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![]() Eni e British Petroleum in Colombia
Gli oleodotti della morte
10213 letture 08 febbraio 2002
Dagli anni ’90 le multinazionali del settore energetico decidono di realizzare uno dei più lunghi oleodotti del Sudamerica. Nasce il consorzio OCENSA che affida i lavori alla Saipem-ENI. Per proteggere l’oleodotto la BP si affida a mercenari internazionali, agenti israeliani e gruppi paramilitari di estrema destra. Si scatena così l’ennesima guerra sporca contro la popolazione civile, i sindacati e i difensori dei diritti umani.
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Li chiamano gli ‘oleodotti della morte’.
Attraversano l’intero continente latinoamericano e sono il simbolo dei processi
di espropriazione delle risorse petrolifere da parte delle transnazionali. I
trasferimenti dell’oro nero seguono la direzione sud-nord, meta gli Stati
Uniti, principale paese consumatore di energia, tagliando cordigliere,
disboscando foreste pluviali, mutando i regimi delle acque e dei suoli,
costringendo all’esodo popolazioni indigene e coloni. Gli oleodotti sono stati causa di enormi tragedie
ambientali, spesso realizzati con tecnologie che puntano a massimizzare i
profitti e i risparmi a danno dei sistemi di sicurezza. Hanno generato
drammatiche conseguenze socioeconomiche tra gli abitanti delle località
attraversate dalle infrastrutture, accelerando ‘modelli di sviluppo’ altamente
squilibrati e marginanti, accrescendo la depauperizzazione, la mobilità
territoriale, le urbanizzazioni selvagge.
Le classi dirigenti latinoamericane hanno dilapidato
risorse immense inseguendo i sogni dell’esplorazione e del trasporto dell’oro
nero, attraverso accordi di mercato che hanno avvantaggiato unilateralmente i
grandi oligopoli petroliferi. Gli oleodotti hanno generato in America Latina
conflitti militari tra gli Stati e all’interno degli Stati, hanno visto
scendere in campo eserciti e dittature contro le classi subalterne e il
sindacalismo, hanno favorito l’insorgenza di gruppi armati paramilitari
responsabili di massacri, sparizioni massive e operazioni clandestine contro
obiettivi civili.
Violazioni dei diritti umani, politici, economici e
sociali; distruzione dell’ambiente; espropiazione e sfruttamento dissennato
delle fonti energetiche non rinnovabili; cancellazioni di intere culture
ancestrali sopravvissute alle brutalità dei processi colonizzatori;
rafforzamento delle classi dominanti corrotte e aliene da qualsivoglia processo
di democratizzazione delle strutture statali. Ecco il costo in America Latina
dell’estrazione di quello che le comunità indigene chiamano ‘il sangue della
madre terra’.
La storia recente
della Colombia, caratterizzatasi da indici intollerabili di violenza e da un
conflitto che ormai prosegue ininterrotto da oltre mezzo secolo, è stata
duramente segnata dalla lotta per l’appropriazione delle importanti risorse
petrolifere nascoste nel sottosuolo. Intensi processi di militarizzazione del
territorio e di vera e propria ‘pulizia etnico-sociale e politica’ contro le
organizzazioni della sinistra moderata e rivoluzionaria sono stati generati
dalla scoperta di nuovi giacimenti e soprattutto dalle opere di realizzazione
degli oleodotti che assicurano il trasferimento dell’oro nero dalle regioni più
interne (Arauca, Magdalena Medio, Putumayo), ai moderni terminal della costa
atlantica, dove il petrolio è imbarcato verso il nord America. E’ in particolare la storia recente
della regione del Magdalena Medio e del nord-est antioqueño ad essere stata
profondamente segnata dai lavori di realizzazione dei megaoleodotti.
L’insorgenza e l’affermazione del paramilitarismo, il desplazamiento forzato di
migliaia di coloni, la lunga scia di sangue, massacri, sparizioni, violazioni
sistematiche dei diritti umani, l’attacco concertato dello Stato, delle forze
armate e dei gruppi di estrema destra contro sindacati ed organizzazioni
politiche e sociali scorre parallelo alle tubature che solcano migliaia di
chilometri di terre e montagne. E in buona parte, come vedremo, quelle tubature
sono state installate da imprese italiane e con soldi italiani. La corsa all’oro nero, l’oleodotto ‘Colombia’ e l’insorgenza
del paramilitarismo nella regione di Antioquia
Il progetto ‘Colombia Nunca Más’,
coordinato da numerose organizzazioni non governamentali di difesa dei diritti
umani, ha presentato lo scorso anno i primi risultati della sua ricerca sulle
cause e gli autori delle sistematiche campagne di violazione e repressione in
Colombia. E ha puntato il dito su una delle regioni dove si sono registrati i
maggiori indici di violenza e di crimini di lesa umanità, il dipartimento di
Antioquia (capitale Medellín), e in particolare le aree del Magdalena Medio e
nordorientale, culle del paramilitarsmo e del patto strategico antipopolare
sottoscritto dai grandi proprietari agricoli, dagli allevatori, dalle forze
armate e dai primi cartelli del narcotraffico. A richiamare l’attenzione di questi
attori sociali e militari l’esistenza nella regione di risorse naturali
strategiche non rinnovabili (in particolare petrolio ed oro), e la sua
particolare rilevanza geostrategica per la presenza di progetti economici di
grande importanza, primo fra tutti l’oleodotto ‘Colombia’, un’infrastruttura
lunga 480 km. che assicura il trasferimento del greggio dai giacimenti di
Vasconia (nel municipio di Puerto Boyacá, tristemente famoso per aver dato i
natali al fenomeno del narcoparamilitarismo), tra i più importanti della
Colombia, sino al porto di Coveñas, sulla costa atlantica. ‘Colombia Nunca Más’
denuncia che proprio in coincidenza dell’avvio dei lavori di realizzazione
dell’oleodotto ‘Colombia’ si verificarono gravi fatti di sangue e azioni di
matrice terroristica contro noti esponenti politici e sindacali e contro interi
gruppi di popolazione delle zone attraversate. La spirale di morte ebbe come
evento più drammatico il massacro nel municipio di Segovia, l’11 novembre del
1988, di 43 abitanti, perpetrato dal gruppo paramilitare dell’MRN (‘Muerte a
Revolucionarios del Nordeste’), organizzazione che proseguì la sua campagna di
sterminio nella regione nel biennio 1989-90, contro numerosi leader contadini e
militanti de la ‘Unión Patriotica’ ([1]).
Le indagini sulle ripetute violazioni
provarono strette relazioni tra il paramilitarismo e gli uomini del battaglione
dell’esercito ‘Bomboná’ assegnato al teatro del Basso Nordest Antioqueño in
concomitanza con l’avvio dei lavori di realizzazione dell’infrastruttura
petrolifera. Quando a questo reparto furono affiancate le Brigate Mobili n. 1 e
2 (biennio 1990-91), si acutizzò la repressione contro i contadini e fece la
sua apparizione nella regione una nuova organizzazione paramilitare, l’ANA
(‘Autodefensas del Nordeste Antioqueño’) che sostituì l’‘MRN’ nella guerra
sporca contro gli oppositori politici e nella ‘protezione’ del tracciato
dell’oleodotto da eventuali attacchi delle organizzazioni guerrigliere. Parallelamente ai lavori di realizzazione
dell’infrastruttura, nei municipi del nord-est antioqueño furono rinvenuti
interessanti filoni d’oro e l’area fu devastata dalle opere di scavo di fiumi e
terreni interessati dal passaggio dell’oleodotto, con la conseguente
contaminazione ambientale delle acque. Nei municipi di Segovia, Remedios, El
Bagre e Zaragoza le conseguenze ambientali si fecero drammatiche al punto che
in alcuni fiumi sparì qualsiasi forma di vita animale e si svilupparano
epidemie malariche nelle aree in cui furono scavate profonde pozze d’acqua. “La costruzione
dell’oleodotto e la nuova ‘bonanza’ aurifera – come si legge nel rapporto ‘Nunca
Más’ - attrassero abitanti dall’intera Colombia, generando il ripopolamento
temporaneo delle zone prossime al tracciato dell’infrastruttura petrolifera. Lo
sviluppo disordinato favorì dinamiche sociali conflittive e marginalizzanti con
l’insorgenza della delinquenza comune e della prostituzione nella regione.
Accanto ai minatori giunsero infiltrati che avevano il compito di identificare
i leader comunitari in lotta perchè cessassero gli arbitrii contro la
popolazione e si impedisse il reclutamento forzato dei contadini da parte
dell’esercito, per la difesa dell’oleodotto” ([2]).
Il movimento di lotta chiese inutilmente
la ridistribuzione dei benefici dell’oleodotto tra la popolazione e una seria
politica di valutazione e riduzione dei rischi ambientali. Al contrario si
svilupparono un gran numero di attentati contro le organizzazioni sociali e
crebbero smisuratamente le contraddizioni socioeconomiche. Dilagarono la
disoccupazione, la povertà e l’indigenza tra gli abitanti della regione, mentre
crebbero a dismisura i profitti delle transnazionali beneficiarie della
realizzazione dell’oleodotto ‘Colombia’ e dello sfruttamento delle risorse petrolifere.
Così nel 1991, mentre il 45% della popolazione attiva del Nordest Antioqueño
risiedeva in zone marginalizzate e in quartieri d’invasione guadagnandosi da
vivere cercando l’oro tra i rifiuti lasciati dalle compagnie, la produzione di
greggio raggiungeva i 60 miloni di barili e lo Stato firmava 22 nuovi contratti
a favore delle società straniere. La militarizzazione della regione
generata dalla realizzazione dell’oleodotto ‘Colombia’ fu la principale
causa dell’incremento delle violazioni
dei diritti umani contro gli abitanti della regione e dell’insorgenza paramilitare. I numerosi insediamenti militari
permanenti gestiti dal battaglione ‘Bomboná’ e dalle due Brigate Mobili
dell’esercito furono utilizzati in vere e proprie campagne di espulsione
forzata delle comunità residenti accanto al tracciato dell’oleodotto;
l’esercito eseguì detenzioni massive di contadini e senza alcun fondamento
legale avviò procedimenti giudiziari in cui le misure cautelari preventive
avevano durata sino a 30 mesi. Contemporaneamente
l’infrastruttura richiamò l’attenzione delle organizzazioni guerrigliere da
sempre contrarie al modello vigente di sfruttamento degli idrocarburi in
Colombia, caratterizzato dall’appropriazione delle ricchezze da parte delle
imprese transnazionali senza che ci siano benefici sociali di alcun tipo per la
popolazione. Le guerriglie organizzarono una serie di azioni di sabotaggio e di
distruzione delle attrezzature e degli automezzi delle imprese chiamate alla
esecuzione dell’oleodotto ([3]).
Furono eseguiti
numerosi attentati contro i tratti più sensibili dell’infrastruttura con gravi
conseguenze per l’ambiente e il territorio e in più di un’occasione ci furono
vittime tra la popolazione civile. Le forze armate cercarono di
strumentalizzare a proprio favore gli attentati, talvolta ritardando
l’intervento per domare gli incendi sviluppatisi o peggio, come accadde il 19
novembre del 1992 nella vereda Martana del municipio di Remedios, generando
esse stesse gli incendi all’oleodotto ([4]). In questo quadro di forte emarginazione
sociale e di iniqua distribuzione delle risorse, le autorità colombiane
decisero di raddoppiare i sistemi di trasporto del crudo avviando la
progettazione di un nuovo oleodotto da affiancare a quello realizzato a fine anni
’80. A questo fine il 14 dicembre del 1994 fu fondata la società ‘Oleuducto
Central S.A. – OCENSA’, da parte della Empresa Colombiana de Petroleos
(Ecopetrol) e dalle filiali di cinque multinazionali del settore, la British
Petroleum Colombia Pipelines, la Total Pipeline Colombia S.A., la Triton, la
Enbridge Inc. e la Transcanada Pipe Lines ([5]).
Attualmente Ecopetrol detiene il 33% del consorzio, mentre il restante 67% è di
proprietà delle società straniere tra le quali prevale la Enbridge Inc. che
controlla il 25,8% della quota del consorzio ([6]). Grazie al
completamento dei lavori di realizzazione dell’oleodotto a fine 1997, il
consorzio OCENSA, si è assicurato il trasferimento quotidiano attraverso la
regione andina di circa 480.000 barili di petrolio al giorno - il 60%
dell’intera produzione colombiana - dai pozzi di Cusiana e Cupiagua, nella
provincia nordorientale del Casanare, sino alla costa atlantica. Un percorso
che si estende per oltre 800 km attraverso 6 dipartimenti, 40 municipi e 192
veredas della Colombia, attraversando ancora una volta la regione a maggior
indice di violenza, il Nordest Antioqueño, con i municipi di Puerto Nare,
Puerto Berrío, Segovia, Remedios, Zaragoza, El Bagre e Caucasia. L’oleodotto OCENSA
si biforca inoltre a Vasconia interconnettendosi con l’infrastruttura che serve
la principale raffineria di Ecopetrol a Barrancabermeja e con l’’Oleuducto de
Colombia’, che scorre parallelamente sino al porto di Coveñas ([7]). L’oleodotto è costato 2 miliardi di dollari quasi
interamente a carico dello Stato colombiano grazie ai crediti dell’agenzia
giapponese per l’esportazione Jexim ([8])
e dell’italiana Sace. La presenza dell’ente pubblico per il credito alle
imprese Sace è stata voluta per favorire l’intervento in Colombia di uno dei grandi colossi finanziari del capitalismo ‘made in Italy’: 473
chilometri delle condutture OCENSA infatti - quelle comprese tra il villaggio
di Vasconia, a nord di Bogotá, e il porto atlantico di Coveñas - sono state
realizzate da un consorzio ‘italo-argentino’, costituito dalla società Saipem
del gruppo ENI e dalla Technint di Buneos Aires ([9]).
Sempre alla Saipem, è
stata affidata inoltre la costruzione del terminale marittimo di Coveñas con la
realizzazione di 11,7 chilometri di condotta sottomarina e l’installazione di
una monoboa di caricamento; all’azienda del Gruppo ENI, l’OCENSA ha affidato
infine la gestione dei sistemi di protezione ambientale dell’oleodotto. L’Italia e l’oleodotto della morte
Come spiega l’ingegnere Leonardo
Gravina, che ha curato per la Saipem la gestione del progetto, in una lunga
intervista che compare nella pagina web del gruppo ENI, “si è trattato di un
lavoro abbastanza impegnativo essenzialmente per tre motivi: la morfologia del
territorio, le condizioni atmosferiche, la sicurezza nel paese”. “Da qui –
aggiunge il dottor Gravina - la necessità di formare due cantieri autonomi: il
cantiere ‘A’ nella zona a nord-ovest, che ha posato 360 km di condotta per una
media di un km e mezzo al giorno, e il cantiere ‘B’ nella zona sud che nello
stesso arco di tempo ha posato un tratto di 120 km. La disparità nella
ripartizione del lavoro è stata conseguenza dei maggiori problemi di tipo
ambientale e di sicurezza che il cantiere a sud ha dovuto affrontare”. L’ingegnere della
Saipem candidamente ammette che i lavori si sono svolti sotto la ‘protezione
militare’, pur non spiegando a quali reparti appartenessero i soggetti chiamati
a garantire la ‘protezione’ dell’impianto in via di realizzazione. “Potevamo
muoverci solo all’interno di una determinata fascia di territorio che aveva di
norma un’estensione di 30 km. nel cantiere ‘A’ e 10 Km. nel cantiere ‘B’. In
alcuni momenti particolarmente critici il fronte di lavoro a sud è stato
ridotto a 5 km. A volte abbiamo dovuto arrestare delle fasi di lavoro per
evitare accavallamenti o eccessivi allontanamenti delle diverse squadre
impegnate. Inoltre anche all’interno di queste fasce di sicurezza la copertura
non era capillare: i vari plotoni stazionavano nei pressi dei singoli gruppi di
lavoro. Per questo eravamo costretti a usare elicotteri anche solo per
spostarci da un gruppo di lavoro ad un altro all’interno della stessa fascia”. Il racconto-intervista
dell’ingegnere Gravina è tuttavia caratterizzato da più di una distorsione dei
fatti. Innanzitutto si chiamano in causa direttamente i “gruppi della
guerriglia” quali responsabili dei ‘gravi disagi’ causati ai lavori della
Saipem, occultando come siano stati in realtà i gruppi paramilitari ad
intervenire repressivamente contro le maestranze impiegate. Uno dei lavoratori
colombiani assunto dall’azienda italiana, ad esempio, fu assassinato nel
municipio di Remedios il 15 marzo 1997, quando alcuni paramilitari fecero un’incursione nel bar dove l’operaio
s’incontrava con alcuni amici. Un omicidio selettivo, mirato: gli assassini
erano in possesso di una sua foto per poterlo identificare tra gli avventori
del locale. L’ingegner Gravina
sorvola poi su un’altra questione cruciale, quella relativa ai rapporti tra la
Saipem e le popolazioni delle località attraversate dall’infrastruttura.
Secondo l’accordo firmato tra la società italiana e il governo colombiano, si
sarebbero dovute impiegare maestranze locali, ma nella realtà la
stramaggioranza degli operai furono contrattati in altri dipartimenti del paese,
generando ulteriori drammatici processi immigratori nella complessa e
conflittuale regione del Magdalena Medio. ”L’impiego di
componenti delle comunità indigene dei luoghi attraversati dall’oleodotto non è
stato un impegno da poco se si pensa che nell’arco di circa 500 km. abbiamo
incontrato 250 villaggi” ha tuttavia ammesso Leonardo Gravina. “E’ stato un
lavoro complesso con alcuni momenti di grande tensione, ma alla fine il
giudizio sul progetto è senza dubbio positivo”. Giudizio di parte, naturalmente,
dove si preferisce sorvolare sul violentissimo impatto socioambientale
dell’opera e soprattutto sulla ‘guerra sporca’ scatenata dalle transnazionali
contro le comunità e i lavoratori sindacalizzati delle regioni ferite
dall’attraversamento dell’oleodotto OCENSA, di cui il consorzio Saipem-Technint
è stato il maggiore contrattista ([10]). Il caso OCENSA: impatto sul territorio e crimini di lesa
umanità
Data l’amara
esperienza della costruzione del primo oleodotto, le comunità, attraverso i
propri sindaci, espressero opportunamente la necessità che si proteggessero le
acque e gli acquedotti municipali; si migliorassero i servizi pubblici della
zona; si prevedessero misure per la protezione della rete stradale, programmi
educativi e sanitari e di risanamento abientale; si minimizzasse l’immigrazione
massiva con tutte le conseguenze sociali che ne sarebbero derivate; si desse
ampia informazione sulle regalie alle comunità. “Come era già successo in
passato – denunciano amaramente le organizzazioni che collaborano al progetto ‘Colombia
Nunca Más - non fu realizzato nulla di ciò”. L’analogia con quanto
accaduto con la realizzazione dell’oleodotto ‘Colombia’ riguarda tuttavia il
settore dei crimini di lesa umanità: una serie di massacri e omicidi selettivi
contro reali e presunti oppositori alla nuova infrastruttura fu scatenata
infatti in concomitanza dell’ultima fase dei lavori del condotto OCENSA
(biennio ’97-’98), quelli eseguiti dal consorzio italo-argentino, quando furono
interessati i municipi di Segovia, Remedios ed El Bagre. Secondo il ‘Proyecto
Nunca Más’, in questa regione, nel solo primo semestre del 1997, furono
assassinate circa 250 persone, tra cui alcuni dei più noti leader sindacali
dell’’Unión Patriotica’ e numerosi difensori dei diritti umani. La nuova ondata di
violenze coincise con l’arrivo nella regione delle compagnie controguerriglia
‘Palagia’ ed ‘Héroes de Tacines’ a cui fu assegnata la difesa delle
installazioni petrolifere. Sono numerosi gli indizi raccolti sul ruolo
significativo di copertura del paramilitarismo realizzato da questi reparti
dell’esercito colombiano. Un ruolo determinante fu giocato poi dalla classe
politica dirigente di Antioquia e in particolare dal neogovernatore eletto
nelle file del partito liberale. “L’arrivo al potere di Alvaro Uribe Vélez come
Governatore del dipartimento – denuncia Nunca Más - incrementò il numero dei crimini di lesa
umanità nella regione. Se la presenza paramilitare nel dipartimento di
Antioquia era prima concentrata in tre municipi, dopo che fu implementata la
‘politica di pace’ del Governatore Uribe Vélez i paramilitari si insediarono in
79 municipi del dipartimento, sotto la facciata delle Cooperative di Vigilanza
Rurale denominate ‘Convivir’, in evidente coordinamento con i fratelli Castaño Gil,
leader nazionali del paramilitarismo” ([11]). Alvaro Uribe Vélez, in
particolare, emise un decreto che dichiarava i municipi di Segovia e Remedios
“Zone Speciali di Ordine Pubblico”, utilizzando a pretesto un grave fatto di
sangue che interessò Segovia il 22 aprile del 1996, quando un gruppo
paramilitare che agiva sotto la protezione di alcuni alti ufficiali del
battaglione ‘Bomboná’ massacrò 15 persone, causò la sparizione di 2 e il
ferimento di altre 15 ([12]).
Grazie alle norme del decreto, l’esercito ebbe pieni poteri d’ordine pubblico,
restrinse l’orario per l’apertura di uffici e negozi, stabilì posti di blocco
in tutte le vie d’ingresso alla zona, impedì la circolazione di automobili e la
mobilità degli abitanti e dichiarò il coprifuoco notturno. I militari aprirono
procedimenti giudiziari privi di alcun fondamento contro appartenenti alle
associazioni dei diritti umani. Parallelamente fece la
sua comparsa a Segovia un nuovo gruppo paramilitare, denominato ‘MACOGUE’
(‘Muerte a Colaboradores de la Guerrilla’), protagonista di una serie di
attentati dinamitardi contro ex sindaci, leader sindacali, giovani studenti e
perfino semplici casalinghe. Nel 1997 il municipio di Remedios fu vittima del
massacro di 7 esponenti locali dell’’Unión Patriotica’ (tra cui l’ex sindaco e
il direttore del Comitato dei Diritti Umani), i quali furono torturati prima di
essere assassinati. L’anno successivo (5
novembre 1998), sempre a Remedios fu perpetuato un nuovo massacro, ad opera di
un gruppo di 200 paramilitari che assassinarono 20 contadini dopo averne
saccheggiato e incendiato le abitazioni. Alcune delle vittime furono rinvenute
con evidenti segni di bruciatura dovuti al versamento sul corpo di un potente
acido. “Gli assassini erano usciti dalla base militare ubicata nella finca
‘Guacharacas’, presumibilmente di proprietà di Alvaro Uribe Vélez”, denuncia il
rapporto ‘Colombia Nunca Más’. Il governo di Alvaro
Uribe Vélez si caratterizzò contestualmente per la difesa dell’infrastruttura
in tutte le sedi politiche decisionali, affinchè non venissero a mancare gli
ingenti impegni finanziari a copertura delle spese infrastrutturali e perchè
fossero soffocate le perplessità e le critiche di chi sottolineava gli alti
costi sociali e ambientali del nuovo oleodotto. In quest’ottica il 4 dicembre
1995, Alvaro Uribe Vélez autorizzò l’Università di Antioquia a sottoscrivere un
contratto con OCENSA per un valore di 137 milioni di pesos per “realizzare 42
seminari di ‘educazione ambientale’ in 7 municipi ubicati nella zona d’influenza
dell’oleotto in via di costruzione”. Così la maggiore istituzione universitaria
della regione abdicò al suo ruolo di elaborazione ed analisi indipendente,
trasformandosi nel portavoce degli interessi delle transnazionali e delle
classi politiche ed economiche colombiane dominanti. Parallelamente al
processo di monetizzazione del rischio socioambientale e di vero a proprio
finanziamento illecito della classe politica dirigente, le società straniere
perfezionarono un ampio ventaglio di sistemi di ‘difesa’ delle opere di
realizzazione del gigantesco oleodotto OCENSA, assumendosi un onere finanziario
rilevante, ma soprattutto la responsabilità di avere contribuito direttamente
all’affermazione del paramilitarismo in una vasta area del territorio
colombiano. In particolare le
imprese conzorziatesi scelsero di affidare la ‘protezione’ dell’infrastruttura
ad un dipartimento di ‘security’ privato creato e diretto da una compagnia
anglo-americana, la ‘Defense Systems Limited’ (DSL) con sede a Londra, una
delle tante società composte da veri e propri mercenari che forniscono
‘consulenza diretta’ ed armi agli innumerevoli teatri di guerra e di crisi
internazionale ([13]). Il reparto di
sicurezza dell’OCENSA fu composto da ex ufficiali della SAS (le truppe speciali
delle forze armate britanniche), giunti in Colombia sin dal 1992, quando la DSL
aprì a Bogotá una propria filiale, la ‘Defense Systems Colombia Ltd’ per
proteggere i pozzi petroliferi della Bristish Petroleum (BP), società che negli
anni successivi avrebbe esercitato il ruolo più attivo nella fase di
progettazione e realizzazione dell’’oleodotto della morte’. Fu infatti la BP a
presentare la richiesta di licenza ambientale e a pagare i diritti di servitù
sul corridoio centrale dell’oleodotto OCENSA, estesi sino a 200 metri di
distanza dall’infrastruttura. In secondo luogo le
transnazionali sottoscrissero un accordo segreto con il ministro della Difesa
colombiano che attivò alcune brigate contro-guerriglia per presidiare i punti
più sensibili dell’oleodotto ([14]). Per potenziare i
dispositivi ‘difensivi’ e accrescere il controllo militare dei territori
attraversati dall’oleodotto, le società straniere preferirono infine far
ricorso a canali coperti ed illegali, giungendo a versare ai gruppi
paramilitari circa 2 milioni di dollari per “proteggere” gli oleodotti del
paese. Uno dei personaggi che assicurò il coordinamento con i gruppi armati di
estrema destra fu l’ex comandante dell’esercito colombiano, generale Hernan
Guzman Rodriguez contrattato e stipendiato dalla BP. E questo nonostante il
discutibile curriculum vitae dell’alto ufficiale. Egli infatti, aveva
partecipato ad un corso presso la ‘School of Americas’ delle forze armate Usa
ed era stato accusato in un rapporto della Commissione Inter-Americana per i
Diritti Umani di appartenere ad un gruppo paramilitare responsabile di 149
assassinii tra il 1987 e il 1990. La longa manus degli agenti israeliani
Il quotidiano
londinese ‘The Guardian’ ha rivelato altri torbidi aspetti della vicenda
oleodotto, quelli riguardanti il contratto sottoscritto nel luglio del 1996 tra
l’allora manager della ‘security’ di OCENSA, Roger Brown ([15]),
e una società di sicurezza privata israeliana, la ‘Silver Shadow’, “per la
protezione dei lavori di realizzazione della parte settentrionale
dell’oleodotto” (il tratto compreso tra i municipi di Segovia e Remedios
installato dal consorzio Saipem-Tecnint). La società israeliana predispose per
l’occasione un vero e proprio programma integrale militare (‘The Turn Key
Project’) che prevedeva la fornitura di elicotteri armati, munizioni speciali
ed armamenti anti-guerriglia, visori notturni, piccoli arerei spia
autocomandati ed equipaggiamento per le comunicazioni. Il progetto prevedeva
perfino l’organizzazione di un corso di formazione per il management della
OCENSA e della British Petroleum, a cui avrebbero dovuto partecipare l’ex
ufficiale israeliano Asaf Nadel ([16])
e altri due ‘esperti’ nella pianificazione delle “operazioni psicologiche” e la
“raccolta di informazioni sotto la direzione di ex ufficiali dell’intelligence
di Israele”. Più specificatamente il corso aveva come finalità l’addestramento
dello staff di sicurezza dell’OCENSA nei “mezzi d’interrogatorio,
individuazione e addestramento di informatori, preparazione di agenti segreti e
di persone per l’investigazione privata”. Ciò prevdeva il reclutamento di
settori della popolazione civile da utilizzare nelle operazioni di spionaggio a
favore del consorzio. A coordinare il
programma ‘The Turn Key’, la società israeliana aveva chiamato un cittadino
paraguayano di origini ebraiche, Oscar Ricardo Zayas Marini, un trafficante
espulso in tre occasioni dalla Colombia. Nonostante fosse ricercato dalla
giustizia perchè indagato per presunti legami con i narcotrafficanti degli
Llanos orientali, nell’agosto 1997 Zayas visitò il ‘Palacio de Nariño’, sede
della Presidenza della Repubblica, e alcuni ministeri per ottenere
l’autorizzazione a implementare il programma di “guerra psicologica” ([17]).
I vertici del
consorzio OCENSA trasferirono inizalmente alla società di Tel Aviv un anticipo
di 202.000 dollari per la fornitura alla 14^ brigata dell’esercito colombiano
di stanza a Segovia, di 60 paia di visori notturni ([18]).
La 14^ brigata è stata una delle più coinvolte nella ‘guerra sporca’
colombiana; i giudici hanno provato il coinvolgimento di un comandante e di
diversi ufficiali nel cosiddetto ‘massacro di Segovia’ del 1988 quando furono
assassinate 43 persone. Al momento della fornitura militare, uomini in forza
alla brigata erano sotto inchiesta per un loro presunto coinvolgimento
nell’esecuzione di 14 abitanti di Segovia, nell’aprile del 1996, all’interno di
una campagna di ‘limpieza social’ che fu legata all’esecuzione dei lavori
dell’oleodotto. Secondo quanto
denunciato da Amnesty International, il ‘Turn Key Project’ fu negoziato
quando gli squadroni paramilitari delle ‘Autodefensas del Nordeste Antioqueño’,
con il supporto della 14^ brigata, stavano intensificando le proprie operazioni
di ‘pulizia’ contro politici dell’opposizione e presunti ‘sovversivi’ della
regione. Più di 140 persone furono uccise in meno di un anno. Amnesty
evidenziò un’altra sorprendente coincidenza: “In passato questa brigata ha
contattato una società di sicurezza israeliana per fornire addestramento a
pagamento per le operazioni paramilitari sotto il suo controllo. Questi
squadroni della morte avrebbero poi commesso orribili atrocità contro la
popolazione civile”. I vertici delle
transnazionali petrolifere hanno negato di avere attivato la parte del progetto
relativo all’addestramento in ‘operazioni psicologiche e d’intelligence’,
adducendo difficoltà di budget. I documenti rinvenuti dall’autorità giudiziaria
negli uffici di Roger Brown lasciano pesupporre invece che per lo meno furono
attivate delle ‘cellule d’intelligence’ con informatori che furono pagati con
fondi segreti del dipartimento di sicurezza del consorzio. Secondo i
ricercatori inglesi Thad Duning e Leslie Wirpsa, un ex ufficiale colombiano che
lavorò per due anni con la ‘DSL’ nel dipartimento di sicurezza dell’OCENSA,
avrebbe ammesso la propria partecipazione ad un’operazione di spionaggio che
aveva come obiettivo identificare “guerriglieri” e “sovversivi” nelle comunità
dei municipi attraversati dall’oleodotto e di “spiare sindacalisti e leader
comunali o seguire meeting pubblici”. L’ex ufficiale in
questione era membro di un gruppo composto da 35 militari colombiani che furono
contattati da Mr Brown e dal manager per la sicurezza della BP, Alvaro Pérez.
“Gli ufficiali della ‘security’ dovevano registrare il nome e il pagamento
degli informatori” ha raccontato l’ex militare a ‘The Guardian’. “Ogni cosa è
autorizzata e registrata nei documenti dell’OCENSA. I rapporti d’intelligence
venivano redatti quotidianamente e passati al capo delle forze di sicurezza
dell’OCENSA. Le informazioni, inoltre, venivano scambiate regolarmente con il
ministro della difesa colombiano e con la locale brigata dell’esercito”. Queste
informazioni sarebbero state utilizzate dall’esercito e dai paramilitari per
selezionare alcune persone che furono assassinate o fatte sparire
successivamente. La gravità delle
dichiarazioni dell’ex ufficiale convinse le autorità colombiane ad aprire
un’indagine sui fondi coperti del consorzio. Si scoprì così che diversi
militari in forza alla 16^ brigata erano nella lista degli informatori pagati
dalla British Petroleum. La commissione d’indagine rilevò 16 pagamenti
irregolari realizzati a favore del reparto militare per un totale di 310.000
dollari, nel periodo compreso tra il maggio 1996 e l’agosto 1997. Scoppiato lo scandalo
dei fondi neri a favore di militari e informatori civili colombiani, la società
britannica BP ed i vertici del consorzio OCENSA dichiararono la propria
estraneità dall’operazione, chiamando in causa la ‘Defense Systems Limited’ e
il direttore della ‘security’ Roger Brown, che fu licenziato. Fu promesso
l’avvio di un’indagine interna “per verificare l’eventuale coinvolgimento di
alcuni dei propri manager locali”, di cui non sono mai stati presentati gli
esiti ([19]). I crimini della British Petroleum finiscono a Strasburgo
Nonostante i ripetuti tantativi di
impedire che le proprie responsabilità fossero note a livello internazionale,
la vicenda OCENSA finì nell’ottobre 1998 in Parlamento Europeo, grazie ad un
rapporto del rappresentante laburista Richard Howitt che ricostruiva con
dovizia di particolari le complicità della British Petroleum in gravi
violazioni dei diritti umani in Colombia attraverso il finanziamento delle
forze armate locali in cambio della protezione dei pozzi petroliferi e
dell’oleodotto OCENSA. “Il comandante della
16^ brigata – scrive l’europarlamentare britannico – ha accusato gli
scioperanti in lotta contro la BP di essere sovversivi e in seguito si sono
verificati sequestri, minacce, e sparizioni”. All’esercito la British Petroleum
avrebbe inoltre consegnato foto, video e informazioni d’intelligence sugli
scioperanti. “Soldati della 16^ brigata – continua il rapporto – hanno agito
come ‘rompisciopero’ durante le mobilitazioni dei movimenti dei lavoratori
della BP; hanno eseguito alcuni sequestri e detenzioni e sono giunti
all’eliminazione fisica di importanti leader locali, tra cui Carlos Mesias
Arrigui, assassinato nel 1995”. Richard Howitt ha
segnalato come nel trienno 1996-98 la multinazionale inglese abbia trasferito
all’esercito colombiano aiuti per un valore di 11 milioni di dollari sotto
forma di alimenti, vestiario, alloggiamento, trasporti e programmi sanitari.
Buona parte di questi aiuti finanziari sono stati dirottati dal governo
colombiano per finanziare la guerra contro le maggiori organizzazioni
guerrigliere. La BP, inoltre, avrebbe investito 60 miloni di dollari per
contrattare 650 soldati destinati alla vigilanza delle opere di realizzazione
dell’oleodotto. Ad essi si aggiungono i 17 milioni di dollari a carico di
Ecopetrol, British Petroleum, Total e Triton, per le spese di difesa dei pozzi
di Cusiana e Cupiagua secondo l’accordo di collaborazione firmato dalle
transnazionali con il ministero della Difesa ([20]). Al rapporto
dell’europarlamentare britannico sono allegati i documenti di denuncia della
centrale sindacale nazionale del settore petrolifero USO (Unión Sindical
Obrera), che ha imputato proprio agli accordi di collaborazione tra la British
Petroleum e le forze militari, l’origine delle gravi violazioni dei diritti
umani verificatisi nella regione, e che hanno visto “protagonisti reparti
dell’esercito in unione con i gruppi paramilitari”. Le accuse della
centrale sindacale non si limitano solo alla finanziazione delle operazioni
clandestine delle forze militari ma toccano gravi responsabilità di ordine
sociale e politico. “La British Petroleum ha disconosciuto del tutto i diritti
dei lavoratori, specie in materia salariale e delle prestazioni sociali,
attraverso l’uso strumentale di contratti di durata inferiore al mese”,
denuncia l’USO. La multinazionale britannica ha richiesto ripetutamente
l’intervento della forza pubblica per vigilare sulle attività sindacali e “in
associazione con i militari e i paramilitari, ha impedito la creazione del sindacato
all’interno della sua area di sfruttamento”. La pressione per marginalizzare il
ruolo del sindacalismo fu così forte che le operazioni di spionaggio a danno
dell’USO furono contemplate tra le principali missioni della famigerata 20^
Brigata ‘d’intelligence’ dell’esercito colombiano, poi ‘disciolta’ a causa
delle numerose denunce sulla sua partecipazione in crimini e assassinii di
politici di sinistra e sindacalisti ([21]). Petrolio, desplazamiento forzato e corruzione politica
Gli effetti delle
campagne di ricerca e sfruttamento petrolifero della British Petroleum in
Colombia hanno avuto devastanti effetti socioambientali. In qualità di
operatrice del consorzio ‘Santiago de las Atalayas’, di cui fanno parte
l’americana Triton, la Total ed Ecopetrol, l’impresa britannica è ritenuta
responsabile nel Piedimente Llanero, di una vera e propria ‘controriforma
agraria’, di cui sono state vittime centinaia di piccoli-medi proprietari
terrieri. “Approfittando del
fenomeno che colpisce la campagna colombiana a causa della mancanza di
titolarità della terra da parte di intere generazioni di coloni che l’hanno
coltivata senza che il governo riconoscesse loro la proprietà di essa –
prosegue l’Unión Sindical Obrera - la BP ha ordito un complotto contro i
contadini per privarli delle loro terre con il favore del governo”. La dichiarazione di
‘zone di riserva petrolifera’ da parte delle autorità statali hanno interessato
decine di migliaia di ettari di terra nei dipartimenti di Arauca, Casanare e
Cesar, generando il ‘desplazamiento’ forzato di interi villaggi di coloni, a
seguito dell’intervento della forza pubblica con detenzioni arbitrarie e
illegali, e l’aggressione e la minaccia della popolazione. “Chi abitava questi
territori insieme alle comunità indigene native è stato espulso ricevendo
un’indennizzazione che in molti casi fu determinata tra l’Istituto di Riforma
Agraria INCORA e le multinazionali, con clausole segrete a cui i contadini non
avevano accesso” ([22]). Le perforazioni delle
compagnie petrolifere conzorziatesi con la British Petroleum sono state causa
di un inestimabile danno ecologico in Casanare, dove si è giunti alla completa
distruzione del bosco di Tablona e alla contaminazione di fiumi e torrenti
d’acqua. Sempre nel Casanare, il passaggio delle attrezzature della BP ha
distrutto ponti e strade utilizzati dai contadini per il trasporto della loro
produzione agricola, principalmente riso, accelerando i progessi di
marginalizzazione economica e il sottosviluppo della regione. Nonostante fossero
noti a tutti i prevedibili impatti socioambientali, onde evitare qualsiasi
ostacolo alle procedure per l’avvio delle esplorazioni da parte della BP del
giacimento di Cusiana, si scomodò perfino la prima ministra britannica Margaret
Tacher che perorò la causa dell’impresa petrolfera davanti al presidente
colombiano Cesar Gaviria, oggi a capo dell’Organizzazione degli Stati Americani
(OEA) ([23]).
L’influenza diretta della British
Petroleum sulle massima autorità dello stato colombiano, si fece ancora più
evidente sotto la successiva Presidenza di Ernesto Samper, proprio negli anni
della realizzazione del grande oleodotto OCENSA. Nell’agosto 1996, Samper,
nell’annunciare il suo progetto di riforma costituzionale per favorire gli
investimenti stranieri in Colombia secondo i paramteri imposti dal Fondo
Monetario Internazionale, sottolineò proprio l’importanza di tenere in conto le
aspirazioni della British Petroleum che chiedeva di rinegoziare gli accordi di
concessione con il governo e una forte riduzione del costo del crudo
acquistato. Alla British
Petroleum, alla fine, fu concesso un prezzo assai favorevole sul petrolio
estratto nei giacimenti colombiani, proprio alla vigilia delle dimissioni di
Ernesto Samper, travolto dallo scoppio dello scandalo dei finanziamenti della
sua campagna elettorale da parte di imprenditori e finanzieri legati al
poderoso cartello del narcotraffico di Cali. Tra i fondi neri di quella
elezione, i giudici intercettarono un assegno milonario versato a favore di
Ernesto Samper da parte della filiale di Bogotà della ‘British Petroleum’ ([24]). Scheda n. 1 L’oro nero della
Colombia
Attualmente la
produzione petrolifera della Colombia è una delle maggiori al mondo. Le riserve
di petrolio conosciute ammonterebbero a 2,6 milioni di barili e appena il 20%
del potenziale territorio petrolifero sarebbe stato esplorato sino ad oggi. Il petrolio
rappresenta la maggiore voce nell’esportazione della Colombia; nel solo 1999 il
paese ha ricevuto 3,7 miliardi di dollari. Nel 2000 l’oro nero ha rappresentato
il 35% dei profitti del governo. Ciò non ha costituito tuttavia un fattore di
ricchezza e sviluppo della popolazione, come è confermato da tutti i gli
indicatori sociali ed economici dei dipartimenti di Arauca o del Magdalena
Medio dove hanno sede i maggiori giacimenti e gli impianti principali di
raffinazione del crudo: è qui, infatti, che oltre il 70% della popolazione vive
in condizioni di estrema povertà e il 40% dei cittadini risultano disoccupati. Il modello di
sfruttamento intensivo delle risorse petrolifere colombiane non è differente
dalle pratiche di rapina e di iniqua ridistribuzione dei profitti che le
transnazionali del settore hanno imposto in quasi tutti i maggiori paesi del
Sud del mondo. Specie negli ultimi anni la situazione è ulteriormente
peggiorata grazie al nuovo “modello di associazione” varato dal governo
colombiano: esso prevede l’ampliamento dei tempi di sfruttamento per i
giacimenti di gas e petrolio nelle zone ancora non esplorate; il rimborso in
dollari da parte del governo, delle spese di esplorazione effettuate dalle
compagnie straniere associate; l’accelerazione dei tempi di concessione delle
licenze ambientali; una riduzione della partecipazione nei contratti del
capitale dell’impresa statale colombiana Ecopetrol dal 50% al 30%. La maggiore società
transnazionale petrolifera in Colombia è rappresentata dalla ‘BP Amoco’, nata
dalla fusione nel 1998 tra la British Petroleum e la ‘Amoco’ di Chicago. Il
gigante di Londra controlla insieme alla ‘TritorEnergy’ i più importanti pozzi
petroliferi della Colombia, in particolare quelli di Cusiana-Cupiagua nel
Casanare. L’oleodotto OCENSA ha proprio il compito di trasportare il petrolio
estratto dalla BP-Amoco in questa regione sino al porto caraibico di Coveñas da
cui è inviato principalmente alla East Cost degli Stati Uniti. Dai pozzi di Cusiana e
Cupiagua, attivi dal 1993, si estraggono una media di 250.000 barili di
petrolio al giorno. Il colosso britannico ha tuttavia come meta di raddoppiare
la produzione in un paio di anni e per questo sono in avanzata fase di
costruzione uleriori unità estrattive e una nuova centrale per il processamento
del crudo. Il complesso petrolifero si estende su un’area di 60 ettari nella
giurisdizione del municipio di Aguazul, a 10 minuti di volo dal capoluogo del
Casanare, Yopal. Dall’area si estraggono altresì 1.100 metri cubi diari di gas
che vengono trasferiti con un gasdotto ad Apiay e Bogotá. Ecopetrol (50%), la
Oxy-Occidental Petroleum (35%), società di Los Angeles, e la società
ispano-argentina ‘Repsol’ (15%) gestiscono il secondo maggior giacimento
petrolifero del paese, Caño Limón, in Arauca. Anche il petrolio di questa
regione è trasportato al porto atlantico di Coveñas, grazie ad un oleodotto
lungo quasi 1.000 chilometri, che soprattutto in questi ultimi due anni, ha
subito un’impressionante serie di attentati dinamitardi da parte delle
organizzazioni guerrigliere, con il conseguente blocco del flusso petrolifero,
durato talvolta per interi mesi ([25]).
Nel 2000, l’oleodotto
Caño Limón-Coveñas ha subito 98 attentati, mentre nei primi 10 mesi del 2001
sono stati censiti 140 attentati contro l’infrastruttura con una perdita per
l’Oxy di 430 milioni di dollari per la mancata esportazione di 13,4 milioni di
barili di crudo. La controffensiva dei gruppi armati ‘derechisti’ a questa
escalation guerrigliera non si è fatta attendere: così in Arauca e in Casanare
hanno fatto un’irruzione massiva le AUC (‘Autodefensas Unidas de Colombia’),
provocando il terrore tra la popolazione indigena e dei coloni e assassinando
selettivamente centinaia di persone, tra cui due parlamentari eletti nella
regione e una decina di attivisti dei diritti umani ([26]). Nonostante il degrado
del conflitto in corso, l’anno 2000 ha visto il record dei contratti di
esplorazione (32) sottoscritti dal governo colombiano con le compagnie private
nazionali e internazionali del settore. Nel 2001 il governo ha deciso di
firmare 30 nuovi contratti e in Colombia hanno fatto apparizione nuove società
internazionali come la spagnola Cepsa, la venezuelana Tecnoil, la texana Lone
Star. Stranamente nessun contratto è stato firmato da alcune delle maggiori
multinazionali del settore come la ExxonMobil, la Elf Equitane o la Royal
Dutch/Shell che pure hanno effettuato grossi investimenti negli anni ’90 ([27]).
Di contro ci sono imprese che stanno
espandendo a vista d’occhio la loro presenza in Colombia, come ad esempio la
Oxy-Occidental, nonostante i danni economici subiti in Arauca per gli attentati
al complesso di Caño Limón e per la sospensione delle esplorazioni nel
territorio ancestrale degli indigeni U’wa, protagonisti di una lunga lotta
nonviolenta di resistenza ai progetti di sfruttamento del petrolio. In
particolare la Occidental, in società con la Petrobas del Brasile, ha avviato
le perforazioni del giacimento di Guando, nella valle dell’Alto Magdalena. Nel
giugno 2000 inoltre, è stata annunciata la scoperta di un immenso giacimento a
55 miglia a sud-ovest di Bogotá, in un’area denominata ‘Boquerón’; si è
costituito così un consorzio internazionale guidato dalla ‘Canadian Occidental
Petrolem’ (controllata canadese della Oxy), che spera di pompare oltre 300
milioni di barili di crudo al giorno. Scheda n. 2 Petrolio e Plan
Colombia
Sono gli Stati Uniti
ad essere il maggiore importatore di petrolio colombiano. La Colombia è
attualmente il 7° paese esportatore di crudo agli Usa; insieme ai paesi
confinanti di Venezuela ed Ecuador, il paese fornisce una quantità di greggio
superiore a quello fornito dall’insieme dei paesi del Golfo Persico. E’ per questo
che gli Stati Uniti hanno accresciuto i loro interessi geostrategici nell’area
andina. Si spiega appunto con la necessità di assicurasi il pieno controllo
delle risorse petrolifere della regione, l’ingente impegno militare e
finanziario varato lo scorso anno dal Congresso degli Stati Uniti per oltre
1.600 milioni di dollari, noto come ‘Plan Colombia’, il quale prevede il
trasferimento di sistemi d’arma sofisticati e l’addestramento a favore delle
forze armate locali, in funzione antiguerriglia. Secondo quanto
dichiarato al quotidiano ‘El Espectador’ - ottobre 2000 - dall’ex ufficiale
delle Forze Speciali USA, Stan Goff, responsabile dal 1996 dell’addestramento
dei battaglioni ‘anti-narcotici’ della Colombia, “lo scopo del Plan Colombia è
quello di difendere le operazioni di Occidental, British Petroleum e Texas
Petroleum e assicurare il controllo dei futuri pozzi di petrolio”. La priorità di
assicurare l’investimento straniero in particolare nell’industria petrolifera è
stata inserita nel testo di emandamento al ‘Plan Colombia’, proposto dai
senatori democratici Dewine, Grassley e Coverdell. “Con gli aiuti – si legge
nell’emandamento – si insisterà a che il governo della Colombia completi le
riforme urgenti orientate ad aprire completamente la sua economia agli
investimenti e al commercio estero, particolarmente all’industria petrolifera”.
E’ così che la maggior
parte delle transnazionali del petrolio si sono impegnate a favore
dell’incremento degli aiuti militari Usa alla Colombia. Nel 1996 la British
Petroleum, la Occidental e la Royal Dutch/Shell hanno pagato un’inserzione sul
periodico ’Houston Chronicle’ intitolata “Una nuova arma potente nella guerra
contro la droga”. La foto presentava una grande pompa petrolifera. Le società
hanno spiegato che per combattere in Colombia la presenza dei campi di coca e
rafforzare l’azione controinsorgente per “promuovere la pace e la stabilità”
era necessario sviluppare l’esplorazione e lo sfruttamento degli immensi
giacimenti petroliferi. La giustificazione della lotta alla droga fu assunta
poi dall’amministrazione Clinton per avviare il piano di intervento militare in
Colombia e nell’area andina. Sempre nel 1996, la BP
Amoco, la Oxy-Occidental e la Enron Corporation, società petrolifera con sede a
Houston, hanno dato vita alla U.S.-Colombia Business Partenership. Da allora il
consorzio ha contribuito enormemente al finanziamento delle campagna politiche
di numerosi candidati nordamericani, indipendentemente dallo schieramento
politico. E’ notorio ad esempio, come a sostenere la recente campagna
presidenziale del democratico Albert Gore, sia scesa in campo la
Oxy-Occidental, impresa su cui la stessa famiglia Gore vanta una partecipazione
per mezzo milione di dollari. Questa società di Los
Angeles è stata protagonista del caso più emblematico della concentrazione di
interessi politico-militari-economici che si nascondono dietro le reali
finalità del ‘Plan Colombia’. Nel 1998, l’allora vicepresidente della
Oxy-Occidental si presentò in audizione davanti al Congresso degli Stati Uniti
per chiedere apertamente che gli aiuti militari non fossero destinati solo “a
recuperare il controllo del sud della Colombia, dove pure stiamo operando”, ma
anche alle aree più settentrionali, “come il Nord di Santander, alla frontiera
con il Venezuela, dove stiamo per intraprendere le operazioni di
trivellazione”. Di contro sarò
opportuno sottolineare infine come l’alleata della Oxy, la texana Enron
Corporation, abbia sempre esercitato una determinante azione di lobbing e
finanziamento delle fortunate campagne elettorali della famiglia Bush ([28]).
Questa società, oggi al centro di uno dei maggiori crack finanziari della
storia degli Stati Uniti, risulta proprietaria di ‘Centragas’, il sistema di
distribuzione del gas naturale lungo oltre 600 chilometri che attraversa i
dipartimenti settentrionali della Colombia. Scheda n. 3 Contratti
petroliferi firmati in Colombia nell’anno 2000
Fonte: Ecopetrol, in
‘La República’, 22 dicembre
2000. [1] La ‘Unión Patriotica’ era un’organizzazione di sinistra costituita a fine anni ’80 da ex appartenenti ai gruppi guerriglieri che avevano deciso di abbandonare le armi e da rappresentanti di numerose organizzazioni sociali e di difesa dei diritti umani. In poco meno di 4 anni, il paramilitarismo in alleanza con il Cartello di Medellín sterminò migliaia di militanti della ‘Unión Patriotica’, nella più completa impunità da parte delle istituzioni statali. [2] Proyecto Nunca Más, “Colombia Nunca Más. Crimenes de lesa
humanidad”, Zona 14^, Tomo I, Bogotá, 2000, pagg. 447-9. [3] Le azioni furono eseguite dal 6° e dal 36° Fronte delle Farc e dai Fronti ‘José Antonio Galán’ e ‘Maria Cano’ dell’ELN. [4] In quest’occasione furono gli uomini della Brigata Mobile n. 2 ad appiccare il fuoco dopo un attentato alle tubature eseguito da una colonna dell’Eln, causando la morte di 10 abitanti della zona. [5] La quota del consorzio appartenente alla Transcanada di Calgary (pari al 17,5%) è stata ceduta nel 2000 alle consociate Enbridge Inc. ed Ecopetrol. La Transcanada ha inoltre trasferito alla Enbridge Inc. il 50% della proprietà della ‘Cit Colombiana S.A.’ (CITCOL), una società che fornisce i propri servizi al consorzio OCENSA. [6] La Enbridge Inc. è una delle maggiori transnazionali del settore e controlla gli oleodotti del Canada e degli Stati Uniti e il grande gasdotto della East Coast Usa. [7] Dopo la sua costituzione, il consorzio OCENSA è divenuto l’ente amministratore del vecchio oleodotto ‘Colombia’ e pertanto oggi controlla quasi per intero la rete di trasferimento del petrolio colombiano. [8] La Jexim ha finanziato con 64 milioni di dollari la realizzazione di una delle opere più devastanti dell’Amazzonia brasiliana, l’‘Urucu Gas and Oil Project’, un gasdotto di 500 km che attraversa il cuore della foresta pluviale. [9] In realtà la società ‘Technint’ appartiene alla famiglia degli imprenditori italiani Rocca, titolari dello storico gruppo siderurgico ‘Dalmine’. [10] La presenza ENI in Colombia risale al 1968, quando sono stati acquisiti alcuni permessi di esplorazione riguardanti aree del Golfo di Urabá, regione del nord di Antioquia caratterizzata storicamente dal conflitto sociale tra coloni e braccianti e le multinazioni delle banane. Le attività di ricerca furono tuttavia abbandonate nel 1972. La Saipem, in joint venture con altri partner, ha realizzato recentemente in Colombia altri progetti importanti, quali l’installazione di una piattaforma offshore e delle relative condotte marine nel terminale di Coveñas, nonchè la costruzione nel 1997 di un impianto di separazione petrolio/gas presso il campo Cusiana dove opera la British Petroleum. [11] Alvaro Uribe Vélez è oggi uno dei candidati favoriti all’elezione alla Presidenza della Repubblica della Colombia, grazie all’ampio sostegno ricevuto dai maggiori gruppi finanziari del paese, dalla potente associazione dei grandi allevatori e dai circoli più reazionari delle forze armate, storicamente contigui al paramilitarismo. [12] Per questo atto furono detenuti un autista a servizio di Ecopetrol e il capitano dell’Esercito Rodrigo Cañas Forero, che avevano ricevuto all’aeroporto di Otú il gruppo responsabile del massacro a Segovia. [13] Negli anni ’80 e ’90, la ‘Defense Systems Limited’ è stata particolarmente attiva nel continente africano operando in Angola a favore dei gruppi della contra di estrema destra per la protezione dei giacimenti petroliferi e delle miniere di diamante e in Sud Africa, dove ha addestrato le truppe speciali governative durante l’era dell’apartheid. Nel giugno del 1997, la DSL ha offerto al segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ‘caschi azzurri’ privati per proteggere la distribuzione di aiuti umanitari in Ruanda, Burundi e Zaire. Alla fine del conflitto in Kosovo, il Governo britannico ha fimato due contratti con la DSL per lo sminamento della regione per un valore di un milione di sterline, nonostante fosse pubblico che la società londinese era stata coinvolta nella guerra sporca della Repubblica Democratica del Congo e che era stata espulsa nel 1998 dall’Angola per il supporto alle attività paramilitari antigovernative. [14] Sono enormi gli interessi economici dei militari colombiani che ruotano attorno all’estrazione del petrolio. A partire del 1992, una ‘tassa di guerra’ di circa 1 dollaro su ogni barile di crudo estratto dalle compagnie straniere viene versata alle forze armate in cambio della difesa delle installazioni petrolifere. Il ricorso al finanziamento delle forze armate da parte delle multinazionali del settore petrolifero è stato una costante della politica degli ultimi due governi presidenziali in Colombia. “Molte delle imprese che hanno realizzato investimenti in opere infrastrutturali – tanto nazionali, pubbliche e private, come straniere – hanno deciso di appoggiare le attività delle autorità in generale, e della Forza Pubblica in particolare, facilitando il trasporto e la presenza del personale nelle aree in cui si sviluppano le operazioni” recita un comunicato firmato congiuntamente dai ministri della Difesa e dell’Energia del governo dell’ex presidente Ernesto Samper. [15] Roger Brown è un ex ufficiale dell’esercito britannico e un veterano della guerra in Oman. Nel 1992 giunse in Colombia per garantire la sicurezza dei giacimenti della BP; tre anni più tardi fu trasferito in Antioquia per garantire la sicurezza dell’oleodotto OCENSA in costruzione. [16] Asaf Nadel ricopriva la carica di direttore generale della ‘Silver Shadow’ ed era un ex ufficiale dell’esercito israeliano che aveva lavorato presso l’ambasciata in Colombia. [17] I. Gomez, N.
Gillard, “Plan Petrolero de Guerra” in ‘El Espectador’, 25 ottobre 1998. [18] La consegna dei visori e di altri elementi di “appoggio non letale” alla 14^ brigata, faceva parte di un accordo che si firmò congiuntamente con il ministero della Difesa colombiano e che prevedeva la “protezione della carovana di operai, tecnici e macchinari che doveva transitare nella regione per interrare le tubature del nuovo oleodotto”. La consegna fu autorizzata dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. [19] Nel suo rapporto annuale del 1999, Human Rights Watch ha denunciato come l’indagine non ha mai avuto conseguenze reali nel rapporto di collaborazione tra le società implicate nell’”affare BP”. “La condotta delle società che forniscono la sicurezza privata al consozio guidato da BP ha continuato ad essere un problema nel 1998. Dopo che nel 1997 è stata aperta l’inchiesta giudiziaria sulle importazioni di armi e l’addestramento della Polizia Nazionale Colombiana in tecniche di controinsorgenza da parte della ‘Defense System Colombia’, nel settembre 1998, la BP ha dichiarato di aver formato un comitato di controllo della società contrattata per la vigilanza privata e di aver richiesto ad essa di cooperare con l’inchiesta governativa. La DSC continua tuttavia a non cooperare; ciò nonostante la BP ha rinnovato il suo contratto con la ‘DSC’ per un altro anno”. [20] Secondo il rapporto del parlamentare britannico Richard Howitt, oltre alla British Petroleum, anche la Oxy-Occidental ha finanziato la creazione di una forza di 80 soldati per la vigilanza dei propri impianti di Caño Limón (Arauca). La Occidental è giunta a spendere quasi il 10% del proprio budget per la gestione dei ‘sistemi di sicurezza’ in Colombia. [21] Il ruolo di spionaggio a danno del sindacalismo da parte della 20^ Brigata dell’esercito fu denunciato dal difensore dei detenuti della USO, Eduardo Umana, poco prima del suo assassinio nel 1998: “Ho ricevuto una chiamata telefonica nei primi giorni del mese di febbraio, dove una voce maschile manifestò la preoccupazione per l’imminenza del mio assassinio da parte di funzionari giudiziari di investigazione criminale, membri dell’intelligence militare e alti funzionari della sicurezza interna dell’impresa Ecopetrol”. [22] Unión
Sindical Obrera - Junta Directiva Nacional, “Colombia: British Petroleum en
guerra contra los sindicatos”, Bogotá, Febrero 15 de 1999. [23] La British Petroleum ha sempre esercitato una forte opera di lobbing sul governo britannico. Nell’attuale governo di Tony Blair, a Ministro per le relazioni con l’Europa è stato nominato l’ex presidente della giunta direttiva della British Petroleum, sir David Simon. [24] I. Betancourt, “Sí Sabía. Viaje a través del expediente
de Ernesto Samper”, Ediciones Temas de Hoy, Santa Fé de Bogotá, 1996, pag. 409. [25] A partire dal 1986, secondo fonti del governo colombiano, i gruppi della guerriglia hanno eseguito oltre un migliaio di attentati contro gli oleodotti. Le operazioni son state utilizzate in forma estorsiva, e la guerriglia avrebbe ricevuto oltre 140 miiloni di dollari all’anno dalle compagnie petrolifere e dalle società contrattate per il trasporto e la gestione di altri servizi dell’indotto. Questa cifra è nettamente superiore ai proventi derivanti dalla tassazione sulla produzione e il traffico di stupefacenti. Durante la costruzione dell’oleodotto di Caño Limón, la società tedesca contrattata ‘Mannesmann’ ha dichiarato di aver pagato 4 milioni di dollari all’ELN per il rilascio di 4 tecnici sequestrati. [26] Nel 2001 i paramilitari hanno rafforzato la loro presenza anche nel Putumayo, altro dipartimento dove sono previsti nuovi investimenti per l’estrazione petrolifera. Inoltre si sono intensificati gli assassini selettivi di leader sindacali dell’USO, in particolare a Barrancabermeja., il centro del Magdalena Medio dove sorge il maggiore complesso di raffinazione della Colombia. [27] Va tuttavia segnalato come nell’ottobre 2000, Ecopetrol ha selezionato la Shell Global Solutions, una affiliata alla Royal Dutch/Shell per fornire assistenza tecnica in un programma di 22 milioni di dollari per modernizzare ed accrescere di un 26% la produzione delle due principali raffinerie colombiane, quella di Cartagena e di Barrancabermeja. [28] La famiglia Bush vanta interessi diretti nel settore petrolifero, essendo titolare di una società texana, la ‘Zapata’, utilizzata per finanziare operazioni coperte della Cia contro Cuba negli anni ’60. Il gabinetto di Bush junior, a sua volta, include importanti ‘ex’ dirigenti del settore petrolifero: il vicepresidente Dick Chaney, ex presidente della ‘Halliburton Company’, una società di Dallas leader nel settore dei servizi petroliferi; il Segretario per il Commercio Don Evans, ex presidente della ‘Tom Brown Inc’, società petrolifera di Denver; il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Condolezza Rice, ex membro del consiglio di amministrazione della Chevron Corporacion di San Francisco. ![]()
Formato per la citazione:
Antonio Mazzeo. "Gli oleodotti della morte". terrelibere.org, 08 febbraio 2002, http://www.terrelibere.org//gli-oleodotti-della-morte
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