`Tutti per Kamarina`: la lotta dei cittadini contro la tragedia ambientale

RAGUSA - Non è solo l’erosione costiera a minare la conservazione dell’agorà di Kamarina. Accerchiata da villaggi turistici e campi da tennis, abbandonata all’incuria e al degrado, la città greca è un tesoro da salvare per tante ragioni. Balcone sul mare, città di frontiera della Magna Grecia, oggi è lasciata in preda ai tombaroli, a causa delle recinzioni divelte. La vegetazione spontanea ricopre quasi tutta l’area del parco, infestato da zecche e ratti.

I mosaici pavimentali sono nascosti dalle erbacce. I sentieri non sono percorribili, i cancelli sono chiusi anche durante gli orari d’apertura per la mancanza di personale. Solo il museo che raccoglie alcuni dei reperti storici è pienamente fruibile. I padiglioni messi per coprire l’agorà, gli altari e un deposito di 800 anfore greche sono quasi completamente saltati e le strutture portanti sono arrugginite. Il risultato è che gli scavi archeologici sono esposti alle intemperie e al fortissimo vento che soffia dal Canale di Sicilia. In alcuni punti anche la segnaletica è crollata al suolo.

Anche se Kamarina è nel territorio di Marina di Ragusa, a mobilitarsi in sua difesa è stato un comitato di cittadini di Vittoria, che si sentono eredi dei camarinesi. Il comitato di chiama “Tutti per Kamarina” ed è stato protagonista di proteste eclatanti. La più spettacolare la scorsa estate quando sono state installate sulla spiaggia otto vele nere e un manichino che raffigura la ninfa Kamarina. L’inziativa si chiamava Issiamo le vele della sofferenza. “Simboleggiano l’entrata nel porto delle navi greche con le vele a lutto al ritorno nella terra dei padri, vedendola in queste condizioni” spiega Tano Melfi, uno dei più attivi del comitato che ha anche realizzato alcune video denunce su Youtube. 

“L’erosione è solo la punta dell’iceberg – continua – il nostro impegno è per tutta l’area archelogica, un gioiello, uno scrigno di cultura inglobato dalle lobby delle speculazioni edilizie”. I cittadini si battono per un intervento immediato con la messa in sicurezza del sito ma anche per la valorizzazione del parco. Per questo denunciano con ogni mezzo la tragedia ambientale in atto. Hanno organizzato fiaccolate sul promontorio, mostre fotografiche, installazioni artistiche di protesta.

Per il futuro hanno elaborato il progetto “Kamartè” per un parco culturale, sperando di coinvolgere tutta la provincia di Ragusa e fare comprendere al mondo l’importanza del paesaggio storico di Kamarina. “E’ finalizzato a esaltare gli scavi attraverso l’arte contemporanea – afferma Melfi – chiederemo agli scultori di donare un’opera d’arte da installare su ogni antico quartiere per ‘attenzionare’ il sito”. L’idea è di collaborare con gli istitui d’arte, quelli agrari, le scuole di Scicli, ma anche di coinvolgere i privati, chiedendo ai vivai di adottare un monumento, invece di un’aiuola pubblica, e di curarlo. Le aree di intervento individuate dal progetto sono: le dune, il fiume Ippari, il promontorio, l’agorà, il quartiere Casa dell’altare, il quartiere del quadrivio, la necropoli e l’aera museale.