|
|
||||||||||||||
![]() Multinazionali in America Latina
Nestlé de Colombia
31201 letture 03 gennaio 2003
Come si attenta alla salute dei consumatori e ai diritti dei lavoratori. Latte in polvere adulterato, importazioni che condannano alla fame decine di migliaia di contadini e piccoli allevatori, violazioni dei diritti sindacali, licenziamenti massivi dei lavoratori. Un reportage sui crimini economici e sociali in Colombia della transnazionale svizzera e della lotta in atto con la Unilever e la Parmalat per il controllo del mercato in America latina.
|
Nestlé de ColombiaAntonio Mazzeo, gennaio 2003 Importazione di latte in polvere scaduto; imitazione ed
adulterazione di alimenti. Si trova in mezzo all’occhio del ciclone la più
famosa delle transnazionali della produzione di latte, la Nestlé: in
Colombia un’inchiesta giudiziaria su una presunta frode alimentare ha
evidenziato l’adulterazione di centinaia di tonnellate di latte in polvere
importate quest’anno dall’Uruguay. La vicenda relativa al comportamento doloso
della Nestlé è stata denunciata nella sessione plenaria del Senato della
Repubblica colombiana il 26 novembre 2002, dal senatore Jorge Enrique Robledo
Castillo. Presentando un ampio e dettagliato rapporto del Departamento
Administrativo de Seguridad (DAS - Dipartimento Amministrativo di
Sicurezza), sezione di Armenia, Quindío, il senatore ha rivelato come alcuni
giorni prima, l’autorità di pubblica sicurezza aveva sequestrato alla
transnazionale svizzera 8.094 confezioni da 25 chili ognuno di latte in polvere
della marca “Conaprole” di produzione uruguayana, le quali, secondo il DAS,
risultano “scadute da parecchio tempo”. Il sequestro fu eseguito perché
si stava rimpaccando e rieticchettando il carico con adesivi che riportavano la
scritta “Nestlé LEP EXFCA B/gde, 28%, fábrica de Bugalagrande” e date di
produzioni false, del 30 settembre e del 6 ottobre 2002. All’interno dell’impresa “Transportes Oro”,
ubicata nella via Armenia - la Tebaida, dove si stava realizando l’illecito
comportamento, c’erano inoltre adesivi con la scritta “Latte in polvere,
elaborato dalla Cicolac Ltda.., Fabbrica di Valledupar, César, dalla Nestlé de
Colombia”, cosí come stampigliatori manuali che permettevano di apporre “la
data che essi volevano”. Contemporaneamente venivano rinvenuti piccoli adesivi
con il logo di “Conaprole”, con relative date di scadenza del 31 agosto 2001 e
altre con data di scadenza del 20 febbraio 2002. Rispondendo alle domande dei funzionari statali, il
proprietario dell’azienda, signor Rodrigo Hosco Rodas, affermò di essere stato
incaricato del trasporto dei prodotti della Nestlé de Colombia e del
loro immagazzinamento e che la società lo riforniva di tutte le scatole e delle
etichette affinché essi fossero reimpaccati e distribuiti alle fabbriche della Nestlé
di Valledupar e Buga. “La mercanzia risultava immagazzinata nella sua
azienda da circa sei mesi” si legge nel rapporto del DAS. “Essa avrebbe
fatto ingresso dal porto di Buenaventura, nell’Oceano Pacifico”. Che il carico appartenesse alla Nestlé fu
riconosciuto dallo stesso José Guillermo López, incaricato del settore
logistico e rappresentante della Nestlé di Buga. Sempre secondo
l’informazione del DAS del dipartimento del Quindío, il signor López avrebbe
giustificato in proposito che questa modalità di reimpaccare il prodotto veniva
realizzata per motivi di igiene, ma che il “prodotto era stato importato
legalmente e che esso doveva essere inviato alle fabbriche del paese di
proprietà della multinazionale, per un riprocessamento industriale”. Sempre
secondo López, la destinazione iniziale doveva essere il Venezuela e - secondo
quanto dichiarato dal DAS - a causa della chiusura delle importazioni da parte
di questo paese “questi soggetti avevano deciso di riprocessarlo nel nostro
paese". Era evidente che l’operazione di reimpaccettamento veniva
realizzata senza l’autorizzazione di Invima (l’Istituto nazionale di
vigilanza sugli alimenti industriali), in violazone degli accordi commerciali
tra Colombia e Venezuela [1]. Trascorrevano altri dieci giorni e la prima settimana del
mese di dicembre del 2002, il DAS scopriva ancora una volta nel dipartimento
del Quindío, un nuovo carico di 4.523 sacchi (120 tonnellate) di latte in
polvere della Nestlé, con la data di scadenza modificata. Il DAS ha
specificato, altresì, che ad essi veniva aggiunta un’etichetta con l’adesivo della
Nestlé e della controllata Cicolac che sostituiva quella con un
termine di scadenza precedente e che originariamente le scatole avevano come
data di produzione il 6 luglio del 2001 e di scadenza il 6 luglio 2002. Secondo
quanto dichiarato al quotidiano El Tiempo dal direttore di Invima,
Julio César Aldana, l’alimento non era destinato per il consumo in Colombia.
Esso doveva essere utilizzato per la produzione di latte infantile, creme e
zuppe per l’esportazione, ancora una volta presumiblemente, con destinazione il
Venezuela [2].
Di fronte alla gravità delle frodi scoperte dal
Dipartimento Amministrativo di Sicurezza, la transnazionale Nestlé ha
intrapreso una campagna di autodifesa con argomenti assai deboli e
contraddittori. “Il prodotto non era scaduto. Si è trattato solo di un
errore di etichetta” hanno commentato i manager della Nestlé de Colombia.
“Il produttore ha spedito il carico di latte in polvere come se esso fosse
destinato per il consumo all’interno del paese, però era stato richiesto per la
produzione di altri prodotti per l’esportazione. Per tanto la data di scadenza
doveva essere di 18 mesi” [3].
Come dire che i bambini del Venezuela e/o dell’Ecuador possono prendere le
zuppe con latte in polvere che i bambini colombiani non devono consumare. Però
ancora più soprendente è stata la dichiarazione della Nestlé in
occasione del secondo sequestro. La transnazionale ha argomentato che stava
solo cambiando alcune confezioni deterioratesi per conservare meglio il
prodotto destinato al consumo industriale. “Il cambio della confezione
esterna del latte importato è un procedimento normale quando si gestiscono le
materie prime ed aveva come obiettivo preservare l’integritá del prodotto,
poiché, come nel caso del latte proveniente dall’Uruguay, esso era rimasto tre
mesi nel porto di Buenaventura, in condizione di alta umiditá relativa, la
quale ha generato danni strutturali e sporcizia alla confezione esterna
originale”. “Il prodotto si trova in perfette condizioni fisiche,
chimiche e batteriologiche, come è stato dimostrato dalle nostre stesse analisi”,
conclude il comunicato della Nestlé che si dichiara vittima di una
montatura finalizzata a diffamarla [4]. La
violenta politica antisindacale della Nestlé
L´autoassoluzione della transnazionale
é stata duramente contrastata da SINALTRAINAL, il coraggioso sindacato
colombiano dei lavaratori delle industrie di alimenti, noto a livello mondiale
per la campagna di denuncia contro i crimini della Coca Cola nel paese
sudamericano. “Stiamo lottando da alcuni anni contro l’importazione di latte
in Colombia a causa dei gravi problemi di adulterazione e dei pericoli che ne
derivano ai consumatori” denuncia Javier Correa, presidente nazionale di
SINALTRAINAL. “Il governo colombiano, a partire del settembre 2001, ha deciso
attraverso l’ICA, l’Istituto colombiano agropecuario, di proibire
l’importazione di latte dall’Argentina e dall’Uruguay in quanto fu rinvenuto un
carico affetto da brucellosi. Tuttavia la Nestlé continua ad importare latte.
Oltre a quello che è accaduto ad Armenia con la scoperta del latte in polvere
scaduto, si è scoperta la contaminazione dei prodotti casieri bloccati
dall’autorità lo scorso mese di marzo”. La risposta della Nestlé alle
richieste sindacali è stata aggressiva e violenta. Sempre secondo Javier
Correa, negli impianti della transnazionale si vive una situazione
occupazionale drammatica: “Qui i licenziamenti dei lavoratori e dei
sindacalisti sono stati massivi, il livello della subcontrattazione è altissimo
e le condizioni che dobbiamo affrontare sono particolarmente delicate a causa
della maniera con cui questa società opera e delle difficoltà che viviamo come
sindacato dopo gli assassinii dei compagni operai della Nestlé”. Negli
ultimi sei anni, negli impianti che appartengono alla Nestlé, sono stati
assassinati otto lavoratori dirigenti di SINALTRAINAL. “Non abbiamo prove
evidenti che ci permettano di dimostrare quali sono i suoi legami con il
paramilitarismo” specifica il presidente nazionale del sindacato. “Tuttavia
tutto questo ha favorito la Nestlé e gli omicidi hanno contribuito a debilitare
la capacità di resistenza del sindacato. Allo stesso modo sono stati colpiti i
contratti collettivi, la modalita’ stessa della contrattazione, le condizioni
di lavoro. Questa logica di aperta violazione dei diritti umani è comunque
funzionale agli interessi della compagnia”. La storia recente della Nestlé in Colombia e
dell’impresa nazionale di proprietà “Cicolac” (Colombia’s Food and
Lactose Company) é segnata in realta’ da un’impressionante serie di omicidi
selettivi, sequestri e sparizioni forzate di sindacalisti e operai, crimini che
sono rimasti nella più totale impunità, grazie all’alto livello di corruzione
dell’autorita’ giudiziaria del paese. La lunga serie di delitti è iniziata
il 22 luglio del 1986 nella citta’ di Bugalagrande (Valle del Cauca), dove fu
assassinato Héctor Daniel Useche
Berón, importante sindacalista di SINALTRAINAL e dipendente della locale
fabbrica della Cicolac-Nestlé, la stessa oggi interessata dall’indagine
del DAS sulla importazione di latte in polvere scaduto. Emblematico il giorno
prescelto per eliminare Useche Berón: in questa data la transnazionale svizzera
festeggiava il 25* anniversario della sua fondazione [5].
Tre anni piu’ tardi, il 30 novembre 1989, sempre a Bugalagrande, spariva Luis
Alfonso Vélez Vinaczo, altro attivista di SINALTRAINAL. Egli stava guidando la
protesta dei lavoratori della Nestlé contro il licenziamento di 15
compagni che avevano partecipato allo sciopero generale nazionale organizzato
dalla CUT (Confederación Unitaria de los Trabajadores) – la
Conferderazione Generale dei Lavoratori - nel novembre del 1998. La sua
sparizione avveniva negli stessi giorni in cui le forze militari, la polizia e
i gruppi anti-guerriglia occupavano militarmente la citta’ di Bugalagrande. L’11 luglio 1993 veniva assassinato di fronte ai suoi
figli, Harry Laguna Triana, ex dipendente della fabbrica della Cicolac SA
di Becerill (César), il quale era stato costretto un paio di mesi prima ad
abbandonare il suo lavoro a causa delle continue minacce ricevute. Il 1996
veniva segnato dalle morti violente di altri tre membri della giunta direttiva
di SINALTRAINAL: José Manuel Becerra Pacheco, impiegato presso la fabbrica
della Cicolac a Vallepudar (César), ucciso il 19 gennaio; Toribio de la
Hoz Escorcia, anch’egli alle dipendenze della Cicolac di Vallepudar,
assassinato il 30 marzo, giorno del suo compleanno, quando stava rientrando in
casa dal lavoro; Alejandro Matias Hernandez Vanstrahlen, operaio dell’impianto
per la lavorazione del latte della Cicolac di Curumani (César),
assassinato il 12 luglio 1996. Il suo corpo, interamente bruciato, fu rinvenuto
cinque mesi dopo la sua sparizione, nel cimitero di San Jacinto (Bolivar). Come
nel caso di Harry Laguna Triana, Alejandro Matias Hernandez era stato costretto
a dimettersi dal suo incarico lavorativo alcuni mesi prima, perché pesantemente
minacciato all’interno della fabbrica. Il 22 luglio 1999, ancora una volta nel giorno
dell’anniversario della fondazione della transnazionale svizzera, veniva ucciso
di fronte all’impianto della Nestlé di Copey (César), Victor Eloy Miles
Ospino, operaio della Cicolac-Vallepudar. Alcuni mesi più tardi, il 21
maggio del 2000, affogava in un fiume in circostanze misteriose Omar Dario
Rodriguez Salazar, leader sindacalista e dipendente della Nestlé nella
fabbrica di Bugalagrande. L’ultimo fatto di sangue risale all’1 di settembre
2000, quando veniva assassinato a Dosquebradas il dipendente de La Rosa SA
Alimentos (altra impresa di proprietà della Nestlé de Colombia),
Hernando Cuartas, altro importante leader di SINALTRAINAL. A questa lunga e triste lista
di morti si deve aggiungere che in questi ultimi anni tre dipendenti della Nestlé
Colombia sono stati vittima di attentati. Essi sono riusciti a sopravvivere
ma sono stati costretti a fuggire all’estero. Recentemente
la situazione è tornata ad essere assai drammatica, soprattutto negli impianti
della principale impresa di proprietà della Nestlé in Colombia, la Comestible
La Rosa S.A.. “Il terrorismo
psicologico si è trasformato nella migliore arma di questa societa’” ha
denunciato pubblicamente il sindacato nazionale dei lavoratori dell’industria
alimentare. “A partire della fine del 2001 si è iniziato a ricattare
violentemente i membri di SINALTRAINAL, obbligandoli a rinunciare al loro posto
di lavoro, con la minaccia di licenziarli con una bassissima indennizzazione”.
Secondo il sindacato, attraverso il responsabile del Settore Personale della Comestible
La Rosa, signor Gustavo Grisales, la Nestlé ha dichiarato che "presto
applicherà decisioni dure e impopolari, che non ci piacciono ma che tuttavia
porteremo a compimento". Il funzionario avrebbe poi aggiunto che
"del vecchio personale, molti non meritano di restare nell’impresa”,
minacciando indirettamente il loro licenziamento [6].
Sempre negli impianti della Comestible La Rosa, sono stati soppressi
posti di lavoro e sono state installate telecamere in tutte le aree, violando
la privacy e infastidendo incessantemente i dipendenti. Quattro mesi dopo le misure punitive adottate dalla
controllata Comestible La Rosa, la Nestlé ha riaperto un altro
fronte nella sua politica persecutoria dei lavoratori, questa volta negli
impianti di ricezione del latte della Cicolac Ltda., nella citta’ di
Valledupar, dove si è registrato in passato l’omicidio di tre leader sindacali.
A conclusione dell’agitazione sindacale intrapresa nel febbraio 2002 per la
difesa dei contratti collettivi ed il riconoscimento dei diritti di 400
lavoratori e delle loro famiglie, la Nestlé ha manifestato l’intenzione
di licenziare 96 lavoratori a tempo indeterminato e di annullare la
contrattazione di 58 posti di lavoro, subcontrattando la mano d’opera mediante
l’uso di agenzie di lavoro interinale e l’assegnazione della produzione ad
altri processatori. “La Nestlé - denuncia SINALTRAINAL - sta
tentando di disconoscere il processo di negoziazione con i lavoratori, ha
smantellato incarichi di lavoro, ha ampliato i subcontratti outsourcing, ha
permesso l’ingresso delle agenzie di lavoro temporale per realizzare attività
permanenti, ha assegnato i cinque impianti di raccolta del latte a imprese
terze, alcune delle quali di proprietà di grandi allevatori, alle quali è
arrivata a prestar denaro per ampliare le installazioni di raccolta e
raffreddamento. La Nestlé sta assegnando i gruppi di vendita; ha accelerato lo
smantellamento del settore latte nella fabbrica di Bugalagrande, che significa
lasciar 150 lavoratori senza impiego; ha trasferito dirigenti sindacali in
possesso delle garanzie di legge, impedendo loro l’attivita’ sindacale; ed ha
ignorato diversi accordi convenzionali e legislativi”. Il conflitto
occupazionale è stato aggravato anche dal fatto che la Nestlé non ha
atteso la decisione di un Tribunale di Arbitrato per comporre il conflitto, al
contrario, ha implementato politiche tendenti a smantellare nella pratica i
punti che dovrebbero essere sottoposti a giudizio del Tribunale. “Questo
atteggiamento - aggiunge il sindacato - ha inoltre aggravato la
condizione di sicurezza dei dirigenti di SINALTRAINAL, che continuano ad essere
minacciati dai paramilitari della regione settentrionale del paese, dove la
Nestlé compra il latte fresco”. Questa regione è una zona ad altissimo
scontro sociale e la transnazionale, accusando il sindacato ed i lavoratori di
essere responsabili del conflitto, ha potuto giustificare così la riduzione
nell’acquisto di latte fresco a favore dell’importazione di latte in polvere. Contro gli abusi a danno del diritto di associazione e le
continue violazioni negli impianti della transnazionale di Vallepudar,
Dosquebradas e Bugalagrande, i lavoratori dipendenti della Nestle-Cicolac
hanno dichiarato lo sciopero della fame durante la prima decade dello scorso
mese di luglio, realizzando un sit-in di fronte alla sede del centro
amministrativo della Nestlé di Bogotá [7]. Ciononostante, la politica
discriminatoria non si è fermata e la transnazionale è giunta a licenziare l’11
settembre, nella fabbrica di Dosquebradas, la sindacalista Ana María Duque e un
mese piu’ tardi nove dipendenti della fabbrica di Valledupar. Il 25 ottobre,
nell’impianto di Bugalagrande, la Nestlé ha licenziato il sindacalista
Carlos Fernández, che si trova in un preoccupante stato di salute. E ancora,
l’8 novembre 2002, ha licenziato senza giusta causa altri due dipendenti della
stessa fabbrica, William Ramírez e Jesús Antonio Escobar [8]. L’alleanza
con i grandi ganaderos per annientare i piccoli produttori di latte
Come se cio’ non fosse abbastanza, la Nestlé ha
esercitato tutta la sua forza per coinvolgere altre imprese nazionali nel suo
piano ai danni del sindicalismo colombiano. La società Agribrands Purina
Colombia S.A., importante produttrice di alimenti per animali, ha informato
i suoi lavoratori e il sindacato “Sintrapurina” che la Nestlé per
chiudere l’accordo per l’acquisto dei suoi impianti di Cartagena, Medellín,
Bucaramanga, Buga e Mosquera, ha richiesto l’annientamento del sindacato e la
rinuncia al posto di lavoro tutti e 400 i dipendenti, i quali hanno un’anzianità
media nella società di 18 anni, in modo da poter abbassare i costi contrattando
nuovo personale con contratti temporali, senza l’applicazione del contratto
collettivo di lavoro [9]. Agli attentati contro la salute delle persone, le
violazioni dei diritti umani e l’evidente sfruttamento dei lavoratori, deve
essere aggiunta un’altra grande responsabilità della Nestlé nel
difficile processo economico-sociale del paese. L’importazione massiva di latte
in polvere in Colombia - paese dove si producono ogni anno più di 5.100 milioni di litri di latte fresco con un valore
di mercato superiore ai 4 miliardi di pesos, produzione che genera
450.000 posti di lavoro diretti, cui si devono aggiungere gli indotti nel
settore agroindustriale e dei trasporti [10]
- ha avuto come effetto la sovrapproduzione di latte e, di conseguenza, l’impoverimento di migliaia di
piccoli e medi produttori nazionali. Nel 2001 la transnazionale ha importato in
Colombia 25.125 tonnellate di latte in polvere, corrispondenti a 200 milioni di
litri di latte fresco, che sono state utilizzate come materia prima per
l’elaborazione dei suoi prodotti. Secondo un’analisi economica, si è calcolato
che l’importazione di latte in polvere nel solo primo trimestre del 2002
avrebbe causato perdite al settore caseario per 63.000 milioni di pesos.
Nel 2001 la transnazionale ha ridotto l’acquisto in Colombia di 116 milioni di
litri di latte fresco, preferendo l’importazione di latte in polvere
specialmente dall’Europa, dall’Argentina e dall’Uruguay, paesi dove i
consumatori hanno espresso grandi timori per l’epidemia di malattie del
bestiame come la Leucosis Bovina che può essere trasmessa agli esseri
umani [11]. Dietro la produzione nazionale di latte esistono grandi
contraddizioni; da una parte ci sono i grandi allevatori con cui la Nestlé
e le altre transnazionali firmano accordi di cartello e condividono politiche
discriminatorie, con tutte le loro conseguenze sociali in tema di ingiustizia e sviluppo della violenza.
Dall’altra ci sono centinaia di minuscoli produttori del settore agricolo che a causa delle aperture neoliberiste, hanno sofferto la
perdita dei profitti di altre produzioni, principalmente caffé, cereali e
frutta, puntando di conseguenza alla produzione del latte. “Solo nel settore
cafetero, di fronte alla crisi della pianta - ha commentato María Cristina
Uribe, direttrice di Analac, l’associazione che riunisce i produttori di latte
del paese - circa 50.000 famiglie contadine sono passate alla produzione di
latte. Questo tuttavia riflette il deterioramento della vita rurale: da
un’attività di mercato si è passati ad una di sussistenza” [12]. “La politica importatrice della
Nestlé è assai aggressiva, deprime il prezzo d’acquisto del latte e distrugge
l’economia nazionale”, è il commento di SINALTRAINAL. Se oggi la
situazione è grave, il futuro appare peggiore, soprattutto con la ventilata
approvazione entro il 2005 dell’ALCA, l’Accordo di Libero Commercio in America
che trasformerá il Continente in un unico mercato sotto il controllo degli
Stati Uniti. In questo caso, il settore caseario sparirebbe dal territorio
colombiano, sostituito dall’importazione di latte, sino ad oggi limitata dalle
alte barriere doganali esistenti che raggiungono il 61%. I modelli neoliberali hanno già prodotto danni incalcolabili
alla produzione di alimenti in Colombia: nel 1991 si erano perduti 500 mila
ettari di produzione agricola e alla fine del decennio risultano essere stati
abbandonati più di un milione di ettari, cioè il 25% dell’area coltivabile.
Contemporaneamente, si stanno importando 7 milioni di tonnellate di generi
alimentari, con un incremento delle importazioni, nell’ultimo decennio, del
700%, con la conseguenza che la Colombia si sta trasformando in un paese
altamente dipendente dalle transnazionali del settore alimentare [13].
Il principale paradosso è visibile con la produzione di caffè. Incurante della
grave crisi che ha investito negli ultimi anni il settore più importante
dell’economia agricola colombiana (tra il
1998 e il 2001 la raccolta del caffè si è ridotta del 40%[14]), la Nestlé ha importato
nel paese 150.000 sacchi di caffé dal Perú, secondo quanto denunciato dal
sindacato dei lavoratori alimentari. La Nestlé, inoltre,
è tra le beneficiarie dell’eliminazione del patto mondiale del caffè, che ha
causato il crollo dei prezzi di vendita a 0.64 centesimi di dollaro, aggravando
la crisi dei piccoli produttori cafeteros
e la depressione di intere regioni del paese. Senza dimenticare
un’altra grande responsabilità diretta della
politica alimentare della Nestlé nel processo di marginalizzazione
dell’agro colombiano: grazie alla decisione del governo Samper nella seconda
metà degli anni ‘90 di promuovere l’importazione di pomodori, in un paio di
anni sono falliti tutti i piccoli produttori di pomodori dell’Atlantico. In
cambio oggi la Nestlé possiede in Colombia una delle marche di salsa di
pomodoro più vendute: “California”. Il mercato colombiano nelle mire delle transnazionali alimentari
La Nestlé e le altre principali
transnazionali del settore caseario (la italiana Parmalat e la francese Danone
in particolare, che con la Nestlé controllano il 65% delle importazioni di latte), si stanno preparando con attenzione
all’appuntamento con l’Accordo di libero commercio (ALCA). Le transnazionali
del latte hanno fatto ingresso violentemente in America Latina, dove vedono l’opportunità di conquistare spazi di mercato
approfittando degli spazi esistenti in tema di produttività, utilizzando
tecnologie sperimentate nel resto del mondo, gli enormi capitali di cui
dispongono e una capacità manageriale che non conosce rivali nel continente. In Colombia, in particolare, le
transnazionali hanno assorbito alcune delle più note marche locali del settore,
con l’unico fine di acquisire fabbriche e macchinari e convertire gli impianti
esistenti per la produzione di latte utilizzando il prodotto in polvere
importato. Circa un anno fa la multinazionale francese Danone
ha fatto ingresso in Noel, la nota impresa dolciaria colombiana. La
italiana Parmalat, presente en Colombia dal 1994, ha anticipato Danone
acquisendo nel dicembre 1998 il 98,74% di Proleche in Antioquia, in modo
da ampliare la sua presenza in quest’area e rendere piu’ difficile l’espansione
dei suoi competitori mondiali. La strategia di penetrazione consiste
nell’acquisire impianti di pastorizzazione per eliminare possibili contendenti
e consolidare la propria catena di distribuzione nei supermercati nazionali.
Nel caso specifico di Proleche, la societa’ italiana ha mantenuto in
vita la marca colombiana nel settore della produzione di latte pastorizzato,
pero’ ha convertito buona parte della sua produzione verso i latticini della
linea Parmalat [15].
La Parmalat ha inoltre avviato l’importazione massiva di latte in
polvere dai suoi impianti in Venezuela e si sta scontrando duramente con la Nestlé-Cicolac
per primeggiare nelle vendite di questo prodotto in Colombia. Solo nei primi
dieci mesi del 2002, la transnazionale italiana ha importato nel paese 3.245
tonnellate di latte in polvere, superando di poco la Nestlé con 3.096
tonnellate. La Parmalat e’ presente infine nel mercato delle bevande a
base di cioccolato per un 13,2% e con il 10,6% nel mercato del latte UHT – a
lunga conservazione [16]. Intanto ci sono gia’ le prime proteste dei medi e grandi
gruppi di produttori di latte, specialmente nel dipartimento di Antioquia, dove il settore rappresenta il 40% del PIL e genera il
15% dell’occupazione nel settore agricolo.
La Cooperativa Agropecuaria de Entre Ríos, ad esempio, ha denunciato che
i suoi 800 produttori sono profondamente preoccupati per la loro produzione di
224.000 litri diari di latte a causa delle importazioni, principalmente quelle
realizzate dalla Nestlé. Analoga la preoccupazione della megacooperativa
Colanta che nello stesso dipartimento di Antioquia vanta circa
9.000 associati e processa annualmente piu’ di 600 milioni di litri di latte [17].
La Colanta teme anche la competizione delle transnazionali che operano
nel settore della produzione di latte in polvere, oggi che la cooperativa si e’
trasformata nella principale esportatrice del paese di questo prodotto. La
polverizzazione, iniziata cinque anni fa, e’ stata la scelta obbligata per
immagazzinare e non disperdere il latte in periodi di sovrapproduzione. La Colanta
ha realizzato tre impianti polverizzatori, uno a Planeta Rica (Córdoba) e due a
San Pedro (Antioquia). Nel 2001 la Colanta ha prodotto piu’ di 146
milioni di litri di latte e ha fatturato all’estero 15 milioni di dollari per
questa produzione, inserendo la Colombia al terzo posto tra gli esporatoori di
latte in polvere in America latina, dopo Argentina e Uruguay. Tuttavia
nell’ultimo anno le esportazioni di latte in polvere si sono ridotte del 28,5% [18].
I costi di produzione, l’accesso ai mercati
internazionali e la questione dei tassi di cambio sono i problemi fondamentali
per la rendibilita’ del commercio estero. Il problema piu’ grave e’ pero’
l’assenza di una vera politica governativa sulla produzione del latte, dove
siano ben pianificate l’esportazione e l’importazione del prodotto: la dinamica
import-export non possiede controlli, risponde solo alle leggi del mercato, o
per meglio dire é sotto il potere delle transnazionali. Puo’ succedere cosi’
che contemporaneamente si esporti latte e lo si importi dagli stessi paesi a
cui lo si e’ esportato. Ad esempio le esportazioni di latte hanno fatturato nel
2000, 1.408.315 di dollari, per poi crescere l’anno successivo a 5.734.380 di
dollari. Nello stesso periodo pero’ l’importazione di latte in Colombia e’
cresciuto dell’87,5% [19].
Le contraddizioni del mercato del latte colombiano sono
piu’ evidenti se si da un’occhiata a coloro che realmente possono consumare il
prodotto fresco o quello in polvere. Il consumo procapite annuale in Colombia é
di 137 litri ed Analac prevede che potrebbe crescere a 165 litri entro cinque
anni. Tuttavia oggi nel paese ci sono 1,7 milioni di bambini degli strati piu’
poveri che non hanno mai consumato latte poiché le loro famiglie non possiedono
il denaro sufficiente [20].
La desnutrizione colpisce il 14,6% della popolazione e secondo l’Inchiesta
Nazionale su Demografia e Salute, realizzata dall’organizzazione ‘Profamilia’, attualmente la percentuale di desnutrizione
cronica urbana nei bambini al di sotto dei cinque anni in Colombia arriva al
10,8%, mentre nelle aree rurali al 19.4%. Assai piu’ drammatici i dati relativi
al dipartimento di Antioquia, il principale produttore di latte del paese. Qui
uno ogni cinque bambini conosce la fame ed esistono regioni come l’Urabá ed il
Norte dove gli indici di desnutrizione cronica raggiungono il 28-29%. In
Antioquia nel 2001 sono morti per desnutrizione 146 bambini minori di cinque
anni [21]. Di fronte a questo vero e proprio genocidio appare per lo
meno cinica la decisione della transnazionale Nestlé di puntare al
mercato infantile colombiano per ampliare le sue vendite, lanciando una nuova
linea di prodotti, il “Sistema de Nutrición Klim”, costituito da tre tipi di
latte differenti, i quali posseggono tutti i nutrienti necessari per seguire i
bambini “con necessita’ critiche nel processo di accrescimento”, come si puo’
leggere nella sua campagna di pubblicita’. Nello specifico la Nestlé sta
sperimentando in Colombia latte addizionato con vitamine e minerali vari. Il
passo successivo sará la presentazione del prodotto in tutta l’America latina. Il caso del “Sistema de nutrición
Klim” e’ una prova ulterore di quanto sia strategico per la Nestlé il
controverso mercato colombiano. Secondo quanto analizzato dal sociologo Héctor
Mondragón, importante ricercatore sul ruolo delle transnazionali nel conflitto che
colpisce il paese, si sta cementando nei fatti una grande alleanza economica
tra la Nestlé e l’altra importante impresa responsabile delle violazioni
dei diritti umani e del lavoro, la Coca-Cola Company, per affrontare la
competizione con altri gruppi alimentari transnazionali come Unilever.
In questo caso si tratta di una lotta per il controllo del marcato
internazionale dei gelati. C’e’ pero’ dell’altro. “Originariamente - ha
spiegato Mondragón – la Nestlé era una impresa svizzera dove é stato
assai importante l’incrocio azionario con le banche svizzere e tedesche. Brown Boveri,
la Unión de Bancos Suizos, la Swatch farebbero parte del suo
gruppo di capitali. Attualmente la Nestlé possiede investimenti incrociati con una importante
transnazionale del gruppo nordamericano Morgan-Chase Bank, la General
Motors. Esistono presenze incrociate tra i membri dei consigli di
amministrazione della Nestlé e della General Motors a livello
internazionale. La General Motors con il suo fondo AIG
controlla un gruppo di societa’ legate a loro volta alla Procter &
Gamble (Pantene, Ariel, Crest, Tampax, Max Factor, Vicks), alla Motorola
e alla Xerox, che permette di avvicinare questo gruppo alla Deutsche
Bank e a concorrere al controllo della stessa Unilever” [22].
Non e’ casuale che General Motors, Protect & Gamble, Motorola
e Xerox siano tra le principali transnazionali che hanno moltiplicato i loro
investimenti in Colombia per acquisire il controllo del mercato delle
automobili, dei prodotti sanitari, dei cellulari e delle fotocopiatrici. [1] Director Seccional del Departamento Administrativo de Seguridad,
DAS, de Armenia, “Asunto: Decomiso 8.094 bultos de leche procedencia Uruguaya”,
Informe del DAS - Seccional del Quindío, Armenia, noviembre 22 de 2002. [2] “Nestlé, en serios aprietos”,
El Tiempo, 7 de diciembre de 2002. [3] El Colombiano, 28 de noviembre de 2002. [4] “Nestlé, en serios aprietos”, El Tiempo, 7 de diciembre de
2002. [5] A Héctor Daniel Useche Berón é stata intitolata l’Udienza
Pubblica Internazionale di Bogotá contro i crimini della Coca Cola
‘Colombia Clama Justicia’ il 5 dicembre del 2002. [6] Sindicato Nacional de Trabajadores de la Industria de Alimentos SINALTRAINAL,
“Agresión brutal de
la Nestlé contra los trabajadores colombianos”, Comunicado, Bogotá - Colombia,
Enero 20 de 2002. [7] SINALTRAINAL, Comunicado a la opinión pública, “Los trabajadores
de Nestle-Cicolac se declaran en huelga de hambre”, julio 31 de 2002. [8] SINALTRAINAL, Comunicado a la opinión
pública. Nestlé despide más líderes sindicales”, Bogotá, Noviembre 12,
2002. [9] EcoPortal.net, “La multinacional Nestlé continúa reprimiendo”,
julio 5 de 2002, www.attacmadrid.org/d/2/020705073255.php. [10] Secondo Fedegan, la Federazione
colombiana degli Allevatori, la produzione colombiana sarebbe di 12 milioni e
700 mila litri di latte, 2 milioni e 500 mila dei quali sarebbero prodotti nel
dipartimento di Antioquia, il piu’ violento e paramilitarizzato del paese.
Sempre secondo Fedegan, nonostante il decremento dell’economia colombiana, il
settore caseario é cresciuto del 7,6% in cinque anni, considerando la crisi del
biennio 1998-1999, “dovuta a problemi di insicurezza nelle campagne”. In El
Espectador, mayo 13 de 2001. [11] J. C. Uribe Posada, “La globalización estrangula el agro”, El
Mundo, 6 de junio de 2002. [12] J. C. Domínguez, “La leche, tabla de
salvación”, El Tiempo, junio 15 de 2002. [13] C. A. Olaya, “Colombia. Crisis económica
y social sin soluciones a la vista”, en Traza. Revista de Cultura política,
No. 1, Noviembre de 2002, p. 49. [14] El País, Septiembre 26
de 2002. [15] Per comprendere la dimensione finanziaria
di questa politica della Parmalat di imposizione della sua marca, va
detto che il 98% degli utili della Proleche nel 1998 per 2.065 milioni
di pesos, sono derivati dalla vendita di latticini. [16] “A reinventar la leche”, Dinero,
Abril 9 de 1999, pp. 36-39). L’impresa italiana Parmalat sta crescendo a
passi di gigante in tutta l’America latina. In Argentina ha comprato da poco la
societá Gándara, che le ha permesso il controllo di 5 importanti marche
nazionali e l’ampliamento ad 8 del numero dei suoi impianti di pastorizzazione
in questo paese. Assai forte é la sua presenza in Venezuela e Brazil. La Parmalat
starebbe tuttavia pagando caro il costo della rapida conquista del mercato in
Colombia. Nel 1997, le vendite della societá sono cresciute del 56%,
raggiungendo un fatturato per 45.734 milioni di pesos, ma le sue perdite sono
cresciute del 109%, passando da 3.886 a 8.127 milioni di pesos. [17] Colanta ha visto il
suo fatturato crecere dai 36.000 milioni di pesos nel 1990 ai 540.000 milioni
nel 2000. Possiede 45 impianti base e a Funza, un municipio ubicato in piena
Sabana de Bogotá, ha investito 15 milioni di dollari per realizzare la fabbrica
di pastorizzazione piú moderna del paese. [18] “La vaca lechera”, Dinero, 31
agosto del 2001, pp. 60-62. [19] Dati di Fedegan, la Federazione
colombiana degli Allevatori – El Espectador, mayo 13 de 2001. [20] J. C. Domínguez, “La leche, tabla de
salvación”, El Tiempo, junio 15 de 2002. [21] G. L. Gómez Ochoa, “En Antioquia los niños tienen hambre”, El
Colombiano, 15 de diciembre de 2002. [22] H. Mondragón, “El verdadero núcleo de la ‘globalización’”,
Relazione al Forum sulle Transnazionali in Colombia, Bogotá, 6 e 7 dicembre
2002.
Formato per la citazione:
Antonio Mazzeo. "Nestlé de Colombia". terrelibere.org, 03 gennaio 2003, http://www.terrelibere.org//nestl-de-colombia
|
|||||||||||||