La sicurezza dei nostri luoghi contro la speculazione del Ponte. Ha più senso continuare a buttare soldi per un’opera devastante o ha più senso mettere al sicuro i nostri luoghi, le nostre abitazioni, le nostre scuole? E con un saldo occupazionale certamente favorevole nella seconda opzione.
Non c`è alcun dubbio ormai che i lavori di messa in sicurezza dei paesi colpiti dalle frane il primo ottobre 2009 sono a rischio per carenza di finanziamento. Stessa sorte tocca agli interventi necessari nelle località interessate dall`alluvione del primo marzo 2011. In una città e in una provincia che hanno bisogno di un generale ripensamento del modello sviluppo, tocca far fronte alle urgenze. E le urgenze parlano del rischio di tutti. Ce lo dice quanto accaduto negli ultimi anni (a questo andrebbe aggiunto il grido d`allarme lanciato da più parti per quanto riguarda il rischio sismico per il nostro territorio). I cinque milioni stanziati dal Governo attraverso il 'milleproroghe` gridano vendetta. I sette milioni a disposizione del Comune sono bazzecole rispetto al necessario.
Il 14 maggio il movimento No Ponte sarà nuovamente in piazza per chiedere con determinazione che i soldi destinate al Ponte sullo Stretto siano utilizzati per infrastrutture prossime ai cittadini. In primo luogo si chiederà che quelle risorse (interamente pubbliche) servano a mettere in sicurezza i cittadini dal rischio sismico e idrogeologico.
L`idea della grande opera che riscatta un territorio della sua marginalità è costantemente reiterata per mascherare l`assoluta assenza di utilità dell`infrastruttura stessa, tacendo sulle incognite (tante) dal punto di vista ingegneristico e sul saldo negativo di qualsiasi valutazione costi/benefici dal punto di vista della collettività. In realtà, il progetto di costruzione del Ponte sullo Stretto è operazione ideologica che nasconde interessi privati. Gli interessi privati sono riferibili a chi ha fruito delle centinaia di milioni di euro finora spesi senza che la collettività abbia avuto alcun vantaggio (da questo punto di vista il continuo allungamento dei tempi dell`iter è funzionale a mantenere aperto il canale di spesa). Gli interessi privati riguardano chi costruisce consenso e cooptazione attraverso la politica degli annunci.
Solo nell`ultimo anno sono stati spesi 110 milioni di euro per sondaggi geognostici e, quindi, progetto definitivo. Ritorno per il territorio uguale a zero (si pensi che solo cinque sui 125 addetti alle trivellazioni erano messinesi). La stessa cifra sarebbe stata sufficiente a pagare gli attuali cantieri gestiti dal Genio Civile, quelli previsti per le emergenze provocate dalle piogge del primo marzo e si sarebbe potuto iniziare un lavoro di messa in sicurezza degli edifici scolastici (messi sotto accusa in più di un`occasione negli ultimi tempi).
La domanda che dobbiamo porci, quindi, è molto semplice: 'Ha più senso continuare a buttare soldi per un`opera devastante che probabilmente non vedrà mai la luce o ha più senso mettere al sicuro i nostri luoghi, le nostre abitazioni, le nostre scuole?` (Con un saldo occupazionale certamente favorevole nella seconda opzione, visto che i lavori del Ponte sono nettamente a più basso contenuto di lavoro vivo).
Uno striscione esposto nel corso dell`ultima manifestazione svoltasi a Giampilieri recitava: 'Si sblocchino i Fondi Fas`. Ecco, i soldi promessi per l`avvio dei cantieri del Ponte vengono proprio da lì. Non c`è nient`altro, al momento. Alla faccia di chi dice che i due canali di finanziamento sono assolutamente diversi. La verità è che si tratta di scelte politiche. Per questo è necessario che i cittadini si facciano sentire, per questo è necessario che i cittadini si difendano, per questo è necessario essere in tanti il 14 maggio in piazza.