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Somali, la vita degradante dei rifugiati in quel che resta della loro ambasciata - www.terrelibere.org
  
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notizie Migranti. Vogliono andare via e non possono
Somali, la vita degradante dei rifugiati in quel che resta della loro ambasciata
terrelibere.org - autore dell"articolo < Contatta Repubblica.it 24 dicembre 2010 terrelibere.org - terrediconfine - Segnala questa notizia Vai ai commentiCommenta Statistiche di lettura - terrelibere.orgLetto 1852 volte
L`inferno dei rifugiati dell`ex sede diplomatica di via dei Villini a Roma. Ora sono aumentati, dopo un primo sgombero della polizia. Chiedono il rispetto dei loro diritti e di poter lasciare l`Italia. La denuncia dell`associazione Migrare: `Che fine hanno fatto i 13,5 milioni del triennio 2008-2010 per l`asilo politico?`
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L'interno dell'ex ambasciata somala

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Pubblicato su repubblica.it

ROMA - Come a Rosarno, nel cuore della capitale, nei pressi di Porta Pia, tra sedi diplomatiche e residenze principesche, c`è un dormitorio-lager. È l`ex ambasciata somala di via dei Villini 9, dove sono tornati a vivere i rifugiati somali che erano stati sgomberati il mese scorso dalla polizia. Ovunque ci sono materassi lerci, raccattati dai cassonetti e letti fatti con i cartoni, sistemati nei garage, in cortile o ai piani superiori della vecchia ambasciata abbandonata e fatiscente. Per dormire si fanno i turni, visto che non c`è posto per tutti. Senza acqua potabile, luce, né riscaldamento. Senza porte e finestre che riparino dal gelo. Solo un grosso cancello questo l`inferno dai diplomatici. All`interno, ci sono 140 persone tra i 20 e i 50 anni e forse anche tre minorenni, che sarebbero stati schedati nei controlli di polizia come adulti.

Andata e ritorno dal Nord Europa. Sono aumentati di numero, visto che c`è chi è tornato in questi giorni dal Nord Europa. I somali sono infatti titolari di protezione umanitaria e di asilo politico, che gli sono stati riconosciuti in Italia. Molti di loro, non riuscendo a sopravvivere nel nostro paese, vanno all`estero e ricevono assistenza ma poi sono costretti a ritornare indietro perché sono stati identificati per la prima volta in Italia secondo le regole internazionali. A Roma vivono in un tugurio tra gli stenti, senza assistenza igienico-sanitaria, tra i topi e con il rischio di malattie ed epidemie. Una condizione lesiva di ogni diritto umano.

La testimonianza. "La polizia è arrivata mentre dormivamo, di notte, ed hanno maltrattato chi reagiva - racconta Ibrahim Dahir Mohammed - credevamo che quando ci hanno portati via, poi ci avrebbero sistemati. Invece ci hanno solo preso le impronte digitali e lasciato andare, nessuno ci ha cercato né dato informazioni". Un trattamento che ha lasciato "sconcertato" Youssuf Aden, uno dei portavoce della comunità. "Non è possibile che dei rifugiati vivano come noi in un dormitorio di fortuna e vengano svegliati e arrestati in quel modo". Tanti di loro hanno ancora le "card" con la foto e le generalità in lingua svedese o danese. Vuotano le tasche e mostrano una sfilza di bancomat nordeuropei, ormai inservibili. Chi è riuscito a vivere per un periodo in Olanda, Norvegia o Danimarca aveva intestato a suo nome un conto corrente personale su cui mensilmente riceveva il sussidio statale.

A differenza di altri paesi... Abdulahi Dhoore, 23 anni, è dovuto tornare una settimana dall`Olanda, dove viveva da aprile del 2009. "Mi ha richiamato l`Italia - racconta - in Olanda stavo in un campo attrezzato, mi davano 55 euro alla settimana per le mie spese e tutti i giorni frequentavo la scuola". Ci sono tante storie come questa. Ismail Abdallah è tornato il 3 dicembre, per lo stesso motivo, dalla Svezia dove per otto mesi ha ricevuto circa 200 euro mensili di sussidio. Anche Ahmed Abdullah è arrivato nell`inferno di via dei Villini dalla Norvegia, dove le autorità gli avevano riferito che "secondo l`Italia ha lasciato la sua casa e la sua automobile". Abdel Alì nel 2008 è volato con una compagnia low cost in Finlandia e in un anno ha imparato il finlandese. "Mi davano 360 euro mensili come sussidio - racconta - nel 2009 sono dovuto tornare e per vivere ho raccolto pomodori a Comiso (Rg) per 25 euro al giorno".

Le inadempienze italiane. Stremati come sono, i rifugiati somali lanciano un appello. "Non vogliamo vivere come animali, ma come uomini - dice il portavoce Youssuf - molti di noi sono istruiti e tutti con lo status di rifugiati. Sulla protezione dei diritti umani, l`Italia ha garantito per noi davanti all`Unione Europea ed è inadempiente. Non vogliamo restare qui, vogliamo un nullaosta per andare a chiedere agli altri paesi quelli che ci spetta. L`Italia se ne assuma la responsabilità davanti al mondo intero".

Interviene anche Shukri Said, ex attrice di origini somale e fondatrice dell`osservatorio Migrare.eu che ha visitato per prima i rifugiati con una delegazione dei Medici per i Diritti Umani. "Che fine hanno fatto al ministero dell`Interno i fondi europei per i rifugiati (13,5 milioni nel triennio 2008-2010) e quelli integrativi statali del fondo nazionale per l`asilo? - denuncia - al ministro Maroni e al sindaco Alemanno chiedo di trovare una soluzione all`orrore delle condizioni dei profughi somali a Roma". Shukri Said accompagnerà in visita all`ex ambasciata nel pomeriggio una delegazione di parlamentari composta da Giuseppe Giulietti, Jean Leonard Touadì e Rita Bernardini.

tag Tag: migranti_asilo
Formato per la citazione:
Raffaella Cosentino, "Somali, la vita degradante dei rifugiati in quel che resta della loro ambasciata", Repubblica.it terrelibere.org, 24 dicembre 2010, http://www.terrelibere.org/somali-la-vita-degradante-dei-rifugiati-in-quel-che-resta-della-loro-ambasciata
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