Migranti. Tutto il potere alla Protezione civile

 

Berlusconi ha dichiarato l`emergenza migranti in Italia e in Nord Africa, quindi ha nominato commissario con ampi poteri il capo della Protezione civile. Si può andare in deroga dell`ordinamento giuridico. Ricreate le condizioni che hanno portato al processo alle cricche (definite dai giudici come un sistema per portare soldi dal pubblico al privato). Bisogna uscire dalla logica emergenziale e creare canali di ingresso legale per i migranti.

Con il Papa non ci sono riusciti. E infatti se ne è lamentato Alemanno, sindaco di Roma: la beatificazione di Giovanni Paolo II non è stata considerata “grande evento”.  Di conseguenza, 4,6 milioni di euro – il costo delle giornate romane – dovranno essere prelevati casse del comune. Ai tempi d’oro della ‘cricca’ della Protezione civile, nel periodo del “Potere assoluto”,  pure i mondiali di nuoto a Roma e quelli di ciclismo a Varese, l’eccezionale afflusso turistico alle Eolie, le visite pastorali di Benedetto XVI o il congresso eucaristico di Ancona diventano ‘grandi eventi’ a spese dello Stato con una paginetta di ordinanza.

Ma dopo le inchieste giudiziarie la musica è cambiata. I Pm di Perugia hanno confermato che la Protezione civile ha asservito la sua “pubblica funzione” al perseguimento di interessi privati. Esattamente quanto terrelibere.org denuncia da tempo con la formula delle “mucche da mungere”, grandi opere o eventi emergenziali che sospendono la democrazia. E’ il momento in cui diventa facile arricchirsi saltando le procedure e annullando le garanzie. E’ il meccanismo della shock economy.

Adesso potremmo trovarci nuovamente in quella situazione. Con l’ordinanza n. 3933 della Presidenza del CdM del 13 aprile 2011, “il capo del Dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri è nominato Commissario delegato per la realizzazione di tutti gli interventi necessari a fronteggiare lo stato di emergenza di cui ai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e con i poteri individuati dalle ordinanze del Presidente Consiglio dei ministri”.

La logica è inoppugnabile. Berlusconi crea l’emergenza per decreto, il successore di Bertolaso Franco Gabrielli (una vita nella DIGOS, nell’antiterrorismo e nei servizi segreti) ha il “potere assoluto” di risolverla. Lo stato di emergenza era stato dichiarato il 12 febbraio 2011, prima in Italia, poi con una originale interpretazione giuridica, il presidente italiano aveva esteso lo status emergenziale a tutto il “Nord Africa”, estendendo arbitrariamente la sovranità italiana. Berlusconi ha deciso infatti “lo stato di emergenza umanitaria nel territorio del Nord Africa per consentire un efficace contrasto all’eccezionale afflusso di cittadini extracomunitari nel territorio nazionale”. Ma  quali sono i confini del “Nord Africa”? Non si sa. L’obiettivo dell’atto del 7 aprile era l’annullamento delle regole interne, più che una nuova politica coloniale: è infatti “ritenuta ineludibile l’esigenza di assicurare l’urgente attivazione, in coordinamento con il Ministero degli Affari esteri, di interventi in deroga all’ordinamento giuridico (…)”.

Cosa ha risolto finora lo stato di emergenza, considerando che quasi tutti i tunisini arrivati vogliono andare in Francia? Nulla tranne i problemi della Pizzarotti Spa, impresa di costruzioni di Parma che aveva il problema di affittare il suo residence degli aranci nel cuore a Mineo, dopo la disdetta della Marina USA. Meglio di un affitto, è arrivata la requisizione dello Stato, per una cifra che ancora non è stata comunicata, e lo spostamento immotivato di un migliaio di migranti dai CARA italiani al centro della piana di Catania, in mezzo agli aranceti.

Anche gli sbarchi a Lampedusa – a modo loro – sono un grande evento. Mediatico. Lo abbiamo definito il “Truman Show italiano”, che giornali e tv raccontano spesso male, nella migliore delle ipotesi, descrivendo ottusamente e passivamente arrivi, naufragi, salvataggi e ammassamenti. Ma perché migliaia di persone preferiscono affondare nel Mediterraneo pur di raggiungere il primo lembo d’Europa? Sono disperati, dice la televisione. In realtà, non hanno altra scelta perché non esistono reali canali di ingresso legale. E non si apriranno certamente ora che l’emergenza migranti può diventare un’ottima occasione per creare nuove cricche.