L`ex ministro tunisino Abdeljalil Bedoui: “Non una catastrofe e nemmeno una migrazione strutturale, ma un fenomeno eccezionale che come tale va considerato. Siamo preoccupati per il razzismo che rischia di diffondersi in Italia”.
Tunisi – Mentre i ministri dell`Interno Roberto Maroni e degli Esteri Franco Frattini concordano con i loro omologhi e con il premier Beji Caid Essersi una linea di contrasto all`immigrazione verso Lampedusa, dalla società civile tunisina arriva un appello all`Italia e all`Unione europea a tenere in considerazione ‘l`eccezionalità` della crisi nordafricana. A lanciarlo è Abdeljalil Bedoui, presidente del Forum tunisino dei diritti economici e sociali.
'La Tunisia attraversa un momento delicato, è in corso una rivoluzione e confiniamo con la Libia – dice Bedoui – contando esclusivamente sulle nostre forze abbiamo salvato e accolto 163 mila profughi in fuga dalla guerra, è stata straordinaria e ammirevole la solidarietà spontanea dei tunisini verso chi ha lasciato la Libia e quindi non si capisce questo comportamento dell`Unione europea, di cui per giunta siamo un paese partner, e dell`Italia per soli 15 mila tunisini arrivati a Lampedusa. Non è una catastrofe e nemmeno una migrazione strutturale, è un fenomeno eccezionale e come tale va considerato`.
Abdeljalil Bedoui è stato a lungo membro della Lega tunisina per i diritti dell`uomo ed è uno dei ministri che si è ritirato dal governo d`unità nazionale formatosi alla caduta di Ben Alì per protesta contro la presenza di uomini del vecchio regime. 'Siamo molto inquieti e preoccupati per il sentimento razzista che rischia di diffondersi tra la popolazione italiana se si danno informazioni razziste e false – afferma – perché i nostri paesi hanno da sempre un buon rapporto storico di amicizia`. Secondo Bedoui ' è un dovere nazionale controllare le coste ma non si può contare esclusivamente sulle autorità tunisine in questo momento, l`Italia deve considerare la specificità della fase attuale che attraversa la Tunisia`.
Il presidente del Forum dei diritti economici e sociali ha comunicato al premier Beji Caid Essersi la posizione della società civile tunisina, prima dell`incontro con i ministri Maroni e Frattini. 'Abbiamo chiesto alle nostre autorità di non accettare il ‘dictat` delle autorità italiane e di essere fermi – spiega – di non accettare un rimpatrio massivo e un ritorno collettivo dei migranti e di sospendere l`accordo sull`immigrazione con l`Italia perché è stato firmato sotto la dittatura di Ben Ali da autorità fasciste che non tenevano conto del rispetto dei diritti umani`.
Bedoui ha condotto una ricerca congiunta con il Consiglio italiano per i rifugiati chiamata ‘missione Tunisia – Italia` per studiare le cause del flusso migratorio verso Lampedusa e suggerire gli interventi più adeguati. 'Il profilo dei giovani che partono è sempre lo stesso – racconta – vengono dalla zona sud del paese, lavoravano nel turismo e nell`indotto collegato, nell`artigianato e nel commercio transfrontaliero con la Libia. Ora queste attività, come anche i trasporti e la ristorazione, si sono fortemente ridotte e questi giovani si sono trovati in enorme difficoltà, quindi hanno attraversato il mare alla ricerca di lavoro. Sono istruiti, solitamente diplomati e hanno già esperienze lavorative qualificate. La Tunisia non è contenta di queste partenze perché influenzano negativamente il nostro sistema di sviluppo`. Durante la missione, Bedoui ha visitato i centri d`accoglienza in Sicilia e ha parlato con la prefettura di Palermo e con il Viminale.
'Sappiamo che a Lampedusa la popolazione è accogliente e non è razzista, ma i tunisini devono essere trasferiti in centri d`accoglienza nel rispetto dei loro diritti sanciti dalle convenzioni internazionali – continua il presidente del Forum tunisino dei diritti economici e sociali – chiediamo al ministro dell`Interno Maroni di facilitare l`arrivo in Italia di un gruppo che rappresenta la nostra società civile per aiutare e dare assistenza e informazioni ai tunisini che sbarcano sulle coste italiane`.