La violazione dei diritti umani nel CPT per migranti di Lampedusa

Lampedusa è l’avamposto dell’Europa nel Mediterraneo.

Un luogo emblematico delle contraddizioni insite nella politica del nostro paese e dell’Unione Europea, che pensano di poter costruire la propria ricchezza sulla povertà degli altri, sulla rapina e la dissipazione delle risorse. Un’Europa fortezza, che cerca di difendere i propri privilegi elevando mura altissime dentro e fuori i propri confini, mura che servono a separare “noi” da “loro”, che costruiscono un “noi” e un “loro”.

A Lampedusa, meta ambita per turisti e amanti della natura, si stanno sperimentando da alcuni anni pratiche di segregazione e repressione, trattamenti disumani e degradanti, vietati dalle leggi e dalle Convenzioni internazionali, e ciò nonostante portate avanti dal governo italiano con convinzione e prepotenza.

In questo ultimo anno più volte l’ARCI – la più grande associazione italiana di promozione sociale con i suoi un milione duecentomila soci, impegnata da anni in attività di tutela e promozione dei diritti dei migranti – ha denunciato pubblicamente e nelle sedi istituzionali competenti a livello nazionale ed europeo (tribunali ordinari, Corte Europea di Strasburgo, Parlamento Europeo, …) le lesioni dei diritti umani perpetrate nel centro di detenzione dell’isola siciliana. Lo ha fatto insieme ad organizzazioni di altri paesi della UE, lo ha fatto con il sostegno di alcuni parlamentari italiani e di alcuni europarlamentari, lo ha fatto con una documentazione precisa e circostanziata, raccolta attraverso le visite dentro il centro, i contatti diretti con i migranti, la presenza costante sull’isola in questi mesi estivi.

Negli ultimi 4 mesi, da giugno ad oggi, siamo stati presenti con un gruppo di militanti (avvocati, interpreti e operatori) che hanno monitorato quello che succedeva giorno per giorno sull’isola, raccogliendo notizie e facendo circolare informazioni fino ad oggi poco o per niente conosciute.

A partire da questo monitoraggio abbiamo potuto raccogliere prove dirette di come il governo non si attenga a quanto previsto dalle leggi dello Stato e dalle convenzioni internazionali che pure sono state sottoscritte. Tra le tante violazioni del diritto internazionale e della nostra Costituzione vogliamo ricordare a titolo di esempio:

1. l’assenza di informazione sulla procedura di accesso al diritto d’asilo;

2. il mancato accesso al diritto alla difesa;

3. la negazione del diritto alla salute in numerosissime occasioni;

 

4. la costrizioni per donne e minori a soggiornare negli stessi spazi degli adulti;

5. i rimpatri collettivi forzati, vere e proprie espulsioni di massa, realizzati senza alcuna identificazione certa, ma sulla base dell’accertamento di una nazionalità presunta, a partire dall’”impressione” ricavata da un interprete, mandato dalla Questura, o dalla dichiarazione di un funzionario di ambasciata.

Abbiamo chiesto, come prevede la legge italiana, di accedere agli spazi del centro o a quelli del porto dove vengono fatti sbarcare i migranti che arrivano sull’isola. Ci è stato risposto che il lavoro di informazione viene già fatto dall’ente gestore. Dalle testimonianze da noi raccolte sappiamo che ciò non è vero: l’informazione fornita è del tutto superficiale e riguarda un numero minimo di migranti detenuti.

Siamo riusciti ad entrare nel centro solo grazie all’aiuto di alcuni parlamentari italiani, europei e regionali; abbiamo raccolto la volontà di centinaia di persone di chiedere asilo, volontà che prima del nostro ingresso non si sarebbe stranamente manifestata e che nessuno ha dunque mai registrato.

Abbiamo segnalato alla magistratura la presenza di molti minori costretti per periodi lunghi negli stessi spazi degli adulti, in attesa delle verifiche sull’età anagrafica. Una scelta contro le leggi e la Convenzione dei diritti del fanciullo, che mette a serio rischio la vita e la sicurezza dei minori.

Abbiamo denunciato l’uso di funzionari di ambasciate e consolari “amici” per il riconoscimento dell’identità delle persone detenute, e in particolare della nazionalità di questi, in totale contrasto con i principi della Convenzione di Ginevra e con il buon senso.

Abbiamo denunciato la prassi consolidata di espellere in massa le persone, con provvedimenti fotocopiati e in assenza di una controparte. Espulsioni che sono avvenute e continuano ad avvenire nonostante le informazioni sulle centinaia, forse migliaia di morti nel deserto libico. A ciò si aggiunga la notizia, confermata da testimonianze di persone sbarcate a Lampedusa, di centri di detenzione italiani in Libia, dove le persone sono sottoposte a ricatti e soprusi di ogni genere e spesso muoiono di stenti o nel tentativo di fuggire.

Il materiale e le informazioni raccolte in questi mesi rappresentano il contenuto di un dossier che stiamo preparando e di cui le pagine che seguono rappresentano una sintesi.

L’esternalizzazione delle frontiere, l’idea di impedire l’arrivo dei migranti sul territorio della UE, utilizzando tutti gli strumenti possibili per evitare che possano far ricorso alle garanzie costituzionali e alle convenzioni internazionali, passa anche attraverso il rafforzamento di procedure e pratiche di respingimento alla frontiera e il consolidamento di queste pratiche in luoghi di sospensione del diritto come Lampedusa. Il centro di Lampedusa funziona infatti come centro di detenzione, ma la sua natura giuridica è imprecisata. Ciò consente al governo di gestirlo sempre più spesso al di fuori di ogni controllo giurisdizionale.

Per questo abbiamo voluto realizzare questo dossier, nella convinzione che la denuncia di quanto avviene su questa bellissima isola possa costituire un ostacolo alla prosecuzione delle politiche discriminatorie e di chiusura del governo italiano e dell’Unione Europea e che questo possa essere un piccolo tassello di un’azione più generale volta ad invertire la tendenza in atto e a riaffermare la civiltà del diritto.

La nostra speranza è che la verità sulle morti da frontiera e sui trattamenti disumani subiti dai migranti che arrivano sulle nostre coste possa finalmente arrivare all’opinione pubblica e contribuire così l’avvio di un cambiamento nelle politiche sull’immigrazione, oggi giustificate anche grazie ad una rappresentazione falsa e distorta della realtà.

Si ringraziano per il lavoro svolto a Lampedusa l’ARCI Sicilia, il circolo Thomas Sankara, Carmen Cordaro, Patrizia Maiorana, Hassan Mamri, Michele Schinella, Maria Giovanna Mulè, Pina Paratore, Salvatore Facciponti

Si ringrazio inoltre i parlamentari Maria Chiara Acciarini (senatrici DS), Giusto Catania (europarlamentare PRC/GUE), Elettra Deiana (deputata PRC), Tana De Zulueta (senatrice Verdi), Gianfranco Pagliarulo (senatore PdCI), che con la loro presenza ci hanno consentito l’ingresso nel centro di detenzione di Lampedusa .

Presidio democratico Arci

Dal mese di giugno l`Arci è presente a Lampedusa con un presidio che realizza un monitoraggio degli sbarchi e cerca di raccogliere informazioni per denunciare i comportamenti illegali del governo e le continue lesioni dei diritti umani. Attraverso una gestione attenta delle relazioni con gli abitanti dell’isola, si è costruita una rete di relazioni che ha facilitato un lavoro di controinformazione. L`esperienza di questa estate è servita a capire meglio l`entità del fenomeno e con quali strumenti intervenire per portare un aiuto concreto a chi sbarca sulle nostre coste. Il presidio democratico Arci ha consentito a un centinaio di persone di fare domanda d`asilo, direttamente a Lampedusa o subito dopo il loro trasferimento sulle coste siciliane, e quindi ne ha impedito l`espulsione. Abbiamo diffuso immagini e foto che testimoniano le deportazioni verso la Libia di persone ammanettate, senza alcuna possibilità di accedere ad una pur minima forma di tutela o di difesa legale. L’Arci ha denunciato tutti quei comportamenti che sono palesemente contro la legge e che quindi meritano l`apertura di una inchiesta della magistratura. Citiamo a titolo di esempio la prassi oramai consolidata di tenere i minori in condizioni intollerabili negli stessi spazi degli adulti, in attesa di determinarne l’età. Una compresenza vietata dalla legge italiana e dalle convenzioni internazionali, che ha esposto a seri rischi l`incolumità fisica di decine di ragazzi, costretti a subire la prepotenza e spesso la violenza di adulti che vivono in condizioni psico-fisiche estreme. L’Arci ha chiesto ai rappresentanti del governo di poter accedere al centro di detenzione e al porto dove transitano tutti i migranti che sbarcano a Lampedusa. Un permesso che la legge prevede per gli enti di tutela dei migranti. Il permesso è stato negato con la motivazione che l`ente gestore (la Misericordia) è sufficientemente impegnato a tutelare e informare i migranti dei loro diritti. Noi sappiamo con certezza che ciò non è vero. Sappiamo che in tutti i Centri di permanenza temporanea non vengono fornite informazioni di alcun genere, se non in maniera sommaria e spesso incomprensibile. A seguito delle denunce dell’Arci, il governo ha iniziato a chiudere anche quei pochi spazi che eravamo riusciti a ritagliarci in queste settimane, negandoci ogni possibilità di accesso, anche accompagnati da parlamentari.

Modalità operativa ed obiettivi primari del presidio

Orientamento ed informazione ai migranti: realizzata informalmente sulla banchina del porto, dentro il centro di detenzione durante le visite ispettive, attraverso il contatto telefonico.

Monitoraggio

Rilevamento degli sbarchi: modalità di arrivo, numero delle persone, nazionalità, condizioni di salute, presenza di donne in gravidanza e minori.

Verifica dell’assistenza sanitaria anche sulla base delle segnalazioni di MSF; controllo dei ricoveri e delle prestazioni sanitarie effettuate dal Poliambulatorio di Lampedusa; nei casi più gravi, verifica del trasporto dei migranti in ospedale ed isolamento dei migranti in caso di malattie infettive prima dell’ingresso nel centro di detenzione.

Rilevamento delle deportazioni, dei rimpatri e dei trasferimenti: numero delle persone, nazionalità, condizioni di salute, presenza di donne in gravidanza e minori. Monitoraggio delle eventuali deportazioni, presumibilmente via aerea, in stati di non provenienza dei migranti: verifica della messa in atto di accordi bilaterali; verifica degli ingressi al centro di detenzione di personale diplomatico straniero, di funzionari del Ministero degli Interni, funzionari ed interpreti della Questura, per l’identificazione dei migranti o per altri accertamenti. Verifica dei trasferimenti via aerea e via mare in altri centri di detenzione, o presso questure per notifica provvedimenti, e ricerca di sostegno sul territorio per assistenza legale ed orientamento.

Informazione e denuncia

Messa in rete e invio alla stampa di report giornalieri.

Rilevamenti fotografici e documentazione degli avvenimenti anche tramite riprese video

Valutazione delle informazioni acquisite al fine di eventuali denunce all’autorità giudiziaria, interpellanze parlamentari, iniziative politiche e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica

Assistenza legale

Attività per promuovere un effettivo diritto alla difesa, distribuendo strumenti informali – per esempio, foglietti con contatti telefonici – per realizzare un contatto diretto con i migranti ed orientarli nelle procedure.

Verificare la presenza dei giudici di pace e di avvocati difensori nel corso dei procedimenti di respingimento, trattenimento, espulsione.

Garantire l’accesso al diritto d’asilo ed assistere il migrante nei trasferimenti sul territorio.

Ingressi al centrodi detenzione

Coordinamento di visite di piccole delegazioni di parlamentari per assicurare la continuità della verifica delle condizioni interne al centro di detenzione, ed in particolare garantire l’assistenza legale al maggior numero di migranti, informare sull’accesso al diritto d’asilo, verificare le violazioni e gli abusi.

Sensibilizzazione del territorio

Creare delle relazioni solidali sull’isola e contro-informare sulla “questione clandestini”.

Costruire dei legami territoriali al fine di co-promuovere iniziative antirazziste.

Natura giuridica del Centro di Lampedusa

Lampedusa è drammaticamente una zona franca, punta estrema delle Pelagie ed estremo avamposto a sud della fortezza Europa, dove scoprire l’ effettiva natura giuridica del trattenimento temporaneo dei migranti diventa un machiavellico gioco ad incastri. Controverse interpretazione della natura del campo di detenzione dell’isola hanno favorito e giustificato da parte delle autorità italiane il ritardo o nella maggioranza dei casi la non emissione e notifica dei provvedimenti di respingimento alla frontiera e i relativi decreti di trattenimento; zona franca dal diritto che ha insabbiato criminalmente anche tutte le procedure di rimpatrio e deportazione di massa.

Per anni il governo italiano e le autorità preposte hanno definito il campo come Centro di Prima Assistenza e Soccorso (CPA), adesso assistiamo invece ad un cambio di “destinazione d’uso”, come se tale inversione di rotta potesse non comportare una totale rivoluzione delle modalità detentive e di limitazione delle libertà personali dei migranti. Il Ministero dell’Interno in diverse comunicazioni ufficiali quest’anno ha qualificato il centro di Lampedusa “Centro di Permanenza Temporanea ed Assistenza” (CPTA), come si evince anche dal diniego ministeriale notificato all’Arci alla richiesta di accesso alla banchina del molo militare (vedi Lettera del ministero in data 6 luglio 2005).

Ulteriore elemento è fornito dalla stringa riconoscitiva del fax del centro, riportato in tutte le comunicazioni inviate all’Avvocata dell’Arci relative ai trasferimenti dei richiedenti asilo da lei assistiti (vedi Comunicazioni telefax inviate all’avv.Carmen Cordaro).

Quanto dichiarato dal Ministero e avvalorato dalle risultanze documentali sopra indicate, non ha modificato le procedure messe in atto all’interno del centro. La struttura è gestita come se fosse un centro di prima assistenza e soccorso ex art. 23 del DPR n.394 del 1999, dove lo straniero deve permanere “per il tempo strettamente necessario all’avvio dello stesso ai centri” di cui all’art. 22 del DPR n.394 (leggi cpt). Detta gestione se da un lato non procede all’attivazione degli strumenti giuridici del respingimento e del trattenimento amministrativo previsto nei CPTA, dall’altro detiene, illegalmente, i migranti privati della libertà senza che alcuna autorità giudiziaria accerti e convalidi le ragioni del trattenimento e ciò in palese violazione dell’art. 13 della Costituzione della Repubblica Italiana e del comma 3 art. 21 DPR n. 394.

Solo ad un numero esiguo di migranti detenuti nel centro, viene notificato un decreto di respingimento alla frontiera e di trattenimento; i migranti nel campo lampedusano sono detenuti, senza alcun trattenimento, mediamente dai 25 ai 45/50 giorni, come verificato nelle visite ispettive effettuate tra giugno e settembre 2005.

Il periodo trascorso nel Centro di Lampedusa non viene considerato periodo di “ trattenimento “ e, pertanto, i migranti potranno essere trattenuti nei C.P.T.A. dove verranno trasferiti, per un ulteriore periodo di sessanta giorni.

La natura giuridica di C.P.T.A. impone altresì all’ente gestore del centro, la Confraternita delle Misericordie di Palermo, di predisporre servizi per “le esigenze fondamentali di cura, assistenza, promozione umana e sociale” (comma 8 art. 21 DPR n. 394) dei migranti ed un servizio di informazione giuridica. L’ente gestore invece non ha organizzato alcuno dei servizi indicati dal precitato art. 21 comma 8 ed migranti sono del tutto privati di informazione giuridica, anche di quella relativa alla possibilità di richiedere asilo.

Detenzione dei migranti

Periodo Giugno-Luglio-Agosto-Settembre 2005

 

Durante il periodo di monitoraggio si sono raggiunte oltre le 1000 presenze all’interno del centro di detenzione, con una media di 300/400 presenze giornaliere. Solo il 28/06/2005, in occasione della visita ispettiva di una delegazione del Palamento Europeo, è stata rispettata la capienza legale di 194 persone.

Abbiamo inoltre avuto notizia di episodi di abuso nell’uso della forza da parte delle forze dell’ordine addette alla sicurezza del centro di detenzione.

Durante l’ispezione del 31/07/2005 si è accertato che: quattro migranti di nazionalità palestinese hanno riferito di essere stati picchiati il giorno precedente dai poliziotti in servizio al C.P.T. Vi era una forte tensione tra il gruppo di migranti di lingua araba e quelli provenienti dal Centro Africa. Questi ultimi non si sono avvicinati a noi se non dopo che gli altri erano stati allontanati. Si è poi appreso che il giorno dopo la nostra entrata è scoppiata una rissa. Il Dott. Pomponio ha naturalmente negato il pestaggio, ma ha riferito che un poliziotto era stato ferito il giorno precedente, durante un tentativo di fuga di alcuni migranti e tutto l`incartamento relativo era stato già inviato alla procura di Agrigento (Fonte: Estratto dal Report Rete Antirazzista Siciliana).

I funzionari di pubblica sicurezza in alcuni casi hanno anche impedito ai parlamentari di parlare con i trattenuti che hanno subito intimidazioni e sono stati sottoposti a una costanze pressione psico-fisica.

La deputata Elettra Deiana a riguardo ha dichiarato: le condizioni già gravi, riscontrate un anno fa, hanno subito un ulteriore peggioramento rendendo questo luogo sempre più simile ad uno zoo, con gli uomini in gabbia, controllati da un numero sempre maggiore di poliziotti. Oltre 40 poliziotti sono da poco arrivati da Palermo dimostrando l’ulteriore militarizzazione del campo…. Si è fatta un’assemblea con i migranti in cui è emerso che la costante pressione della polizia impedisce ai “detenuti”di esprimersi liberamente (Fonte: Estratto del Report Presidio Democratico Arci – 5/09/2005).

Identificazione e deportazioni collettive

Le procedure d’identificazione nel centro di detenzione non sono trasparenti e spesso, soprattutto nei casi di sbarchi di centinaia di persone, sono sommarie. Sono presenti all’interno del centro di detenzione per procedere alle identificazioni anche interpreti della Prefettura di Agrigento e del Ministero dell’Interno.

Da alcune dichiarazioni rese alla deputata Elettra Deiana si è saputo che addetti alla compilazione delle scheda della posizione dell’immigrato cambierebbero l’anno di nascita dichiarato, per rendere difficile l’identificazione e poco credibili le eventuali domande di asilo. Si indicherebbe una data di nascita uguale per tutti, anche per poter trasformare i minori in maggiorenni. Inoltre, l’avvocata Carmen Cordaro ha verificato in sede di audizione dei richiedenti asilo dinanzi alla Commissione Territoriale di Trapani, che ai migranti a Lampedusa è consigliato di indicare il primo gennaio come data di nascita. Metodi coercitivi sono utilizzati diverse volte dalle forze dell’ordine durante il servizio di scorta sulla pista dello scalo aeroportuale di Lampedusa: ai migranti sono state apposte sui polsi delle fascette di plastica e così ammanettati sono stati fatti salire sull’aereo.

Il presidio democratico Arci ha rilevato l’arrivo al centro di detenzione di rappresentanti di ambasciate straniere, con tutta probabilità Marocco ed Egitto, in data 27/06/2005. La loro presenza all’interno dei centro mette a repentaglio la vita dei rimpatriati e dei possibili richiedenti asilo, così violando il rispetto le garanzie sancite dall’ordinamento italiano e dalle norme internazionali. L’attività dei diplomatici ha permesso una identificazione sommaria dei migranti per il loro rimpatrio, ed alle ore 15.00 un aeromobile militare C130, con a bordo 100 migranti, si è alzato in volo da Lampedusa per una destinazione ignota. Una deportazione collettiva di migranti in un paese terzo, la Libia è stata invece organizzata dal governo italiano il 10/08/2005. I 65 migranti imbarcati su un Airbus 321 dell’Alitalia non erano di nazionalità libica. La scelta del governo italiano di procedere a deportazioni collettive è stata oggetto di una risoluzione del Parlamento Europeo che ha ritenuto che le espulsioni collettive di migranti verso la Libia da parte delle autorità italiane, compresa quella del 17 marzo 2005, costituiscono una violazione del principio di non respingimento e che le autorità italiane siano venute meno ai loro obblighi internazionali omettendo di assicurarsi che la vita delle persone espulse non fosse minacciata nel paese di origine. Anche la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha condannato il Governo italiano per le medesime violazioni.

Diritto alla salute

Il diritto alla salute degli stranieri deve essere declinato come diritto fondamentale della persona tutelato dall’art. 32 della Costituzione della Repubblica Italiana e da norme di diritto internazionale.

A norma dell’art. 2. comma 1 T.U., il diritto alla salute è proprio di ogni migrante comunque presente sul territorio e nei luoghi di frontiera e deve essere considerato come “diritto di ogni persona alla propria integrità psicofisica, diritto alla salubrità dell’ambiente al fine di poter mantenere l’integrità psicofisica, diritto a ricevere i trattamenti sanitari di prevenzione e di cura. La legislazione italiana comunque garantisce le cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e i programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva ed in particolar modo la tutela della gravidanza e della maternità, la salute del minore.”

Nessuno di questi aspetti in cui si sostanzia il diritto alla salute delle persone è attuato nel Centro di Lampedusa.

Il centro, ubicato nello spazio aeroportuale, occupa locali usati precedentemente dall’ ENAC, con la recinzione laterale che ricade direttamente sulla pista dello scalo lampedusano.

Localizzazione ad alto rischio per l’incolumità dei migranti, soprattutto in caso di incidente aereo. Questa ubicazione provoca anche danni dovuti al forte inquinamento acustico. L’applicazione delle Linee Guida Antincendio promulgate dal Ministero dell’Interno nel febbraio del 2005 impedirebbe il protrarsi della situazione ad alto rischio. Il centro – non provvisto di gruppo elettrogeno – il 27/06/2005 è rimasto completamente al buio, senza energia elettrica per ben tre volte durante la notte, provocando anche momenti di panico tra le oltre 1000 persone trattenute. Il centro continua a essere in condizioni igienico-sanitarie allarmanti, né è collegato alla rete comunale idrica e fognaria. L’acqua utilizzata per le docce è salata, i servizi igienici sono spesso inutilizzabili e senza porte. La fornitura di vestiario, di prodotti per l’igiene, di materiali per il riposo e la cura della persona, nonché le razioni giornaliere d’acqua sono inadeguate, al di sotto degli standard minimi stabiliti dalla legislazione nazionale vigente e dal diritto internazionale. Il sovraffollamento costante ingenera carenza di spazi alloggiativi, costringendo i migranti a dormire all’aperto su giacigli di fortuna fatti da pezzi di gommapiuma. Inoltre il sovraffollamento (che ha avuto picchi anche di 1070 trattenuti, come il 27/06/2005) non permette la separazione di donne e minori dal resto della popolazione trattenuta.

“I trasferimenti operati con estrema lentezza, nonostante le sollecitazioni alla Questura e all’ Ufficio di Gabinetto del Prefetto di Agrigento da parte dei parlamentari, hanno provocato un sovraffollamento che è diventato ingestibile da parte delle forze dell’ordine. Esso è concausa di conflitti interetnici che vanno a discapito della sicurezza e della incolumità sia degli adulti che dei minori. Lo spazio interno utilizzato per la detenzione dei migranti è separato dagli altri spazi, nessuna forza dell’ordine è presente all’interno, la comunicazione con l’esterno è affidata esclusivamente al piantone di turno…

A riprova della situazione di tensione è da segnalare che nella stessa visita ispettiva (Visita ispettiva del 20/08/2005 Senatrice De Zulueta, Europarlamentare Giusto Catania) si è verificata una rissa tra subsahariani e nordafricani. Nello spazio interno, sono stati frantumati dei pezzi di plastica tagliente per essere usati come arma. Un migrante ferito ha manifestato forme di autolesionismo, sbattendo la testa contro un furgone, durante il suo accompagnamento in infermeria. Molte persone sono state prese dal panico, i ragazzini impauriti hanno chiesto di poter uscire subito dal cpt per non subire violenze fisiche, uno di loro ha minacciato di farsi male. Tutto ciò rientra nella definizione di trattamenti inumani e degradanti vietati dall’art.4 della Carta europea dei diritti fondamentali, così come dall’art.3 della Convenzione europea di salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali…” (vedi: Estratto dell’Esposto denuncia alla Procura della Repubblica di Agrigento e al Tribunale dei Minori di Palermo, presentato dall’Arci, dalla senatrice Tana De Zulueta (Verdi) e dal parlamentare europeo Giusto Catania (PRC/GUE))

L’attività di monitoraggio ha evidenziato l’inesistenza di assistenza sanitaria diversa da quella svolta da Medici Senza Frontiere sulla banchina del molo, durante le operazioni di sbarco, e da quella fornita dall’infermeria interna al centro di detenzione, gestita dalla Confraternita delle Misericordie. Tra i medici del centro di detenzione non vi è alcun specialista di malattie infettive. Inoltre, durante la visita ispettiva del 28/06/2005 da parte di una delegazione del Parlamento Europeo, si è accertata la giacenza di sole 500 cartelle cliniche. Nonostante le segnalazioni effettuate dal personale medico di MSF alla Misericordia, i migranti in stato di salute precaria e le donne in stato di gravidanza anche avanzata non sono mai stati condotti al Poliambulatorio pubblico dell’isola per le cure urgenti ed indifferibili necessarie. Un operatore del Poliambulatorio riferisce: “che solo in casi eccezionali – persone in pericolo di vita – i clandestini possono accedere alle prestazioni sanitarie e comunque solo dopo autorizzazione dalla Prefettura di Agrigento” (Vedi: Estratto dal Report del Presidio Democratico Arci del 06/08/2005).

Si è anche accertato, nel mese di giugno, un caso di tubercolosi acclamata che non ha ricevuto il trattamento necessario: l’ammalato non è stato posto in isolamento ma condotto dopo lo sbarco direttamente nell’area detentiva del centro di detenzione.

Alcuni casi monitorati durante le operazioni di sbarco

29/06/ 2005

Due migranti di sesso maschile, di nazionalità togolese, caduti in mare durante il trasbordo sulla motovedetta della Guardia Costiera, avvolti da una coperta termica vengono portati via dal molo dall’ autoambulanza della Misericordia alle ore 24:00.

30/06/2005

Alle ore 5:30 tre donne in stato di gravidanza, presumibilmente eritree, una delle quali all’8 mese, dopo il soccorso in mare vengono condotte al centro di detenzione.

30/06/2005

Alle ore 17:00, un uomo sudanese ustionato, proveniente dal Darfur, viene medicato sul molo da MSF.

5/08/2005

Ore 23:30 tra il gruppo dei migranti giunto da Linosa, tre avevano il braccio fasciato. Uno presentava una medicazione all’altezza dell’osso parietale del viso. Ad uno è stata riscontrata un’ enfisema sottocutaneo all’ altezza della clavicola con ipovalidità del braccio sinistro e dolore alle costole. Molti claudicavano. In particolare uno riusciva a stento ad articolare il ginocchio, due sono affetti da diabete. Per queste persone la dottoressa della Guardia Medica di Linosa aveva prescritto il ricovero ospedaliero.

15/08/2005

Ore 14:38 tre migranti africani rimangono riversi al suolo sul pontile del porto nuovo, disidratati. Vengono protetti con una coperta termica e portati al centro di detenzione.

26/08/2005

Alle 19:50 un ragazzo scende dalla motovedetta della Guardia di Finanza con una necrosi ad alcune dita di entrambi i piedi.

28/08/2005

Alle ore 14:45 sul molo militare si segnala la presenza di due donne in stato di gravidanza.

Altre osservazioni

Il 20/08/2005 il centro di detenzione è stracolmo, seicento migranti trattenuti in una condizione drammaticamente pericolosa, in condizioni inaccettabili. Ieri un gruppo di loro ha manifestato la propria preoccupazione digiunando. Alcuni dicono di stare male e di non ricevere le cure necessarie, tra loro ci sono anche minorenni (vedi: Estratto del Report del Presidio Democratico Arci del 20/08/2005).

Nella visita ispettiva del 31/07/2005 il direttore del centro di detenzione, Claudio Scalia, rappresentante della Misericordia, ente gestore, ha affermato in presenza della Senatrice Chiara Acciarini che l`invio al Poliambulatorio non è possibile perché negato dal Dirigente della struttura sanitaria. Quest’ ultimo avrebbe diramato una comunicazione interna al personale medico con la quale si ordinava di non procedere alla visita ed ad accertamenti sanitari sui migranti irregolari del centro di detenzione (Vedi: Estratto dal Report Rete Antirazzista Siciliana).

Medesime circostanze sono state confermate nella visita ispettiva del 7/09/2005 del senatore Gianfranco Pagliarulo. Dal colloquio il responsabile dell’ente gestore sig. Claudio Scalia è emerso che il diritto alla salute continua a non venire garantito sull’isola, i migranti in condizioni di salute tali da richiedere prestazioni sanitarie esterne all’ambulatorio del campo non vengono accompagnati al Poliambulatorio pubblico, per un veto posto dal dirigente sanitario (vedi: Estratto del Report del Presidio Democratico Arci del 7/09/2005).

Donne

Il personale di vigilanza delle forze dell’ordine – poliziotti e carabinieri – è composto esclusivamente da uomini. Non si comprende quindi chi e in che modo procede alle perquisizioni personali delle donne trattenute. Preoccupa la promiscuità forzata e prolungata nella struttura, determinata dall’aumento della popolazione detenuta, anche per le probabili violenze psichiche e fisiche cui le donne potrebbero essere sottoposte. Le ripetute segnalazioni dei migranti trattenuti di abusi e percosse da parte delle forze dell’ordine aggravano i rischi per le donne rinchiuse nel centro di detenzione.

Minori

La tutela del minore straniero non accompagnato è affidata dalla nostra legislazione al giudice tutelare per gli ultra quattordicenni e al tribunale per i minorenni per i minori di anni quattordici. Con questa procedura il minore viene di solito affidato ad una famiglia, ad una comunità o ad una persona singola. Queste disposizioni assecondano una logica di accoglienza e di integrazione del minore. L’istituzione del Comitato per i minori stranieri istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha suscitato quindi notevoli perplessità, soprattutto dopo che il D.L. n. 139/1999 ha attribuito a tale organismo il compito del rimpatrio assistito del minore. Pertanto, secondo l’ordinamento attuale, il minore non si può espellere in base all’art. 19 del D.L.G. 286/98, ma non si esclude l’eventualità del suo rimpatrio assistito.

Nel centro di detenzione di Lampedusa la tutela del minore garantita dalla legislazione vigente non è applicata, le condizioni di vita dei minori all’interno della struttura sono drammatiche.

“Dalle osservazioni del presidio democratico dell’Arci, Associazione di tutela degli immigrati iscritta all’Albo Nazionale, si registra che nel mese di Agosto, nel periodo tra il 9 e il 18, gli sbarchi hanno visto la presenza costante di numerosi migranti tra cui molti minori, solo alcuni dei quali, forse 10, sono stati trasferiti a mezzo traghetti Siremar della linea Lampedusa – Porto Empedocle. In particolare, il presidio ha riferito che la mattina stessa della visita ispettiva 9 minori, tra cui 3 bambini eritrei, uno di tre anni e le sorelle di sei e otto anni sono stati trasferiti con un traghetto della suddetta compagnia. I bambini, presumibilmente non accompagnati, sono stati trattenuti nel C.P.T.A. dal 16 agosto, restando pertanto per ben 5 gg in una situazione di grave illegalità e pregiudizio per gli stessi.

Secondo la Direttiva generale del Ministro degli Interni 30 agosto 2000, in materia di Centri di permanenza temporanea ed assistenza ai sensi dell’articolo 22, comma 1 del d.P.R. 31 agosto 1999, n. 394 la permanenza di un minore nel centro è consentita solo a tutela dell’unità familiare e comunque su esplicita richiesta di uno dei genitori. Può essere altresì consentita su decisione del competente Tribunale per i minorenni. In questi casi al minore deve comunque essere garantito un trattamento adeguato alle sue specifiche esigenze. Nelle altre situazioni il minore deve essere affidato ad una struttura protetta, sempre su indicazione del Tribunale dei Minorenni; tutto ciò sembra essere stato violato. Durante la suddetta visita ispettiva, alle domande relative alla posizione dei minori è seguito il rifiuto di fornire informazioni sulla loro identità appellandosi a presunte esigenze di privacy. Tuttavia si è appurato che il perdurare della permanenza dei minori sarebbe da imputarsi alle procedure di identificazione, volte ad ottenerne una stima dell’età. Tale procedura durerebbe almeno due settimane, a causa delle difficoltà organizzative nell’erogazione delle prestazioni sanitarie da parte del Poliambulatorio di Lampedusa, unica struttura in grado di poter effettuare esami radiologici sull’isola.

Appare evidente, pertanto, che nel caso di bambini di tenera età o di adolescenti facilmente identificabili a vista non sia comunque necessario sottoporli all’esame antropometrico e conseguentemente non si comprendono i motivi del perdurare del periodo di trattenimento.

A tale riguardo si ritengono elusi i principi fondamentali della Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo, ratificata dal Parlamento Italiano (con legge 27 maggio 1991, n. 176), più precisamente nel caso di specie risulta violato l’art.3 nella parte in cui stabilisce che l `arresto, la detenzione o l`imprigionamento di un fanciullo devono essere effettuati in conformità con la legge, costituire un provvedimento di ultima risorsa ed avere la durata più breve possibile.

La situazione di cui sopra appare così in palese violazione dell’art.37 lett.c della Convenzione di New York del 1989: “ogni fanciullo privato di libertà sia trattato con umanità e con il rispetto dovuto alla dignità della persona umana ed in maniera da tener conto delle esigenze delle persone della sua età. In particolare, ogni fanciullo privato di libertà sarà separato dagli adulti, a meno che si ritenga preferibile di non farlo nell`interesse preminente del fanciullo, ed egli avrà diritto di rimanere in contatto con la sua famiglia per mezzo di corrispondenza e di visite, tranne che in circostanze eccezionali; d) i fanciulli privati di libertà abbiano diritto ad avere rapidamente accesso ad un`assistenza giuridica o ad ogni altra assistenza adeguata, nonché il diritto di contestare la legittimità della loro privazione di libertà dinnanzi un Tribunale o alta autorità competente, indipendente ed imparziale, ed una decisione sollecita sia adottata in materia.” (vedi: Estratto dell’Esposto denuncia alla Procura della Repubblica di Agrigento e al Tribunale dei Minori di Palermo, presentato dall’Arci, dalla senatrice Tana De Zulueta (Verdi) e dal parlamentare europeo Giusto Catania (PRC/GUE)).

Verifica presenza dei minori – visite ispettive parlamentari

31/07/2005

Presenza di 512 migranti. 12 persone di sesso maschile si dichiarano minori, costretti nell’area detentiva destinata agli adulti. Erano presenti altri 7 minori, tra cui un quattordicenne iracheno in stato di shock, trattenuti nell’area non detentiva.

20/08/2005

La presenza registrata al centro di detenzione è di 600 migranti, compresi 45 minori e 2 donne.

05/08/2005

La presenza registra al centro di detenzione è di 223 migranti, tra di essi 8 si dichiarano minori, ci sono anche dei quattordicenni.

07/08/2005

La presenza registrata è di 445 migranti, 15 si dichiarano minorenni, nonostante il funzionario preposto avesse dichiarato la presenza di soli 5 o 6 minori. E’ presente anche un nucleo familiare ghanese, con una bambina di 18 mesi.

Altre osservazioni

Farraginose ed illegittime sono le procedure applicate sui minori all’interno del campo, spesso dettate dalla casualità. I minori “identificati” provenienti da Lampedusa vengono accompagnati ai centri di accoglienza “Casa Amica” di Agrigento o all’ “Associazione Tre P” di Licata.

Desta particolare preoccupazione la procedura adottata dall’Associazione di Licata, che dopo una minima permanenza dei minori, anche di sole 48 ore, dichiara di contattare amici e parenti dei minori, tutti stranamente residenti a Milano, e quindi invia, senza alcuna forma di accompagnamento, i minori a Milano. Detta procedura viene eseguita senza alcuna autorizzazione o conoscenza delle autorità di tutela competenti.

Diritto d’asilo

Garantire ai migranti l’accesso alle procedure per la protezione e l’asilo è uno dei compiti principali del Presidio democratico Arci. A Lampedusa notoriamente la possibilità della richiesta d’asilo non è illustrata né tanto meno è possibile presentare la domanda per assenza del “famigerato” modello C3 (Così come dichiarato dal Dott. Pomponio, dirigente dell’ufficio immigrazione interno al centro di detenzione, il 31/07/2005).

Ai migranti è negato il diritto di dichiarare la propria volontà di protezione, mentre sono possibili destinatari di una deportazione che metterà fine alle loro legittime aspirazioni. Unica alternativa è spezzare l’isolamento del migrante informandolo sui propri diritti e fornendogli gli strumenti giuridici per accedere all’asilo. L’attività del presidio ha permesso l’inoltro di quasi cento domande d’asilo, tra cui 75 presentate direttamente al centro di detenzione di Lampedusa e le restanti domande presentante nel territorio di trasferimento dei migranti provenienti dall’isola.

I richiedenti asilo sono stati seguiti nell’ iter per il riconoscimento dello status di rifugiato: dal primo colloquio all’audizione in Commissione, al riesame, al ricorso giurisdizionale.

L’ introduzione della possibilità del richiedente asilo di farsi assistere da un difensore nella procedura del diritto d’asilo e, quindi, anche nelle audizioni dinanzi alla Commissione Territoriali istituite con l. 189/2002, ha svelato l’estrema difficoltà di garantire il diritto alla difesa, che rimane per lo più solo virtuale.

Ed infatti non è prevista per il richiedente asilo durante l’esame ed il riesame della sua domanda la presenza di un avvocato d’ufficio . Ed è del tutto improbabile che il richiedente asilo possa contattare un legale nella fase giurisdizionale quando gli è stato già notificato un decreto d’espulsione e l’intimazione a lasciare il territorio entro cinque giorni. E’ del tutto irragionevole affidare il diritto alla difesa alle conoscenze personali del richiedente asilo appena giunto in Italia, che non sarà in condizione di nominare un avvocato di fiducia e non sarà assistito da un avvocato d’ufficio.

Il verbale delle dichiarazioni rese dal richiedente asilo dinanzi alla Commissione Territoriale è redatto esclusivamente in italiano. Il richiedente asilo, quindi, non ha alcuna possibilità di rileggere le sue dichiarazioni verbalizzate, in evidente violazione del diritto di difesa.

Si è potuto altresì constatare che le Commissioni Territoriali, malgrado l’introduzione del diritto di difesa del richiedente, continuano a disporre le audizioni basandosi esclusivamente sulle proprie esigenze organizzative.

Ed infatti:

1) Non esiste un calendario delle audizioni, nemmeno mensile;

2) Molto spesso accade che audizioni di richiedenti asilo difesi dal medesimo legale si svolgano contemporaneamente, con la conseguente impossibilità del difensore di essere presente a tutte le audizioni dei propri assistiti;

3) Alla richiesta del difensore di conoscere le date di audizione dei propri assistiti, la comunicazione della Commissione ha indicato non già i nominativi, ma esclusivamente la lingua in cui si sarebbe svolta l’audizione;

4) Alcuni riesami di richiedenti asilo sono stati svolti senza la presenza del difensore

nominato;

5) Le notifiche del provvedimento di rigetto della domanda non sono comunicate al

difensore nominato e presso il quale si è eletto domicilio;

6) La Commissione non decide sulle domande di asilo e sul riesame nei termini indicati

dalla legge. I richiedenti asilo permangono nei C.I. ben oltre il termine di venti giorni

previsto dalla legge;

In particolare i migranti che il 31 luglio 2005 ed il 20.08.2005 hanno manifestato a Lampedusa la loro volontà di accedere alla procedura dell’accertamento dello status di rifugiato sono stati inviati , malgrado l’identica situazione giuridica (sbarco a Lampedusa), non solo al Centro di Identificazione di Trapani – Salina Grande, ma anche al C.P.T. Di Trapani – Serraino Vulpitta.

Si è poi saputo che alcuni di loro sono stati destinatari di un decreto di respingimento e trattenimento.

Non si è potuto accertare quando questi decreti di trattenimento sono stati notificati e quando sono stati convalidati dal Giudice di Pace non esistendo alcuna documentazione a riguardo nei fascicoli della Commissione Territoriale.

A cura di Filippo Miraglia – Responsabile Immigrazione ARCI