Sabato scorso migliaia di persone a Messina hanno chiesto l`uso alternativo dei soldi destinati alla grande opera. Intanto sono sempre a rischio 143 posti di lavoro. Quindici dipendenti di Eurolink già in mobilità, più novantotto operai dell`Officina Grandi Riparazioni ferroviarie e trenta dell`indotto. In via di licenziamento anche 3 dipendendenti del cantiere di Cannitello, che però ha già accumulato 4 mesi di ritardo.
MESSINA. Meno 143. L`attuale 'saldo occupazionale` dimostra che il binomio tra Ponte e lavoro è partito col piede sbagliato: dalla promessa di 40.000 posti siamo arrivati in poco tempo alla quasi certezza di quindici licenziati da Eurolink da qui alla fine dell`anno; e all`annuncio della dismissione, entro 30 mesi, dell`'Officina Grandi Riparazioni` delle Ferrovie, per far posto ai cantieri della ‘grande opera`. Di conseguenza, altri 98 lavoratori (più 30 dell`indotto) rischiano il posto.
Già in estate, i sondaggi geognostici avevano visto l`impiego di soli 5 lavoratori messinesi su 120 addetti. Le operazioni erano funzionali al progetto definitivo, poi redatto, ma hanno assicurato (poco) impiego e per un tempo limitato. Lo spostamento del binario di Villa San Giovanni Cannitello – opera propedeutica alla costruzione del pilone calabrese - doveva essere terminato a giugno, ma è già in ritardo di quattro mesi. Intanto Eurolink si è cautelata mettendo in mobilità tre addetti, tra i quali il capocantiere.
E` questo il contesto catastrofico in cui si è tenuto il corteo della Rete No Ponte. 'I soldi destinati al Ponte devono andare alla messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e idrogeologico, in particolare chiediamo un piano di riqualificazione dell`edilizia scolastica`, dice Luigi Sturniolo. Cioè interventi capaci di produrre posti di lavoro stabile.
Dopo la tragica alluvione di Giampilieri (primo ottobre 2009), l`area dello Stretto è stata colpita da altre catastrofi dovute al dissesto dei torrenti e delle colline. Un processo che sarà aggravato dalle opere collaterali del Ponte, a partite dai circa 8 milioni di metri cubi di inerti da 'conferire ai siti di recupero ambientale`, come eufemisticamente sono chiamate le megadiscariche previste.
Senza dimenticare il potenziamento dei trasporti pubblici nello Stretto: da quando si parla di Ponte, paradossalmente, i traghetti pubblici sono stati pressoché dismessi ed è diventato sempre più difficile passare da una sponda all`altra.