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L`Italia e il nucleare: cosa rimane di quel novembre 1987... - www.terrelibere.org
  
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notizie Memoria. Verso un’energia ancora portatrice di scorie
L`Italia e il nucleare: cosa rimane di quel novembre 1987...
terrelibere.org - autore dell"articolo < Contatta www.strill.it 06 dicembre 2009 terrelibere.org - terrediconfine - Segnala questa notizia Vai ai commentiCommenta Statistiche di lettura - terrelibere.orgLetto 1521 volte
La Calabria, già sede di progetti di conversione e di realizzazione di centrali a carbone a Saline Joniche e Rossano Calabro, delle centrali di turbogas di Rizziconi e Scandale, di progetti ambiziosi come la prima centrale italiana solare termodinamica a Crotone, di istallazioni di impianti eolici dove non spira vento, ma anche in fondo alla classifica per impianti fotovoltaici realizzati, non dovrebbe ospitare centrali nucleari ma essere circondata da esse. Non si sa sa ospiterà un sito di smaltimento di scorie nucleari
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Vico ha insegnato che la storia corre e ricorre. Così accade per il carbone nel reggino e per il nucleare in Italia. Dopo il referendum con cui la popolazione della Piana disse no alla costruzione della centrale a carbone a Gioia Tauro, nel dicembre del 1985, nel reggino lo spettro torna con il progetto della SEI (Società Energia Joniche composta da Ratia Energia G.A., Hera S.p.A., Foster Wheeler Italiana S.p.A., Apri Sviluppo) di insediare una centrale a carbone nell`area dell`ex liquichimica di Saline.

Stoppato dal referendum del novembre del 1987 che, all`indomani di Chernobyl, diede voce al s&igrave; di quasi trenta milioni di italiani all`abrogazione dell`intervento statale in sostituzione del Comune in materia di scelta di siti delle centrali nucleari e dei contributi di compensazione ai Comuni ospitanti centrali nucleari o a carbone, adesso il nucleare in Italia riparte con la rivitalizzazione del programma avvenuta già nel 2008. A fronte delle quattro centrali a fissione (Latina, Caorso in provincia di Piacenza, Sessa Aurunca in provincia di Caserta, Trino in provincia di Vicenza) disattivate e sotto gestione dell`Enel, informalmente esiste un elenco di nuovi siti, in cui figurano alcuni dei siti dismessi e altri nuovi ma non la Calabria.

Tale elenco, smentito da governo, conterebbe dieci siti sparsi sul territorio nazionale che risponderebbero ai requisiti necessari della assenza di sismicità e vulcanicità, della distanza dai centri abitati, della presenza di acqua in cui, secondo il ddl Sviluppo approvato dal Senato lo scorso luglio, saranno costruite le nuove centrali nucleari italiane. Essi sarebbero Monfalcone (Gorizia), Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Oristano, Chioggia (Venezia), Caorso (Piacenza), Trino Vercellese (Vercelli), Montalto di Castro (Viterbo), Termini Imerese (Palermo), Termoli (Campobasso). Una elenco non riconosciuto come ufficiale dal Governo che, secondo l`onorevole Di Pietro, potrebbe in questa materia decidere da solo, senza che il parere delle amministrazioni locali abbia valore vincolante. Da una recente interrogazione di Italia dei Valori al ministro dei rapporti con il Parlamento, Elio Vito, infatti, emergeva che nell`art 25 la previsione di un parere della Conferenza Unificata non fosse in realtà nè obbligatorio, né vincolante. Quindi il Governo potrebbe fare da solo. Numerosi sono già i ricorsi introdotti da diverse regioni e tra queste anche la Calabria. Per altro si attende anche di conoscere quali saranno siti di smaltimento delle scorie e su questo ancora tutto tace.

L`Italia, lontanissima dall`indipendenza energetica, nell`ottemperare agli obblighi discendenti dal protocollo sottoscritto a Kyoto nel 1997, entrato in vigore nel 2005, di ridurre le emissioni di gas serra (anidride carbonica, ossido di azoto e anidride solforosa) di una misura non inferiore al 5% rispetto alle emissioni del 1990, sceglie la soluzione del nucleare. Sceglie una nuova forma di dipendenza da altri paesi per la produzione di energia e lo fa nonostante la riserva di uranio, deuterio, litio, plutonio sia inferiore a quella di petrolio, gas e carbone e nonostante gli esiti di questa produzione, pur non essendo gas serra, siano sostanze altamente radioattive e inquinanti (isotopi di cesio, cobalto, radio, ferro, stronzio). Inoltre c`è da considerare che i banditi gas serra sono comunque il prodotto dell`attività di estrazione di arricchimento di uranio, funzionale alla produzione di energia tramite il processo nucleare. Ma questo non sarebbe un problema per l`Italia ma per l`Iran, ad esempio.

Si ignora il fatto che sia l`intero pianeta a chiedere aiuto e che l`ottica dovrebbe essere globale, non locale. Invece in Italia, come anche la Francia e altri paesi europei, pensano alla necessità di contenere i propri gas serra prodotti dalla combustione delle centrali termoelettriche e aumentate nello stivale negli ultimi decenni di oltre il 10%. Riconoscendo i passi avanti compiuti nell`investimento nelle energie rinnovabili (energia solare, eolica, geotermica, idroelettrica e da biomasse), pare che dei passi indietro ora siano obbligati per mantenere gli standard energetici con impianti, quali quelli nucleari che possano raggiungere la potenza delle centrali termoelettriche. Poco conta cha siano state escluse anche dal protocollo di Kyoto come soluzione per il surriscaldamento del pianeta. Perché è di questo che stiamo parlando: della salute del pianeta in cui viviamo. Oggi il carbone è la seconda fonte di energia non rinnovabile a livello internazionale dopo il petrolio, seconda con il 16% (fonte. Terna) di energia elettrica nazionale prodotta in Italia dopo il gas. Ciò nonostante esso abbia un potenziale inquinante notevole.

Accanto al protocollo di Kyoto, tuonano anche le denunce di Legambiente e di Greenpeace aventi ad oggetto il suo potenziale oncogeno di inquinamento del suolo, delle falde acquifere, del mare e dell`aria nelle diverse fasi di movimentazione del carico e di combustione del carbone e di deposito delle sue scorie. Nonostante gli esempi incoraggianti in Italia di incentivazioni ai privati e di sperimentazione del fotovoltaico (energia solare), dell`eolico (energia cinetica del vento), il ritorno al nucleare non solo minaccia l`ambiente e la salute della cittadinanza ma rallenta anche il cammino ben intrapreso dall`Italia verso un più diffuso utilizzo delle energie alternative. Da alcune proiezioni non arrivano segnali incoraggianti che pongono il carbone al primo posto, nella futura produzione mondiale di energia, seguito da gas, idroelettrico, nucleare, petrolio, e solo in ultima istanza dall`energia eolica, solare e dalle biomasse. Le energie rinnovabili, necessarie per incidere sull`attuale stato del pianeta, sono all`ultimo posto. La febbre del pianeta, il cui ritmo di surriscaldamento incalza, sarà proprio al centro del vertice che dal prossimo 7 dicembre a Copenaghen chiamerà i grandi della Terra a discutere di clima e di energia.

Convocato nel 2007 dalla Convenzione sul Clima delle NU (Unfccc), il vertice giunge in un momento di grande dibattito internazionale in cui il nucleare è al centro del programma di molti paesi tra cui l`Iran, il Pakistan. In particolare l`Iran ha costruito altri siti per arricchire l`uranio, ignorando la preoccupazione della comunità internazionale sui suoi programmi e la possibilità sempre più concreta di essere destinatario di sanzioni. Anche il Brasile ha annunciato che arricchirà uranio dal dicembre 2010. Mentre gli Stati Uniti di Obama e la Cina compiono la scelta 'obbligata` di accostare all`energia alternativa quella nucleare, come d`altronde sta facendo anche l`Italia, sebbene sia solo da pochi anni attore delle Green Economy, altri paesi europei, come la Spagna e la Germania, sono già sulla strada maestra delle fonti rinnovabili. L`Italia, dove serve chiarezza sulle competenze nazionali e regionali in materia di energia e dove è importante capire se gli incentivi alle fonti rinnovabili verranno mantenuti e compiutamente destinati, tornerà ad investire sul nucleare di ultima generazione (fusione e non fissione nucleare), dopo un 2008 all`insegna dell`eolico.

E già si muovono i primi passi con la nascita della società Sviluppo Nucleare, frutto dell`accordo tra Edf ed Enel. E la storia fa il proprio corso. E dopo il referendum popolare di quel novembre di ventidue anni fa, domani le centrali nucleari potrebbero vedere nuova luce senza che ad alcun cittadino venga più chiesto nulla. Le priorità stringono e, affinché i metodi divengano condivisibili, si parla di centrali nucleari di ultima generazione che uniscono (fusione) invece di rompere gli atomi (fissione). Esattamente come si parla di carbone pulito. Ma la salute del pianeta dei prossimi decenni potrebbe non darci ragione, senza contare che l`ombra dell`inquinamento e i rischi di disastri ambientali con ricadute devastanti sulla salute delle persone, pur se ridimensionato, rimane.

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Formato per la citazione:
Anna Foti, "L`Italia e il nucleare: cosa rimane di quel novembre 1987...", www.strill.it terrelibere.org, 06 dicembre 2009, http://www.terrelibere.org/italia-e-nucleare-cosa-rimane-di-quel-novembre-1987
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