranno più transitare nel braccio di mare che divide Sicilia e Calabria? Lo sostiene il presidente di Unioncamere Calabria, il crotonese Fortunato Roberto Salerno, secondo cui “la costruzione del Ponte provocherà l’inesorabile indebolimento e penalizzazione della leadership del porto di Gioia Tauro a favore di quello di Genova”.

Lo scalo di tranship calabrese era stato pensato proprio per il “gigantismo navale”, cioè per permettere alle enormi navi che vengono dall’Asia di spostare il carico su natanti più piccoli in grado di entrare nei porti ordinari. Un impedimento renderebbe impossibile raggiungere lo Stretto e quindi – per esempio – una rotta strategica come quella di Suez. Anche qui la “Stretto di Messina” nega decisamente: “L’altezza è stata stabilita in accordo con le componenti autorità marittime”. Ma il margine non è troppo limitato? Non c’è il rischio che dipenda da troppo variabili, per esempio le condizioni del mare? “Una nave di quella portata non risente di un’onda. In Danimarca le portacontainer passano abbassando le antenne”, ci risponde il capo-ufficio stampa Lorenzo Falciai.

L’oasi dei mari

E’ vero. Un lancio dell’Associated Press racconta cosa deve fare la più grande nave da crociera del mondo per passare sotto il ponte sul Grande Belt, che unisce Zelanda, dove si trova la capitale Copenaghen, e l’isola Fionia. L’Oasis of the Seas, cinque volte più grande del Titanic, ha abbassato le sue ciminiere telescopiche, passando con un margine minimo: meno di due piedi, cioè mezzo metro. Per precauzione, il traffico stradale e ferroviario è stato sospeso per 15 minuti. Anche lo Storebæltsbroen è alto 65 metri, come quello messinese (a pieno carico). Il passaggio è diventanto un evento seguito sulle due coste da centinaia di persone, in attesa per ore. La nave è l’orgoglio della Royal Caribbean, una delle maggiori compagnie, che include anche Messina nelle sue crociere che partono da Civitavecchia e raggiungono Istanbul. Il passaggio è avvenuto senza incidenti, ma chiaramente si è trattato di un fatto occasionale. Il natante è stato fabbricato nei cantieri finlandesi nel 2009 e doveva raggiungere la Florida. Oggi è in servizio nei Caraibi occidentali. Senza ponti in mezzo.

Fotogalleria. Lo Stretto e il porto di Messina

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore della casa editrice “terrelibere.org”. E’ autore dei libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010) e "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Collabora con MicroMega, Repubblica.it, L'Espresso.